ROSIGNANO MONFERRATO (Al). Chiesa di Sant’Antonio abate

Piazza Sant’Antonio, nei pressi della Parrocchiale.
https://goo.gl/maps/nHk7335UzjuZh2Ju5

E’ la più antica tra le chiese esistenti nel comune. Venne eretta nel XII secolo in stile romanico, come testimonia ancora la monofora e il “finto” archivolto sul lato sinistro.

L’attuale facciata risale, invece, agli inizi del XVII secolo ed è caratterizzata da linee semplici e classiche. Quattro lesene poco aggettanti scandiscono il piano e sostengono un alto e imponente frontone.
La vera sorpresa di questa chiesa è l’interno. Infatti, a pochi passi dall’ingresso ci si trova di fronte ad un’altra facciata. Questa, più antica di quella esterna, è un piccolo gioiello in stile romanico. Superata questa seconda facciata ci si trova all’interno dove si possono ancora ammirare alcuni pregevoli frammenti degli affreschi che adornavano la chiesa fin dalle sue origini.
Opere ed oggetti d’arte contenuti: All’interno si possono ammirare pregevoli affreschi del XII secolo raffiguranti S. Pietro, S. Giacomo e un santo vescovo, forse Eusebio oppure Evasio.

 

Link:
http://archeocarta.org/rosignano-monferrato-al-chiesa-di-santantonio-abate/

Fruibilità:
Attualmente la chiesa è sconsacrata e chiusa al pubblico. Necessita di urgenti interventi di restauro, necessari al recupero di un importante luogo del Monferrato.

Info: Comune 0142 489009

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 16/07/2012

BRIONA (No), fraz. San Bernardino, loc. Orcetto. Oratorio di S. Antonio abate

Strada Provinciale 101 di Morghengo, frazione San Bernardino di Briona, un tempo denominata località Orcetto.  https://goo.gl/maps/k2ysmNwYRyBu5hpr6

L’oratorio campestre è dedicato a Sant’Antonio abate, santo la cui vasta devozione è da mettersi in relazione alla sua protezione contro i mali, soprattutto contro quello che nel linguaggio popolare ha preso il nome di “fuoco di Sant’Antonio”.

 

L’edificio ad ala unica, di piccole dimensioni, è concluso ad oriente da un’abside semicircolare ed è coperto da un tetto ligneo con un manto di coppi.
In origine presentava una pianta pressoché quadrata, ampliata poi nel 1610.
La facciata, dal profilo a capanna, completamente intonacata, ha al centro una porta sovrastata da una finestrella ad oculo che conserva parte del suo intonaco originale.
Sul finire del Quattrocento fu intrapresa la decorazione pittorica dell’oratorio: gli affreschi, che coprono l’intera superficie delle pareti originarie, sono tutt’ora conservati e visibili ma pur essendo un complesso di grande interesse non sono stati finora studiati.
Questa decorazione si presenta omogenea ed in buono stato di leggibilità, e sebbene non ci siano giunte né la firma dell’autore né la data dell’esecuzione, tutti gli indizi rimandano ad un’unica mano esecutiva.
Si ritiene che si tratti di quella del pittore Tommaso Cagnola, novarese e attivo tra l’ultimo quarto del Quattrocento e i primi del Cinquecento, senza escludere l’apporto della sua bottega.
Si sono poi verificati nel corso dei secoli tre interventi di restauro (uno nel Settecento, uno nell’Ottocento ed uno nel Novecento), che hanno in parte alterato la qualità ed alcune caratteristiche dei dipinti.
L’affresco della conca absidale, rappresenta al centro, in una grande mandorla, il Trono della Misericordia, che, in una composizione verticale, riunisce il Cristo pantocratore ed il Cristo morto sulla croce, con il corpo coperto di piaghe sanguinanti.
I simboli degli Evangelisti e le figure dei santi Sebastiano e Rocco completano la decorazione absidale, mentre sull’arco trionfale, è raffigurata l’annunciazione, sovrastata, nella parte centrale, dalla figura di Dio Padre, che sembra scendere dal cielo, sporgendosi da un’arcobaleno.

La parete settentrionale rappresenta cinque figure di santi ed una Madonna con il Bambino.
La figura di sant’Antonio abate, caratterizzata da una lunga barba grigia, è la prima a presentarsi agli occhi di chi avanza dall’ingresso, seguono poi San Pietro, di nuovo sant’Antonio bastonato dai demoni, ed infine Maria Maddalena e Giovanni Battista che affiancano la Madonna in trono con il Bambino. Immagini in alto e a destra.

 

 

 

La parete meridionale, è affrescata con le figure di cinque santi – san Giovanni evangelista, san Pantaleone, san Bernardino da Siena, san Domenico, sant’Antonio abate – e due Madonne in trono con il Bambino, una delle quali rappresentata nell’atto di allattare il Bambino. Imamgine in basso. 

Al momento non si possiedono elementi, che permettono di risalire al committente, (probabilmente uno solo) della decorazione pittorica dell’oratorio. Circa la sua identità si possono formulare solo delle ipotesi: potrebbe trattarsi del dominus, che aveva autorità sulle terre circostanti, (forse un membro della famiglia Brusati di Morghengo), oppure della stessa comunità di fedeli di Orcetto desiderosi di ornare le pareti del proprio oratorio con le figure dei santi verso cui avevano l’abitudine di rivolgersi, primo fra tutti sant’Antonio abate.
Solo un restauro d’insieme degli affreschi potrebbe portare alla luce nuovi elementi utili per la datazione del ciclo pittorico.
Al momento sulla base di considerazioni stilistiche si propende per l’attribuzione degli affreschi di Orcetto ad una data prossima al 1485, vista anche l’epidemia di peste che colpì il contado novarese nel 1484 e che potrebbe giustificare la presenza negli affreschi di santi protettori contro la peste quali san Sebastiano, san Rocco, san Pantaleone ed infine sant’Antonio abate.

 

La scarsa documentazione reperibile ed i vari rimaneggiamenti effettuati in epoche diverse non consentono un’esatta collocazione cronologica dell’oratorio, che è da ritenersi edificato probabilmente tra la fine del XIV secolo ed i primi decenni del XV, in considerazione del fatto che il culto di Sant’Antonio comincia a proliferare a partire da questo periodo.

 

Bibliografia:
L’Oratorio di S. Antonio in Località Orcetto, di G. Bianchi e F. Portaluppi – Ristampa a cura del Comune di Briona e della Biblioteca Comunale di Briona – Disponibile in Biblioteca (euro 10,50).

Vedi anche:
http://archeocarta.org/briona-san-bernardino-no-oratorio-di-santantonio-abate-in-orcetto/

Fruibilità:
Apertura: Occasionalmente Aperto – Richieste di visita presso il Comune – Ingresso Gratuito.  Comune di Briona, tel. 0321 26080

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 30/06/2012

MONTECHIARO D’ASTI (At). Cappella di Sant’Antonio abate

Via Mondo, 11.   https://goo.gl/maps/EidveUue8FCLddxBA

La cappella intitolata a questo Santo era molto antica, tanto che risulta citata nel verbale della visita pastorale effettuata nel 1627.
Fu ricostruita nell’attuale sito nella seconda metà del 1700 dal Signor Maggiore Franco Antonio Vandero.
Possiede una discreta facciata barocca in cotto a vista con eleganti cornici alle finestre e al portale che accoglie un portone a pannelli settecenteschi scolpiti.

 

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 30/06/2012

 


In Via Monte Chiaro, 36-38, sorge un pilone dedicato a Sant’Antonio abate.

https://goo.gl/maps/ndbbaQ3ezJJ4cjsu5
Immagine da googlemaps.

Aggiornamento: febbraio 2023

NOVALESA (To). Cappella di Sant’Antonio Abate

La cappella di Sant’Antonio sorge isolata nell’omonima località a Novalesa in Valle di Susa. Via Sant’Antonio, 13.
https://goo.gl/maps/PSonJX9cw8qNPTkA8

La cappella è citata per la prima volta nel 1598, anno in cui fu beneficiata di un legato.
La cappella fu distrutta nel 1884 a causa di una valanga e venne ricostruita nel 1889 sul medesimo sito.
La cappella, nuovamente distrutta da una valanga, fu ricostruita su di un sito diverso rispetto al precedente, nel 1892

La facciata, intonacata, è profilata a capanna e conclusa agli spigoli da paraste; la porta è sovrastata da una finestrina a mezzaluna. Le due falde del tetto sopravanzano il filo della facciata a proteggerne l’ingresso. L’interno si sviluppa secondo uno schema a navata unica conclusa da abside semicircolare. Recentemente restaurata.

 

 

Link:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=8606

 

Rilevatore: Ersilio Teifreto

Data ultima verifica sul campo: 30/04/2012 – aggiornamento 14 dicembre 2021

 

VIRLE PIEMONTE (To). Chiesetta di Sant’Antonio abate.

La Chiesetta dedicata a Sant’Antonio abate si trova alle confluenza tra le strade provinciali n. 138 (Buriasco – Poirino), 141 (None – Pancalieri) e 148 (Vigone – Virle). Via Carlo Alberto, 47
https://goo.gl/maps/KDBAF2iCRZNrangz6

Edificio ad una sola navata, con linee semplici e probabilmente databile all’inizio del XVII secolo.

L’esistenza della cappella votiva, si perde nella notte dei tempi: dagli atti parrocchiali essa esisteva sicuramente nell’anno 1750 come risulta dalla relazione acclusa alla visita pastorale, avvenuta in quell’anno, ove il Parroco di allora, Don Michele Maria Molina, dice “… vi è ancora una Cappella rustica e coperta a coppi, senza porta, in cui vi entrano le bestie, e fansi immondeze dovendo questa essere sotto il titolo di S. Antonio di Padova, dal momento che l’Antica nel di cui Luogo si è riedificata questa che era sotto il med.mo titolo…”
Prosegue asserendo che si trattava di una cappella privata di proprietà dei Sigg. Ghio, virlesi, mugnai in Moncalieri; più volte invitati a restaurare la chiesa avevano sempre promesso di farlo senza però onorare l’impegno.
Sempre su una ulteriore relazione, in occasione della successiva visita pastorale nel 1825, don Francesco Ternavasio scrive: “… la cappella di Sant’Antonio comprata e riparata dalle oblazioni dei fedeli…” segue una descrizione che si avvicina a quella che è la situazione attuale; si presume quindi che nel lasso di tempo intercorso la chiesetta sia stata acquistata dalla comunità Virlese e ristrutturata allo stato attuale oltre ad averla dedicata a S. Antonio abate.
Da ciò che è dato a vedere e dalle caratteristiche costruttive intrinseche possiamo far risalire la prima edificazione alla metà del 17esimo secolo, come tantissime chiese coeve erette dalle popolazioni a scioglimento di ex voto fatti in occasione della pestilenza abbattutasi sul nord Italia verso il 1630 (di Manzoniana memoria…) e per la quale ci si rivolse, in preghiera, verso quei Santi che sono considerati particolari intercessori per specifiche circostanze (S. Antonio abate e da Padova, S. Michele (in fœderis), S. Rocco…..).
Della chiesa si è ritrovata una foto antecedente al 1918 (mancano gli alambicchi della famiglia Dellacroce costruiti nell’anno citato ed abbattuti a metà degli anni ’80), l’aspetto del frontale è più curato ed i Santi nei riquadri laterali sono diversi dagli attuali (sicuramente uno era S. Agostino), il dipinto centrale, sull’entrata, rappresentava Sant’Antonio abate in preghiera davanti alla Vergine: molto probabilmente era uguale al quadro che campeggia sull’altare interno.
Purtroppo il decorrere del tempo ed, ammettiamolo, l’incuria dell’uomo hanno minato l’aspetto sia interno, (compreso lo spoglio degli ex voto di non lontana memoria), che esterno per cui la comunità Virlese ritenne, negli ultimi anni, doveroso intervenire nel recupero del fabbricato che vuole anche essere un rinverdimento di ciò che esso rappresenta.
Una cronaca virlese dell’800 ricorda che al santo era dedicata la vivace festa del 17 gennaio: la sera della vigilia si accendeva il fuoco di fascine ponendolo ad ovest della cappella.
Il fuoco era uno dei simboli del Santo, che avrebbe visitato l’inferno vincendo ed incatenando il demonio come un cagnolino: inoltre era il protettore degli animali da cortile, in particolare il maiale, il cui grasso serviva a lenire i dolori conseguenti alle lesione neurologiche dell’ Herpes Zoster e dell’ Ergotismo (il cosiddetto “fuoco sacro” portato da una contaminazione del pane di segale con un fungo tossico).
Sulla facciata, come si vede nella foto di inizio secolo scorso (cfr. immagini) erano raffigurati san Luigi Gonzaga e un altro santo non meglio specificato: si dovrebbe però all’iniziativa recente la presenza di altre due pitture che ritraggono in modo alquanto rozzo san Bartolomeo e san Malchiorre, nomi onomastici assai frequenti tra la popolazione Virlese.
Al centro, dentro ad un ovale, vi é un affresco di buona fattura che raffigura il santo titolare attorniato dai vari simboli a lui attribuiti (il maiale, la campanella, il bastone a forma di Tau).

Cronologia: XVIII sec.

Bibliografia:
 – Paolo Castagno “Virle Storia ed Arte“, Stultifera Navis 2000

Rilevatore: Roberto Polidori

Data ultima verifica sul campo: 10 aprile 2012