FAGAGNA (Ud). Bassorilievo su casa privata.

20201029_102425In via Cecconaia, 13 a Fagagna, su una casa privata c’è una edicola con bassorilievo raffigurante una Madonna del latte con a fianco un Sant’Antonio abate.

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PELUGO (Tn). Chiesa cimiteriale di Sant’Antonio abate, con affreschi

La chiesa cimiteriale intitolata a sant’Antonio abate si trova dislocata rispetto al centro abitato, sulla pianura formatasi dall’alluvione del fiume Sarca, lungo la strada statale SS 239, in direzione di Spiazzo, ma nel territorio di Pelugo. https://goo.gl/maps/TutgMTT9UxUJuq5E8
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Non vi è un documento che indichi la data esatta della sua edificazione, ma dallo studio relazionato da un archeologo tedesco nel 1903 poi conservato da don Gregorio Fruner nell’archivio parrocchiale, la sua datazione, in base alla conformazione dei cantonali delle muraglie, e dal modo in cui sono state tagliate le pietre a punti di mazza, che confermerebbero la sua antica struttura romanica, sarebbe riconducibile al IX secolo, parti del fabbricato ancora visibili.
Il primo documento che la cita è un lascito testamentario del 1375, dal quale si deduce che era anticamente intitolata anche a san Giacomo. L’edificio ebbe una riqualificazione nel XV secolo nella conformazione gotica. Parte dell’edificio come il coro e i tre altari, furono consacrati l’11 ottobre 1498 dal suffraganeo del vescovo principe di Trento Udalrico Lichtenstein.
A causa dell’epidemia del 1630, le pareti furono intonacate con la calce per evitare ulteriori contagi, con la conseguente scialbatura degli affreschi.
Inoltre un incendio nel 1664 rovinò ulteriormente le pitture. Vi fu quindi una grande ristrutturazione negli anni successivi, con un ammodernamento strutturale, la navata fu modificata con la copertura a volte a botte unghiata e la formazione di nuovi altari. Nel susseguirsi dei secoli l’edificio necessitò di ulteriori restauri, sia nella parte strutturale, come il tetto, che nelle parti pittoriche.
pelugo fronteLa chiesa venne costruita, secondo la tradizione, sul luogo dove san Vigilio avrebbe celebrato un’ultima messa prima del martirio, e forse qui sorse la prima pieve di tutta la val Rendena. Si trova all’interno dell’area del camposanto.
La facciata è semplice, a capanna, e tutta la sua superficie, con l’esclusione della parte bassa col solo intonaco, è affrescata. Tali opere sono attribuite alla famiglia Baschenis.

Gli affreschi della facciata hanno mantenuto il loro aspetto originario grazie alla protezione delle gronde del tetto dalle allungate dimensioni. Il grande affresco raffigurante San Cristoforo col Bambino porta la firma dell’artista Dionisio Baschenis: «Ano DN CHR. MCCCCLXXX-XIII (1493) Die Mensis Octubris Ego Dionisius De Averara pixi».
La raffigurazione prosegue con l’immagine dell‘Annunciazione e, centrale, quella di sant’Antonio abate, quest’ultimo è firmato da Cristoforo e datato: «die VI octobris» 1474.

La raffigurazione prosegue con l’immagine della Madonna in trono con Bambino, la Trinità, san Giorgio che uccide il drago e sant’Orsona con le mille compagne martiri.
Sul lato sinistro dell’edificio si trova una finestra a lunetta e un ingresso secondario. Anche questa parete è riccamente affrescata.
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Gli affreschi su questo lato della chiesa sono divisi su due livelli e raccontano le storie della vita di sant’Antonio, storie che fanno parte della tradizione popolare. Il livello superiore propone pitture ben conservate grazie all’ampia gronda del tetto che le protegge. I dipinti sono divisi su trenta riquadri con relativa didascalia in volgare, non sempre leggibile.
Il primo riquadro a sinistra del livello superiore raffigura i genitori del santo che si recano per devozione al santuario di Santiago de Compostela. Il secondo illustra il voto che la madre fa al diavolo durante la traversata via mare: «Lo demonio fece rompir barbero de la nave». La scene vita SS pelugo 2terza tavola è la nascita del santo: «Come sancto Antonio nascete». La quarta raffigura sant’Antonio scolaro, la quinta il santo quando viene a conoscenza della sua nascita e decide di abbandonare per questo i genitori: «Antonio tolse cumiato». Nella sesta il santo si reca a Roma a servizio di un cardinale. La settima racconta come il papa che lo aveva assunto a suo servizio, conosciuta la sua storia lo caccia da Roma: «Cazava via sancto Antonio per pagura». Nell’ottava tavola sant’Antonio riceve l’aiuto di un eremita ma nella nova è raffigurato l’angelo che ordina all’asceta di allontanarlo. Il decimo riquadro illustra la disperazione del santo che chiede ospitalità al diavolo, il solo che lo possa aiutare. L’undicesimo affresco il santo è all’inferno e ne scene vita SAA Pelugoriceve le chiavi con il potere di aprire le porte alle anime dannate, ma data la sua incapacità di condannare viene allontanato anche dall’inferno: «Come sancto Antonio se foe liberare et fare le carte dalla Morte». Nel dodicesimo il santo fa ritorno a casa. Nel riquadro tredicesimo il santo viene tentato dal diavolo che vesti i panni di una giovane. Il quattordicesimo dipinge il santo che dona i suoi beni ai poveri, mentre nel quindicesimo viene vestito dagli abiti monacali da un vescovo: «Come sancto Antonio fu vestito da monaco da un vescovo». Gli affreschi successivi sono troppo ammalorati e di difficile identificazione.
La torre campanaria nella sua forma stretta e alta, si oppone alla struttura ad andamento orizzontale della chiesa. Questa è costruita con pietra a vista, vicina alla parte presbiteriale dell’edificio. Ha un aspetto solido, e in alto mostra finestre bifore su due ordini, le superiori leggermente più ampie. La copertura è a piramide sormontata dalla croce.
L’aula a unica navata risale al XVI secolo, ampliata e modificata in quello XVIII, si presenta disadorna, non vi sono arredi che la completino, perché furono stati distrutti dagli incendi e saccheggiati da furti sacrileghi che si sono susseguiti negli anni, unico rimasto è l’altare ligneo opera di Antonio Hail di Fisto datato 1694, questo è in legno policromo dorato da Giovanni Battista Bezzi di Cusiano e presenta due colonne barocche intagliate e scanalate. Il presbiterio si presenta leggermente rialzato con gradini e soglie in pietra. Alla destra dell’abside rimane l’arco trionfale della primitiva chiesa romanica, mentre è ancora visibile sulla controfacciata la conformazione del tetto precedente l’ampliamento.
Molte sono le parti dell’aula affrescate con dipinti attribuiti a Dionisio Baschenias. Sul lato sinistro del presbiterio, nel vano più grande, vi è la raffigurazione dell’Ultima Cena che è uno dei lavori di maggior interesse pittorico, viene infatti dipinta la tavola imbandita con una forzatura prospettica tipica dei Baschenis d’Averara, e con la presenza di alimenti dalla forte simbologia, come i gamberi rossi simbolo di resurrezione ma anche simbolo eterodosso. Sul livello superiore sono dipinte altre scene della vita di Gesù: la Fuga in Egitto e Gesù tra i dottori del tempio.
La parte absidale presenta il grande affresco della Crocifissione con sante: tra queste viene identificata sant’Elena che porta la croce. Il vano di minore dimensioni sulla destra dell’altare propone le scene della Deposizione e la Discesa al limbo con diavoli. Queste sono attribuite a Cristoforo II Baschenis, molto simili alle raffigurazioni presenti nella chiesa di San Vigilio di Pinzolo, sempre eseguite dai pittori d’Averara. Restauri eseguiti alla fine del XX secolo hanno ridato luce ad altri affreschi considerati di notevole pregio.
Gli affreschi presenti sull’arco trionfale raffiguranti l’Annunciazione degli inizi del XIV secolo, e san Vigilio in trono del secolo successivo, hanno coperto dipinti di origine carolingia. Sul lato del campanile vi sono pitture opera di Angelo Baschenis raffiguranti la Madonna in trono e le Apparizioni di Cristo dopo la morte eseguite tra il 1450 e il 1490.
Particolarmente affrescata è la volta gotica dell’abside con pitture eseguite nel 1539 da Simone Baschenis raffiguranti la vita di san Vigilio suddivisa in ventisei scene.
Proprio per l’importanza storico-artistica, oltre che religiosa, la chiesetta è stata oggetto di approfonditi studi e di ricerche come testimoniato da due pubblicazioni edite rispettivamente nel 1994 dalla Parrocchia di S. Zeno (autori Ivan Castellani, Luigi Loprete e don Adolfo Orlandi) e nel 2014 dal Comune di Pelugo (testi dell’arch. Antonello Adamoli).

Info:
La chiesetta è aperta ai visitatori in estate, ad orari prefissati, e nel restante periodo dell’anno su appuntamento.

Fonti:
www.comune.pelugo.tn.it
it.wikipedia.org

POZZUOLO DEL FRIULI (Ud), fraz. Carpeneto. Chiesa di Sant’Antonio abate.

Via Maria Antonini, 43
https://maps.app.goo.gl/xwU42vHnFNFHDcLDA

 

La chiesa di Sant’Antonio abate venne costruita, probabilmente, nel corso del XIV secolo e subì vari interventi di restauro e di pittura come viene descritto da una epigrafe dipinta nella parete interna destra dell’edificio stesso.
Chiesa di Sant′Antonio Abate a Carpeneto di Pozzuolo del Friuli (2)

La chiesa, di ridotte dimensioni, è ad aula rettangolare e si trova in un ambiente campestre.
L’interno è caratterizzato da un soffitto a vista a capriate (recenti), arcarecci e tavelline in cotto, mentre le pareti sono decorate a cinque specchiature con zoccolo, paraste e cornice d’imposta a correre, in mezzeria due finestre. La parete di fondo è dipinta a marmi venati.

 

 Info sulla chiesa:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/68675/Chiesa_di_Sant’Antonio_Abate_Carpeneto,_Pozzuolo_del_Friuli

Autore: Valentina Flapp

CERVIGNANO DEL FRIULI (UD), fraz. Strassoldo, Chiesa di Santa Maria in Vineis con immagine di sant’Antonio abate

Strassoldo è solo una frazione del comune di Cervignano del Friuli, ma racchiude un fascinoso borghetto medievale, con un complesso monumentale, articolato nel Castello di Sotto e nel Castello di Sopra. Poco fuori del borgo vi è la chiesetta di Santa Maria in Vineis (nome che pare derivare dalla sua antica posizione “fra le vigne”), oggi circondata da cipressi e isolata dalle case vicine da un muretto di pietra.
La chiesetta è arricchita da un notevole ciclo di affreschi risalenti alla metà del XIV secolo – inizio XV che ricoprono buona parte della navata. Purtroppo gli affreschi sono parzialmente rovinati per essere stati sfregiati da una picchettatura effettuata in passato per una successiva intonacatura.
Fino al 1750 fu la parrocchiale del borgo Vineis o Viola, che si era sviluppato al di fuori delle mura dei castelli e, fino alla metà dell’ottocento, era circondata dal cimitero e da una centa di case. Quando, nel Settecento, la chiesetta di Santa Maria in Vineis divenne troppo piccola per ospitare la popolazione del villaggio, i conti di Strassoldo-Graffemberg, del castello di Sopra, ingrandirono la propria cappella di San Nicolò e la diedero in uso al paese, donando contestualmente alla curia l’ex casa delle vedove dove si trova ora la canonica.
Probabilmente nel decimo secolo, dopo le invasioni degli Ungari, fu eretta nell’area dell’attuale chiesa di Santa Maria una piccola chiesa dedicata al culto della Madonna, anche se la prima fonte scritta che la cita risale al Trecento. Tra la seconda metà del Trecento e l’inizio del Quattrocento la chiesa venne arricchita con affreschi, coperti nel tempo e riscoperti casualmente nel secolo scorso.
Nel seicento la chiesa era dotata di tre altari, il maggiore dedicato alla Madonna, quello a sinistra a Santa Maria Maddalena e San Cristoforo, quello di destra alla Madonna Assunta. Nel tempo l’edificio fu oggetto di interventi di manutenzioni, arricchimenti e di piccoli rifacimenti che non hanno, in genere, modificato l’impianto originale.
L’intervento più importante, nel Settecento, riguardò la trasformazione dell’abside semicircolare in poligonale, provocando la perdita degli antichi affreschi.
Negli anni Cinquanta del secolo scorso la chiesa venne ripristinata nelle forme primitive.
2020-08 Strassoldo (68) SM Vineis - SFAOggi la chiesa è collocata su un terreno leggermente rialzato rispetto alla quota della strada, delimitato da un muretto in pietra con cancelletto in ferro battuto e l’ingresso è preceduto da un sagrato in lastre di pietra e ciottolato. L’edificio, lungo quasi 12 metri e largo poco meno di sei, è costituito da un’unica navata rettangolare, chiusa sul fondo da un’abside semicircolare. Le murature sono in pietrame, con sassi legati da malta e grosse pietre squadrate agli spigoli. La facciata principale a capanna è liscia, interamente intonacata con scarsi resti di affreschi molto deteriorati, che testimoniano come un tempo la facciata fosse dipinta.
Sulla sommità si erge il campanile a vela con bifora campanaria. In asse con la navata si apre il portale d’ingresso rettangolare. Una porta laterale affiancata da due strette finestre rettangolari a feritoia si trova sul lato settentrionale. Una terza finestra a feritoia si apre sul presbiterio. La pavimentazione è realizzata in mattoni. La copertura della navata è a doppia falda con struttura lignea e manto in coppi, travi e tavelle policrome a vista. L’abside è sormontata da una volta a catino ed esternamente è coperta con manto in coppi.
L’interno della chiesa presenta pareti lisce, interamente affrescate. Gli affreschi, che erano stati ricoperti da uno strato di calce, sono stati riportati in luce in seguito alla scoperta di un lacerto avvenuta nel 1929 da parte di Luigi De Luisa.
Lo spesso strato d’intonaco era stato probabilmente applicato sugli affreschi dopo le invasioni turche e il passaggio di soldatesche di varia provenienza al fine di disinfettare gli ambienti ed impedire il diffondersi delle epidemie e dei contagi che invasori ed eserciti in transito portavano.
A metà del secolo scorso l’edificio subì un restauro generale che comprese il ripristino della forma originaria semicircolare dell’abside, l’innalzamento dei muri laterali ed il rifacimento della copertura e del pavimento a cotto. Nel 1954 vennero restaurati gli affreschi che subirono un ulteriore restauro nel 1987.
Questi risalgono ad un periodo che va dalla metà del Trecento fino all’inizio del Quattrocento, ma sono stati rinvenuti dei lacerti di epoca precedente che mostrano influssi bizantini.
Non vi è accordo sull’esecutore degli affreschi. Questi nella massima parte sono stati attribuiti al quinto o sesto decennio del Trecento e potrebbero essere legati all’ambiente degli aiuti di Vitale da Bologna che fu a Udine nel 1348. Il livello artistico è tale per cui sono stati fatti anche i nomi di Masolino da Panicale e di Tommaso da Modena, pittori che durante la loro vita hanno operato in Friuli, ma non è affatto dimostrato, allo stato attuale delle ricerche, che uno o l’altro di questi pittori abbia avuto occasione di lavorare a Strassoldo. Altri studiosi hanno individuato almeno tre mani diverse o, in alternativa, un unico artista denominato il maestro di Strassoldo. Infine alcuni ritengono che alla stessa mano sia da attribuire l’Adorazione dei Magi del “Tempietto longobardo” di Cividale.
Le raffigurazioni sono comprese in ricche cornici con fregi corinzi nella parte superiore, mentre il basamento presenta un motivo a manto d’ermellino che corre lungo le pareti con sopra una cornice decorata a palmette bicolori contrapposte.
strassoldoSulla parete sinistra troviamo tre riquadri sulla vita di Gioacchino (Gioacchino cacciato dal tempio, Gioacchino che esce dalla città e Il sacrificio di Gioacchino) e due riquadri incentrati sulla figura di Maria (la nascita della Vergine e Maria in trono tra i Santi).

Sul lato destro vi sono due registri: in quello inferiore vi sono sei raffigurazioni di Santi – si riconosce Sant’Antonio Abate  in quello superiore vi sono scene della fuga in Egitto, dell’Adorazione dei Magi e della Natività.
Ai lati dell’arco santo, a tutto sesto, vi sono due riquadri per parte e su due registri: a sinistra in alto l’angelo nunziante e sotto Santa Maria Maddalena; a destra in alto la Madonna Annunziata e, sotto, Santa Caterina d’Alessandria.
In controfacciata vi sono scarsi lacerti di un Giudizio Universale. Meglio conservato, sopra al portale, il Salvatore in Gloria entro una mandorla e attorniato da angeli con la tromba.
Anche il catino dell’abside in origine era affrescato, ma durante i diversi rifacimenti che si sono seguiti nel corso dei secoli, gli affreschi sono andati perduti. Sul fondo dell’abside è collocato un semplice altare in pietra dedicato alla Madonna, costituito da una mensa sostenuta da un basamento centrale.
L’acquasantiera in pietra liscia con due croci latine risalente al 1507; è collocata a destra dell’ingresso. Sulla parete sinistra della navata è appesa una replica del crocifisso realizzato dallo scultore “errante” Giovanni Teutonico (attivo nell’area padana dal Veneto all’Emilia), nel 1466 per la chiesa del Cristo di Pordenone.

 

Fonti:
– Bergamini Giuseppe e Tavano Sergio. Storia dell’arte nel Friuli Venezia Giulia. Chiandetti Editore, Reana del Rojale 1991
– Marchetti Giuseppe (a cura di Gian Carlo Menis). Le chiesette votive del Friuli. Società Filologica Friulana. Arti Grafiche Friulane, Udine riedizione 1990
– Pastres Paolo (a cura di) Arte in Friuli dal Quattrocento al Settecento. Società Filologica Friulana, Udine 2008
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it
http://pitturainfriuli.wikidot.com/altre-opere-alla-fine-del-xiv-secolo

Autore: Marina Celegon

Galleria immagini:

SAN LEONARDO (Ud), fraz. Merso di Sopra. Chiesa di Sant’Antonio abate di Bergagna

A poca distanza dalla frazione di Merso di Sopra, su un dosso che divide la valle del Cosizza da quella dell’Erbezzo si trova la chiesa di Sant’Antonio, fondata nel 1441.
Sicuramente già consacrata nel 1444, la chiesa era già completamente affrescata nel 1493, come appare da una scritta del coro. Purtroppo i dipinti oggi appaiono gravemente danneggiati dai lavori di restauro ottocenteschi e dagli intonaci con cui furono successivamente coperti.

Localizzazione: https://goo.gl/maps/r3CwGuv6YFGH38Q78

Il luogo è importante perché era sede di adunanza della Banca di Merso che esercitava l’autogoverno del territorio delle valli circostanti.
Davanti alla chiesa c’era l’immancabile albero di tiglio.
La chiesa ha portico d’ingresso chiuso su un lato e pilastro d’angolo sull’altro che sostengono il tetto a padiglione.
La facciata è conclusa con una bifora campanaria in pietra squadrata sotto la quale si apre la porta di entrata ogivale con due finestre laterali contornate da stipiti in pietra.
L’aula è rettangolare coperta da tetto a capriate e con arco a tutto sesto che immette nel presbiterio coperto da soffitto di volte a vela.
La chiesa è stata più volte rimaneggiata: in particolare sono stati ricoperti con intonaco gli affreschi originari che decoravano le pareti interne.
L’altare in marmo, opera del gemonese Francesco Aloy, è del 1795 ed ha sostituito quello precedente in legno. La statua che spicca al centro porta abito, copricapo e bastone vescovile ed ai suoi piedi sta l’immancabile maialino. Altre statue rappresentano S. Agnese, S. Margherita e la Vergine col Bambino.
In un affresco rinvenuto durante il restauro è comparso il santo con ai suoi piedi un cinghiale.

 

Bibliografia:
lintver.it,
– “Slovensko multimedialno okno” – “Finestra multimediale slovena” museo a San Pietro al Natisone

Autore: William Sambo

Immagine da:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/68836/San+Leonardo+%28UD%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate+di+Bergagna