SEDEGLIANO (Ud). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Via Guglielmo Marconi, 6, 33039 Sedegliano UD
https://maps.app.goo.gl/ZoLMbH18v6mThk5n8

 

La Chiesa parrocchiale di Sedegliano intitolata a Sant’Antonio abate venne costruita tra il 1705 e il 1751, sul luogo della precedente chiesa censita in una visita pastorale del 1627 ma di origini più antiche. Nel 1753 divenne Parrocchiale al posto dell’antica chiesa dedicata ai Santi Pietro e Paolo, esistente all’interno della cortina e divenuta insufficiente ad ospitare la crescente popolazione del paese.
La chiesa conserva alcune opere attribuite a Giovanni Antonio Pilacorte (1455 ca. – dopo il 1531), uno dei più importanti lapicidi in Friuli della sua epoca, proveniente da Carona sul lago di Lugano. Probabilmente nel 1455 si trasferì in Friuli ed aprì bottega a Spilimbergo dove risulta abitare nel 1490. All’interno, tra le altre opere, vi è una pala attribuita a Pomponio Amalteo (1505 – 1588), genero di Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone.
La facciata della chiesa è scandita da quattro paraste doriche su alto podio con fregio e timpano dalla cornice modanata. Ha un portale lapideo dall’architrave concavo sormontato da lunetta.
Dalla chiesa precedente proviene l’originario portale, attribuito al Pilacorte, che venne riutilizzato nella costruzione settecentesca come portale laterale. I suoi stipiti sono decorati con motivi a candelabra e sono appoggiati su basamenti nuovi, forse al fine di aumentare l’altezza del portale per renderlo proporzionato al nuovo edificio. Nella parte superiore interna degli stipiti sono inserite le figure di due santi che emergono da coppe, Giovanni Battista sulla sinistra e Antonio abate sulla destra.
Le due figure hanno purtroppo perso del tutto i volti ma sono comunque riconoscibili grazie ai nomi, scolpiti sulle coppe dalle quali emergono le figure, e dai loro attributi, l’agnello e il cartiglio con la scritta “ECCE AGNVS DEI” per il Battista, il maialino, la fiamma e la campanella per Antonio. L’architrave è sormontato da una cornice mutila recante l’iscrizione dedicatoria ai due santi.
La particolare consunzione al centro dell’architrave è stata attribuita allo sfregamento delle corde di un antico campanile, probabilmente a vela, che insisteva sopra il portale sulla facciata principale della precedente chiesetta.
All’interno della navata, collocata su una mensola sopra una porta laterale che si apre sulla parete destra, è collocata una statua a tutto tondo dell’Eterno Padre alta 50 cm, attribuita anch’essa al Pilacorte. La statuina venne per un periodo ospitata sul culmine della facciata della Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, per la quale era stata realizzata, dopo che la chiesa era stata demolita lasciandone l’abside come cappella cimiteriale. Nel secolo scorso la statua venne spostata qui per garantirne meglio la sicurezza e la conservazione.
A fine 2021 è stata data notizia di una seconda statua a tutto tondo rappresentante l’Eterno Padre, piuttosto rovinata, proveniente questa dalla chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate dove in origine era probabilmente collocata al di sopra del portale principale, oggi portale laterale della chiesa. Come il portale anche questa seconda statuetta è ritenuta opera del Pilacorte. La statuina finì tra le macerie durante i restauri degli anni Ottanta e venne fortunatamente recuperata da un abitante di Sedegliano.
L’interno della chiesa è molto ampio. Il soffitto a volta è decorato lungo l’asse maggiore da un grande affresco di Lorenzo Bianchini (ca. 1885) con l’apoteosi di Sant’Antonio abate. Il presbiterio, il cui ingresso è affiancato da due nicchie, è sopraelevato di tre gradini e vi si accede tramite l’arcosanto a tutto sesto.
L’altare maggiore, ideato da Giovanni Mattiussi, artista settecentesco proveniente da una conosciuta famiglia friulana di altaristi, scultori e architetti, è arricchito dalle statue di San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista collocate su piedistalli. Al centro, in una nicchia centinata si trova una tela raffigurante Sant’ Antonio abate. Il paliotto dell’altare moderno è un’Ultima cena di Luigi Ferretti datata 1965.
Nella chiesa ci sono anche altri quattro altari in marmo. In uno è collocata una Pala con la Madonna col bambino tra i Santi Rocco, Macario e angeli, venerata come la Madonna della salute, qui trasferita dall’antica chiesa dei santi Pietro e Paolo, attribuita (poiché non firmata) a Pomponio Amalteo. La chiesa conserva anche una bella acquasantiera.
Il campanile separato dalla chiesa, alto oltre 60 metri, venne progettato dall’architetto Girolamo D’Aronco, padre del più celebre Raimondo, ed è stato edificato fra il 1896 e il 1901 in sostituzione del precedente a pianta ottagonale distrutto da un crollo nel 1772.
Danneggiata dal sisma del 1976 la chiesa è stata restaurata negli anni Ottanta del secolo scorso.

 

Fonti
– Bergamini Giuseppe. Guida Artistica del Friuli Venezia Giulia. Associazione tra le Pro Loco del Friuli Venezia Giulia.1999
– Bergamini Giuseppe, Dei Rossi Vieri, Reale Isabella. Pilacorte in Friuli: guida alle opere Clauzetto: Associazione Antica pieve d’Asio; Udine: Società filologica friulana, 2021
– Cescutti Maristella. Piccoli tesori nascosti nel Sedeglianese In: Sot la Nape, a. 69, n. 2 (avrîl-jugn 2017)
– Cescutti Maristella. Scoperte_due_opere_inedite_attribuite_al Pilacorte – Messaggero Veneto cultura, 27 maggio 2022, p. 44
– Dei Rossi Vieri e Reale Isabella Pilacorte, indagine sul campo. Novità biografiche, epigrafiche e iconografiche in Pilacorte 500 anni dopo visto da vicino. Atti del convegno di studi 2021
– Zin Luigino Una pietra ci racconta. Considerazioni sul portale della Parrocchiale di Sedegliano di Gio.Antonio Pilacorte in Sot la Nape, a. 70, n. 1 (2018)

– Sito Chiese italiane:
https://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/stampaapprofondimento.jsp?guest=true&sercd=68889

Data ultima verifica: aprile 2023

Info: la chiesa è spesso aperta anche al di fuori dell’orario delle messe

Autore: Marina Celegon

Immagini: Marina Celegon

SLOVENIA – BLED. Parrocchiale, statua di sant’Antonio abate

 

La Parrocchiale dedicata a San Martino sorge dove esisteva in origine una cappella antecedente all’anno 1000.
L’attuale chiesa in stile neo-gotico fu costruita nel 1905 al posto della precedente chiesa gotica del secolo XV.

Conserva sull’altare in fondo alla navata destra un trittico in marmo.
La statua a sinistra raffigura Sant’Antonio abate  benedicente, con il maialino ai piedi.

 

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 15/06/2008

MERETO DI TOMBA (Ud), fraz. Pantianicco. Affresco su edificio: “Sant’Antonio abate fra gli animali”

Affresco sulla facciata della “Latteria Sociale”.


Affresco risalente al secolo scorso e raffigurante Sant’Antonio abate fra gli animali.

 

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 29/06/2008

MERETO DI TOMBA (UD), fraz. Pantianicco. Chiesa di Sant’Antonio abate in Campagna

La Chiesa di Sant’Antonio sorge presso la riva sinistra del torrente Corno e si raggiunge, dalla frazione di Pantianicco a mezzo di una strada bianca che si diparte dalla piazza centrale del paese.
https://goo.gl/maps/cxG8z8Kd5n6RrM5b6

La costruzione viene fatta risalire alla seconda metà del XV secolo; rifacimenti radicali sono documentati nel secolo successivo all’epoca delle scorrerie dei turchi e del terremoto che agli inizi del Cinquecento, sconvolse anche questa zona del Friuli.

La struttura della Chiesa è tipica delle chiesette campestri dei sec. XV-XVI: l’aula è rettangolare con travatura a vista; l’abside quadrata ha la volta costolonata; l’arco trionfale è a sesto acuto, tutti elementi riferibili allo stile tardo gotico del XVI secolo.

All’intero, l‘altare in marmo bianco presenta due colonne a sostegno dell’arco spezzato e della nicchia con la statua di Sant’Antonio in veste di abate, con la mitra, il maiale al fianco ed il fuoco nella mano destra.

Lungo le pareti dell’aula appaiono i segni della consacrazione della chiesa; affreschi devozionali di fattura semi-popolare, raffigurano un Santo in abiti pontificali, identificabile con San Biagio, e la Santissima Trinità (l’Eterno Padre che sostiene la croce col Cristo e la Colomba).

Sulla parete frontale un altro affresco rappresenta San Nicolò in trono, in abiti pontificali con libro e pastorale.

L’identità dell’autore degli affreschi è controversa: potrebbe trattarsi di Gaspare Negro o Arsenio Negro, pittori popolari appartenenti alla medesima scuola dallo stile caratterizzato dalle vistose ingenuità prospettiche (a. 1530).


Note:
Indicazioni rilevate dal cartello installato all’esterno a cura della Provincia di Udine.

Fruibilità:
La Chiesa viene aperta soltanto in occasione di festività locali.

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 29/06/2008

 

RASSA (Vc). Cappelletta dell’Assunta con immagine di s. Antonio abate.

 

Rassa (altitudine m 917, 25 km da Varallo) è raggiungibile percorrendo la statale di Alagna e deviando sulla sinistra all’altezza di Quare; attraversato il ponte sul Sesia, in circa 4 chilometri si giunge al paese.

A Rassa confluiscono due torrenti, il Sorba e il Gronda, che hanno data origine alle due valli laterali (val Gronda e della val Sorba, valli laterali sulla destra orografica della Valsesia) che si dipartono dal paese; la cappelletta si trova in val Gronda, a lato della mulattiera che da Rassa conduce alla frazione Ortigoso, ed è raggiungibile in circa trenta minuti di cammino.
CAI Varallo (scala 1:25000) – foglio 4^, Scopello (senza curve di livello); la carta, con indicazione aggiornata dei segnavia, è allegata alla Guida degli itinerari escursionistici della Valsesia, vol. 2^, Club Alpino Italiano sezione di Varallo.

 

La cappelletta ha le tre pareti interne affrescate.
Sulla parete di fondo sono rappresentati in alto l’Assunta, in basso a destra Santa Caterina d’Alessandria, riconoscibile dalla corona sul capo e dal frammento della ruota simbolo del suo martirio, in basso a sinistra S. Antonio abate.
Sulle pareti laterali sono affrescati altri Santi. L’affresco è racchiuso entro una cornice dipinta.
S. Antonio, che indossa un saio chiaro e un mantello, è inginocchiato con le mani giunte in atteggiamento di preghiera; ai suoi piedi si intravvedono il fuoco e la testa del maialino. Sotto la cornice c’è la scritta “Carlo Arienta e Antonio Tersoli hanno eretto la presente capella [sic] al 23…”[resto della data illeggibile].

 

Fase cronologica:
Molto probabilmente la costruzione e gli affreschi risalgono all’Ottocento.

 

Materiale informativo ed illustrativo:
A cura di P.C De Vecchi, S. Pitto, R. Fantoni, Sentieri dell’arte sui Monti della Valsesia. Rassa (917 m) – Mezzanaccio (1294 m), Club Alpino Italiano sezione di Varallo, pag. 9.
L’opuscolo è disponibile presso la sede del CAI di Varallo.

Link: http://www.rassavalsesia.com

Fruibilità:
Durante l’estate la commissione “Montagna antica, montagna da salvare” del CAI di Varallo organizza visite guidate da Rassa a Mezzanaccio, nell’ambito dell’iniziativa “Sentieri dell’arte sui monti della Valsesia”.
Per informazioni: CAI Varallo, via Durio 14 – 13019 Varallo (Vc) – tel. 0163 51530, fax 0163 54384, e-mail: caivarallosesia@libero.it

Rilevatore: Maria Gabriella Longhetti

Data ultima verifica sul campo: 09/04/2008