SETTEVILLE (BL), frazione Alano di Piave. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Piazza 30 Ottobre, 4
https://goo.gl/maps/U4qrYsA13WyRrRVJ8

 

In origine, la principale chiesa di Alano era quella di San Pietro, citata per la prima volta nella decima papale del 1297 come dipendenza della pieve di Quero.
La visita pastorale del 1535 attesta il trasferimento del Santissimo e del fonte battesimale nella chiesa di Sant’Antonio abate, in posizione più centrale, che da allora divenne luogo di culto di riferimento per il paese.
Fino alla ricostruzione del 1760-1778, conclusa con la consacrazione del 1792, compiuta dal vescovo di Padova Nicolò Antonio Giustinian, essa mantenne la titolarità di entrambi i Santi. Nella seconda metà dell’Ottocento fu costruito il campanile.
Gravemente danneggiata durante la grande guerra, la chiesa fu prontamente restaurata; nel 1996 fu ritinteggiata.

La facciata della chiesa è tripartita da quattro lesene che sorreggono il timpano al centro del quale s’apre un rosone a forma di stella e presenta due nicchie contenenti le statue di san Pietro Apostolo e della Beata Vergine Addolorata.

Opere di pregio conservate all’interno della chiesa sono, sul fondo del presbiterio, la pala raffigurante la Madonna con Gesù bambino in gloria tra i santi Girolamo, Caterina d’Alessandria e (al centro) Antonio abate (col bastone e il fuoco), dipinto di scuola veneta risalente alla seconda metà del XVIII secolo.

 

Nella prima cappella di sinistra vi è una statua di Sant’Antonio di Padova con Gesù bambino, scolpita da Gabriele Brunelli nella seconda metà del Seicento. Una statuetta in legno di un angelo orante è della prima metà del Novecento.

Sono presenti gli affreschi di Giovanni Moro (1877 – 1949) risalenti agli anni ’20 del Novecento. Nel coro, ai lati il Buon Pastore ed il Discorso della montagna, sul soffitto l’Adorazione del Santissimo. Nella navata, sul soffitto Il primato di Pietro, La gloria di Sant’Antonio abate, San Lorenzo.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Setteville)

https://www.difesapopolo.it/Atlante/Le-parrocchie-della-diocesi/Da-Abano-Terme-a-Bigolino/Alano-di-Piave/Le-opere-d-arte-di-Alano-di-Piave

Rilevatore: AC

BORMIO (SO). Chiesa di Sant’Antonio abate o del SS. Crocifisso al Combo

Nella contrada anticamente detta Combo, nei pressi dell’antica dogana e del ponte omonimo, menzionato fin dal 1300 quando era l’unica via d’entrata e di uscita da Bormio per chi giungeva dalla Repubblica di Venezia (sud-est).  Via Crocifisso.
https://goo.gl/maps/iXu4QfFu3rEZ7Kbn8

 

La chiesa ha origini basso medioevali: nel 1356 era già stato individuato il terreno su cui erigerla; il cantiere fu aperto nel 1368 e nel giro di un decennio i lavori dovevano essere terminati, essendo datato 1376 un piccolo affresco raffigurante una affollata Crocifissione.
Inizialmente intitolata a “Sant’Antonio abate e Sant’Agostino”, oggi è comunemente nota come “chiesa del SS. Crocifisso di Combo” per via di un crocifisso ligneo dalle origini leggendarie (ma forse di bottega tedesca del XV secolo), intorno al quale si è addensata la devozione popolare che vi attribuisce poteri miracolosi e per il quale fu poi costruito nella chiesa una cappella (1732) nella parte destra della navata, e un altare (1763) dove trovò posto il Crocifisso.
I numerosi ex voto lasciati dai fedeli ai piedi della Croce sono ora custoditi al Museo Civico del paese.

La chiesa ha una facciata a capanna con un piccolo rosone. Conci di pietra irregolari contornano l’ingresso, sormontato da una lunetta affrescata con una Imago pietatis di gusto rinascimentale; sul retro dell’edificio altri brani pittorici di primo Cinquecento interessano l’abside e il sottogronda.
I muri sono in parte quelli trecenteschi delle origini: all’interno lo certificano una minuscola Crocifissione a destra dell’arco che immette nel presbiterio (1376) e la parete sinistra dell’aula, dove le volte gettate in un momento successivo interrompono gli affreschi impaginati su due livelli, riferibili a ignoti pittori attivi fra Tre e Quattrocento.

Ha invece una paternità precisa il ciclo ad affresco dell’abside (1534 ca.), nel quale gli studiosi riconoscono la mano del pittore bresciano Paolo da Caylina il Giovane (1485 circa – 1545 circa). Sono raffigurati Angeli musicanti, alcuni Santi, i quattro Evangelisti, l’Annunciazione e, sull’arcone, i busti di Profeti.
Le pareti dell’abside raccontano, con efficace vena narrativa, alcuni episodi della Vita di S. Antonio abate. Sul lato sinistro dell’abside, varie scene raffigurano l’incontro di s. Antonio con s. Paolo eremita e il suo seppellimento.

 

Sull’altare maggiore, la figura di S. Antonio abate, fu realizzata nel 1873 dal pittore milanese Eugenio Ponzio, che eseguì anche i restauri ornamentali della chiesa.

 

Preziosi affreschi del XIV secolo sono inoltre presenti sulle pareti laterali e su quelle che separano la Navata dall’abside. Tra i dipinti principali: la Crocifissione, la Pietà e soprattutto quello che raffigura S. Agostino, unico affresco dedicato al Santo al quale fu inizialmente cointitolata la chiesa e del quale, dopo la fondazione, non si hanno più notizie significative.
Particolare rilievo storico e artistico hanno anche gli affreschi al centro della navata e raffiguranti Dio, Gesù e la Madonna, con i Santi Gervasio e Protasio. Questi affreschi sono tornati alla luce solamente nei primi anni 2000 grazie ai lavori di ristrutturazione promossi dall’arciprete di Bormio don Giuseppe Negri.

 

Ogni 17 gennaio, festa di Sant’Antonio, sul sagrato della chiesa si svolge la tradizionale benedizione degli animali. Un tempo era riservata agli animali da soma mentre oggi si aggiungono anche gli animali da compagnia.

 

Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1n130-00031/

Rilevatore:
AC

BORGO VALBELLUNA (BL), frazione Sant’Antonio Tortal. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

L’ex comune di Trichiana, cui apparteneva la frazione di Sant’Antonio Tortal, si è fuso con altri per dare origine nel 2019 al nuovo comune di Borgo Valbelluna.
Località Sant’Antonio Tortal, 112
https://goo.gl/maps/L78hajWP4n3buzSh8

La chiesa di S. Antonio, consacrata nel 1345 come ricordato dall’epigrafe conservata in chiesa, fu rimaneggiata nel corso dei secoli.
Era in origine cappella esterna della pieve di Trichiana. La cura d’anime però è molto antica.
La chiesa attuale fu costruita dopo il 1867 dal vescovo Manfredo Bellati..
Curazia dal 30 ottobre 1868, divenne parrocchia il 17 gennaio 1938 con decreto del vescovo E. Beccegato.

 

Link:
https://www.diocesivittorioveneto.it/territorio/parrocchie.asp?for=1&parr=5

VAL DI ZOLDO (BL), frazione Forno, località Borgo Sant’Antonio. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

L’ex Comune di Forno di Zoldo si è unito nel 2016 a  Zoldo Alto per formare il nuovo Comune di Val di Zoldo.
Borgo Sant’Antonio, già frazione di Forno di Zoldo.
https://goo.gl/maps/9yyynbYhYmic3piQA

 

La Chiesa sembra avere origini antiche: testimonianze narrano della sua esistenza già prima del 1454.
La chiesa primitiva fu oggetto di ripetuti lavori di ingrandimento e ristrutturazione, in particolare nel 1619 è certa l’attuazione di alcuni interventi di ampliamento che l’avrebbero resa più funzionale.
La struttura fu gestita dalla Confraternita dei Battuti fino a quando, a causa del decreto napoleonico, venne forzata l’estinzione di tutte queste congregazioni.
Da quel momento, l’edificio, che contava all’epoca già quattro altari abbelliti di opere artistiche, fu oggetto della cura dei fedeli che dovettero occuparsi anche dell’arredamento/ornamento della chiesa, privata dei suoi beni dotali con il decreto del 1806.
La Chiesa di Sant’Antonio Abate divenne, infine, parrocchiale di Forno di Zoldo con decreto vescovile del 10 luglio 1936.

Presenta facciata a capanna con un piccolo oculo. A destra svetta l’alto e sottile campanile.
Gli affreschi sulla facciata risalgono agli ultimi anni del XVIII secolo e sono stati restaurati all’inizio degli anni Ottanta del Novecento.

 

All’interno sono conservati tre imponenti altari lignei, citati in manoscritti del XVII secolo.
L’altar maggiore è un’opera lignea dello scultore locale Jacopo Costantini (XVII secolo) e ospita un’ancona sviluppata in due registri: il registro inferiore si costituisce di tre nicchie ospitanti al centro la statua di Sant’Antonio abate e ai lati i Santi Carlo Borromeo e Macario. Nella parte superiore vi è la figura del Cristo risorto mentre sul timpano si erge la figura di Sant’Antonio di Padova.
Sempre sull’altar maggiore, sulla mensa è collocato un tabernacolo ligneo dorato e scolpito attribuito a Giovanni Paolo Gamba detto “Zampol” (Bragarezza, 1723 – Forno di Zoldo, 1802).Fotoadestra.

L’altare minore dedicato a Sant’Antonio di Padova è stato eseguito da Giovanni Auregne (notizie: 1634 – 1689) e abbellito di decorazioni, intagli e sculture. All’interno spicca la pala dipinta dal pittore bellunese Nicolò de Barpi (seguace del Frigimelica, XVI secolo) raffigurante Sant’Antonio di Padova in adorazione del Bambino Gesù.

Dell’altare minore intitolato a San Silvestro, anch’esso eseguito da Jacopo Costantini, rimane una bella alzata che ospita le statue del Santo pontefice tra i Santi Floriano e Bartolomeo.

 

Link:
https://www.infodolomiti.it/home-page/5628-l1.html

PONTE DELLE ALPI (BL), frazione Vich. Chiesa di San Bartolomeo, già di S. Antonio abate, con immagine del Santo

Frazione Vich.
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La primitiva chiesa risale ad un periodo individuabile alla metà del Quattrocento e nel 1570 risulta  consacrata e intitolata a sant’Antonio abate, tuttora compatrono del paese.
Dal testo del diario di Visita pastorale del 1598 si attinge la testimonianza che il piccolo luogo di culto è quasi totalmente affrescato mentre nel protocollo del 1641 veniamo informati sulla vetustà della pala per la quale il vescovo Malloni raccomanda una pronta sostituzione con una nuova.

Il terremoto del 1873 sconquassa talmente la struttura da rendere indispensabile l’abbattimento; dalle rovine, nel 1884, gli abitanti della frazione riedificano il nuovo tempio non più con l’antico titolo di sant’Antonio bensì con quello dell’apostolo Bartolomeo.

 

L’unico manufatto che si è conservato è costituito dall‘antica pala dell’altare attualmente ornante quello di sinistra dell’aula; restaurata nel 2012.
L’opera va assegnata ad un periodo a ridosso del 1641 e per evidenti motivazioni di ordine stilistico è stata inserita nel catalogo (F. Vizzutti, 1999, p. 200) di Francesco Frigimelica “il Vecchio” (Camposampiero, 1570 – Belluno, 1649).
La concezione e l’articolazione del testo iconografico, senza indugi, rinvia infatti alla più tipica produzione frigimelichiana per il rigoroso nitore figurativo e per l’impiego del tradizionale schema triangolare secondo il quale la Vergine occupa l’eminente posizione sommitale mentre sui lati si stagliano, a sinistra, sant’Antonio abate con il fuoco in mano e, a destra, san Giovanni Battista.
Il pittore anche in questo caso ci attrae con spunti di vivissima cordialità umana intrisi di sommessa poesia nell’autentico ritratto della mamma in primo piano, effigiata in affettuoso parallelismo con il figlioletto, che – tutto compreso nel suo ruolo – ripete il devoto atteggiamento della genitrice committente della tela.
Una conferma della cronologia del dipinto si deduce non solo dalla ricordata indicazione archivistica ma anche da puntuali considerazioni di storia del costume. Infatti il bambino, rivestito da una sorta di giustacuore attillato sopra la camicia dal collettino piatto, sembra indossare una particolare foggia di brache mutuate dalle “Braghesse alla Sivigliana”, così denominate a Venezia a motivo della loro presunta origine spagnola. Tale abbigliamento era in auge proprio nell’indicata cronologia, come peraltro dimostra tanta ritrattistica veneta.
L’arioso fondale paesaggistico, disinvoltamente tratteggiato in punta di pennello con felici esiti grafici, costituisce il consueto inserto frigimelichiano idoneo a catturare l’attenzione del visitatore proprio per la controllata modulazione delle tonalità fredde e la mirata visualizzazione dei dettagli architettonici. Lo squarcio nella profonda prospettiva centrale, sotto lo studiato effetto di una luce quasi livida, pare collocato in una dimensione atemporale e fantastica.

 

Testo in parte estratto da:
Mazza M. (a cura di), Tesori d’arte nelle chiese del Bellunese. Alpago e Ponte nelle Alpi, Provincia di Belluno, 2010