VIRLE PIEMONTE (To). Chiesetta di Sant’Antonio abate.

La Chiesetta dedicata a Sant’Antonio abate si trova alle confluenza tra le strade provinciali n. 138 (Buriasco – Poirino), 141 (None – Pancalieri) e 148 (Vigone – Virle). Via Carlo Alberto, 47
https://goo.gl/maps/KDBAF2iCRZNrangz6

Edificio ad una sola navata, con linee semplici e probabilmente databile all’inizio del XVII secolo.

L’esistenza della cappella votiva, si perde nella notte dei tempi: dagli atti parrocchiali essa esisteva sicuramente nell’anno 1750 come risulta dalla relazione acclusa alla visita pastorale, avvenuta in quell’anno, ove il Parroco di allora, Don Michele Maria Molina, dice “… vi è ancora una Cappella rustica e coperta a coppi, senza porta, in cui vi entrano le bestie, e fansi immondeze dovendo questa essere sotto il titolo di S. Antonio di Padova, dal momento che l’Antica nel di cui Luogo si è riedificata questa che era sotto il med.mo titolo…”
Prosegue asserendo che si trattava di una cappella privata di proprietà dei Sigg. Ghio, virlesi, mugnai in Moncalieri; più volte invitati a restaurare la chiesa avevano sempre promesso di farlo senza però onorare l’impegno.
Sempre su una ulteriore relazione, in occasione della successiva visita pastorale nel 1825, don Francesco Ternavasio scrive: “… la cappella di Sant’Antonio comprata e riparata dalle oblazioni dei fedeli…” segue una descrizione che si avvicina a quella che è la situazione attuale; si presume quindi che nel lasso di tempo intercorso la chiesetta sia stata acquistata dalla comunità Virlese e ristrutturata allo stato attuale oltre ad averla dedicata a S. Antonio abate.
Da ciò che è dato a vedere e dalle caratteristiche costruttive intrinseche possiamo far risalire la prima edificazione alla metà del 17esimo secolo, come tantissime chiese coeve erette dalle popolazioni a scioglimento di ex voto fatti in occasione della pestilenza abbattutasi sul nord Italia verso il 1630 (di Manzoniana memoria…) e per la quale ci si rivolse, in preghiera, verso quei Santi che sono considerati particolari intercessori per specifiche circostanze (S. Antonio abate e da Padova, S. Michele (in fœderis), S. Rocco…..).
Della chiesa si è ritrovata una foto antecedente al 1918 (mancano gli alambicchi della famiglia Dellacroce costruiti nell’anno citato ed abbattuti a metà degli anni ’80), l’aspetto del frontale è più curato ed i Santi nei riquadri laterali sono diversi dagli attuali (sicuramente uno era S. Agostino), il dipinto centrale, sull’entrata, rappresentava Sant’Antonio abate in preghiera davanti alla Vergine: molto probabilmente era uguale al quadro che campeggia sull’altare interno.
Purtroppo il decorrere del tempo ed, ammettiamolo, l’incuria dell’uomo hanno minato l’aspetto sia interno, (compreso lo spoglio degli ex voto di non lontana memoria), che esterno per cui la comunità Virlese ritenne, negli ultimi anni, doveroso intervenire nel recupero del fabbricato che vuole anche essere un rinverdimento di ciò che esso rappresenta.
Una cronaca virlese dell’800 ricorda che al santo era dedicata la vivace festa del 17 gennaio: la sera della vigilia si accendeva il fuoco di fascine ponendolo ad ovest della cappella.
Il fuoco era uno dei simboli del Santo, che avrebbe visitato l’inferno vincendo ed incatenando il demonio come un cagnolino: inoltre era il protettore degli animali da cortile, in particolare il maiale, il cui grasso serviva a lenire i dolori conseguenti alle lesione neurologiche dell’ Herpes Zoster e dell’ Ergotismo (il cosiddetto “fuoco sacro” portato da una contaminazione del pane di segale con un fungo tossico).
Sulla facciata, come si vede nella foto di inizio secolo scorso (cfr. immagini) erano raffigurati san Luigi Gonzaga e un altro santo non meglio specificato: si dovrebbe però all’iniziativa recente la presenza di altre due pitture che ritraggono in modo alquanto rozzo san Bartolomeo e san Malchiorre, nomi onomastici assai frequenti tra la popolazione Virlese.
Al centro, dentro ad un ovale, vi é un affresco di buona fattura che raffigura il santo titolare attorniato dai vari simboli a lui attribuiti (il maiale, la campanella, il bastone a forma di Tau).

Cronologia: XVIII sec.

Bibliografia:
 – Paolo Castagno “Virle Storia ed Arte“, Stultifera Navis 2000

Rilevatore: Roberto Polidori

Data ultima verifica sul campo: 10 aprile 2012

NARDO’ (LE). Cripta di Sant’Antonio abate

Contrada Castelli-Arene
https://goo.gl/maps/5GVGiCcDPWffMAoG9

 

Nei pressi della masseria Castelli Arene, a 2 Km da Nardò, sulla strada provinciale per Lecce, in un campo isolato e incolto si trova la cripta ipogea di Sant’ Antonio abate in stato di totale incuria ed abbandono.

La superfice calpestabile è di circa 20 mq. a poco più di 2 mt. sotto il livello del terreno ed un’altezza media di 1,75 m.
All’interno sono visibili 16 affreschi dai colori sbiaditi e difficilmente leggibili la cui realizzazione può risalire alla fine del XIII secolo.
Sono rappresentati: san Francesco, l’Annunciazione, sant’Antonio abate, la Vergine con Bambino, Cristo, Crocifisso, e i santi Pietro, Nicola, Giorgio, Demetrio,  Giovanni Battista; un trittico di santi anonimi tutti in posizione frontale, altre due scene con santi anonimi forse l’Arcangelo o Santa Margherita e forse santa Marta, e la scena dei santi cavalieri.

Note storiche:
Conquistata dai Romani nel 269 a. C., con il suo porto Emporium Nauna (probabilmente l’attuale S. Maria al Bagno), fu attraversata dalla famosa Via Traiana, che costeggiava tutta la riviera jonica.
Dopo la caduta dell’impero romano, Nardò passò sotto il dominio dei Bizantini e, per un brevissimo periodo, dei Longobardi.
Con i Bizantini si ebbe l’incremento della presenza dei monaci Basiliani, che diffusero, tra l’altro, una nuova tipologia costruttiva, cioè la costruzione in grotte. Infatti numerosi furono i villaggi rupestri, come quello in contrada Le Tagliate, e le cripte, come quella di S. Antonio abate.
Questa cripta ebbe origine nel periodo in cui a Nardò si trovavano i monaci di rito greco, seguaci di San Basilio.
Tra il IV e il VI secolo, si verificarono vicende civili e religiose favorevoli alla migrazione monastica e all’insediamento nelle regioni del Meridione d’Italia. Da un lato la stabilità politica, conseguente all’ultima ellenizzazione avvenuta alla fine de IX sec., e dall’altro lato le persecuzioni a causa del fanatismo mussulmano prima, e delle lotte iconoclastiche poi, che costrinsero i monaci ad abbandonare la Siria, la Cappadocia e l’Egitto.

 

Note:
Il 17 gennaio di ogni anno, si rinnova la tradizione della “focara” a cura dell’Associazione Artt, che ha l’obiettivo di recuperare e tutelare la cripta.
In mattinata sono previste visite guidate per le scolaresche.
Nel pomeriggio, viene riproposto il tradizionale pellegrinaggio alla cripta, la veglia di preghiera e la proclamazione del Vangelo in lingua greca.
Segue l’accensione della focara e si possono anche degustare pettole e vino.
Poi altre le visite guidate alla cripta con proiezione di un video dal titolo “salviamo la cripta”.

Rilevatore: Ersilio Teifreto

Data ultima verifica sul campo: 17/01/2012

LESTIZZA (Ud), fraz. Nespoledo. Chiesa di Sant’Antonio abate

Si trova fuori dell’abitato, alla sinistra, sulla via Antoniana, 50-54, che porta verso Basiliano.
https://maps.app.goo.gl/5LEg5jgBsuRpHkb66


La chiesa originaria succursale campestre, di cui non rimane traccia, risale al XVI secolo.
L’attuale edificio si colloca certamente alla fine del XVIII secolo, anche se il pronao neoclassivo, con fronte triangolare poggiante su colonne cilindriche, pare un’aggiunta posteriore.
La chiesa ha pianta rettangolare con abside poligonale; sul fianco destro si nota un avancorpo che include una cappella.
All’interno, i soffitti, le cornici e le lesene risalgono ai restauri ottocenteschi, vi sono conservati anche alcuni ex-voto sette-ottocenteschi, ingenue ma fresche testimonianze di una profonda devozione popolare.

Fase cronologica: Secoli XVI, XVIII, XIX

Fruibilità: La Chiesa viene aperta certamente nella domenica successiva al 17 gennaio, ricorrenza di Sant’Antonio abate, data in cui nel paese viene effettuata una grande festa popolare.

 

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 28-07-2017 – 06/06/2023

Immagini: Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com

AVIGLIANA (To). Pilone ed la ca’ Nova, intitolazione presunta a Sant’Antonio abate

Corso Laghi di fronte a via Giaveno.

 Pilone a base quadrata in muratura intonacata con basamento con tre sfondati.
Verso la strada, nicchia con altarino in pietra a due gradini con affreschi non identificabili sulle pareti.
La grata è in ferro verniciato.
Sulle facciate nord e sud sfondati.
Copertura a quattro falde in lose e costolatura in cotto, sormontata da croce.

Note storiche:
Risale probabilmente all’inizio del secolo XX. Buona la struttura. Parzialmente deteriorata l’intonacatura. Sfioriti gli affreschi, non più rilevabili.

Sul fondo della nicchia si intravvede una figura dipinta di abate.
Statua di Madonna con Bambino.

Ne è proprietaria la famiglia Allais Michele, che risiede nella cascina adiacente.

Bibliografia:
 – AA.VV. I piloni di Avigliana. Riscopriamo i segni della religiosità popolare, Comune di Avigliana e Associazione Amici di Avigliana, Avigliana 2002, p 8.

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 12/11/2011

 

MOSCIANO SANT’ANGELO (Te), fraz. Montone. Chiesa di Sant’Antonio abate

Piazza De Bartolomeis, Montone, frazione di Mosciano Sant’Angelo.
https://goo.gl/maps/2HykpUjDBNFEZNp78

 

Del comune di Mosciano fa parte la frazione di Montone, borgo medioevale suggestivo, dove dal 1994 annualmente si tiene il festival culturale “Montone tra il sole e la luna”.
Nella dizione locale è muscianë; il toponimo, attestato fin dall’anno 897, è un derivato dall’antroponimo latino Mus(s)ius, con il suffisso prediale -ānus.

La Chiesa di  Sant’Antonio abate di Montone, XV secolo, ha tratto la sua importanza soprattutto per la presenza in essa del famoso sarcofago di Bucciarello da Montone.
Come unica chiesa del paese all’inizio della “curtis”, probabilmente era annessa ad un monastero retto da monaci benedettini o antoniani e, poi, celestini. Nel 1656, per disposizione papale fu necessario sopprimere le piccole “Grance”: i monaci si raccolsero in quelle principali, la “Grancia” di Montone cessò di essere una dipendenza di S. Onofrio di Campli e fu aggregata a quella di S. Maria dello Splendore di Giulianova che divenne Priorato. Quando i Celestini di Giulianova cominciarono a trascurare i loro doveri i due edifici finirono nelle mani di privati. Agli inizi del 1800 Biagio de Bartolomeis già proprietario dell’attigua abitazione ottenne dal Priore dei Celestini l’uso della Chiesa e decise di restaurarla in stile barocco, trasformandola in una specie di cappella gentilizia.
Il sarcofago di Bucciarello è un’opera di artistica fattura del 1390 costruita in pietra scolpita in stile gotico. Un tempo era situata presso la chiesa di S. Jacopo fuori le Mura, ma quando la chiesa fu adibita a cimitero, il capolavoro venne trasferito nella chiesa di S. Antonio, dov’è tuttora conservato.

Link:
https://www.comune.mosciano.te.it/index.php?id=233&itemid=1

Bibliografia:
 – Gaetano Zenobi, Mosciano ieri e oggi, CETI, Teramo 1965;
– Duilio Shu, Il toponimo Mosciano Sant’Angelo, in Mosciano Sant’Angelo, Immagini e ricordi di Tonino Di Matteo, Ed. Eco, S.Gabriele 1991, pp. 11–22;
– Duilio Shu, Storia e significato dei nomi locali del comune di Mosciano Sant’Angelo, con presentazione di Carla Marcato, Comune e Banca di Credito cooperativo Val Tordino di Mosciano Sant’Angelo, Tip. 2000, Mosciano Sant’Angelo 1995;
– Tonino Di Matteo, Mosciano Sant’Angelo Patrimonio artistico, Tip. 2000, Mosciano Sant’Angelo 2009.

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 31/10/2011