MERETO DI TOMBA (Ud), fraz. Pantianicco. Affresco su edificio: “Sant’Antonio abate fra gli animali”

Affresco sulla facciata della “Latteria Sociale”.


Affresco risalente al secolo scorso e raffigurante Sant’Antonio abate fra gli animali.

 

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 29/06/2008

MERETO DI TOMBA (UD), fraz. Pantianicco. Chiesa di Sant’Antonio abate in Campagna

La Chiesa di Sant’Antonio sorge presso la riva sinistra del torrente Corno e si raggiunge, dalla frazione di Pantianicco a mezzo di una strada bianca che si diparte dalla piazza centrale del paese.
https://goo.gl/maps/cxG8z8Kd5n6RrM5b6

La costruzione viene fatta risalire alla seconda metà del XV secolo; rifacimenti radicali sono documentati nel secolo successivo all’epoca delle scorrerie dei turchi e del terremoto che agli inizi del Cinquecento, sconvolse anche questa zona del Friuli.

La struttura della Chiesa è tipica delle chiesette campestri dei sec. XV-XVI: l’aula è rettangolare con travatura a vista; l’abside quadrata ha la volta costolonata; l’arco trionfale è a sesto acuto, tutti elementi riferibili allo stile tardo gotico del XVI secolo.

All’intero, l‘altare in marmo bianco presenta due colonne a sostegno dell’arco spezzato e della nicchia con la statua di Sant’Antonio in veste di abate, con la mitra, il maiale al fianco ed il fuoco nella mano destra.

Lungo le pareti dell’aula appaiono i segni della consacrazione della chiesa; affreschi devozionali di fattura semi-popolare, raffigurano un Santo in abiti pontificali, identificabile con San Biagio, e la Santissima Trinità (l’Eterno Padre che sostiene la croce col Cristo e la Colomba).

Sulla parete frontale un altro affresco rappresenta San Nicolò in trono, in abiti pontificali con libro e pastorale.

L’identità dell’autore degli affreschi è controversa: potrebbe trattarsi di Gaspare Negro o Arsenio Negro, pittori popolari appartenenti alla medesima scuola dallo stile caratterizzato dalle vistose ingenuità prospettiche (a. 1530).


Note:
Indicazioni rilevate dal cartello installato all’esterno a cura della Provincia di Udine.

Fruibilità:
La Chiesa viene aperta soltanto in occasione di festività locali.

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 29/06/2008

 

RASSA (Vc). Cappelletta dell’Assunta con immagine di s. Antonio abate.

 

Rassa (altitudine m 917, 25 km da Varallo) è raggiungibile percorrendo la statale di Alagna e deviando sulla sinistra all’altezza di Quare; attraversato il ponte sul Sesia, in circa 4 chilometri si giunge al paese.

A Rassa confluiscono due torrenti, il Sorba e il Gronda, che hanno data origine alle due valli laterali (val Gronda e della val Sorba, valli laterali sulla destra orografica della Valsesia) che si dipartono dal paese; la cappelletta si trova in val Gronda, a lato della mulattiera che da Rassa conduce alla frazione Ortigoso, ed è raggiungibile in circa trenta minuti di cammino.
CAI Varallo (scala 1:25000) – foglio 4^, Scopello (senza curve di livello); la carta, con indicazione aggiornata dei segnavia, è allegata alla Guida degli itinerari escursionistici della Valsesia, vol. 2^, Club Alpino Italiano sezione di Varallo.

 

La cappelletta ha le tre pareti interne affrescate.
Sulla parete di fondo sono rappresentati in alto l’Assunta, in basso a destra Santa Caterina d’Alessandria, riconoscibile dalla corona sul capo e dal frammento della ruota simbolo del suo martirio, in basso a sinistra S. Antonio abate.
Sulle pareti laterali sono affrescati altri Santi. L’affresco è racchiuso entro una cornice dipinta.
S. Antonio, che indossa un saio chiaro e un mantello, è inginocchiato con le mani giunte in atteggiamento di preghiera; ai suoi piedi si intravvedono il fuoco e la testa del maialino. Sotto la cornice c’è la scritta “Carlo Arienta e Antonio Tersoli hanno eretto la presente capella [sic] al 23…”[resto della data illeggibile].

 

Fase cronologica:
Molto probabilmente la costruzione e gli affreschi risalgono all’Ottocento.

 

Materiale informativo ed illustrativo:
A cura di P.C De Vecchi, S. Pitto, R. Fantoni, Sentieri dell’arte sui Monti della Valsesia. Rassa (917 m) – Mezzanaccio (1294 m), Club Alpino Italiano sezione di Varallo, pag. 9.
L’opuscolo è disponibile presso la sede del CAI di Varallo.

Link: http://www.rassavalsesia.com

Fruibilità:
Durante l’estate la commissione “Montagna antica, montagna da salvare” del CAI di Varallo organizza visite guidate da Rassa a Mezzanaccio, nell’ambito dell’iniziativa “Sentieri dell’arte sui monti della Valsesia”.
Per informazioni: CAI Varallo, via Durio 14 – 13019 Varallo (Vc) – tel. 0163 51530, fax 0163 54384, e-mail: caivarallosesia@libero.it

Rilevatore: Maria Gabriella Longhetti

Data ultima verifica sul campo: 09/04/2008

RASSA (VC), fraz. Mezzanaccio. Oratorio di S. Pietro con affresco di S. Antonio abate

 

 

Rassa (altitudine m 917, 25 chilometri da Varallo) è raggiungibile percorrendo la statale di Alagna e deviando sulla sinistra all’altezza di Quare; attraversato il ponte sul Sesia, in circa 4 chilometri si giunge al paese.
A Rassa confluiscono due torrenti, il Sorba e il Gronda, che hanno dato origine alle due valli laterali che si dipartono dal paese (la val Gronda e la val Sorba, valli laterali della Valsesia).
Alla frazione Mezzanaccio in val Gronda (altitudine m 1294) si arriva in circa due ore di cammino su un buon sentiero che ha inizio a Rassa.     https://goo.gl/maps/CFdRmWCXa4JtCJwu7

CAI Varallo (scala 1:25000) – foglio 4^, Scopello (senza curve di livello); la carta, con indicazione aggiornata dei segnavia, è allegata alla Guida degli itinerari escursionistici della Valsesia, vol. 2^, Club Alpino Italiano sezione di Varallo.

L’oratorio di S. Pietro è situato all’inizio dell’abitato della frazione.

 

 

L’oratorio ha una sola navata ed è privo di abside; il tetto è coperto con beole e su di esso è impostato un piccolo campanile.
Nella facciata ai lati della porta si aprono due finestre; nella parte superiore vi sono un affresco con la consegna delle chiavi a S. Pietro e un’apertura di forma semicircolare.

Sull’altare è collocata una tela, che rappresenta al centro la Madonna con il Bambino, a destra S. Paolo, e a sinistra S. Pietro inginocchiato, che prega chino su di un libro, mentre accanto a lui è rappresentato un gallo posato su una roccia. Sulla parete di fondo, a destra della tela, è affrescato S. Rocco, mentre a sinistra è raffigurato S. Antonio abate.

Il Santo, che indossa un saio marrone e un mantello scuro, tiene le mani rivolte verso l’alto in atteggiamento di preghiera, ed al suo braccio destro è appoggiato il bastone con la campanella. Ognuno dei due Santi è raffigurato all’interno di una nicchia dipinta.

Numerose tele, collocate sulle pareti della navata, rappresentano altri Santi.

 

Materiale informativo ed illustrativo:
A cura di P.C De Vecchi, S. Pitto, R. Fantoni, Sentieri dell’arte sui Monti della Valsesia. Rassa (917 m) – Mezzanaccio (1294 m), Club Alpino Italiano sezione di Varallo, pagg. 6-7. L’opuscolo è disponibile presso la sede del CAI di Varallo.

Note storiche:
Mezzanaccio, in cui restano un affresco e abitazioni risalenti al XVI secolo, subì un grave incendio nel 1846, mentre nel 1888 una valanga provocò numerosi morti.

Fase cronologica:
L’oratorio venne edificato nella seconda metà del XVII secolo; la tela sull’altare risale al medesimo periodo.

Le tele collocate sulle pareti della navata appartengono a varie epoche. Forse anche i due santi affrescati sono coevi della tela sull’altare.

L’oratorio e la tela sull’altare risalgono al XVII secolo; forse anche i due affreschi appartengono allo stesso periodo.

 

Link: http://www.rassavalsesia.com

Note:
Nella frazione sono inoltre interessanti una fontana in pietra datata 1882 e un forno antico.

Fruibilità:
Durante l’estate la commissione “Montagna antica, montagna da salvare” del CAI di Varallo organizza visite guidate da Rassa a Mezzanaccio, nell’ambito dell’iniziativa “Sentieri dell’arte sui monti della Valsesia”.
Per informazioni: CAI Varallo, via Durio 14 – 13019 Varallo (Vc) – tel. 0163 51530, fax 0163 54384, e-mail: caivarallosesia@libero.it

Rilevatore: Maria Gabriella Longhetti

Data ultima verifica sul campo: 03/04/2008

 

CIVIDALE DEL FRIULI (Ud). Tempietto Longobardo – Abside centrale: Cristo in mandorla, con Santi (Sant’Antonio abate)

L’Oratorio di Santa Maria in Valle, comunemente detto “Tempietto Longobardo”, è il principale monumento cividalese ed un esempio singolarissimo di arte alto-medievale (sec. VIII-IX) sia per l’architettura che per la decorazione plastica e pittorica.

L’ingresso attuale al Tempietto immette in un piccolo ambiente, un tempo usato come sagrestia, alle cui pareti sono raccolti frammenti di decorazioni in pietra, di epoca romana e medievale primitiva, rinvenuti nelle vicinanze.
Il Tempietto consiste in un’aula quadrilatera coperta da alta volta a crociera, con una parte absidale divisa in tre parti da due file di colonne che reggono tre volte a botte più basse della volta dell’aula.
Varie parti sono costruite con materiali di spoglio romani e bizantini.
FB_IMG_1523876285065Nell’abside centrale, nella volta, vi è raffigurato un Cristo in mandorla, un’Adorazione dei Magi e Santi (Elisabetta d’Alessandria, Maria Maddalena, Giovanni Battista, Antonio Abate e Benedetto.

 

Materiale informativo ed illustrativo:
Alla biglietteria, si trova un piccolo bookshop.

Note storiche:
Secondo una leggenda, sorgeva in questo luogo un tempo di Vesta; gli accertamenti storici lasciano invece supporre che qui si trovasse una gastaldaga longobarda della quale faceva parte una cappella reale di culto ariano dedicata a San Giovanni Battista.
Comunque piuttosto tarde sono le citazioni che riguardano l’Oratorio di Santa Maria in Valle, come aggregato al Monastero delle Benedettine sortovi intorno.
Le origini della costruzione rimangono ancora misteriore anche se la maggior parte degli studiosi concorda nell’assegnarla al sec. VIII.
Il Tempietto subì danni specialmente per il terremoto del 1222-23 e per le alluvioni del 1468 e del 1472.
Nel ‘600 ne vennero rinforzate le fondazioni e nel 1860 si dovette procedere ad ulteriori consolidamenti.
Risale al 1893 il passaggio pensile che attualmente porta all’ingresso.
Durante l’occupazione austriaca del 1917-18 alcuni studiosi austriaci effettuarono ricerche e scavi nell’interno; fra le due guerre mondiali iniziarono i lavori della Soprintendenza, che protrattisi con un’operazione di restauro nel 1960 e conclusisi con gli interventi dopo il sisma del 1976, hanno riportato il Tempietto al suo aspetto originario, rimuovendo le strutture sovrapposte alle primitive e rinforzandolo completamente.

Attualmente (ottobre 2021) sono in corso scavi archeologici nell’ambiente centrale e sono in procinto di iniziare altre indagini archeologiche nell’abside centrale, sotto la volta degli affreschi.

 

Bibliografia:
TCI –  Guida Friuli Venezia Giulia – Ed. 1982, pp. 305-307

Fruibilità: Le migliori condizioni di visibilità si riscontrano dalle ore 10 alle ore 12.
Orario invernale (ottobre-marzo): 10-13 e 15,30-17,30
Orario estivo (aprile-settembre): 9-13 e 15-18,30.
Info: 0432700867    Email: turismo@cividale.net

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 02/03/2008 – 22/10/2021