CASALVOLONE (NO). Pieve di San Pietro, affresco raffigurante sant’Antonio abate

La Pieve è in Via Villata, presso il Cimitero.

La chiesa romanica di San Pietro Apostolo è l’antica “plebem de Casali” citata nella bolla del 26 giugno 1133 di papa Innocenzo II al vescovo Litifredo di Novara, chiaramente distinta dall’abbazia di San Salvatore e dalla cappella del castello.

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Nella colonna di sinistra all’ingresso all’abside è affrescata un’immagine dedicata a Sant’Antonio Abate.


Info: Comune, tel. 0161 315157

Fruibilità:
La Pieve è aperta per festività e mostre.
Info Parrocchia, tel. 0161 315168; i resti del ricetto sono visibili esternamente.

Rilevatore: Angela Crosta

Data ultima verifica sul campo: 04/05/2014

MOMO (No): Chiesa della Santissima Trinità, affresco raffigurante Sant’Antonio abate

La chiesa sorge a circa 1,5 km dall’abitato di Momo, Strada Regionale n.229,  lungo l’antico tracciato della via “Francisca” che da Novara, attraverso Borgomanero e il lago d’Orta, portava ai valichi alpini dell’Ossola.

Descrizione:
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L’esterno è caratterizzato, sulla parte sud, da sette affreschi devozionali, di cui due purtroppo perduti, databili fra l’ultimo quarto del XV secolo e il primo quarto del seguente.
Le immagini sono di grandi dimensioni e raffigurano: san Grato benedicente, protettore contro il maltempo, sant’Antonio abate, san Giulio, la Pietà, san Cristoforo.

 

Rilevatore: Angela Crosta

Data ultima verifica sul campo: 04/05/2014

 

CAMPIGLIA CERVO (Bi). Sacro Monte d’Andorno, Cappella di Sant’Antonio abate e San Paolo eremita

Il Sacro Monte del Santuario di San Giovanni Battista d’Andorno si erge a m. 1020 di altitudine nella Valle del Cervo sopra l’abitato di Campiglia Cervo.  Ahttps://maps.app.goo.gl/retChMzHH4NGL6R38

Assieme a quelli di Oropa e di Graglia esso costituisce il terzo complesso devozionale sorto, all’inizio del XVII secolo, sulle alture attorno alla città di Biella a testimonianza di come in quest’area geografica si espresse con forza l’afflato di religiosità popolare che portò alla edificazione del sistema dei Sacri Monti prealpini.


Le origini del santuario si collegano alla diffusione della devozione verso San Giovanni Battista nella Valle del Cervo. Una tradizione popolare vuole – in accordo con un modello narrativo assai diffuso nell’arco alpino – che alcuni pastori rinvenissero in una grotta una statua del santo e decidessero di trasportarla con loro negli alpeggi: la statua, nottetempo, sarebbe ritornata nella sua grotta.
Diversi tentativi analoghi ebbero, secondo la leggenda, lo stesso esito: così i fedeli riconobbero il carattere sacro e miracoloso della grotta e costruirono attorno ad essa una prima modesta cappella.
In effetti, la grotta scavata nella roccia e contenente una statua lignea del Battista del XVI secolo, costituisce ancor oggi un sacro sacello, posto all’interno del santuario in una cappella che si apre sulla destra all’inizio della navata.
La grotta e la statua evocano il leggendario ritrovamento che subito guadagnò fama al sito per le qualità taumaturgiche attribuite all’acqua che filtra dalle pareti della grotta (ritenuta miracolosa soprattutto per le malattie della vista).
La prima costruzione del santuario, avvenuta grazie alle donazioni dei tanti fedeli, si completò nel 1605: essa è testimoniata dalla data che compare in un’iscrizione posta sul frontone del portale rinascimentale d’ingresso (HUMILES NON ELATI REPLEBUNT TEMPLUM DXX. M. IV 1605).
L’afflusso dei fedeli che si recavano in processione al santuario in virtù dei poteri miracolosi attribuiti al santo sacello fu subito assai nutrito, tanto che si rese presto necessario provvedere alla costruzione dei primi edifici, attigui alla chiesa, destinati all’ospitalità dei pellegrini.

Note storiche:
Nella seconda metà del Seicento vennero edificate anche, nei pressi della chiesa, alcune cappelle (oggi scomparse) intitolate alla vita del Battista. L’attuale struttura barocca del santuario è frutto di una terza fase costruttiva (1738 – 1781) sviluppatasi a partire da un ampliamento della sacrestia e del coro effettuati su disegno dell’architetto Bernardo Antonio Vittone.
L’interno della chiesa è formato da una sola grande navata con due cappelle poste su ciascun lato, dedicate ai genitori del Battista (Santa Elisabetta e San Zaccaria ed ai genitori di Gesù (Maria Immacolata e San Giuseppe).
La copertura è formata da volte a crociera; quella sopra l’altare, con le figure dei quattro evangelisti, fu affrescata dai fratelli Galliari nativi del vicino paese di Andorno Micca. Le tele che ornano la chiesa testimoniano la rilevanza avuta dagli artisti locali: Bernardino Galliari sarebbe l’autore della pala posta sull’altare maggiore, mentre Giovanni Antonio Cucchi da Campiglia Cervo (1674,) dipinse le tele poste sui due altari di sinistra.
Nel 1934 venne sistemato il grande piazzale di 4000 m2 che precede il santuario ed è circondato dagli edifici dell’Hosteria, dell’Ospizio e del Collegio; in esso è posto un settecentesco caratteristico “bürnell” (fontana), realizzato in pietra locale.

Non è noto quale fosse il piano originale – concepito verso la metà del XVII secolo – di edificazione delle cappelle che dovevano comporre il Sacro Monte. Sappiamo che nel 1661 esistevano già tre cappelle, mentre nel 1700 si convenne di costruirne altre lungo la mulattiera che da Campiglia Cervo sale al santuario.
Due delle cappelle menzionate nei documenti pervenutici, erano poste nei pressi del santuario, ornate di statue policrome di altezza naturale, dedicate rispettivamente ai temi della Visitazione e dell’ Annuncio dell’Angelo a Zaccaria; esse furono demolite nel Novecento per allargare la strada carrozzabile.
Le cinque cappelle che si conservano, sia pure in pessimo stato, sono quelle, dinanzi menzionate, che si incontrano percorrendo la strada selciata che parte dalla periferia di Campiglia e s’inerpica sino al santuario lungo le pendici occupate da un magnifico bosco di faggi. La loro architettura è priva di pretese.
Il loro apparato decorativo è in pessimo stato; esso fu realizzato, per quanto riguarda le statue in terracotta policroma, da un anonimo apprezzabile plasticatore e, per quanto riguarda gli affreschi, dal pittore Pietro Lace di Andorno (inizio del XVIII secolo). Si tratta di opere interessanti anche dal punto di vista della storia della religiosità popolare, come testimonianza del favore incontrato dai santi eremiti, quali fu anche il Battista.

Il percorso devozionale ci offre infatti una carrellata sui santi che maggiormente si distinsero per la loro vita ascetica e penitenziale: la prima cappella è dedicata a Sant’Antonio abate e San Paolo eremita, la seconda a Sant’Ilarione, la terza a San Gerolamo penitente, poi quella a Sant’Onofrio ed infine quella alla Maddalena penitente.

 

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 29/04/2014

 

MONTE SANT’ANGELO (FG). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Sant’Antonio abate, 41
https://maps.app.goo.gl/Dt9ogSx553rXPWqL7

 

Ubicata al di fuori delle antiche mura della città, lungo uno dei percorsi seguiti dai pellegrini per raggiungere la Sacra Grotta, questa piccola chiesa rappresenta uno splendido esempio di architettura sacra romanico-pugliese del XII secolo, con l’interno a navata unica divisa in tre zone da due arcate ogivali.

Il portale, finemente intagliato, mostra  un rilievo col  busto del Santo abate nella lunetta, di 80 x 162 cm, risalente alla seconda metà del XII secolo.

Una statua, presumibilmente molto più tarda, di s. Antonio abate stante a figura intera, è posta sopra il portale.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1600037154 (statua)

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1600037152 (lunetta)

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 20/04/2014

ACQUI TERME (CN). Cattedrale di Santa Maria Assunta, affreschi con s. Antonio abate nella cripta e nella chiesa, XV secolo

La cattedrale di Santa Maria Assunta sorge in Piazza Duomo, nel centro storico di Acqui Terme.


Iniziata dal Vescovo Primo (989 – 1018) fu consacrata nel 1067 dal vescovo Guido, venerato come santo patrono della città e della diocesi. Si tratta di un edificio romanico con pianta a croce latina, originariamente a tre navate, divenute cinque nel XVIII secolo, con cappelle laterali.
La facciata è stata arricchita dall’apertura di un portale maggiore scolpito, opera di Giovanni Antonio Pilacorte (1481): in esso sono raffigurati diversi personaggi, tra cui la Vergine Assunta, alcuni padri della Chiesa, angeli e figure tratte dal mondo animale e vegetale; sugli stipiti sono scolpiti il primo vescovo di Acqui, Maggiorino, ed il vescovo Guido, che consacrò la cattedrale.
Furono poi aggiunti alla fine del Quattrocento il chiostro (1495) ed il campanile gotico (1479); risalgono agli inizi del Cinquecento il rosone della facciata ed il tiburio, mentre il pronao fu eseguito nel 1814.
Del periodo romanico sono visibili le absidi e l’importante cripta che occupa l’area del transetto e del coro; tra il XVI ed il XIX secolo si rinnova completamente la decorazione interna con stucchi ed affreschi.
Il campanile, in facciata, venne completato nel 1479; il pronao seicentesco si armonizza con i porticati laterali che delimitano la piazza del Duomo.
Nel transetto, a sinistra, il barocco altare di San Guido con la pala del genovese David Corte.
Nella sala del Capitolo si conserva il trittico della Madonna del Monserrato, capolavoro del pittore spagnolo Bartolomeo Bermejo, commissionato intorno al 1480 da Francesco Della Chiesa mercante acquese e la pala di San Guido e i quattro Dottori opera lombarda del 1496.
Sul lato destro della Cattedrale si trova il Chiostro dei Canonici ultimato nel 1495.

Al disotto del presbiterio rialzato, vi è la cripta, risalente al XI secolo, divisa in navatelle da colonne in marmo. Al centro, l’altare con il tabernacolo moderno. Conserva l’atmosfera dell’originaria cattedrale, grazie anche ad una vera e propria “foresta” di colonnine, ben 98.
Sul pilone di sinistra un semplice affresco del ‘400 raffigura Sant’Antonio abate, protettore degli animali la cui devozione era assai diffusa. Ai suoi piedi le piccole figure dei donatori dell’opera e addirittura due maiali della cinta senese.

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Nella chiesa, rimangono resti degli affreschi quattrocenteschi che facevano parte dell’apparato pittorico un tempo molto ricco ed esteso: scoperti negli anni ’70 del Novecento nel sottarco tra l’abside maggiore e quella nord (sei Profeti) e nell’abside nord del transetto una teoria di Santi tra cui San Guido, San Maggiorino, San Giacomo e sant’Antonio abate, con  saio e barba biforcata,  tiene nella mano sinistra un libro e una campanella, nella destra un bastone a stampella; ai suoi piedi a destra un piccolo maiale della cinta senese.

 

Link:
https://www.itesoridiacquiterme.it/visita-la-cattedrale/

Allegato: acqui cattedrale_guida.pdf

Rilevatore: Feliciano Della Mora