ORMELLE, fraz. Tempio (TV). Chiesa dei Templari, con affresco Madonna e Sant’Antonio abate.

A Tempio, frazione di Ormelle, a circa 6 chilometri da Oderzo, attorno alla metà del XII secolo venne edificata dai Cavalieri Templari, ordine monastico cavalleresco, una chiesa dedicata a “Santa Maria”. Originariamente costruita all’interno di un complesso isolato all’interno delle proprietà fondiarie dell’Ordine.
I Templari si insediarono in questo luogo dove si snodava uno degli antichi percorsi romani: la Via Opitergium-Tridentum (Oderzo-Trento), vicinissima alla Via Postumia che collegava Genova ad Aquileia e la chiesa venne concepita come luogo di sosta per i pellegrini diretti in Terra Santa.
2020-10 Tempio di Ormelle (7) SFAIl complesso subì successivi ampliamenti e nuove costruzioni, in particolare tra il XIV e il XVIII secolo, allorché ai Templari, il cui ordine venne soppresso nel 1312, subentrò l’Ordine dei Giovanniti, attualmente noto come Sovrano Ordine Militare di Malta, trasformando il complesso da ospizio per i pellegrini ad azienda agricola, costituita da un borgo recintato posto al centro di un’estesissima proprietà terriera, dotata di case e mulini, e dall’attuale paese. I Cavalieri di Malta vi rimasero per circa 400 anni.
L’intitolazione attuale di “San Giovanni Battista” appare solo nel 1777, anche se la chiesa continua ad essere più conosciuta come Chiesa dei Templari.
Nel 1797 Napoleone Bonaparte confiscò tutte le proprietà del Priorato di Malta poste a Tempio, vendendole poi nel 1810 a Gasparro Moro di Oderzo. Negli anni successivi parte degli edifici del complesso vennero abbattuti.
La chiesa odierna presenta i connotati dell’architettura romanica, navata unica e portico sviluppato sui lati sud e ovest. La facciata laterale a nord evidenzia le numerose trasformazioni avvenute nel tempo ed in particolare è possibile notare il segno della porta che immetteva nel cimitero.
L’interno è semplice e severo, solenne ed a navata unica che un tempo si concludeva in tre absidiole, di cui la centrale più ampia. Nel 1923 venne costruita l’abside centrale; nel 1953 furono demolite due cappelle sei-settecentesche poste sui lati della navata e venne inoltre distrutto il coro secentesco che conservava una volta a botte; al 1955 risalgono poi l’allargamento del transetto, le attuali absidi laterali e la sagrestia.
La torre campanaria appartiene ad un’altra fase costruttiva, dal momento che si addossa alla facciata senza connessione strutturale con quest’ultima. Il portico, pure aggiunto successivamente, sorregge arcate con capitelli di varie forme e materiali. Tra i pilastri del lato sud, sono inserite formelle tonde in pietra con la croce giovannita a bracci eguali, bianca su sfondo rosso, più in alto tra gli archetti sono visibili le croci templari affrescate in colore rosso.
La Chiesa possiede un piccolo tesoro, per quanto sbiadito dal tempo, rappresentato da un ciclo di affreschi -alcuni dei quali risalenti al periodo templare – che la tappezzavano sia all’esterno che all’interno. All’interno frammenti di affreschi tra cui una Madonna e San Antonio Abate del XV secolo.
Sotto il portico, in linea di massima, si distinguono tre distinte fasi esecutive.
La prima, la più antica, forse del XII-XIII secolo, riportava dei semplici elementi decorativi e testi in rosso su fondo bianco.
Tra il XIII e il XIV secolo buona parte di questi affreschi fu ricoperta con la “dormitio Virginis” ed episodi del Nuovo Testamento: Gesù tra i dottori del Tempio, il Battesimo di Gesù, la Tentazione di Cristo, la cena a casa di Levi, l’Ultima Cena, l’Ascensione di Cristo. Questi affreschi appartengono alla fase templare.
Infine, il terzo ciclo con il San Cristoforo (XIV-XV secolo) della facciata e successivamente la Madonna con Bambino in trono (XVI sec.) e la Crocifissione con la Maddalena dolente (XVIII secolo), quest’ultima realizzata sul tamponamento dell’antica porta laterale d’ingresso alla chiesa.
Il restauro degli affreschi sulle pareti del portico risale al 1988.

 

Info
https://www.comune.ormelle.tv.it/home/vivere/storia/chiesa-di-Tempio.html#40c62c36-228c-46ec-9cce-75e488898339
https://www.parrocchiaditempio.it/
http://www.waltersoligon.de/c/
https://vocidaiborghi.com/2018/05/07/linsediamento-templare-giovannita-di-tempio-di-ormelle/
https://www.diegocuoghi.com/tempio/

BIENNO (Bs). Parrocchiale dei Santi Faustino e Giovita, con tela dedicata a Sant’Antonio abate.

Si trova nella parte alta del paese ed è sorta probabilmente nel punto in cui anticamente doveva esserci un fortino militare costruito a scopi difensivi.
Durante la visita pastorale di San Carlo, nel 1580, l’architetto Pier Maria Bagnadore ebbe l’ordine di approntare un progetto di amplificazione; è su questo disegno che è sorta la chiesa parrocchiale.
La facciata ha un portale in arenaria di Sarnico con colonne binate e scanalate con capitelli corinzi. In due nicchie in alto si trovano le statue dei Santi Faustino e Giovita, cui è dedicata la chiesa; sopra il timpano, in un grande riquadro, un affresco rappresenta la Madonna in Gloria col Bambino e  i Santi protettori; qualcuno lo attribuisce al Fiamminghino.
Il campanile in pietra a vista con merlature ghibelline ha una base di costruzione molto anteriore alla chiesa, che fa pensare ad una torre di tipo difensivo.
L’interno è ad una sola navata, la volta è stata affrescata da Mauro della Rovere detto il Fiamminghino, che l’ha dipinta come un loggiato suddiviso in vari riquadri: vi sono rappresentati vari profeti che a volte fuoriescono dalla cornice e vi è sovrabbondanza di decorazioni.
Ai lati della navata si trovano sei altari, quattro nella prima parte della chiesa e due oltre le porte laterali; le cancellate che li racchiudono sono datate 1647 e sono opera di artisti biennesi.
Il primo a destra è dedicato a Sant’Orsola, per la grande tela che ha questo soggetto; si pensa sia del Fiamminghino; il paliotto dell’altare, eseguito dall’artista biennese Giacomo Ercoli, rappresenta la parabola delle vergini stolte e delle vergini prudenti.

Il secondo altare, con intarsi con marmi policromi, è dedicato a Sant’Agostino, con un olio su tela (310 x 210 cm) del Fiamminghino del 1622; la Madonna col Bambino è attorniata da Sant’Agostino, San Carlo, San Francesco e Sant’Antonio Abate che legge un libro ed è riconoscibile per il Tau sul mantello.

Dopo la porta laterale c’è l’altare dedicato alla Madonna del Rosario, con una statua lignea di Ercoli e quindici quadretti di autore ignoto che danno il nome alla cappella.
A sinistra il primo altare è dedicato al Sacro Cuore; la statua del Redentore non è molto antica. Il secondo è dedicato alle Anime Purganti ed è quello che ha la data sulle cancellate; la tela è del Fiamminghino.
La terza con un’altra tela dello stesso artista, è dedicata all’Eucarestia.
Ai lati della navata sono appesi i quadri della Via Crucis di autore ignoto, che qualcuno vuole siano di Mauro della Rovere.
L’organo è dei Fratelli Antegnati e sembra sia uno dei più pregevoli della provincia di Brescia; di fronte, la Cantoria, ha un affresco del Fiamminghino che rappresenta i musicanti.
Il presbiterio è sormontato da un’alta cupola ovale affrescata dai Fratelli Cominelli della Franciacorta nel 1896.
Le due nicchie laterali in monocolore rappresentano San Pietro a sinistra e San Paolo a destra; sono del pittore Antonio Guadagnini.
La bella pala dell’altare è del veneziano Giovan Battista Pittoni e rappresenta il martirio dei Santi Faustino e Giovita.
L’altare maggiore, in marmi policromi, ha la forma ricurva; quello rivolto verso il popolo e il leggio a forma di angelo sono del biennese Giacomo Ercoli.
La chiesa richiama lo stile barocco ed è stata costruita nel seicento; si pensa che il sagrato fosse anticamente sede di un cimitero, dato il gran numero di ossa rinvenute.

 

 

Autore: Panteghini Benia

Fonte: www.comune.bienno.bs.it

Vedi: Il Fiamminghino

GRAVEDONA ED UNITI (CO), fraz. Brenzio. Chiesa di S. Giovanni Battista, con affresco di Sant’Antonio abate.

Il comune di Gravedona ed Uniti è stato costituito l’11 febbraio 2011 dalla fusione dei tre precedenti comuni di Consiglio di Rumo, Germasino e Gravedona. La chiesa sorge nella frazione Brenzio, in origine appartenente a Consiglio di Rumo.

La chiesa, in origine dedicata a S. Giovanni Battista e a S. Gerolamo, fu consacrata nel 1490. La dedica è ricordata da una iscrizione su pietra posta sopra il portale d’ingresso.
Mariuccia Zecchinelli la riporta come parrocchia già nel 1362 e ritrova menzionata la chiesa nell’A.P. di Brenzio, nel 1411.brennio
La chiesa è stilisticamente avvicinabile ad altre coeve del XV sec. erette nei paesi vicini, presenta facciata a capanna con pronao quadrangolare di epoca posteriore e corpo longitudinale con abside inglobata; sul lato sinistro si erge una massiccia torre campanaria del XVII sec.

L’interno è a navata unica, con tre archi ogivali trasversi, il soffitto ligneo a falde inclinate ha travatura a vista; lungo le pareti laterali si aprono in maniera simmetrica due absidi poco profonde in prossimità dell’entrata e in successione due cappelle quadrangolari, aggiunte dopo la Riforma Tridentina.
Le due cappelle laterali, datate 1628, sono opera del milanese Giovanni Mauro della Rovere (1575-1640, detto il Fiamminghino come il fratello Giovan Battista); la prima, a sinistra, è dedicata alla Vergine, la seconda a san Giovanni Battista dove l’artista lasciò scritto:”IO. MAURUS. DE ROBORE. DICTUSFIAMMENGHINUS PINXIT ANNO. M.D.C.XXVIII MENSE SPTEMBRIS”. Vi sono raffigurati alcuni momenti della vita del Santo.

Sulla parete di fondo, ai lati della statua di san Giovanni, sono effigiati sant’Apollonia, sant’Antonio abate, san Rocco e santa Lucia.
Sant’Antonio reca il pastorale e ai piedi ha uno zannuto maiale nero (non un cinghiale, ma probabilmente una razza antica).

 

Fonte:
https://www.comunitasanfrancescospinelli.it/brenzio/

Vedi: Il Fiamminghino

APRICALE (Im). Chiesa di Sant’Antonio abate e Oratorio di San Bartolomeo con tavola dipinta raffigurante sant’Antonio abate

Le origini di Apricale si perdono nella notte dei tempi come testimonia il ritrovamento di tumuli sepolcrali con riferimenti religiosi risalenti al periodo mesolitico (5500 a.C.) rinvenuti in località ” Cian de u Re ” e poco lontano con le “Carsete d’Arnadun”.
La presenza di manufatti dall’età del bronzo sino all’epoca romana scoperti in tutta la zona stanno a significare come il territorio fosse molto frequentato probabilmente per il clima mite e per la presenza di cacciagione abbondante.
Il nome sembrerebbe derivare dal latino “apricus” cioè esposto al sole. C’è da dire che, sempre pensando al latino, “apri callis” si potrebbe tradurre “sentiero di cinghiale” e la zona di Apricale è molto frequentata da questi animali. Comunque la prima citazione storica ritrovata su un documento del 1092 parla di Avrigallus.
Nino Lamboglia, fondatore dell’Istituto di Studi Liguri ha sostenuto che dal toponimo “Ento”, presente nel territorio come primo insediamento di una comunità religiosa con la chiesa (forse convento benedettino) di San Pietro in Ento, derivi dal nome dei Liguri Intemeli fondatori di Albium Intemelium, l’attuale Ventimiglia.
Il borgo che conserva ancora la sua struttura medioevale fu eretto a partire dal IX secolo intorno al Castello dei Conti di Ventimiglia e dal 1270 in poi appartenne ai Doria di Dolceacqua.
I suoi statuti comunali risalgono al 1267 come prima stesura e risultano fra i più antichi della Liguria, oggetto di studio per molti storici ed appassionati.
Essi proverebbero come i Conti di Ventimiglia e poi i Doria concedessero una certa autonomia comunale agli abitanti del borgo permettendo l’elezione di consoli e l’emanazione di leggi. I “capitula” in un misto di diritto romano e longobardo regolavano la vita quotidiana e dovevano essere osservati da tutti con differenze nelle pene tra gli abitanti e i forestieri. Si tratta di una conquista eccezionale per l’epoca ed Apricale è il primo paese della Liguria occidentale a raggiungerla.
Nei secoli successivi il borgo segue le vicissitudini del feudo di Dolceacqua negli alti e bassi e nelle lotte anche fratricide che la potente famiglia genovese dei Doria ebbe con i nemici di turno. Di particolare rilievo storico è la dominazione, durata solo qualche anno, dei Grimaldi di Monaco.
Si era in un periodo di relativo benessere agli inizi del XVI secolo quando Bartolomeo Doria, figlio di Enrichetto, pensò di potersi impossessare del territorio monegasco uccidendo il proprio zio, fratello di sua madre, Luciano Grimaldi, signore del luogo. La partecipazione complice di Andrea Doria che, con la sua potente flotta, stava davanti al porto, dà all’avvenimento un’importanza notevole.
Ma, quando il 22 agosto 1523 Bartolomeo uccide lo zio a pugnalate, i genovesi non intervengono e l’assassinio non ottiene i risultati sperati, anzi la vendetta di Agostino Grimaldi, fratello dell’ucciso e vescovo di Grasse è terribile.
Egli invade tutto il territorio e cinge d’assedio Apricale e il suo castello dove si è rifugiato Bartolomeo per la sua posizione strategica quale ultimo baluardo difensivo. Le operazioni militari si protraggono e gli abitanti ne subiscono le conseguenze. Alla fine si trovano con il castello ed il borgo distrutti e con l’onere di rimediare con gabelle e diritti feudali nei confronti dei Grimaldi. L’abilità politica del grande ammiraglio genovese rimette però le cose a posto in poco tempo e i Doria ritornano sui loro territori con un personaggio come Stefano, cresciuto alla corte di Carlo V e compagno d’armi di Emanuele Filiberto che sposando Apollonia Grimaldi ristabilirà la pace tra le famiglie. E’ di questo periodo l’inizio dell’influenza sabauda sul Marchesato e la sua contrapposizione a Genova che con alterne vicende durerà sino alla Rivoluzione Francese.
Nonostante le guerre, le carestie, le invasioni, i morbi, le pestilenze che decimavano la popolazione, Apricale, forse anche per la sua posizione geografica, arriva con una popolazione abbastanza omogenea al periodo giacobino che, con l’obbligo del servizio militare che privava la terra di braccia giovanili nel duro lavoro dei campi e nella pastorizia, portò estrema povertà…

La chiesa di S. Maria degli Angeli all’inizio del paese presenta affreschi che risalgono al XV sec. e che coprono le pareti e la volta; da studiare anche da un punto di vista iconografico.

 


 

La chiesa intitolata a Sant’Antonio abate è sita presso il cimitero, Via C. Benso conte di Cavour, 60,  https://maps.app.goo.gl/wEY92wvrg9wiCk7AA.
Conserva l’abside che risale al XIII secolo; l’affresco absidale che rappresenta il Cristo nella “mandorla mistica” e gli Evangelisti e interessanti quadri probabilmente settecenteschi posti alle pareti laterali.

 

 


Nell’oratorio dedicato a San Bartolomeo (Via San Bartolomeo, 1, sopra la fontana) sono presenti due opere molto interessanti: una tavola dipinta ad olio raffigurante S. Antonio abate di buona scuola pittorica risalente al XVI sec. (immagine in alto) ed un polittico datato 1544 raffigurante la Madonna della Neve (contitolare della cappella) con ai lati S. Bartolomeo e S. Lorenzo.

 

 

Fonti: Comune di Apricale

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_(Apricale)

https://leterredelponenteligure.it/it/cultura/itinerari-culturali/62-itinerario-culturale-n-11/149-apricale.html

BRENZONE DEL GARDA (VR), fraz. Assenza. Chiesa di San Nicola, con immagini di Sant’Antonio abate.

Ignote le origini della chiesa di S. Nicola in Assenza di Brenzone. Sicuramente esistente nel 1159, anno in cui viene citata da Papa Adriano IV tra le cappelle soggette alla pieve di S. Stefano in Malcesine.
brenzone_Assenza sNICOLA_piantinaNel corso del XIII e del XV sec. l’edificio romanico venne allungato, ampliato su lato del campanile e rinnovato nella facciata e nell’abside. La facciata venne ancora ristrutturata in età moderna con finestra e porta in stile neogotico. Dopo la metà del XV sec., la chiesa divenne cappella sussidiaria della Parrocchia di S. Giovanni in Brenzone, mentre dal 1797 (ad oggi) fu assegnata alla Parrocchia di S. Maria in Castel Brenzone.
Esternamente l’edificio si presenta con facciata a capanna rivolta a occidente e torre campanaria addossata al fianco meridionale della chiesa. Impianto planimetrico ad unica aula rettangolare con un restringimento sul lato meridionale verso il settore orientale, concluso con un ridotto presbiterio a fondale piatto e rialzato di due gradini.
Brenzone_Assenza_sNicola_esternoL’interno della chiesa, ritmato da arconi gotici trasversali in muratura, conserva lungo le pareti affreschi murali risalenti al XIII ed al XIV secolo. Il tetto della navata è a capriate scoperte, il coro è coperto da una doppia volta a crociera con vele gotiche.
Eseguito intorno alla fine del Duecento, perché situato al di sotto degli affreschi trecenteschi, è un frammento di Ultima Cena sulla parete di settentrione. L’opera è di buon livello e lo stile risente dell’arte bizantina; si leggono sopra le figure i nomi di Pietro, Filippo, Matteo, Bartolomeo.

Nel 1322, data che si legge presso la figura di san Michele all’inizio della parete settentrionale, in alto, la chiesa fu affrescata con diversi riquadri il cui stile richiama i modi del maestro Cicogna. Da ovest ad est: la Vergine della Misericordia, della quale è rimasto solo il volto e un lembo del mantello; le figure dei santi Michele e Giovanni Evangelista; san Martino e il mendicante; i santi Stefano, Zeno e Bartolomeo; di nuovo san Zeno; un riquadro con sant’Anna metterza, cioè con la Vergine e il Bambino; segue un frammento di Crocifissione. Ancora la figura di san Nicola coi suoi compagni i santi Benigno e Caro.

Vi è anche l’immagine di sant’Antonio abate, riconoscibile, oltre che per la scritta soprastante, anche per il grosso campanaccio che tiene in mano.

Sulla parete sud, dopo i restauri del 1998, sono tornati visibili, da est verso ovest: gli arcangeli Michele e Gabriele ; san Bartolomeo; santa Lucia.
Sul semipennacchio, infine, del secondo arcone un riquadro della fine del Quattrocento o inizio Cinquecento con le immagini della Vergine in trono con Bambino fra i santi Caterina d’Alessandria e Lorenzo.

 


 

 

 

Al centro della parete di fondo del presbiterio è posta la pala d’altare con cornice lignea raffigurante “La Vergine Maria con il Bambino e i Santi Nicola e Antonio abate”, quest’ultimo con bastone e campanaccio e con ai suoi piedi un grosso maiale dal pelo scuro e, inginocchiato, il committente, di cui è dipinto anche il motivo araldico della famiglia Ivani. L’opera risale ai primi del Cinquecento e sarebbe riferibile a Ermanno Rigozzi.

 

Info:
Piazza San Nicolò fraz. Assenza

Fonte:
https://www.slideshare.net/luigiperottiio/le-chiese-romaniche-di-brenzone-san-nicola-ad-assenza