ALBAREDO D’ADIGE (VR). Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, dipinto con s. Antonio abate di G.B. Caliari, 1847

Olio su tela di 258 x 145 cm, del 1847, raffigurante “Madonna col Bambino con sant’Antonio abate e san Giovanni Battista
Opera del pittore veronese Giovanni Battista Caliari (1802 – 1850).

Sant’Antonio abate, a sinistra, ha la mano destra aperta e con la sinistra tiene il bastone a tau. Dietro di lui spunta un maiale.

 

La chiesa risale al 1191 e da un documento del 1347 si sa che era un’importante pieve. La chiesa fue ristrutturata nel Quattrocento per volere dell’arciprete commendatario don Bartolomeo Cartolari e, nel 1560, furono edificate le navate laterali.
L’attuale parrocchiale, ad un’unica navata, venne costruita tra il 1734 ed il 1737 e consacrata nell’autunno del 1749 dal vescovo di Verona Giovanni Bragadin. La chiesa fu poi allungata nel 1927 e, infine, restaurata sul finire del Novecento.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500043649

https://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/stampaapprofondimento.jsp?guest=true&sercd=17193

VICENZA. Ex ospedale e chiese di Sant’Antonio abate

L’ospedale era una fondazione privata, sorta nei pressi del Duomo e istituita il 17 gennaio 1350, dopo la pandemia del 1348, per iniziativa di Alberto de Belanth / de Billant cavaliere tedesco e conestabile degli Scaligeri a Vicenza, cioè comandante delle milizie mercenarie e ufficiale militare. La fondazione, però, fu riconosciuta dal papa solo nel 1436.
Successivamente il fondatore coinvolse nell’amministrazione anche una fraglia di battuti, che si definiva come «fratalia batutorum hospitalis Sanctorum Anthonii, Ieorgii et Gotardi». Le prime notizie a riguardo risalgono al 1373 ed è possibile che questa confraternita provenisse da una scissione del sodalizio di San Marcello, già a capo di un ospedale, presso cui i membri della neonata confraternita di Sant’Antonio abate potevano aver maturato una buona esperienza circa la gestione di attività assistenziali.
Dopo il 1374 non si trovano più notizie sul conto di Alberto de Belanth. Dopo la morte del fondatore, i battuti esercitarono lo ius patronatus sull’ente, che divenne presto uno fra i principali ospedali di Vicenza, grazie al patrimonio di cui lo aveva dotato il fondatore e a numerosi altri lasciti testamentari.
Nel 1471 sindaci e gastaldi della confraternita furono autorizzati a predisporre un locale riscaldato nell’ex reparto femminile, per evitare che durante l’inverno i degenti morissero di freddo. Nel 1490 furono avviati lavori di rifacimento del dormitorio maschile, spostato a un piano superiore. Nel 1498 si decise un ulteriore ampliamento degli spazi riservati al ricovero dei poveri, altra categoria di persone assistita, oltre ai malati, adibendo nuovi dormitori nei piani superiori, ma anche un allargamento della cantina per il deposito del vino. Se la capienza degli ambienti ospedalieri non subì ulteriori variazioni, è probabile che il numero di persone ricoverate dopo l’ultimo ampliamento fosse destinato a non discostarsi troppo da quel tetto massimo di 56, tra degenti e servitori, indicato dall’amministrazione ospedaliera nel 1560, seppure ammettendo una certa flessibilità, che allude a una capienza massima superiore, confermata da altre notizie.
Già durante il Quattrocento l’organo di gestione dell’ospedale – detto la “banca” come nelle altre fraglie – divenne sempre più consapevole delle esigenze di cura dei malati, e nominò un medico, un cerusico e uno speziale stipendiati; nel Cinquecento, quello di sant’Antonio era ormai il primo e il più importante tra gli ospedali di Vicenza. Alla fine del secolo, però, sia la chiesa che l’ospedale avevano bisogno di notevoli riparazioni e gli interventi tampone non erano più sufficienti; i letti e gli arredi erano ridotti in uno stato tale da non poter quasi più essere adoperati. Durante il XVII secolo questa situazione peggiorò ancora, aggravata ulteriormente dagli eventi che colpirono città e contado, come le carestie e la peste del 1630. Nello stesso tempo le richieste aumentavano e dai 30-40 poveri si arrivò ad accoglierne fino a 100; la mortalità era altissima e non c’era neppure più spazio per le tumulazioni, che fino a quell’epoca avvenivano sotto al portico. Seguirono anni difficili e furono a più riprese effettuati nuovi interventi, ma sempre insufficienti. Le continue richieste di finanziamento da parte dei responsabili dell’ospedale crearono tensioni e conflitti con l’amministrazione comunale, provocando continui ricorsi davanti al senato veneziano; di conseguenza, dal 1738 l’ospedale perse la propria autonomia e, come tutti gli altri Luoghi Pii, fu assoggettato al controllo dei revisori comunali. La situazione economica però era così dissestata che cominciò a farsi strada il progetto della fusione e della concentrazione di tutti gli ospedali della città in un Ospedale Grande degli Infermi e dei Poveri, com’era avvenuto in quegli anni a Milano; nel novembre del 1772 il senato veneziano approvò tale fusione e gli ospedali – oltre a quello di Sant’Antonio anche quelli di San Lazzaro, dei santi Pietro e Paolo, dei santi Ambrogio e Bellino, di San Bovo e quelli della Pia Opera di Carità – furono trasferiti negli edifici dell’ex monastero di San Bartolomeo dove l’anno prima era stata soppressa la Congregazione dei Canonici Lateranensi.

Svuotato l’Ospedale di Sant’Antonio, il complesso degli edifici – comprese le due chiese – nel 1805 fu acquistato dalla Società del Casino Nuovo per i soci dell’alta borghesia; nel 1808 fu demolito e, al loro posto, fu costruito l’edificio in stile neoclassico ancora esistente, che inseguito fu acquisito dalla diocesi di Vicenza e al quale è stato dato il nome di “Palazzo delle Opere Sociali cattoliche”; sede di uffici diocesani e di associazioni cattoliche, viene utilizzato per mostre, conferenze, convegni e attività culturali.

I due oratori/chiese.
Alberto de Belanth volle creare, dopo l’ospedale, anche un oratorio, inaugurato il 17 gennaio 1361 − festa di sant’Antonio abate − con una messa solenne e consacrato dal vescovo Giovanni Sordi il 30 giugno 1364. Il luogo di culto affiancava la domus hospitalis e ne condivideva le dedicazioni alla Vergine, a sant’Antonio abate. a san Giorgio e a san Gottardo. Le facciate dell’ospedale e della sua chiesa si affacciavano verso la piazza del vescovado: l’oratorio confinava da un lato con l’ospedale, sul lato opposto costeggiava la via comune che separava il complesso ospedaliero dalla cattedrale, mentre sul retro era chiuso del campanile del duomo.

Da un lato dell’ospedale si trovava l’oratorio fondato da Alberto de Belanth, da quello opposto sorgeva il più modesto Oratorio di San Gottardo – in seguito detto di “Sant’Antonio Nuovo” per distinguerlo dalla chiesa più grande; probabilmente voluto dal de Belanth per una particolare devozione a questo Santo popolare nei paesi di lingua tedesca, ma sulle cui origini mancano informazioni certe: il primo documento che ne attesta l’esistenza risale al 1373. Di sicuro fu inglobato nel complesso di Sant’Antonio abate e qui l’amministrazione dell’ospedale commissionò alcune decorazioni sacre nel 1439-1441.

 

Statua di sant’Antonio proveniente dall’antica chiesa dell’ospedale di Sant’Antonio abate, oggi conservata all’interno dell’ospedale San Bortolo, Viale Ferdinando Rodolfi, 37 Vicenza.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Ospedale_di_Sant%27Antonio_abate_%28Vicenza%29 1/3

Estratto_da_Bianchi_Ospedali.pdf

CANADA – OTTAWA. National Gallery of Canada, dipinto con s . Antonio abate di H. Memling, 1472

Olio su tavola di quercia di 92,7 x 53,6 cm, raffigurante “La Vergine col Bambino, sant’Antonio abate e un donatore”, datato al 1472
Opera del pittore tedesco di formazione fiamminga Hans Memling (1436 circa – 1494).

Inventario numero 6191
Acquistato nel 1954

Il divino appare in un ambiente domestico. Un camino in pietra è nascosto da una panca di legno drappeggiata da un ricco drappo d’oro che forma un trono per la Vergine, che si è gentilmente fatta avanti per incontrare i suoi visitatori. Committente della tavola è l’uomo inginocchiato in preghiera; che viene presentato dal suo santo protettore, Antonio abate.
Memling ha creato un mondo sereno, familiare, ma squisitamente raffinato.
Cornice: modanatura corrente, dorata e in parte dipinta, XVI secolo.

Sant’Antonio, a destra in abito scuro, con la mano destra presenta alla Vergine il donatore, si appoggia con la sinistra al bastone cui è appesa una campanella. Il muso di un maiale spunta a sinistra, tra le figure del Santo e del donatore.

 

Link:
https://www.gallery.ca/collection/artwork/the-virgin-and-child-with-saint-anthony-abbot-and-a-donor

GRAN BRETAGNA – LONDRA. National Gallery, dipinti con s. Antonio abate di Giovanni di Nicola 1350; di J. di Cione 1365-70; di H. Memling 1480 e di A. Sacchi 1627

Tempera all’uovo su pannello ligneo di 61,5 x 36 cm, datato al 1350 circa.
Opera di Giovanni di Nicola da Pisa (attivo dal 1326 – morto nel 1363-5)

Inventario numero NG3896  Non esposto
Donato al museo da Henry Wagner, 1924

Questo pannello proviene da un polittico, probabilmente era a sinistra di una Vergine col Bambino. Presenta l’influenza sia di Lippo Memmi, con il quale probabilmente si formò Giovanni di Nicola, sia di Francesco Traini, con cui collaborò.
La modanatura rettangolare esterna è moderna; l’arco e le cuspidi sono originali ma sono stati ridorati. Le cuspidi e il fogliame della pastiglia sono tratti distintivi dell’opera di Giovanni di Nicola.

S. Antonio, dall’intensa espressione, è raffigurato a mezzo busto, con la barba bianca arricciata, appoggia la mano destra a un bastone di legno a forma di tau. Tiene nella sinistra un libro rilegato con fermagli blu, che è stato ruotato in modo da vederlo da un angolo acuto, dando un’illusione di profondità; le borchie sulla rilegatura sono state disegnate ma mai dipinte.

Link:
https://www.nationalgallery.org.uk/paintings/giovanni-di-nicola-saint-anthony-abbot

 


Tempera su tavola di 49,7 × 11,6 × 2,4 cm, “Sant’Antonio abate”.
Realizzata nel 1365-70 da Jacopo di Cione e bottega (documentato dal 1365 – 1398-1400).

 

I fratelli di Cione, Andrea, Jacopo e Nardo dominarono la pittura fiorentina nella seconda metà del XIV secolo.
Inventario numero L1083   Non esposto
In prestito al Museo dal rettore e dagli amministratori della chiesa di Santa Maria Maddalena, Littleton, villaggio e parrocchia civile dell’Inghilterra, appartenente alla contea del Cheshire.

Si tratta di uno dei sei pannelli dei “Pilastri di Littleton” che furono scoperti avvolti in giornali nel 1995 nella chiesa di Santa Maria Maddalena, Littleton, dopo essere stati rimossi durante il restauro della chiesa negli anni ’70.
Recentemente sono stati puliti dagli studenti del Courtauld Institute. Vengono registrati per la prima volta nella collezione ottocentesca di William Young Ottley.
La presenza di tre santi dell’ordine camaldolese (benedettini riformati) suggerisce che potrebbero provenire dal monastero di Santa Maria degli Angeli a Firenze. Potrebbero far parte della stessa pala d’altare della tavola pinnacolare con Noli me tangere esposta nella stessa sala. Questo a sua volta è stato associato ad alcuni frammenti presenti in collezioni americane che potrebbero aver fatto parte di una pala d’altare ritenuta proveniente da una cappella dedicata a Tutti i Santi in Santa Maria degli Angeli, fondata da un notaio, Ser Francesco di ser Berto degli Albizzi.

Sant’Antonio tiene nella mano sinistra un libro rosso chiuso e nella destra un bastone; il muso di un maiale spunta a destra in basso.

Info:
https://www.nationalgallery.org.uk/paintings/jacopo-di-cione-and-workshop-saint-anthony-abbot


Olio su tavola, in grisaille; misura 72,2 x 31,1 cm. “Sant’Antonio abate”
Opera del 1480 circa del pittore tedesco di formazione fiamminga Hans Memling (Seligenstadt, 1436 circa  – Bruges, 1494)

All’esterno delle ali del “trittico Donne” sono raffigurati, entro nicchie, come statue di pietra i Santi Cristoforo e Antonio abate.
Il trittico aperto raffigura “San Giovanni Battista” (interno ala sinistra), “Vergine col Bambino e le Sante Caterina e Barbara con John Donne di Kidwelly e la sua famiglia” (pannello centrale), “San Giovanni Evangelista” (interno ala destra).

Inventario numero NG 6275
Nel Museo dal 1957, in precedenza nella Devonshire Collection, Chatsworth House.

Sant’Antonio tiene con la mano destra un libro e una campanella; la sinistra è appoggiata sul bastone, ma –iconografia eccezionale – sopra il mantello.
Il muso di un maiale spunta da sotto il mantello del Santo.

 

Link:
https://rkd.nl/images/37071


Olio su tela di 61 x 78 cm, raffigurante “Santi Antonio abate e Francesco d’Assisi”, realizzato prima del 1627
Opera di Andrea Sacchi (1599/1600 – 1661)

Inventario numero NG6382
Dono al Museo di Messrs P. e D. Colnaghi, 1967

S. Antonio sta leggendo un libro.

Link:
https://www.nationalgalleryimages.co.uk/asset/3398/


PAESI BASSI – AMSTERDAM. Rijksmuseum, due tavole e due trittici con s. Antonio abate, XV e XVI secolo

1) Tempera su tavola , complessivamente di 105 x 50 x 7,8 cm.
“Madonna in trono col Bambino e quattro santi, Giovanni Battista, Antonio abate, Elisabetta d’Ungheria, Santa”

Opera di anonimo fiorentino, seconda metà del XV secolo.
Inventario numero SK-A-1294
Donato al museo nel 1886

Sant’Antonio, raffigurato a destra, con saio, mantello, un libro rosso nella mano sinistra; la destra tiene il bastone a tau. Un piccolo maiale scuro è ai piedi del Santo.

Link:
https://www.rijksmuseum.nl/nl/collectie/SK-A-1294

http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/entry/work/106431/Maestro%20del%201416%2C%20Madonna%20con%20Bambino%20in%20trono%20con%20san%20Giovanni%20Battista%2C%20san%20Giuliano%2C%20santa%20Dorotea%20e%20sant%27Antonio%20Abate
Qui si danno altre attribuzioni e anche l’identificazione dei Santi è differente.

 


2) Olio su tavola di 68,6 x 22 cm. “Sant’Antonio abate”. Datato al 1460.

Opera della cerchia del Maestro E.S. (circa 1420 – circa 1468), incisore, orafo e pittore tedesco del periodo tardo gotico; in passato conosciuto anche come “Maestro del 1466” ed è tuttora noto solo per il monogramma E.S. presente sulle sue ultime opere, datate dal 1466 al 1467.

Inventario numero SK-A-3310
Donato al museo nel 1940

Sant’Antonio
indossa saio, mantello e un copricapo rosso; tiene nella mano destra un libro aperto e nella sinistra un bastone a tau cui è appesa una campanella.
Un maiale di colore chiaro è a sinistra. Dal fondo del suo saio sgorgano probabili lingue di fiamme.

 

Link:
https://www.rijksmuseum.nl/en/collection/SK-A-3310


3)  Pannello laterale esterno di trittico, olio su tavola, di 48,5 x 14 cm, datato al, 1500-4.

Il trittico chiuso raffigura sulle ali “Sant’Antonio abate (sinistra), Sant’Adriano (destra)”.
Il trittico aperto raffigura “I tre Magi in partenza (sinistra), L’adorazione dei Magi (centro), La carovana dei Magi sulla strada (destra).
Attribuito al Maestro di Alkmaar, pittore olandese attivo dal 1490 circa al 1510.
Inventario numero SK-C-1364
Arrivato al Museo nel 1948, dal 1926 nel Gabinetto reale dei dipinti Mauritshuis deL’Aia; acquistata nel 1925 da Mercante d’arte o collezione privata inglese.

Sant’Antonio è raffigurato mentre sta leggendo un libro che tiene tra le mani; le braccia reggono un alto bastone con terminazione a croce cui è appesa una campanella.

 

 

 

Link:
https://research.rkd.nl/nl/detail/https%3A%2f%2fdata.rkd.nl%2fimages%2f21217


4) Olio su tavola, pannello laterale esterno destro di trittico, 83,0 x 24 cm.

A tritico chiuso le ali raffigurano “San Cristoforo (sinistra) e Sant’Antonio abate (destra)”.
A trittico aperto: “San Girolamo con il donatore Claes Bouwensz e i suoi figli” (a sinistra), “L’Adorazione dei Magi” (al centro), Santa Caterina d’Alessandria con la donatrice Volckgen Jansdr e le sue figlie” (a destra); datato 1517.
Opera del pittore olandese Jacob Cornelisz van Oostsanen (Oostzaan, 1470 – Amsterdam, 1533). Inventario numero SK-A-4706
Acquisito nel 1978 con il sostegno del Prince Bernhard Fund, dell’Associazione Rembrandt e di J.W. Middendorf II, 2004-2010 in prestito al Museo storico di Amsterdam.

Sant’Antonio sta leggendo un libro che tiene con la mano sinistra, con la destra regge il bastone. Da dietro di lui, a destra, spunta il muso di un maiale.

 

Link:
https://research.rkd.nl/nl/detail/https%3A%2f%2fdata.rkd.nl%2fimages%2f3046