CARPINETI (RE), frazione Marola. Abbazia di Marola, dipinto con s Antonio abate, seconda metà XVIII secolo

Dipinto a olio su tela di 148 x 86 cm, opera di un ignoto pittore nella seconda metà del Settecento.
Raffigura: “Madonna con Sant’Antonio abate, Sant’Antonio di Padova, San Pellegrino e San Francesco da Paola”.
Il dipinto faceva da velario a una nicchia, contenente la statua della Madonna. E’ presente lo stemma del cardinale Luigi Torreggiani, abate di Marola dal 1754 al 1777

Sant’Antonio abate è a sinistra, seduto, presenta la tau sul mantello e con la mano si sinistra indica la Vergine; con la destra tiene un libro chiuso. Ai suoi piedi il bastone e il campanello; a sinistra spunta il muso di un maiale.

 

La chiesa fu fondata dalla contessa Matilde di Canossa tra 1076 e 1092; la costruzione del monastero avvenne in un periodo di poco successivo. Rapidamente il monastero di Marola si consolidò acquisendo altre proprietà fondiarie su un’area assai estesa, anche al di fuori della montagna.
La struttura muraria della chiesa fu soggetta nei secoli a radicali ristrutturazioni che ne mutarono completamente l’aspetto originario. Nel 1754 l’ennesima modifica aveva ridotto la chiesa a una sola navata a croce latina. Solo nel 1955 fu avviato un processo di restauro e ricostruzione che ha ripristinato il complesso nella sua struttura primitiva.
L’Abbazia mostra una facciata a capanna con un portale a tutto sesto, strombato, caratterizzato da esili semicolonne sormontate da capitelli fogliati in arenaria valestrina. L’edificio sacro è orientato liturgicamente. Il contiguo edifico del “palazzo” è arricchito da due chiostri interni mentre, all’esterno, a est, restano i torrioni circolari.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0800113793

https://www.comune.carpineti.re.it/vivi-carpineti/i-luoghi-della-cultura/abbazia-di-marola-2/

SEDICO (BL). Chiesa arcipretale di Santa Maria Annunziata, con figura di sant’Antonio abate.

La precedente chiesa di Sedico era situata in Piazza della Vittoria, era in stile neoclassico e venne abbattuta nel 1955; di essa rimane al giorno d’oggi soltanto il campanile.
L’attuale parrocchiale fu edificata tra il 1933 ed il 1939; venne inaugurata il 7 ottobre di quello stesso anno.
La chiesa è a pianta latina e in stile romanico, divisa in tre navate, per una lunghezza di 50 metri e una larghezza di 20 metri.
Al suo interno ospita: una Madonna col Bambino su tavola di Francesco Vecellio, datata 1505; una custodia lignea scolpita da Andrea Brustolon e un grande Crocifisso in cirmolo di Dante Moro.

 

Sulla parete a destra dell’altar maggiore e proveniente dalla vecchia chiesa, vi è un quadro a olio raffigurante la Madonna col Bambino con santa Lucia tra san Camillo e sant’Antonio abate del pittore bellunese Antonio Lazzarini (1672 – 1732).
Sant’Antonio è raffigurato a sinistra, con saio, scapolare bianco e mantello nero. Tiene nella mano destra il fuoco e nella sinistra il bastone.

 

Segnalazione:
Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com

Link:
https://www.treinsieme.it/parrocchie/sedico/chiese-sedico/chiesa-di-sedico/

CALVAGESE DELLA RIVIERA (BS), frazione Calzago della Riviera. Chiesa di Sant’Antonio abate

La chiesa è posta su di un rilievo e si accede ad essa tramite una scalinata frontale. Via Sant’Antonio abate, 17
https://maps.app.goo.gl/8pa9nVXPBbfXYfqQ8

 

La chiesa fu costruita nel 1613 per volontà di Giovanni Antonio Castellini e fu inizialmente dedicata a S. Antonio abate e S. Carlo Borromeo.
Nel XVI secolo fu edificato il campanile, con la caratteristica pianta triangolare.
La chiesa fu ristrutturata nella seconda metà del XX secolo.

Presenta un impianto a capanna, con il fronte dotato di portale centrale arricchito da una lunetta che risulta tamponata, mentre a coronamento vi è un timpano aggettante interrotto da una finestra quadrangolare.
A fianco vi è la sacrestia e il campanile a pianta triangolare.

L’interno è ad aula unica con copertura in legno a vista a due falde.
Il presbiterio, rialzato e quadrangolare, ha copertura voltata a botte, e termina in un fondale absidale piano addossato al quale vi è l’altare maggiore.
Dietro l’altare, un dipinto raffigura sant’Antonio circondato da animali.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/57523/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

LOVERE (BG). Basilica di Santa Maria in Valvendra, affresco con s. Antonio abate, 1540

Gli affreschi, nella strombatura della porta della quarta cappella, del 1540, assieme a quelli della quinta cappella (firmati e datati 1535), sono le uniche opere rimaste del pittore bresciano Andrea Marone da Manerbio (prima metà del XVI secolo).
Sono evidenti i caratteri della scuola bresciana del Rinascimento ed in particolare del Romanino e del Moretto.
Tra essi è rimasta la figura di sant’Antonio abate, con saio e mantello, barba bianca biforcata. La mano destra nel gesto di benedizione, la sinistra tiene un bastone a stampella cui è appesa una campanella; fiamme sono ai suoi piedi.

 

La chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta fu edificata dal 1473 al 1483, su committenza dei mercanti della città, su un imponente terrazzamento artificiale, dove vi era già un’edicola, dopo aver deviato e imbrigliato il torrente Valvendra.
All’edificio, sulla navata di sinistra, furono aggiunte all’inizio del XVI secolo sette cappelle a pianta esagonale e altre due più semplici. La chiesa fu ornata con affreschi nel Cinquecento, nella navata da Floriano da Ferramola e Alessandro Bonvicino, e nel Seicento, nel presbiterio.
Restaurata dopo l’invasione napoleonica e poi, tra il 1985 e il 2014, con il consolidamento dei portichetti e il restauro della facciata.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0300000440A-3

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_Assunta_in_Valvendra

 

BUTTIGLIERA ALTA (TO). Cappella della “Madonna dei Boschi” con affresco di s. Antonio abate, XVII secolo

Piazza Alpini
https://maps.app.goo.gl/6kUmqHW65zotd8yPA

La cappella conserva affreschi quattrocenteschi, quindi fu edificata prima della metà del XV secolo, ma mancano documenti che forniscano notizie sulla sua origine. Nella Cappella si trova anche un’immagine di san Benedetto, che potrebbe forse rimandare a un antico luogo di culto dei Benedettini favorito dalla vicinanza con l’abbazia di San Michele della Chiusa.
È la cappella votiva campestre più importante sul territorio di Buttigliera Alta.
La cappella fu per lungo tempo alle dipendenze degli Antoniani della Precettoria di Ranverso, tuttavia nell’Archivio Storico dell’Ordine Mauriziano non ci sono documenti che riguardino nei secoli precedenti il XVII secolo.
In documenti del Seicento, invece, la cappella incomincia ad apparire come loro proprietà. Gli Antoniani evidenziano un interesse costante per le sue necessarie forniture liturgiche, i restauri ed i diversi abbellimenti.
Nel corso del Settecento la cappella è riconosciuta come “Membro della Commandaria di S. Antonio” e “spettante” come proprietà ai Canonici Regolari Antoniani ed è chiaramente rappresentata nel Cabreo del 27 aprile 1729 dell’Archivio Storico dell’Ordine Mauriziano.
Probabilmente profanata durante una delle molteplici guerre ed invasioni, fu nuovamente benedetta il 6 giugno 1773 dal Priore Bartolomeo Borghese dopo autorizzazione della Curia Metropolitana del 24 aprile dello stesso anno, con solenne processione di tutta la popolazione.
Con la soppressione degli Antoniani nel 1776, per l’aspetto religioso la cappella fu unita al territorio parrocchiale di Buttigliera Alta, che ne curò attivamente la conservazione; invece la proprietà passò all’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.
La Cappella della Beata Maria Vergine dei Dolori / Madonna Addolorata, popolarmente detta Madonna dei Boschi, fu visitata dall’arcivescovo monsignor Luigi Fransoni nella sua Visita Pastorale del 29 aprile 1845 che la descrive in buone condizioni.
Nel 1855-56 fu ristrutturata ed ampliata e di questi lavori, costati 2800 lire, restano nell’Archivio Mauriziano numerosi documenti.
Con la ricostruzione, riprese nuova vita e nuovo vigore la devozione alla Madonna dei Boschi durante tutta la seconda metà dell’Ottocento. Nel Novecento, tra alterne vicende, continuò a essere un punto di riferimento religioso importante per gli abitanti della zona.

La Cappella della Madonna dei Boschi è composta da un sacello, con una navata sul davanti verso ovest e piccole costruzioni sul fianco nord. La descrizione corrisponde in gran parte a quella del 1777 contenuta nella relazione della Visita Pastorale dell’arcivescovo di Torino Francesco Luserna Rorengo dei marchesi di Rorà.
La cappella custodisce un notevole patrimonio d’arte: affreschi del Quattrocento e del Seicento e due pregevoli pitture murali dell’Ottocento del pittore Giuseppe Gugliemino.
Gli affreschi del XV secolo, a est, dietro l’altare, raffigurano santa Caterina d’Alessandria, san Benedetto e santa Cristina di Bolsena, santa martire presente raramente negli antichi affreschi gotici del Piemonte e qui forse perché la Cappella è posta sulla Via Francigena dove i luoghi di culto a lei dedicati erano molti. “Le eleganti e sinuose figure di Cristina e Caterina sono lavori nei quali appare evidente l’influsso dello stile di Giacomo Jaquerio, perciò riconducibili ad un seguace dell’artista torinese”, scrivono Cifani e Monetti.

Gli affreschi Secenteschi, sulla parete destra del sacello, raffigurano sant’Antonio abate e a sinistra sant’Isidoro in preghiera; sulla volta quattro episodi evangelici – Gesù nell’Orto del Getsemani, la Flagellazione, La Salita al Calvario, La Risurrezione – resi dall’ignoto pittore con pennellate efficaci, rapide, fluide e colorate con discreto vigore che rivelano una cultura ancora tardo manierista.
Sant’Antonio abate è rappresentato in piedi, in una finta nicchia e indossa un saio di tonalità brune; sulla mantellina spicca il Tau, nella mano destra un libro aperto e nella sinistra un pastorale. La figura è mossa e ariosa, animata da una vitalità interiore non comune; l’autore è un pittore di ambito lombardo-piemontese, la datazione dell’affresco si può collocare fra il 1650 e il 1680.

Gli affreschi furono fotografati nel 1892 da Secondo Pia, che ritrasse anche uno dei due affreschi di Giuseppe Guglielmino (Susa, 1813 – Giaveno, 1865), quello raffigurante Cristo deposto nel sepolcro, posto sulla parete est del sacello, che aveva sostituito una più antica immagine di una Vergine con il Cristo morto”. Ciò trova conferma dai documenti; infatti nel 1851, il pittore «Signor Guglielmino di Susa» fu pagato lire 50 «per aver rifatta l’ancona della Vergine Beatissima Addolorata».
Il secondo intervento del Guglielmino per la cappella è del 1857. Dopo la riedificazione e l’innalzamento della cappella, rimaneva un grande spazio vuoto nella parete posta sul limitare tra il sacello e l’aula dei fedeli. Si fece eseguire un grande affresco: La pietà dei Fedeli, secondo il parroco Peretti, ad arricchire la cappella «di un’ampia ancona, rappresentante Maria Vergine Addolorata, come era pure la antica». La grande pittura è firmata in basso a sinistra: “Guglielmino pittore a Giaveno”.
Nel 1859, una statua lignea della Madonna Addolorata si aggiunse agli ornamenti della cappella e diventò un’icona particolarmente venerata dalla comunità, purtroppo fu rubata il 2 febbraio 1968. L’8 settembre 1968, il Sodalizio Nazionale Ragazzi del “99” donò una nuova statua, simile alla precedente, a ricordo del cinquantenario della vittoria della I° Guerra Mondiale. La statua è opera dello scultore F. Prinoth di Ortisei.

Parte del testo ed alcune immagini da:
Cifani Arabella; Monetti Franco, L’inedita Cappella della Madonna dei Boschi (o della Madonna Addolorata) di Buttigliera Alta (Torino), in: “Arte Cristiana”, vol. 102, 2014, pp. 273-88
Vedi: Linedita_Cappella_della_Madonna_dei_Boschi, Arabella Cifani, Franco Monetti