CEGLIE MESSAPICA (Br). ex Chiesa di sant’Antonio abate

Secondo Rocco Anthelmy (1834 – 1917), tra i primi studiosi della storia di Ceglie Messapica, l’antica Cappella di sant’Antonio abate risalirebbe all’epoca di Costantino Magno (Editto di Milano, 313 d. Cr.), per avere incise, sull’architrave della porta d’ingresso, le lettere I.H.S.V. (In hoc signo vinces).

 

Nell’odierna Piazza di sant’Antonio, https://maps.app.goo.gl/3QfzDtwRBosxQweZ6  o comunque nelle sue immediate vicinanze, nel XV secolo, insisteva probabilmente, un complesso ospedaliero extra moenia intitolato a sant’Antonio. “Cursia sant’Antonio”, infatti, ha proprio il significato di Corsia d’ospedale.
Nella chiesa di sant’Antonio Abate, così come in altre presenti sul territorio cegliese, nei primi anni di vita, veniva officiata l’Eucarestia secondo il Rito greco, dovuto al fatto che la cultura bizantina era ancora molto radicata nella tradizione locale.
Le cose cambiarono nel momento in cui giunsero in Puglia i Normanni, i quali crearono forti organismi politici ed avviarono il processo di latinizzazione a partire dal pontificato di Gregorio VII (1073 – 1085), riducendo, progressivamente, la presenza del clero Greco.

 

Note storiche:
La chiesetta, più recente rispetto alla data dell’editto, va annoverata tra gli edifici di culto più antichi della città. La sua edificazione é ascrivibile al periodo altomedievale (X secolo); essa era dedicata a sant’Antonio Abate, il quale a Ceglie Messapica, fino a non poco tempo fa, era conosciuto anche come sant’Antonio di Vienna.
Negli atti notarili custoditi presso l’Archivio di Stato di Brindisi, infatti, viene tramandato come il Santo di Vienna. Questo per la molto probabile stortura del luogo in cui in cui sono custodite le reliquie del santo, vale a dire nella chiesa di Saint’Antoine a Vienne, in Francia. Pertanto la pronuncia francese deve aver tratto in inganno i primi studiosi. Il santo è molto radicato nelle tradizioni popolari al punto che, intorno a costui sono nati alcuni proverbi popolari: “da sand’Anduèn masckr’ j – ssuen’ (Da sant’Antonio Abate maschere e suoni), volendo con ciò significare l’inizio dei festeggiamenti in onore del Carnevale.
Egli fu venerato dal popolo, il quale faceva a lui ricorso contro la peste, lo scorbuto e contro tutti i morbi contagiosi. Lo sviluppo del culto popolare per sant’Antonio abate fu dovuto alla sua fama di guaritore dell’herpes zoster, popolarmente conosciuta come “fuoco di sant’Antonio”.
In onore di sant’Antonio abate, la sera antecedente la ricorrenza della festa (17 gennaio), venivano accesi, per le strade della città, grossi falò, una consuetudine, questa, che è andata, col tempo, scemando. La popolarità del culto favorì, tra l’altro, la consuetudine di intitolare al Santo ospedali, chiese, confraternite ed edicole votive.

Ultimo cappellano di questo antico edificio di culto fu don Massimino Gioia il quale, nel 1904, l’aveva ristrutturato a sue cure e spese come riferisce anche l’iscrizione in lingua latina su lapide: “Hanc aedem s. Antoni abatis iam pridem in precarium usum conversam sac. Maximinus Gioia recuperavit restituit in integro atque esornavi an. Cristiano MCMIV” (“Questo Tempio di sant’Antonio abate già da molto tempo volto a un uso precario il sacerdote Massimino Gioia riportò alle condizioni di prima, restaurò completamente e abbellì nell’anno di Cristo 1904”).
Oggi, delle antiche fattezze della chiesa non rimangono che la facciata e alcuni affreschi all’interno, risalenti al XVIII secolo che ritraggono scene di vita di santi.
La cappella, una volta abbandonata, è divenuta, oggi, parte di un complesso di ristorazione.

 

Bibliografia:
 – Conte, Is. – Scatigna Minghetti, G. (1987), Ceglie Messapico. Arte – ambiente – monumenti, Martina Franca, Nuova Editrice Apulia.
– Scatigna Minghetti, G. (2008), Ceglie Messapica, in La Via di Maria. Fede, Arte, Storia. Percorsi Mariani nella Diocesi di Oria, Manduria, pubblicazione a cura dell’Azione Cattolica Italiana, Diocesi di Oria.

Rilevatore: Ersilio Teifreto

Data ultima verifica sul campo: 31/05/2013

TALMASSONS (Ud), fraz. Flambro. Chiesa di S. Antonio abate

Via S. Antonio – Flambro – Talmassons – UD
https://maps.app.goo.gl/3unv2Pmacy2xZaeq8

Chiesetta campestre dedicata a S. Antonio abate, fu un tempo la chiesa del villaggio di San Vidotto, piccolo borgo di origine romana, distrutto nel 1477 dai Turchi.
La chiesetta attuale risale al XVIII secolo.
Presenta aula rettangolare e abside quadrata con volte a crociera. La semplice facciata è caratterizzata da un tettuccio posticcio collocato sopra la porta d’ingresso su cui è dipinto un affresco che raffigura sant’Antonio abate, di Giovanni Toneatto, eseguito sulla base del precedente di Antonio Senci. Sul tetto c’è la bifora campanaria.
Fino a qualche anno fa erano visibili gli affreschi settecenteschi realizzati da Pietro Venier.
Tuttora si conservano gradevoli ex voto della passata devozione al Santo.
Una targa ricorda l’ultimo restauro, dopo il terremoto del 1976, ad opera del Gruppo Alpini di Flambro.
Tutto intorno alla chiesetta affiora una grande quantità di materiale archeologico.

All’interno, sull’altare, una statua di sant’Antonio abate con gli attributi  abituali (vedi immagine sotto).

Bibliografia:
– T. Cividini, Paola Maggi, Presenze romane nel territorio del Medio Friuli 6. Mortegliano Talmassons, 1999, p. 167.
https://www.archeocartafvg.it/

Allegato: sant antoni.pdf 
Vedi anche: San Vidotto

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 28/04/2013

PAESANA (Cn), fraz. Calcinere. Chiesa Parrocchiale di Sant’Antonio abate

Calcinere (oppure Le Calcinere) è una piccola frazione del comune di Paesana, dal quale dista 4,32 chilometri. Il paese è a sua volta diviso in due parti, Calcinere Inferiori e Calcinere Superiori. Il nome di questo agglomerato pare derivare dalle vecchie cave di calce, ormai abbandonate da diversi anni, che erano situate proprio al centro della frazione e davano lavoro ad un discreto numero di operai provenienti da tutti i paesi vicini. Calcinere, oggi poco abitato (93 ab.), è stato molto più popoloso in passato e diversi edifici sono riconducibili ad un passato più ricco di vita.
La  Chiesa è sita nella parte bassa della frazione, lateralmente alla strada che attraversa l’abitato, unica via di collegamento con l’Alta Valle Po fino alla costruzione della circonvallazione.
https://goo.gl/maps/rgt2temRuDSfURq96

 

La costruzione della cappella di S. Antonio fu voluta per testamento da G. A. Castellar dei Signori di Paesana (nato nel 1464 o 1466, morto nel 1528 o 1529 ), feudatario della Valle Po all’epoca degli ultimi Marchesi di Saluzzo. Il portale è attribuito al Sanmicheli.
Nel 1845 fu ristrutturata ed ampliata con il fine di erigerla in sede parrocchiale. La parrocchia di Sant’Antonio abate, di discrete dimensioni, ha subito di recente importanti interventi di restaurazione grazie al contributo ricevuto dal parroco da parte degli abitanti di Calcinere.

Gli elementi scultorei in pietra locale inseriti a decorazione di portale e finestre vennero probabilmente sistemati nella posizione attuale nel 1868: questa data, infatti, è incisa sul lato inferiore dell’architrave; la loro realizzazione risale però a un periodo più antico, verosimilmente rinascimentale. Il campanile è staccato dal corpo della chiesa; è situato a ovest, a pochi metri dalla facciata principale; li separa un piccolo spazio che ospita il sagrato e l’accesso carraio alle abitazioni limitrofe.
La chiesa è formata da due navate: una maggiore terminante in un abside tondeggiante e, a nord, quella minore, con la pavimentazione rialzata di un gradino rispetto alla navata principale nella prima metà e di due nella seconda metà. Dall’ingresso principale si accede all’aula che termina nel presbiterio rialzato di due gradini. Alla sinistra dell’altare maggiore una porta collega il presbiterio con la sacrestia. La navata minore presenta un accesso secondario e termina all’altezza del presbiterio, con un altare minore dedicato alla Madonna.
La navata laterale ospita anche un altro altare minore: entrando dall’ingresso secondario si trova sulla sinistra ed è dedicato a S. Antonio abate

Sulla facciata tre zone affrescate: nella parte sinistra assieme a un altro Santo, c’è sant’Antonio abate con bastone e campanella

 

Link:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=59190

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 13/02/2013 – aggiornamento 12 dicembre 2021

 

LUSERNETTA (TO). Chiesa di Sant’Antonio abate

Chiesa di Sant’Antonio abate,  patrono del paese.
https://goo.gl/maps/Yr2yF8uZytax372eA

La costruzione, di linee semplici e armoniose, è di stile barocco con pianta a croce greca e con cupola centrale semisferica.
Nella facciata, una grande trabeazione sormonta quattro pilastri terminanti con capitelli dorici.
Analoghi pilastri coronati da capitelli si trovano anche nell’interno della chiesa, che è ornata da molteplici finte finestre in stile rinascimento.
L’ampia cupola centrale reca alla sommità un bel dipinto dell’Assunta ed è arricchita alla base da quattro grandi dipinti raffiguranti gli evangelisti Matteo, Marco, Luca e Giovanni; ignoto è il loro autore.

Sullo sfondo dell’abside, in posizione centrale, vi è una pregevole tela, racchiusa in ornata cornice, raffigurante l’Assunta circondata dal patrono della chiesa S. Antonio abate, da S. Bernardino e S. Rocco, patroni di due cappelle omonime che si trovano nell’ambito del territorio parrocchiale.

 

In conformità alle norme stabilite dal Concilio Vaticano II circa la ristrutturazione delle chiese, l’area su cui sorgeva l’altare centrale ha subito una profonda trasformazione che snellisce l’insieme e mette in evidenza il “coro” ligneo che orna la parte inferiore dell’abside.
Nel braccio destro della chiesa, sopra l’altare su cui si conserva il SS. Sacramento, si nota un grande dipinto raffigurante la Madonna del Rosario; nel braccio sinistro un altro grande dipinto raffigura la Famiglia di Nazareth.
La mensa centrale e l’ambone sono opera dello scultore pinerolese Stefano Drago.
Le scene scolpite sulla parte anteriore della mensa rappresentano, procedendo da sinistra verso destra, la Crocifissione, la Risurrezione di Gesù e Cristo Giudice.
L’ambone porta scolpita la scena evangelica del ritorno del figlio alla casa del Padre.
In complesso siamo davanti ad una bella e degna costruzione, le cui linee e particolarità costruttive furono messe in maggiore risalto dai restauri eseguiti a regola d’arte dall’Impresa Perini di Pinerolo in occasione del centenario della sua edificazione (1846 – 1946).

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/83030/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 13/02/2013

FARA FILIORUM PETRI (Ch). Chiesa di Sant’Antonio ai Colli

Via Vicenne, fraz. Bucchianico. https://goo.gl/maps/a3xAYzehEFe2pwiq5

La chiesa fu costruita nel luogo dove la tradizione dice sia accaduto il miracolo che protesse Fara dall’invasione Francese del 1799.
Il luogo era famoso nella memoria contadina perché vi esisteva un boschetto di querce, dieci delle quali secondo tradizione conservavano il tronco sempre dello stesso diametro nonostante passassero gli anni.

 

Durante l’ultima guerra, una famiglia della zona era stata intimata dalle truppe tedesche a “sfollare”. Dopo aver caricato un carro uno dei figli si avviò in cammino verso Chieti ma giunto in prossimità del boschetto i buoi si inginocchiarono e non vollero proseguire.
Tornato a casa vi restò con tutta la famiglia non subendo alcuna aggressione. Fu reputato miracolo di sant’Antonio e passata la guerra, nel 1947, fu costruita l’attuale chiesetta per ringraziamento.

 

Link: http://www.farafiliorumpetri.it
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=9598

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 08/01/2013