SABBIONETA (MN), frazione Villa Pasquali. Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Venerabile Don Giacinto Bianchi, 3
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La costruzione della chiesa fu pensata dall’allora parroco Giovanni Battista Pedrazzi che coadiuvato economicamente dalle locali Confraternite della Beata Vergine della Consolazione e del SS. Sacramento, nel 1765 incaricò del progetto uno degli architetti più celebri dell’epoca, Antonio Galli da Bibbiena.
Il progetto era particolarmente ambizioso sia per l’onere che per la natura imponente della fabbrica.  Ma il 19 novembre 1766 la cupola crollò e la sua ricostruzione venne ultimata soltanto nel 1784. In quell’anno la comunità decretò la fine dei lavori, nonostante la torre sinistra prevista dai piani del Bibiena non fosse conclusa e l’intera facciata – compresa l’apparecchiatura muraria interna – fossero lasciate definitivamente con i mattoni a vista, nella condizione in cui si trovano ancora oggi.
A causa del terremoto dell’Emilia del 2012, la chiesa subì danni che resero necessario il consolidamento strutturale della zona presbiteriale e absidale. Il restauro si concluse con la riapertura del 2 ottobre 2016.]

 

La chiesa, di stile rococò, ha una facciata tutta in laterizio e a faccia a vista, ed evidenzia due ordini: tuscanico nella parte inferiore e corinzio nella parte superiore con una grande porta centrale, valorizzata da colonne a tutto tondo coronate da un frontone triangolare, e due ai lati di questa.
L’interno è caratterizzato da lesene e semicolonne di ordine gigante unite fra loro da una trabeazione decorata di stucchi.
La pianta è a croce latina, a unica navata con quattro cappelle laterali, due a sinistra dedicate a san Francesco di Paola e al Sacro Cuore e due a destra dedicate alle anime del Purgatorio e a san Sebastiano.
Il transetto semicircolare a bracci brevi, all’incrocio con la navata, culmina con l’alto tamburo e la maestosa cupola alta 33 metri, doppia, traforata e arabescata. Quella più esterna è affrescata e di colore azzurro volendo rappresentare il cielo, quest’ultimo intravvisto tramite la prima calotta. Siamo in presenza del più grandioso e riuscito esempio di volte traforate diffuso nelle chiese delle provincie di Mantova e Parma.

Per la decorazione pittorica interna lavorarono lo stesso architetto Galli da Bibiena e successivamente, Pietro Groppi e Giuseppe Cremaschi. Vi sono alcune immagini di sant’Antonio abate.
Opere settecentesche sono: in controfacciata gli affreschi con la Visitazione dei Magi di Francesco Antonio Chiozzi (autore anche della Via Crucis) e l’Annunciazione è del pittore viadanese Giovanni Morini.


La pala d’altare del 1877 è del pittore cremonese Agostino Amadini, ed è una copia della Tentazione di Sant’Antonio opera del Malosso in Sant’Agostino a Cremona vedi scheda.

 

 

Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MN360-01882/

https://www.museisabbioneta.it/it/i-luoghi-del-pmvg/chiesa-di-s-antonio-abate-in-villa-pasquali.html
https://www.youtube.com/watch?v=t6zIKJPv5iQ (anche con immagini della pala d’altare)

 

CREMA (CR). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via XX Settembre, 49
https://goo.gl/maps/mNrFiSRLzSn1Uwap7

 

Le prime informazioni che riguardano la presenza di una comunità di Canonici regolari di Sant’Antonio di  Vienne risalgono all’epoca del ducato di Gian Galeazzo Visconti; in un decreto dell’anno 1398 l’Ordine veniva dispensato da imposizioni, tagli, oneri, gabelle e dazi in virtù delle opere di pietà svolte.
Gli Antoniani costituirono un ospedale/ospizio e reggevano la chiesa dedicata Sant’Antonio abate.
Esenzioni furono date dai Visconti (1441) e successivamente, quando Crema passò sotto il dominio di Venezia, dai dogi (1449). Questi favori permisero di mantenere l’autonomia del piccolo ospedale nonostante nel 1455 la Comunità cittadina avesse chiesto al pontefice l’unificazione di tutti gli ospedali e le opere pie religiose.
Il priorato in seguito decadde e il visitatore apostolico Castelli osservò nel 1570 come l’ospizio fosse ridotto ad una sola stanza senza camino, con tre soli letti, senza possibilità di dividere uomini e donne.
L’anno della trasformazione in commenda non è noto ma sembrerebbe che Francesco Pesaro – priore tra il 1491 e il 1534 – fosse già commendatario.

Nel 1750 salì sulla cattedra vescovile di Crema Marcantonio Lombardi, discendente di una nobile e facoltosa famiglia veronese. Fu vescovo per 29 anni e impiegò larga parte del suo patrimonio in ambito edilizio con interventi sul seminario, la trasformazione in stile barocco degli interni del duomo di Crema (1776-1780) e la quasi totale ricostruzione della chiesa di Sant’Antonio, che consacrò il 23 luglio 1780, anche con l’intento di farne il suo personale sacello. Monsignor Lombardi morì il 16 gennaio 1781, e il suo corpo fu traslato nella chiesa il giorno dopo, di mattino presto e senza corteo né orazione funebre, come da volontà testamentarie.
Della chiesa antica venne preservato solo il campanile; il livello inferiore è antico (due-trecentesco), in mattoni a vista, con lesene angolari e concluso da due file di archetti pensili in cotto; al centro delle specchiature si trovano quattro finestre tamponate in stile gotico. Il livello superiore è frutto di una sopraelevazione di fine Ottocento ad imitazione di quello inferiore, all’interno del quale sono collocate le cinque campane.

La facciata dà sulla via XX Settembre ed è composta da due ordini divisi da un cornicione in stile dorico. L’ordine inferiore è suddiviso in tre parti da lesene, di cui quella centrale è sporgente e nella quale si apre il semplice portale ed una finestra rettangolare; le due parti laterali sono rastremate e lievemente asimmetriche con tre riquadri incorniciati con due aperture nei due superiori. Il secondo ordine è composto da una cimasa che si raccorda al cornicione tramite due volute, conclusa da un timpano triangolare; in mezzo vi è collocato lo stemma di Marcantonio Lombardi.

Poiché l’area occupata dalla chiesa era relativamente limitata, si pensò di ricavare all’interno del lotto rettangolare una forma quadrata con inserito un ottagono terminante con un’alta cupola per dare spazialità verticale agli interni, una sorta di pianta a croce greca senza i bracci. L’ottagono ha due archi aperti, uno costituisce l’arco trionfale verso il presbiterio e l’altro dà su un vano che si forma fino alla controfacciata interrotto a mezz’altezza di una balconata.
Anche il presbiterio è coronato da una cupola rotonda e ai suoi lati vi furono ricavati due ambienti, per l’accesso al campanile e per la sacrestia.

La chiesa conserva opere pittoriche di varie epoche, soprattutto settecentesche; le decorazioni della cupola sono ottocentesche.
Sull’altare maggiore, vi è una statua di sant’Antonio abate, in legno scolpito e dipinto, di bottega lombarda del 1850-1859 circa.

 

Il 17 gennaio si svolge la tradizionale benedizione degli animali.

 

Bibliografia:
Redondi Emilio, La chiesa di Sant’Antonio Abate in Crema, Crema, Tip. Trezzi, 2011.

Link:
https://www.wikiwand.com/it/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_%28Crema%29

 

PRATO. Oratorio di Sant’Antonio abate

Piazza Sant’Antonino
https://goo.gl/maps/cFcpkLuRsVYtCWNU7

 

Edificato dalla famiglia Ginori tra il 1492 e il 1494 come sede dell’Ordine dei cavalieri gerosolimitani, poi detti Cavalieri di Rodi e, dal 1530, di Malta, qui trasferiti da una cappella dedicata a Sant’Antonio abate e fondata agli inizi del Quattrocento in località Paperino, a sud-est di Prato, in via del Ferro, da cui prese il nome di Sant’Antonio del Ferro che perdurò per qualche tempo anche nella nuova sede.
L’oratorio fu trasformato all’interno in forme barocche nel Settecento.
L’oratorio accolse, nella metà dell’Ottocento, la Compagnia degli Innocenti, ed eresse la Congregazione di San Antonio abate.
Fa parte del complesso monumentale della Chiesa di San Francesco (Prato).

Sulla semplice facciata a capanna è presente lo stemma della famiglia Ginori, posto sull’architrave del portone, sormontato da una lunetta con sant’Antonio abate fra due angeli, copia – realizzata nel 1923, anno in cui fu deciso di ricoverare l’originale all’interno del Museo di Palazzo Pretorio – della terracotta invetriata eseguita nel 1490-95 da Andrea della Robbia.

L’interno ha un’aula stretta e alta, dalla pianta rettangolare, modificata da interventi avvenuti nel primo Settecento. La copertura è a botte con un cornicione in stucco che percorre tutto il perimetro. Da un arco trionfale si accede al presbiterio lievemente rialzato dove si trova l’altare maggiore di Giovan Battista Neuroni, riccamente decorato con stucchi.

Sull’altare vi è un olio su tela del pittore pistoiese Pietro Marchesini, detto l’Ortolanino (1692 – 1757) che raffigura “La Predica di S. Antonio abate” del 1727.
Nell’altare laterale settecentesco è custodito un prezioso crocifisso ligneo del XVI secolo.

 

Davanti all’Oratorio, nel giorno della festività del Santo (il 17 gennaio), vengono benedetti gli animali domestici presenti e distribuiti, come da antica tradizione, i panini benedetti di Sant’Antonio.

 

Link.
https://www2.po-net.prato.it/it/artestoria/citta/chiese/antonio-abate/pagina69.html

https://www.sanfrancescoprato.it/spazi-architettonici/oratorio-santantonio-abate/

AREZZO. Chiesa di Sant’Antonio abate di Saione

Via Vittorio Veneto, 109 (vicino all’incrocio con Via Nazario Sauro)
https://goo.gl/maps/qH2GP8bBb6JYjeaH6
Questo edificio non è da confondere con la chiesa di sant’Antonio di Padova, costruita in stile neogotico dal 1927 al 1932, sita in via Trasimeno/Via Guelfa (all’altezza di via Vittorio Veneto 121).

 

L’antica chiesa di Sant’Antonio Abate, conosciuta come “la Chiesina di Saione”, fu costruita nell’anno 890 ma così come la si vede oggi risale al XII secolo.
La chiesa fu costruita in una zona con molta probabilità ricca di pascoli e di greggi, di cui il Santo titolare è patrono.
Il patronato della chiesa, in origine della famiglia Testi, passò ai Marsuppini, ai Bacci e dal 1805 ai Centeni-Romani, divenendone nel 1851 un sepolcreto di famiglia. La chiesa era stata destinata a luogo di sepoltura già nel 1767, in occasione di una grave epidemia di tifo petecchiale abbattutasi in quell’anno su Arezzo.
Nel 1777 l’edificio fu completamente restaurato, rifacendo il portale, spostando il presbiterio con l’altare e facendo costruire il campanile a vela a due luci.
Questa importante radice storica aretina, purtroppo, è soffocata da edifici costruiti negli anni cinquanta del Novecento senza alcun rispetto, né per l’ambiente, né per la identità culturale.

La facciata a capanna in pietra grezza presenta il portale sovrastata da una lunetta e da un oculo.

La Chiesa è a pianta rettangolare con abside rivolta a oriente, tipicamente romanica. All’interno furono affrescate le pareti e la calotta absidale da Liborio Ermini nel Settecento.
Della fine del XVIII secolo è la scultura lignea con Cristo caduto sotto il peso della croce.

Nella chiesa vi è ancora  una tavola neogotica, datata 1933 e firmata dl pittore aretino Venanzio Bolsi, raffigurante sant’Antonio abate. L’artista era attivo per i Francescani Osservanti cui appartiene la chiesetta di Saione. La tavola fu eseguita all’epoca di una radicale ristrutturazione dell’edificio, che funse da chiesa parrocchiale per un breve periodo, sino alla consacrazione della parrocchia attuale, nel 1936.

 

Link:
http://www.arezzoperlastoria.it/chiesa-di-santantonio-abate-saione/
http://www.sabap-siena.beniculturali.it/index.php?it/220/chiesa-di-santatonio-abate-a-saione-arezzo

SALE MARASINO (BS). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Sant’Antonio
https://goo.gl/maps/xNpW6UjmvhiBCg8Y8

 

La chiesa fu costruita nel XV secolo e ristrutturata nel XVIII.
La chiesa fu ancora restaurata negli anni Trenta del Novecento, realizzando l’apparato decorativo uniforme interno. L’ultimo restauro avvenne nella seconda metà del XX secolo.

La chiesa è situata in località Marasino che si affaccia sul lago d’Iseso; a poca distanza dalla via Valeriana, posta direttamente su strada e si presenta con una facciata a capanna, semplicemente intonacata con portale sovrastato da una lunetta e da un oculo con vetrata raffigurante il busto del Santo titolare. Ai lati vi sono due finestre lunettate con gradini-inginocchiatoio.
Sul lato esterno destro della facciata frammenti di affresco del XV secolo rappresentante un grande S. Cristoforo. Un oculo tamponato è visibile nella parete esterna del presbiterio. A fianco della chiesa vi sonio la sacrestia e il campanile di base quadrangolare e ingentilito da semplici bifore con colonnine in pietra di Sarnico.

La pianta attuale, riconducibile al tardo Quattrocento, si dispone in direzione nord-sud, ma l’originario orientamento era verso est come testimoniano i resti dell’abside romanica inglobata nella muratura sinistra presso la facciata. Dall’abside, prima della demolizione, furono strappati alcuni lacerti di affreschi (ora nella canonica di Sale Marasino) databili tra XIV e XV secolo.
L’interno ad aula unica è stato trasformato nel tardo Ottocento con una nuova copertura a volta ribassata; nel presbiterio è stato inserito un altare che ha in parte coperto e distrutto la decorazione rinascimentale che comprendeva la pala affrescata.
L’affresco, riportato alla luce, posto sopra l’altare raffigura Sant’Antonio abate in abiti vescovili e benedicente inserito in una finta architettura, mentre nella porzione superiore vi è un Angelo annunciante rivolto verso la Vergine (non più visibile) che era posta sulla destra. Gli affreschi sono da assegnare a una bottega operante tra XV e XVI secolo, in vari cantieri (tra cui la chiesa dei Santi Ippolito e Cassiano a Zone ed edifici sacri di Gandizzano).

La lunetta con il Riposo durante la fuga in Egitto nel presbiterio e il tondo con le Virtù teologali nella volta della navata sono interventi ottocenteschi da ricondurre forse ad Antonio Guadagnini.
Nella volta della navata il dipinto con Sant’Antonio abate in gloria è la copia di fine ‘800, forse di Giuliano Volpi, di un affresco settecentesco della parrocchiale di Gratacasolo raffigurante la Gloria di san Zenone.

Pregevole è l’ex pala dell’altare maggiore (ora appesa alle pareti della navata) con la Visione di sant’Antonio abate da ricondurre all’ambito del veneziano Jacopo Palma il giovane (1549 – 1628); più modesta è invece la settecentesca Madonna con Bambino e santi di Bernardino Bono.

 

Link:
https://visitlakeiseo.info/arte-e-cultura/chiesa-santantonio-abate-a-marasino/