PRATO. Oratorio di Sant’Antonio abate

Piazza Sant’Antonino
https://goo.gl/maps/cFcpkLuRsVYtCWNU7

 

Edificato dalla famiglia Ginori tra il 1492 e il 1494 come sede dell’Ordine dei cavalieri gerosolimitani, poi detti Cavalieri di Rodi e, dal 1530, di Malta, qui trasferiti da una cappella dedicata a Sant’Antonio abate e fondata agli inizi del Quattrocento in località Paperino, a sud-est di Prato, in via del Ferro, da cui prese il nome di Sant’Antonio del Ferro che perdurò per qualche tempo anche nella nuova sede.
L’oratorio fu trasformato all’interno in forme barocche nel Settecento.
L’oratorio accolse, nella metà dell’Ottocento, la Compagnia degli Innocenti, ed eresse la Congregazione di San Antonio abate.
Fa parte del complesso monumentale della Chiesa di San Francesco (Prato).

Sulla semplice facciata a capanna è presente lo stemma della famiglia Ginori, posto sull’architrave del portone, sormontato da una lunetta con sant’Antonio abate fra due angeli, copia – realizzata nel 1923, anno in cui fu deciso di ricoverare l’originale all’interno del Museo di Palazzo Pretorio – della terracotta invetriata eseguita nel 1490-95 da Andrea della Robbia.

L’interno ha un’aula stretta e alta, dalla pianta rettangolare, modificata da interventi avvenuti nel primo Settecento. La copertura è a botte con un cornicione in stucco che percorre tutto il perimetro. Da un arco trionfale si accede al presbiterio lievemente rialzato dove si trova l’altare maggiore di Giovan Battista Neuroni, riccamente decorato con stucchi.

Sull’altare vi è un olio su tela del pittore pistoiese Pietro Marchesini, detto l’Ortolanino (1692 – 1757) che raffigura “La Predica di S. Antonio abate” del 1727.
Nell’altare laterale settecentesco è custodito un prezioso crocifisso ligneo del XVI secolo.

 

Davanti all’Oratorio, nel giorno della festività del Santo (il 17 gennaio), vengono benedetti gli animali domestici presenti e distribuiti, come da antica tradizione, i panini benedetti di Sant’Antonio.

 

Link.
https://www2.po-net.prato.it/it/artestoria/citta/chiese/antonio-abate/pagina69.html

https://www.sanfrancescoprato.it/spazi-architettonici/oratorio-santantonio-abate/

AREZZO. Chiesa di Sant’Antonio abate di Saione

Via Vittorio Veneto, 109 (vicino all’incrocio con Via Nazario Sauro)
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Questo edificio non è da confondere con la chiesa di sant’Antonio di Padova, costruita in stile neogotico dal 1927 al 1932, sita in via Trasimeno/Via Guelfa (all’altezza di via Vittorio Veneto 121).

 

L’antica chiesa di Sant’Antonio Abate, conosciuta come “la Chiesina di Saione”, fu costruita nell’anno 890 ma così come la si vede oggi risale al XII secolo.
La chiesa fu costruita in una zona con molta probabilità ricca di pascoli e di greggi, di cui il Santo titolare è patrono.
Il patronato della chiesa, in origine della famiglia Testi, passò ai Marsuppini, ai Bacci e dal 1805 ai Centeni-Romani, divenendone nel 1851 un sepolcreto di famiglia. La chiesa era stata destinata a luogo di sepoltura già nel 1767, in occasione di una grave epidemia di tifo petecchiale abbattutasi in quell’anno su Arezzo.
Nel 1777 l’edificio fu completamente restaurato, rifacendo il portale, spostando il presbiterio con l’altare e facendo costruire il campanile a vela a due luci.
Questa importante radice storica aretina, purtroppo, è soffocata da edifici costruiti negli anni cinquanta del Novecento senza alcun rispetto, né per l’ambiente, né per la identità culturale.

La facciata a capanna in pietra grezza presenta il portale sovrastata da una lunetta e da un oculo.

La Chiesa è a pianta rettangolare con abside rivolta a oriente, tipicamente romanica. All’interno furono affrescate le pareti e la calotta absidale da Liborio Ermini nel Settecento.
Della fine del XVIII secolo è la scultura lignea con Cristo caduto sotto il peso della croce.

Nella chiesa vi è ancora  una tavola neogotica, datata 1933 e firmata dl pittore aretino Venanzio Bolsi, raffigurante sant’Antonio abate. L’artista era attivo per i Francescani Osservanti cui appartiene la chiesetta di Saione. La tavola fu eseguita all’epoca di una radicale ristrutturazione dell’edificio, che funse da chiesa parrocchiale per un breve periodo, sino alla consacrazione della parrocchia attuale, nel 1936.

 

Link:
http://www.arezzoperlastoria.it/chiesa-di-santantonio-abate-saione/
http://www.sabap-siena.beniculturali.it/index.php?it/220/chiesa-di-santatonio-abate-a-saione-arezzo

SALE MARASINO (BS). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Sant’Antonio
https://goo.gl/maps/xNpW6UjmvhiBCg8Y8

 

La chiesa fu costruita nel XV secolo e ristrutturata nel XVIII.
La chiesa fu ancora restaurata negli anni Trenta del Novecento, realizzando l’apparato decorativo uniforme interno. L’ultimo restauro avvenne nella seconda metà del XX secolo.

La chiesa è situata in località Marasino che si affaccia sul lago d’Iseso; a poca distanza dalla via Valeriana, posta direttamente su strada e si presenta con una facciata a capanna, semplicemente intonacata con portale sovrastato da una lunetta e da un oculo con vetrata raffigurante il busto del Santo titolare. Ai lati vi sono due finestre lunettate con gradini-inginocchiatoio.
Sul lato esterno destro della facciata frammenti di affresco del XV secolo rappresentante un grande S. Cristoforo. Un oculo tamponato è visibile nella parete esterna del presbiterio. A fianco della chiesa vi sonio la sacrestia e il campanile di base quadrangolare e ingentilito da semplici bifore con colonnine in pietra di Sarnico.

La pianta attuale, riconducibile al tardo Quattrocento, si dispone in direzione nord-sud, ma l’originario orientamento era verso est come testimoniano i resti dell’abside romanica inglobata nella muratura sinistra presso la facciata. Dall’abside, prima della demolizione, furono strappati alcuni lacerti di affreschi (ora nella canonica di Sale Marasino) databili tra XIV e XV secolo.
L’interno ad aula unica è stato trasformato nel tardo Ottocento con una nuova copertura a volta ribassata; nel presbiterio è stato inserito un altare che ha in parte coperto e distrutto la decorazione rinascimentale che comprendeva la pala affrescata.
L’affresco, riportato alla luce, posto sopra l’altare raffigura Sant’Antonio abate in abiti vescovili e benedicente inserito in una finta architettura, mentre nella porzione superiore vi è un Angelo annunciante rivolto verso la Vergine (non più visibile) che era posta sulla destra. Gli affreschi sono da assegnare a una bottega operante tra XV e XVI secolo, in vari cantieri (tra cui la chiesa dei Santi Ippolito e Cassiano a Zone ed edifici sacri di Gandizzano).

La lunetta con il Riposo durante la fuga in Egitto nel presbiterio e il tondo con le Virtù teologali nella volta della navata sono interventi ottocenteschi da ricondurre forse ad Antonio Guadagnini.
Nella volta della navata il dipinto con Sant’Antonio abate in gloria è la copia di fine ‘800, forse di Giuliano Volpi, di un affresco settecentesco della parrocchiale di Gratacasolo raffigurante la Gloria di san Zenone.

Pregevole è l’ex pala dell’altare maggiore (ora appesa alle pareti della navata) con la Visione di sant’Antonio abate da ricondurre all’ambito del veneziano Jacopo Palma il giovane (1549 – 1628); più modesta è invece la settecentesca Madonna con Bambino e santi di Bernardino Bono.

 

Link:
https://visitlakeiseo.info/arte-e-cultura/chiesa-santantonio-abate-a-marasino/

 

CUASSO AL MONTE (VA), frazione Cuasso al Piano. Chiesa di Sant’Antonio abate

Frazione Cuasso al Piano
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La chiesa fu edificata nel XVII secolo; fu ricostruita nel Settecento, dopo un disastroso incendio.
Nel 2009 è stata completamente restaurata.

La chiesa, raggiungibile tramite una scalinata, affaccia sulla valle e presenta un bel sagrato in porfido, denominato “balcone” proprio in virtù del panorama.
Elegante la facciata, di stampo manierista e con andamento a salienti. Rivestita di pietra chiara, è scandita in due ordini di lesene dal cornicione. Il portale è affiancato da statue di santi in nicchia, presenti anche nella sezione superiore ad ornamento di una vetrata policroma. La statua di sant’Antonio abate è in basso a destra.

L’edificio ha pianta rettangolare, con cappelle laterali che creano una sorta di transetto e campanile con una slanciata cuspide sulla sommità. Decorata da affreschi all’interno.

Link:
https://upel.va.it/2021/06/21/chiesa-di-santantonio-abate-a-cuasso-al-piano/

CENCENIGHE AGORDINO (BL). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Piazza Vecchia, 1
https://goo.gl/maps/wCLwt4GtckcjDrHW8

 

La Chiesa sorge ai piedi del “Col de pase”, dove venne edificato il primo edificio sacro intitolato al Santo (secolo XIII) e attestato esistente in una pergamena del 1354.
Nel corso dei secoli il tempio, inizialmente edificato in stile gotico e di non grandi dimensioni, compresi una sagrestia e il campanile, subì rifacimenti e restauri. Nel 1600 la chiesa appariva totalmente dipinta, con tre altari.
Nel 1723, la chiesa fu demolita, insieme ai preziosi affreschi, per essere sostituita dall’attuale, conclusa e consacrata nel 1732.
Nel 1889 avvenne un primo restauro. Successivi interventi sono avvenuti nel 1945, 1952, 1956 e tra il 1982 e il 1987

Facciata a salienti, con due finestre semicircolari e un oculo a quadrifoglio. Sulla sinistra un alto campanile, con la caratteristica conformazione a bulbo nella parte terminale.
La città fu dal 1404 sotto la Repubblica Veneta, lo attestano anche i due leoni alati (simbolo di san Marco) scolpiti in facciata.

L’interno è a pianta rettangolare con tre ampie navate, una spaziosa cantoria, il cui parapetto proviene dall’arcidiaconale di Agordo.
L’altare maggiore, realizzato in pino cembro nel XVII secolo, fu progettato, scolpito e policromato dall’artista Giovanni Manfroi da Cencenighe in collaborazione con Antonio Costa da Taibon. L’opera monumentale è di particolare rilevanza architettonica e ricorda le soluzioni scultoreo-monumentali veneziane del ‘600; si compone di sei colonne di facciata, un baldacchino fortemente aggettante e trabeazione atipica; la struttura è arricchita da intagli, bassorilievi e statue. Purtroppo alcune parti scolpite sono state danneggiate e rubate nel 1988.
Sull’altare un dipinto su tela che raffigura Sant’Antonio abate, con ai lati San Rocco e San Sebastiano, che sembra attribuibile al pittore Osvaldo Gorbenutto o Gortanutti (nato a Piano d’Arta in Carnia; notizie dal 1646 al 1691) che lo terminò nel 1655.
A destra del presbiterio, su un altare ligneo realizzato da Giovanni Battista Manfroi, trova collocazione un dipinto di Luigi Cima da Mel eseguito nel 1921 e raffigurante il guaritore San Gottardo, opera che andò a sostituire una pala di Valentino Rovisi rubata nel furto del 1988.
Sempre di realizzazione della famiglia Manfroi è l’altro altare minore, scolpito da Giuseppe, che rivela uno stile rococò ma, considerando la ricerca alle soluzioni geometriche, anche neoclassico. La pala di questo altare, dipinta da Domenico Zeni, illustra la vicenda della Morte di San Giuseppe assistito dalla Vergine e da Gesù, il cui stile è probabilmente ispirato alle opere del veneziano Gianantonio Guardi.

 

Link:
https://www.infodolomiti.it/dolomiti-da-vedere/chiese-e-santuari/agordino/lungo-la-valle-del-biois/chiesa-di-santantonio-abate-cencenighe/7883-l1.html

https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/0500365310-0