SANDIGLIANO (BI). Oratorio di S. Antonio abate

Poco fuori dell’abitato, lungo la strada per Borriana, in località Villa, Via Roma 34
https://goo.gl/maps/xE7Y66HKNCGsff8N7
L’oratorio o cappella di sant’Antonio abate sorge a poca distanza dal Castello.


Sandigliano ha avuto nel medioevo una doppia fortificazione, conseguenza della duplice signoria su questo luogo: il castello del Torrione, di proprietà dei Vialardi e il castello della Rocchetta legato alla famiglia dei Sandigliano.
Il Torrione è il più antico dei due e il primo nucleo risale all’incirca all’XI secolo: era il torrione o dongione centrale che diede il nome all’intero complesso che venne potenziato tra il XIII e il XIV secolo con doppio fossato, torri con ponti levatoi, soprelevazione della cortina dei fabbricati preesistenti. A queste opere di nuova fortificazione risale l’agglomerato popolare della borgata Villa (toponimo ancora esistente) con la costruzione di un ricetto signorile che è quasi completamente scomparso. Il castello del Torrione rimase di proprietà della stessa famiglia per secoli, fino ad oggi. Gli edifici nel tempo vennero fortemente modificati, in particolare con l’abbattimento della torre-porta a levante, il riempimento dei fossati, la demolizione di quasi tutta la cortina muraria; intorno al 1920 un intervento di restauro curato da Carlo Nigra riportò alla luce alcuni elementi architettonici antichi, ma introdusse anche alcune aggiunte, secondo la teoria allora vigente del restauro integrativo.

Del castello dei Vialardi rimangono intatti l’antico dongione con le merlature rifatte alla guelfa (al contrario la famiglia nel Medioevo fu tenacemente ghibellina) ed una singolare bertesca cinquecentesca. I pochi resti del ricetto furono inglobati nell’azienda agricola ad ovest del castello.

L’ORATORIO DI SANT’ANTONIO ABATE detto “al Torrione”, pur appartenendo alla famiglia Vialardi non fu mai cappella gentilizia. Si tratta di un piccolo edificio in stile fra il romanico e il gotico eretto probabilmente alla fine del XIII secolo o all’inizio del XIV.
All’inizio del Seicento risulta che non possedesse ancora la volta interna e che fosse coperto solo dal tetto. Fu su ordine del vescovo che nel 1664 si elevarono i muri e si creò la volta interna. La parte superiore più recente è ancora oggi ben riconoscibile dall’esterno, sia nella facciata sia nei muri laterali, nei quali fu lasciata la decorazione ad archetti pensili che correva intorno a tutta la chiesa originaria. Anche le lesene che scandiscono i muri laterali coprono in altezza solo la parte più antica i cui muri hanno parti costruite in ciottoli di fiume oltre che in mattoni.
L’abside è tardo-romanica; all’interno conserva affreschi della seconda metà del XV secolo attribuiti ad un pittore di area novarese, che ha lasciato varie testimonianze anche nel biellese, detto il “Maestro del Cristo della Domenica” (o Maestro di Proh, frazione di Briona NO), che raffigurano, nel catino absidale, il Cristo in mandorla con i simboli dei quattro Evangelisti e, nel tamburo, i dodici Apostoli.
Un affresco di metà XVI secolo, posto sulla parte sinistra, raffigura la Madonna col Bambino.
Sulla parete destra un dipinto raffigura la Crocifissione con ai lati due Santi, a sinistra è sant’Antonio abate.

 

Bibliografia:
– VIGLINO DAVICO M., I ricetti, difese collettive per gli uomini del contado nel Piemonte medioevale, Edialbra, Torino, 1978
– VIALARDI DI SANDIGLIANO T., Il Castello di Sandigliano, in SPINA L., (a cura di), I Castelli Biellesi, Milano, 2001
– RABAGLIO R., Castelli del Biellese, Ed. Leone Griffa, Pollone BI, 2003.

Link:
http://archeocarta.org/sandigliano-bi-castello-torrione-vialardi-e-oratorio-di-s-antonio-abate/

https://www.milanofotografo.it/SvagoCulturaDettagliBiellese.aspx?ID=116
Fruibilità:
Info Comune, tel. 015.691003
Orari di apertura: Il castello é di proprietà privata, non visitabile. L’Oratorio è aperto in alcune circostanze, per informazioni e visite, rivolgersi alla Parrocchia di Sandigliano, tel. 015.691068

Rilevatore: Feliciano Della Mora

03/12/2012 – aggiornam. novembre 2025

SERRAVALLE SESIA (VC). Chiesa/oratorio di Sant’Antonio abate

 

E’ collocata sul poggio omonimo, da dove domina un tratto della vecchia strada Ducale.
Via Sant’Antonio, 20    https://goo.gl/maps/WiQqU7fHXMzogxbQ9

 

Non si sa con precisione quando fu edificato il bell’oratorio dedicato a S. Antonio abate. Forse nel secolo XII o XIII, ma fu ricostruito negli anni tra il 1711 ed il 1721. L’inizio ebbe luogo il 10 di maggio 1711 su disegno di Carlo Zaninello essendo capomastro Pietro Sellelto e si finì nel 1720, essendo priore Carlo Ludovico Sozzano.
Il primo Registro dell’amministrazione del vecchio oratorio incomincia nel 1628, ma fin da quella prima pagina già si parla di “vecchio muro, fortificar li barba cani, di un porticato, di muraglia falla verso Serravalle”.
Dall’8 agosto 1723 la statua del Taumaturgo non venne più rimossa e rimane nella sua bellezza artistica a contemplare il cielo ed a benedire il popolo devoto. Il popolo di Serravalle celebra ogni anno solennemente la festa dei Santo con la benedizione del pane e del fieno.

 

Bibliografia:
 – Florindo don PIOLO, Storia del Comune di Serravalle Sesia, Stabilimento Grafico Fratelli Julini – Grignasco, Dicembre 1995

– Davide Cerutti, L’Oratorio di sant’Antonio abate e i suoi Priori,  Quaderno della Collana Storie di Comunità n° 4,  2018,

 

Link: http://www.comune.serravallesesia.vc.it

Fruibilità: Apertura: in occasione della SS. Messa. Tel. Parrocchia – 0163.450241

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 29/11/2012 – giugno 2020

CROAZIA – PINGUENTE/BUZET, frazione Rozzo/Roc. Chiesa di Sant’Antonio abate

Insediamento di 154 abitanti della Croazia, frazione del comune di Pinguente (in croato Buzet), nella Regione Istriana. È a circa 50 km a sud-est da Trieste lungo la strada verso Fiume. Rozzo (in croato Roc) viene considerato un paese piuttosto che un villaggio per via delle sue testimonianze storiche. Il nome Rozzo deriva dal celtico Roz (il toponimo “Roc” è molto diffuso in vaste zone dell’area culturale celtica). L’area in cui si trova Rozzo (l’Istria nord-orientale) fece parte del limite meridionale della diffusione della civiltà celtica verso l’Adriatico.
https://maps.app.goo.gl/PpnDffRtrVCcVXxy8

Note storiche:
I Romani lo chiamarono Castrum Rotium, forse anche in analogia con la parola latina “roteus“, che significa “luogo recintato”.
In epoca medievale, il suo nome fu per la prima volta menzionato in un documento scritto del 1064, come Rus. Da quella data e fino al 1209 Rozzo fu sotto il dominio del Margravio (o Marchese) d’Istria, per poi essere parte dei domini del Patriarcato di Aquileia.
A partire dal 1420 e fino alla caduta della Repubblica di Venezia Rozzo rimase Comune veneto e cardine delle difese veneziane contro gli Austriaci.
Successivamente fece parte del Regno d’Italia napoleonico, delle Province Illiriche ed infine dell’Impero d’Austria fino alla caduta di questo nel 1918.
Dal 1918 al 1943 fece parte dello Stato Italiano, poi dell’Adriatisches Küstenland fino al 1945. Fu assegnato alla Repubblica di Jugoslavia con il Trattato di Pace di Parigi del 1947.
Il paese di Rozzo è stato dichiarato dalle autorità un importante sito culturale poiché si sono ben conservati diversi monumenti e cimeli. Le attuali mura del paese, con due porte, furono erette dai Veneziani nel 1421. L’androne della torre Nord ospita un lapidario romano, con numerose iscrizioni in latino delle famiglie Prisca, Petronia e Flaminia, ed una bombarda veneziana del XVI secolo.

Accanto al duomo, c’è l’antica chiesa di Sant’Antonio abate, tutta in pietra calcarea a corsi, con un interessante, eccentrico campanile, dalla struttura asimmetrica, parte appoggiato alla facciata e parte a vela sul tetto. La chiesa, di stile tardo gotico, con archi a sesto acuto e l’abside esagonale, è stata costruita nel XIV secolo su una vecchia chiesetta del VI secolo (molto più piccola) e restaurata nel XVIII secolo.
All’interno contiene bei dipinti di un autore veneziano ignoto; molto interessante è la struttura interna a nervature.
Su tre croci di consacrazione sulla parete laterale meridionale vi sono graffiti del periodo tra il XIII ed il XIV sec. tra cui il più significativo è l’abecedario glagolitico di Rozzo creato verso l’anno 1200.
Su una parete esterna della chiesa di Sant’Antonio si conserva una piccola iscrizione in pietra, il cosiddetto alfabeto glagolitico di Rozzo del XIII secolo.

 

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 28/10/2012

 

BARDONECCHIA (TO), fraz. Melezet. Chiesa parrocchiale di S. Antonio abate

La frazione Melezet (altitudine m 1367) dista da Bardonecchia quasi 4 chilometri ed è situata sulla strada che porta al colle della Scala.
La parrocchia si trova sulla via che attraversa il centro dell’abitato.
https://goo.gl/maps/sjiiykktPrz95FBd7


Al portale d’ingresso si accede attraverso un portico a tre arcate preceduto da due scale in pietra.
Un’apertura tra le due scale esterne dà accesso a un locale interrato, usato per le sepolture invernali, quando la neve e il terreno gelato non consentivano i normali interramenti.
Al di sopra del portico si apre una finestra, sovrastata da una nicchia vuota, che in origine ospitava la statua lignea della Madonna con il Bambino, ora al Museo di Arte Religiosa Alpina di Melezet.
Il campanile, che ricorda lo stile romanico delfinale, nei due livelli superiori presenta finestre a bifora e culmina con una cuspide ottagonale in pietra e con quattro pinnacoli.
L’interno è costituito da tre navate, un presbiterio e un’abside rettangolare.
Sulla trave sottesa all’arco trionfale è collocato un crocifisso, mentre i lati dell’arco e i pilastri sono decorati da ghirlande lignee di fiori e frutta, opera di intagliatori di Melezet.

Il retable dell’altar maggiore ha una struttura complessa: sul coronamento sono rappresentati l’Eterno e numerosi angioletti, le colonne sono ornate da tralci di vite e hanno ai lati elaborate volute (gli aillerons).
La tela del retable rappresenta in alto la Madonna con il Bambino e angeli, in basso a sinistra S. Antonio abate, riconoscibile grazie alla presenza del fuoco e del maiale, e a destra l’Angelo custode protettore del paese, che con la mano destra indica la chiesa parrocchiale di Melezet, rappresentata piccolissima sullo sfondo.

Sul paliotto dell’altare, entro un ovale fiancheggiato da tralci fioriti, è raffigurato S. Antonio in ginocchio di fronte a una croce; il Santo tiene in mano un libro e un rosario e ha ai lati la campanella e il maiale.

La tela nel retable dell’altare di S. Antonio abate, nella navata destra, rappresenta il Santo in ginocchio davanti a una roccia su cui è posato un libro; in basso è visibile il fuoco, uno dei simboli del Santo.
La tela sull’altare della navata sinistra raffigura la Madonna con il Bambino e Santi. Nella medesima navata è collocata una statua in legno dorato del Bambino.
Sulla parete destra del presbiterio si trova una tela con l’assunzione della Vergine.

 

Materiale informativo ed illustrativo:
Opuscolo Itinerari di Arte e Cultura Alpina – Valle di Susa Bardonecchia, pagg. 4-5, a cura di Associazione Turistica pro Loco Bardonecchia, Centro Culturale Diocesano di Susa, Museo civico di Bardonecchia.
Dépliant Parrocchie della Valle Stretta Melezet- Les Arnauds, a cura di Commissione Diocesana Turismo sport e Tempo libero, Centro Culturale Diocesano.

Note storiche:
La popolarità del culto di S. Antonio Abate in valle di Susa andò aumentando nel XVI secolo in seguito all’insediamento degli Antoniani, avvenuto agli inizi del secolo, a Névache, che si trova a poca distanza dal colle della Scala, sul versante francese.
Névache e la valle di Susa a monte di Gravere appartenevano ai conti del Delfinato; solo nel 1713 l’alta valle di Susa passò ai Savoia.
A Névache gli Antoniani edificarono una cappelletta e si dedicarono alla cura del male degli ardenti; intervennero anche in campo agricolo, introducendo la rotazione delle colture. S. Antonio è rappresentato in un affresco e sul portale della chiesa di St. Marcellin a Névache.
La chiesa originaria, che sorgeva poco lontano da quella attuale e risaliva alla fine del XV secolo, fu danneggiata e poi distrutta, come buona parte del paese, da due incendi scoppiati il primo nel 1668 e il successivo nel 1694.
La nuova chiesa fu edificata sul luogo in cui sorgeva un rudere, donato alla parrocchia proprio per favorire la costruzione dell’edificio, e venne realizzata a spese della popolazione locale, che iniziò la riedificazione immediatamente dopo l’incendio del 1694.
Le due tele degli altari laterali provengono dalla chiesa originaria; il campanile è stato innalzato utilizzando parte delle strutture quattrocentesche.


La chiesa è stata costruita tra il 1694 e il 1698; il retable dell’altar maggiore è simile a opere analoghe degli intagliatori Flandin e Rosaz di Termignon, mentre la tela è attribuita alla bottega dei Dufour, probabilmente a Gabriel, ed è stata commissionata da Giovanni Agnes de Geneys nel 1698 (“Ex dono di Gioannis Agnes des Geney 1698”); anche l’esecuzione del retable è datata alla fine del Seicento.
Il paliotto dell’altare risale al XVII secolo.
L’altare di S. Antonio Abate era in uso alla confraternita maschile di S. Antonio, fondata alla fine del Quattrocento; il retable è dovuto probabilmente a Jacques Jesse di Embrun. La tela, forse attribuibile ai Dufour (così come quella sull’altare della navata sinistra), appare molto simile a quella collocata sull’altare della parrocchia dell’Immacolata Concezione nella borgata S. Antonio della Ramats di Chiomonte, opera di un pittore di ambito franco-piemontese; presenta somiglianze iconografiche anche la tela collocata nella cappella di S. Antonio Abate a Jouvenceaux.
Il retable e la tela di Melezet risalgono all’ultimo quarto del Seicento. I tabernacoli sono aggiunte non pertinenti all’esecuzione degli altari.
La statua che rappresenta il bambino è databile agli inizi del Settecento; la tela con l’Assunzione, opera di Paolo Gerolamo Della Croce, è del 1619. Le ghirlande lignee sono datate agli inizi del Settecento; il fonte battesimale, opera della bottega locale dei Roude, risale agli inizi del Seicento.
La costruzione, gli altari e il fonte battesimale sono datati al XVII secolo; la statua in legno dorato e le ghirlande lignee risalgono al XVIII secolo.

 

Bibliografia:
 – N. BARTOLOMASI – S. SAVI – F. VILLA, Storia Arte attualità della Chiesa in Valsusa, pag. 98, Cuneo 1972.
– G. GENTILE, Documenti per la storia della cultura figurativa in Valle di Susa, in G. ROMANO (a cura di), Valle di Susa. Arte e storia dall’XI al XVIII secolo, Catalogo della mostra (Torino 12 marzo – 8 maggio 1977), pag. 52, 68, pagg. 72-75, Torino 1977.
– B. DEBERNARDI, Una Diocesi alpina, pag. 104, Savigliano 1991.
– G. Paolo DI PASCALE, Bardonecchia e le sue valli. Parte prima – Storia, arte, folklore, pag. 43, Bardonecchia 1991.
– R. CARNISIO, Escursionismo tra arte e storia in Val di Susa e Delfinato, pagg. 140-141, Torino 2000.
– AA. VV., Il patrimonio artistico della Valle di Susa, pag. 241, 243 n. 28, Torino 2005.
S. DAMIANO – F. NOVELLI – A. ZONATO (a cura di), Itinerari di Arte Religiosa Alpina – Valle di Susa, pagg. 126-128, ed. Centro Culturale Diocesano, Susa 2007.

Link: http://www.centroculturalediocesano.it

Email: museo@centroculturalediocesano.it

Fruibilità:
La chiesa è aperta durante la celebrazione della messa.
Per le visite ci si può rivolgere al Centro Culturale Diocesano, via Mazzini 1 – 10059 Susa (To) – tel. e fax 0122 622640.

Rilevatore: Maria Gabriella Longhetti

Data ultima verifica sul campo: 16/08/2012 -Aggiornamento per verifica sul campo il 16/08/2012 ad opera di Valter Bonello.

 


Il catalogo dei Beni culturali segnala a Bardonecchia, ma senza indicare la collocazione esatta, un statua lignea dipinta e dorata, alta 99 cm, raffigurante s. Antonio abate. «Supporto a base parallelepipeda, figura stante avvolta in un ampio mantello, con libro aperto nella mano sinistra e campanello nella destra. Sant’Antonio abate veste un abito marrone, un mantello nero con bordi dorati; la coperta del libro è verde. Nonostante le pesanti ridipinture la statua è riferibile ad un intagliatore altovalsusino verso la metà del XVI secolo, come indicano i confronti con i cicli affrescati coevi e con numerose opere conservate localmente; l’esecuzione è di buona qualità. E’ possibile un’ipotesi di riconoscimento con la statua lignea vista, ricorda Guido Gentile, dal visitatore monsignor Jertoux, nel 1584, sull’altare di Sant’Antonio della vecchia parrocchiale di Melezet.»

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0100137806


VARALLO (VC), fraz. Morondo. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

La frazione Morondo (altitudine m 790) è situata a circa 6 km da Varallo e la si raggiunge seguendo la strada diretta alla frazione Camasco, che percorre la valletta del torrente Nono; il primo tratto è in comune con la strada che conduce al Sacro Monte di Varallo.
Dopo circa 5 km della strada per Camasco, una deviazione conduce a Morondo. La chiesa si trova su una piazza, al termine della Via Crucis che unisce il cimitero alla parrocchiale.
https://goo.gl/maps/GTev6EzBYFndGFWY7

 

 La chiesa ha tre navate ed un pronao, sorretto da due coppie di colonne, al di sopra del quale si apre una finestra, sormontata da un rosone.
In una nicchia  sopra il portale d’ingresso della chiesa è collocata una statua di S. Antonio abate (Fig.); il Santo, che è rappresentato frontalmente, nella mano sinistra tiene il fuoco, mentre ai suoi piedi si trova un maialino.
Una seconda statua di S. Antonio (Fig.), situata nella prima cappella della navata destra, presenta il medesimo schema iconografico della statua sul portale.
Sulla cupola del presbiterio è affrescata la Trinità con la Gloria di S. Antonio abate circondato da angeli e santi (Fig.), datata al 1780, opera del pittore valsesiano Antonio Orgiazzi il Vecchio (Varallo 1725-1790 circa).
Sulla parete di fondo dell’abside è collocata una tela di grandi dimensioni, che rappresenta la Madonna in trono con il Bambino e alcuni santi, fra cui in basso a sinistra si distingue S. Antonio abate (Fig.), eseguita dal pittore Tarquinio Grassi (Romagnano 1656- dopo il 1733), e risalente ai primi  decenni del ’700.

Note storiche:
La chiesa fu costruita grazie ai contributi degli artigiani emigrati da Morondo a Roma.
Nell’inventario del 1717 è citata sopra il portale “in pittura l’immagine di S. Antonio abate”. La statua è quindi posteriore a questo anno e potrebbe risalire al 1776, data presente sulla cornice al di sotto della statua.

La chiesa, che ne sostituì una più antica, venne iniziata probabilmente nel 1636, data che compare sul pronao, mentre l’anno della consacrazione è il 1779, come risulta dai verbali ed è testimoniato dalla data presente sulla facciata al di sopra del rosone.

 

Bibliografia:
 – L. Ravelli, Valsesia e Monte Rosa, Guida alpinistica – artistica – storica, Forni, Bologna 1980 (ristampa anastatica dell’edizione del 1924), pag. I^ 267.
– E. Manni, I campanili della Valsesia. Note di storia locale. Fascicolo II. Dieci parrocchie del contorno di Varallo, Varallo 1974, pag. 189, pagg. 196-197.
– AA.VV., Conoscere la Valsesia e la Valsessera, istituto geografico De Agostini, Novara 1990, pag. 60.
Per T. Grassi e A. Orgiazzi  si veda: C. Debiaggi, Dizionario degli artisti valsesiani dal secolo XIV al XX, Società conservazione opere arte monumenti Valsesia, Varallo 1968, pagg. 87-89, 127-128.

Note:
Attualmente alla statua sul portale manca la mano sinistra, asportata recentemente da una pallonata, mentre da tempo la mano destra è priva del bastone.

Fruibilità:
La chiesa è aperta durante la celebrazione della messa.
Sulla parete esterna della chiesa, a destra del portale, è collocato un pannello che illustra la storia e le caratteristiche dell’edificio.

Rilevatore: Maria Gabriella Longhetti

Data ultima verifica sul campo: 09/08/2006