CHIETI. Chiesa parrocchiale di sant’Antonio abate

Via Sant’Antonio abate, 1 / via Arniense
https://goo.gl/maps/hhrE9N8ugey9zd9e6

 

La chiesa di Sant’Antonio abate è situata nel centro storico di Chieti nel quartiere anticamente denominato “Terranova” e sviluppatosi nel XVI secolo.
Nel 1375 fu costruito il portale ad opera dell’Ordine Ospedaliero degli Antoniani di Vienne realizzato dal maestro Angelo Di Pietro.
Chiesa, monastero e ospedale erano probabilmente sorti un secolo prima, quando nel regno di Napoli si propagò il culto antoniano. Il complesso assolveva anche alla funzione di ospizio per l’accoglienza dei pellegrini e successivamente a quella di ospedale per le patologie infettive che non avevano accesso immediato in città e quindi necessitassero di un’area di sosta extramoenia.
La chiesa di S. Antonio abate fu elevata a parrocchia assieme alle chiese della SS.ma Trinità e di S. Agata nel 1634 dall’arcivescovo di Chieti Antonio Santacroce, probabilmente quando nel monastero doveva essere cessata ogni conventualità e quando ormai tutta la zona era diventata abitata e la cerchia muraria della città si era espansa inglobando il territorio di Terranova.
Nel 1740  fu eretto il campanile in sostituzione di altra struttura precedente. Nel 1761 fu restaurato il campanile e il corpo della chiesa.
Nel 1892-93 fu eseguito il restauro dell’interno e della facciata in occasione della riapertura al culto.

I paramenti murari esterni sono realizzati in laterizio intonacato. Facciata in stile neoclassico con quattro paraste ioniche che sostengono una trabeazione e un timpano triangolare aggettante rispetto al muro di facciata; al centro un portale medievale in pietra con pseudo-protiro, colonnine, leoni stilofori e timpano triangolare.
La chiesa ha un impianto longitudinale a navata unica con endonartece, altari laterali, coro absidato e un’unica cappella laterale destra.
La navata è coperta con volta a botte lunettata; volta a botte e catino coprono invece la zona absidale; la cappella laterale e le tre campate dell’endonartece sono invece coperte con volte a vela. La copertura esterna è a doppia falda con manto in coppi.
La decorazione interna è costituita da un ordine corinzio di semicolonne addossate ai muri perimetrali della navata e paraste nella zona del coro absidato con capitelli dorati.
Al suo interno si possono ammirare alcune tele di scuola napoletana del XVIII secolo; una statua di sant’Antonio abate e una vetrata moderna con la figura del Santo.

 

 

Link:
https://www.youtube.com/watch?v=7bWEUqRY_QA

http://vacanze2018.altervista.org/chiese/SanAntonio/foto.htm

 

DELIA (CL). Chiesa di Sant’Antonio abate

Piazza Sant’Antonio abate / Corso Umberto I
https://goo.gl/maps/mn3r1cryUkDpsDee8

 

La chiesa sorgeva nel quartiere vecchio detto degli “Ebrei” e fu costruita in concomitanza della fondazione di Delia nel 1598. Di essa si hanno notizie a partire dal 1609, quando fu citata nel registro della prima visita pastorale documentata della Diocesi di Agrigento, cui Delia appartenne dal 1597 – anno della fondazione – fino al 1844. In quel registro, relativamente alla chiesa di S. Antonio, si fa riferimento anche alla confraternita omonima, ai tempi esistente presso la chiesa. Un altro registro di visita pastorale, datato 1669, informa sugli altari presenti nel XVII secolo all’interno della chiesa: di S. Antonio, S. Biagio, S. Spirito e S. Agata.
Nel 1737, anno della visita pastorale di mons. Gioeni, l’ultima prima della riedificazione della chiesa, gli altari presenti erano quelli di S. Antonio abate, S. Aloi, S. Silvestro e S. Blasio.
Come tutte le altre chiese deliane, quella di S. Antonio venne ricostruita nel Settecento, tra il 1740 e il 1763, probabilmente a causa del terremoto che, nel 1693, colpì duramente il Val di Noto. Dei lavori si occupò Giovanni Garallo nella veste di procuratore e committente. La nuova costruzione era in pietra intagliata ad una sola navata con abside a semicerchio.
Il registro di visita pastorale del 1771 riporta, per la prima volta, gli altari tutt’oggi presenti nella chiesa Un altro documento, datato 1875, dà ulteriori notizie circa la chiesa di S. Antonio: si tratta di una delibera del consiglio comunale di allora attraverso la quale tutte le chiese furono dichiarate di proprietà comunale.
Al 1922 risale l’inaugurazione dell’attuale cella campanaria, costruita dai fratelli Rosselli da Favara.
La chiesa è stata recentemente restaurata; è stata riaperta la cripta e rifatto il pavimento usando una ceramica molto simile all’antico pavimento del 1700.

La facciata, a capanna, è inquadrato da paraste tuscaniche giganti trabeate. Il portale centinato, inquadrato da lesene tuscaniche trabeate, è sormontato da un’edicola con frontone triangolare sovrastato da un oculo. A ovest si affianca il campanile con cella campanaria emergente dalla cornice, sormontata da un tamburo ottagonale con copertura piramidale. Il lato della chiesa che si affaccia su corso Umberto I è caratterizzato da una porta e tre finestre nella parte superiore.

L’impianto spaziale è costituito da aula a navata unica e coro, coperti da volte a botte lunettata con specchiature centrali mistilinee, e catino absidale semicircolare
Le pareti dell’aula sono ripartite in cinque partiti, di diversa ampiezza, da lesene tuscaniche trabeate. Nel secondo e quarto partito sono poste arcate cieche con altari lignei settecenteschi: tre hanno ancona con colonne tortili che reggono un baldacchino, raccordato da volute. Sono presenti decorazioni barocche in stucco con motivi fogliati, testine alate e festoni.
Lungo la parete destra, gli altari dedicati a S. Francesco di Paola e all’Immacolata; di fronte ad essi, quelli di S. Biagio e del Crocifisso; gli altari sono in legno intagliato, dorato e dipinto, e sormontati dai rispettivi simulacri lignei di origine cinque, sei e settecentesca.

L’abside, con altare maggiore raccordato ai pilastri del coro da una struttura lignea con lesene con architrave curvo, ha un’ancona sostenuta da colonne tortili trabeate, sormontata da angeli affiancati da volute, che inquadrano il cartiglio centrale sovrastato da un baldacchino.

La statua di S. Antonio Abate, alta 180 cm, è posta all’interno della nicchia sopra l’altare maggiore.
I registri di visita pastorale, conservati presso l’Archivio Diocesano di Agrigento, riportano la statua negli anni 1669, 1737, 1751, 1771 e 1830; si fa riferimento ad una statua del Santo anche in un documento del 1657 attraverso il quale il Vescovo di Agrigento concedeva alla confraternita la licenza di fare la processione. Don Giuseppe Adamo (Storia di Delia dal 1597 ad oggi, Palermo 1988) ritiene che tale statua possa essere quella tutt’oggi esistente; questa ipotesi, però, non trova conferma nell’inventario dei beni storico-artistici della Diocesi di Caltanissetta che data la statua in un periodo compreso tra il 1750 e il 1771.
La statua, in legno scolpito, intagliato e dipinto, raffigura sant’Antonio in posa eretta, sopra un basamento quadrato. Il Santo è vestito di una tunica bianca ricoperta quasi completamente dal manto nero sul quale spicca, all’altezza del petto, un piccolo Tau. L’espressione del volto è rigida, severa, con lo sguardo fisso in avanti. Il viso è caratterizzato da una lunga barba bianca a due punte e sul capo porta un’aureola con decorazioni dipinte in oro. Con la mano destra regge un bastone che termina con una decorazione vegetale, la sinistra tiene un libro chiuso.

 

Notizie da:
http://www.comune.delia.cl.it/santantonio/

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/38707/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

PIETRASANTA (LU). Chiesa di Sant’Antonio abate (detta anche “della Misericordia”), con affreschi

Via Mazzini, 103
https://goo.gl/maps/3JYWSAfzTFKFf96Y7

 

La Chiesa fu costruita prima del 1320, è una delle più antiche della città e sorge dove un tempo era in funzione l’Ospedale di S. Biagio, gestito dalla Compagnia di S. Biagio che oltre alle funzioni religiose pubbliche aveva anche il compito di assistere i malati, i poveri e i condannati al patibolo.
Nel 1804 la chiesa e la Compagnia assunsero l’intitolazione a sant’Antonio abate. La Compagnia nel 1896, fu trasformata in Confraternita della Misericordia, cui ancor oggi appartiene l’edificio.
Presenta un interno a tre navate con archi a tutto sesto, nelle navate laterali volte a crociera e la navata centrale con volte a capriate.
Nel presbiterio, ai lati dell’altare maggiore, si trovano due affreschi di notevoli dimensioni e di autore ignoto, che rappresentano scene della Vita di S. Antonio abate; a sinistra mentre ascolta il vecchio eremita san Paolo e destra mentre sta osservando il cadavere di san Paolo mentre i leoni stanno scavando la sua tomba. Ambedue le opere mostrano gli elementi caratteristici del paesaggio africano, come monti e palmeti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nell’abside, in due nicchie quasi contrapposte, si trovano due sculture lignee raffiguranti Sant’Antonio abate e San Biagio, attribuite rispettivamente ad Antonio Pardini (Pietrasanta, 1345 ? – Lucca, 1419) scultore “archimagister” del Duomo di Lucca, e a Jacopo della Quercia. La figura di sant’Antonio misura 185 x 65 x 50 cm. Le statue sono ritenute tra le opere di più alta qualità che siano state prodotte in area lucchese tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento.

 

Sulle due pareti delle navate laterali il grande artista colombiano Fernando Botero, ha affrescato nel 1993 l’allegoria del Bene (Porta del Paradiso) e quella del Male (Porta dell’Inferno). Degno di nota, al fondo della navata laterale destra, l’Incoronazione della Vergine e santi , un olio su tela di Lorenzo Cellini del 1550.

La chiesa è una tappa della Via Francigena.

 

Info e immagini da:
https://www.misericordiapietrasanta.it/

Link per la statua lignea:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900507341

CERES (TO), fraz. Procaria. Cappella di S. Antonio abate

Si hanno notizie di una cappella a Procaria già dal 1769: a quel tempo però essa era dedicata all’Immacolata Concezione.
Nel 1868 però il teologo Nicolao Caveglia la descrive e la cita già come cappella di Sant’Antonio, ovvero con l’attuale dedicazione.
Nel 1905 sono stati rifatti il pavimento dell’altare e della sacrestia: il pavimento del presbiterio con mattonelle di cemento a disegno intarsiato, mentre il pavimento della sagrestia con mattonelle ottagonali. I lavori sono stati eseguiti dalla ditta dei Fratelli Uberti di Torino.
Nel 1913 sono stati fatti lavori di ampliamento della cappella, su progetto del prof. Pasquale Negri.

Edificio a pianta di forma rettangolare, con due bracci laterali e abside poligonale realizzata nel 1913 quando sono stati effettuati interventi di ampliamento alla cappella.
La facciata, simmetrica, è intonacata e presenta due ordini sovrapposti separati da una doppia cornice. Un’ulteriore cornice delimita il timpano triangolare che chiude verticalmente la facciata. Vi sono due finestre: una, trilobata, posta all’altezza dell’ordine superiore in asse con la porta d’ingresso in legno a due battenti, ed una circolare, in asse con quella sottostante, collocata all’interno del timpano.
Sopra la porta era disegnata una meridiana della quale si intravedono oggi alcune tracce.
Le pareti laterali sono intonacate come la facciata in corrispondenza della prima navata, dove troviamo una finestra trilobata per lato, e sono rifinite con intonaco grezzo nella seconda campata e nell’abside dove troviamo rispettivamente due finestre a monofora sul lato destro, una porta sul lato sinistro e altre quattro aperture a monofora nell’abside.
Il campanile, di pietra intonacata, è inglobato nella costruzione sacra ma sporge in corrispondenza della seconda campata a sinistra.
La copertura è costituita da un tetto a falde, con orditura in legno e manto di copertura in lose.

La cappella è a navata unica con ambiente suddiviso in campate di larghezza crescente andando dall’ingresso verso l’altare; in corrispondenza della seconda campata infatti vi sono due nicchie, una per lato. La cappella termina la sua lunghezza con un abside internamente semicircolare. Le pareti sono intonacate, come pure la volta.
La copertura dell’ambiente è costituita da una volta a crociera costolonata nella prima campata e da una volta a botte nella seconda campata; le nicchie laterali sono coperte da soffitti leggermente voltati a botte mentre l’abside è coperto da una semi-cupola. I vari tipi di volte sono tra loro separati da archi che si impostano sulle paraste relative ai pilastri posti all’incrocio tra le murature. La pavimentazione è realizzata con piastrelle.

Attualmente la cappella di Sant’Antonio viene officiata in occasione della festa del santo titolare che ricorre il 17 gennaio.

[Cfr. P. MASSAGLIA, Chiese e cappelle in Val d’Ala. Comuni di Ceres, Ala di Stura, Balme. Schede d’inventario (Società Storica delle Valli di Lanzo – XCVII), Lanzo Torinese, 2006]

Info:
Parroco Don Claudio Pavesio – Cell. 335/8000467
Segreteria: 0123/53313 Orario: Lun. Giov. Sab. ore 9:30 – 11:30

Fonte:
https://www.parrocchiaceres.it/index.php/chiesa-e-cappelle/18-procaria-cappella-di-s-antonio

OVARO (Ud), fraz. Mione. Chiesa di Sant’Antonio abate.

La Chiesa di Sant’Antonio Abate a Mione (Ovaro) viene menzionata per la prima volta il 26 luglio 1382 quando Odorico del fu Guargendo di Mione concedeva benefici alla chiesa stessa. La chiesa venne parzialmente distrutta durante il terremoto del luglio 1700.
ovaroAi primi del novecento si presentava come una piccola chiesa con facciata a capanna, bifora campanaria e portico antistante. Quest’ultimo venne demolito prima che iniziassero gli estesi lavori di ristrutturazione ed ampliamento realizzati tra il 1923 e il 1926 utilizzando, in buona misura, le pietre e le travi derivanti dalla demolizione dell’antica abitazione quattrocentesca della famiglia Micoli Toscano che, fin dal 1836 abitava nel nuovo e grande palazzo signorile conosciuto come Palaç, o anche “la casa delle 100 finestre”. Negli stessi anni fu costruito l’attuale campanile, separato dal corpo della chiesa. Un nuovo restauro si ebbe dopo il terremoto del 1976.
La chiesa è oggi un edificio a impianto basilicale, con presbiterio pentagonale notevolmente aggettante e di quota inferiore rispetto al corpo principale, che faceva parte dell’originaria chiesa quattrocentesca inglobata nell’attuale edificio.
ovaroLa facciata presenta un prospetto a tre navate con falde lignee aggettanti. Il portale è in pietra a sesto acuto con protiro pensile articolato su tre livelli, quello centrale più alto e quelli laterali al di sopra a sinistra di un affresco di Sant’Antonio Abate di ignoto pittore friulano databile 1926, a destra di una targa dedicatoria che ricorda i caduti in guerra della località. Accanto a questa una seconda targa ricorda il contributo dei Micoli Toscano all’ampliamento della chiesa.
ovaroAl di sopra del portale si vedono un Rosone e un Crocifisso ligneo. Ai lati dell’ingresso vi sono due alte e strette finestre a sesto acuto. Il tetto è coperto da embrici alla carnica.
L’interno, illuminato da tre finestre per lato, è ripartito in tre navate da pilastri in pietra con archi a sesto acuto. Il soffitto della navata ha struttura portante lignea a vista. Al presbiterio, rialzato di due gradini, si accede tramite arco santo a sesto acuto, con volta a crociera e costolature. Il coro pentagonale voltato a vele è illuminato da due finestre laterali a sesto acuto ed un oculo centrale. Accanto all’ingresso si trova un’acquasantiera del XVII secolo. La pavimentazione è in lastre quadrate di pietra disposte a losanga con corsia centrale in lastre di pietra grigia rettangolari.
ovaroLa volta e le pareti del coro, la parte sopravvissuta della chiesa quattrocentesca, sono interamente ricoperte di affreschi, non datati, da tempo assegnati a Pietro Fuluto, anche se in precedenza erano stati attribuiti a Domenico da Tolmezzo.
Pietro Foluto, figlio di Giacomo di Tolmezzo, seguace e forse collaboratore di Gianfrancesco da Tolmezzo, è conosciuto quale “traduttore” a livello popolare delle opere del maestro. Pietro non sembra invece aver risentito delle novità portate in Friuli da pittori quali Pellegrino da San Daniele o Pordenone, rimanendo fedele allo stile di Gianfrancesco. Di quest’ultimo copiò talvolta i modelli, introducendo tuttavia propri caratteristici elementi che nascono da quella che è stata definita una visione incantata, fanciullesca e favolistica della vita, i cui risultati sono spesso stupefacenti per freschezza d’invenzione e di forma nei particolari.
Non essendovi documentazione precisa gli affreschi sono stati datati tra il 1506 ed il 1513 e sono considerati uno dei primi lavori del pittore, noto per avere eseguito diversi cicli pittorici in Friuli ma anche al di fuori.
ovaroNel coro della chiesa, al centro della volta a costoloni, è visibile la figura di Cristo benedicente. Negli articolati spazi delle vele sono contenute le figure dei quattro evangelisti con i loro simboli, figure di angeli e profeti e l’Annunciazione. Le figure si stagliano su un fondo blu punteggiato di stelle.
Sulla parete destra è andata perduta la decorazione della lunetta, al di sotto a destra due scene mostrano a sinistra la Natività e a destra la Presentazione al tempio. La parete di fondo è occupata da una Madonna in trono tra San Rocco e San Sebastiano. Nella lunetta della parete sinistra è rappresentata la Resurrezione. Al di sotto a destra una scena in cui si conservano solo le parti inferiori dei personaggi. A sinistra la Fuga in Egitto, con una dolcissima Madonna seduta sull’asinello con sulle ginocchia un paffuto Bambino, ed ai lati l’angelo e San Giuseppe. Sullo sfondo, una serie di colli che degradano dolcemente e, in prospettiva, una lunga serie di case appena disegnate. Nella fascia inferiore che corre sulle tre pareti vi sono figure di santi separate da colonnine ed archetti.
ovaroNotevole è l’ancona lignea, un tempo altare maggiore. Alla metà del Settecento venne sostituita dall’attuale altare in pietra e collocata dapprima nella parete sinistra della navata e poi nella posizione attuale al di sopra dell’ingresso. Gravemente lesionata dal terremoto del 1976 venne restaurata nel 1987.
In passato l’ancona, in legno dipinto e dorato, venne attribuita genericamente alla scuola tolmezzina. Il ritrovamento di un contratto datato 4 febbraio 1538 tra i sindaci e procuratori del Comune di Mione ed un mastro Simone, scultore o falegname, figlio di mastro Paolo Scalettario di Udine, per la realizzazione di una pala per la chiesa di Sant’Antonio, hanno permesso l’attribuzione a Simone di Paolo (documentato a Udine tra il 1538 e il 1543).
Nel 1976, a seguito del terremoto, l’altare cadde rompendosi. Apparve in tale occasione sul cassone un’iscrizione “ADI 17 APRILE / 1543 / SIANDO CAMERARO / BENEDETTO D. GERMANO / P[RE] SENTE MIS[ER] / P. VOCAZO” che determina per la fattura dell’opera il periodo tra il 1538, data del contratto, e il 1543, termine per l’ultimo pagamento.
L’icona, scarsamente visibile per la sua collocazione, consta di vari ordini di figure scolpite, dorate e inserite in nicchie. In alto si trova la figura di Dio Padre. Nella fascia sottostante al centro la statua del Cristo redentore con, dipinte ai lati le figure dell’Annunciazione, a sinistra l’angelo annunziante e a destra la Madonna annunciata. Al di sotto al centro la Madonna seduta con il bambino in braccio, con a sinistra San Floriano e a destra San Vincenzo.
Nel livello inferiore al centro Sant’Antonio abate in trono con mitra e pastorale, con a sinistra San Maurizio e a destra San Bovo. Ai lati, al di fuori dell’ancona, sono collocate due statue di santi, di qualche decennio più tarde, rappresentanti Sant’Osvaldo a sinistra e San Rocco a destra.
Sopra l’arco di accesso al presbiterio sono appesi un Crocifisso del XVIII secolo e due Angeli cerofori databili al XV-XVI secolo. L’altare maggiore in marmo è del 1753, vi sono inoltre un altare del XVIII secolo dedicato a Sant’Antonio abate e un altare in marmo con una statua della Pietà di scultore friulano del XX secolo ed un rilievo marmoreo con lo stesso soggetto nella mensa.

Fonti:
– Bergamini Giuseppe. Un naif in Carnia: Pietro Fuluto, in Studi Tolmezzini, “AAAd” XX (1981)
– Bergamini Giuseppe La scultura lignea nel Rinascimento in Pastres Paolo (a cura di) Arte in Friuli dal Quattrocento al Settecento. Società Filologica Friulana, Udine 2008
– Bergamini Giuseppe. Affreschi ed intagli nella Chiesa di Mione, in La scultura lignea in Friuli. Atti del Simposio Internazionale di Studi. Udine, 1985.
– Bergamini Giuseppe e Tavano Sergio. Storia dell’arte nel Friuli Venezia Giulia. Chiandetti Editore, Reana del Rojale 1991
– Burgos Alberto. Toscjan la famiglia Micoli Toscano e Applis in Aplis una storia dell’economia alpina in Carnia. Tolmezzo 2008
– Ermacora Chino La pieve di S. Maria di Gorto e la chiesa di Mione in La Panarie, a.15, n.87-88 (mag.-ago. 1939)
– Giusa Antonio e Villotta Michela (a cura di) Ovaro itinerari e ricerche Quaderni del Centro regionale di catalogazione dei beni culturali 25. Regione autonoma Friuli – Venezia Giulia. Centro regionale di catalogazione dei beni culturali 1995
– Giusa Antonio e Villotta Michela (a cura di) Ovaro inventario dei beni culturali. Quaderni del Centro regionale di catalogazione dei beni culturali 25. Regione autonoma Friuli – Venezia Giulia. Centro regionale di catalogazione dei beni culturali 1995
– Marchetti Giuseppe e Nicoletti Guido. La scultura lignea nel Friuli. Silvana Editoriale d’Arte Milano. 1956
– Pastres Paolo Quattrocento e Cinquecento in Pastres Paolo (a cura di) Arte in Friuli dal Quattrocento al Settecento. Società Filologica Friulana, Udine 2008
– Rizzi Aldo, Profilo di storia dell’arte in Friuli. Il Quattrocento e il Cinquecento, Udine, 1979, p. 88.

Info:
Strada Statale 465, 6/B, 33025 Mione – Ovaro (UD)
Data ultima verifica: agosto 2020
Aperta in occasione delle funzioni religiose

Autore: Marina Celegon

Galleria immagini: Marina Celegon.