COSTA VOLPINO (BG), frazione Corti. Chiesa parrocchiale e antica chiesa di Sant’Antonio abate

“Nuova” Chiesa Parrocchiale, Via Nazionale,103
https://maps.app.goo.gl/DUfPTqjSGS3ej2cAA

A partire dalla metà del XX secolo l’antica Parrocchiale, vedi infra, si dimostrò insufficiente ad accogliere una comunità in grande espansione demografica, quindi nel 1960 fu incaricato l’architetto Luigi Cottinelli di costruire una nuova chiesa nella parte bassa del paese, all’interno del nuovo centro residenziale che stava sorgendo lungo la via Nazionale.
I lavori per la nuova Chiesa parrocchiale durarono dal 1971 al 1973, ma l’edificio, notevole esempio di architettura religiosa contemporanea, fu completato nel 1982 e consacrato nel 1984.
Fu realizzato un fabbricato interamente in cemento armato dall’aspetto semplice. Di forma rettangolare, presenta un’intelaiatura a paraste abbinate che accoglie pannelli di cemento armato prefabbricati, secondo un disegno modulare. Anche la copertura è costruita secondo un criterio modulare con travi precompresse.
L’interno è concepito secondo le nuove indicazioni in materia di liturgia emanate dal Concilio Vaticano II. Lo spazio unitario dell’aula, rettangolare, è illuminato da preziose vetrate policrome istoriate realizzate dalla scultrice camuna Franca Ghitti. Sul lato di sinistra sono raffigurati i Sette giorni della creazione mentre nella parte destra le Sette piaghe dell’Apocalisse. Il presbiterio è disposto sul lato lungo; rialzato e poligonale su cui si aprono invece tre arcate che accolgono al centro l’altare maggiore, a sinistra il fonte battesimale e a destra il tabernacolo. Sullo sfondo una vetrata, di 90 metri quadrati, cattura lo sguardo su un suggestivo giardino.
Sulla fronte sono visibili sei icone, a formare una grande iconostasi, realizzate da Paola e David La Fede nel 2006: al centro Cristo Pantocratore, a sinistra la Natività, il Battesimo di Cristo e la Crocifissione; a destra la Risurrezione, l’Apparizione sul lago di Tiberiade e la Pentecoste.

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificios/edificio/57741/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

https://visitlakeiseo.info/arte-e-cultura/santantonio-di-corti/


COSTA VOLPINO (BG). “Antica” Chiesa di Sant’Antonio abate, conosciuta come “Madonna di Lourdes” o “Santuario di Corti” dal 1972, dopo lo spostamento della parrocchia nel nuovo edificio.

Sita in Via Sant’Antonio, nella parte alta dell’abitato.
https://maps.app.goo.gl/Vghgee9ShJJzkPky6

Nel XV secolo nell’abitato di Corti, che dipendeva dalla parrocchia di Qualino, era presente una cappella votiva ad uso delle famiglie del borgo.
Nell’archivio parrocchiale è esistente il decreto di fondazione della parrocchia di Corti, che riporta la data del 17 maggio 1507, e fu realizzata la chiesa denominata S. Antonio di Corti.
Nel 1848 il parroco don Giovanni Battista Veschetti di Lovere incaricò Giuseppe Pellini di costruire l’attuale chiesa, che sorge circa sulla stessa area della chiesa precedente e riporta l’intitolazione a S. Antonio abate.
Nei primi anni del ‘900, la chiesa si presentava con numerosi dissesti strutturali, cedimento dei pavimenti e problemi relativi all’umidità. Per questo motivo, dal 1904 furono eseguiti lavori di restauro che finirono nel 1909.
Verso la metà del XX secolo sono stati approntati ulteriori lavori di restauro, i quali consolidano la struttura e ne determinano la configurazione attuale a tre navate, di cui le due laterali molto piccole.
Nel 2013 fu predisposto un restauro integrale dell’organo, risalente alla fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo.

La facciata esterna, molto semplice e lineare di stile neoclassico, si presenta scandita da quattro lesene che terminano nella parte alta con un frontone triangolare aggettante.
Addossati alla chiesa a nord ci sono alcuni locali tra cui la sagrestia e il campanile.
Gli accessi sono quelli laterali, la parte centrale rimane chiusa per questioni di sicurezza, data la prossimità della strada provinciale che attraversa l’abitato.
L’edificio è ricoperto con tetto a falde, mentre l’aula e il presbiterio presentano una copertura con volta a vela, e le piccole navate laterali a voltini; la sagrestia e il campanile sono coperti con tetto a falde.

L’impianto architettonico orientato a nord-ovest, è composto dal corpo principale della chiesa a tre navate di cui quelle laterali molto piccole, realizzate per consolidare l’intera struttura. La navata principale con volta a vela e altezza doppia, terminano nell’abside ricoperta da una ancona lignea e contenente la statua della Madonna di Lourdes. All’interno il corpo principale risulta semplicemente intonacato, senza pitture murali, se non sull’apparato voltato, con la presenza di un cornicione in stucco lungo il perimetro dell’abside e delle pareti.

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificios/edificio/57742/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abatehttps://it.wikipedia.org/wiki/Corti_(Costa_Volpino)

SANSEPOLCRO (AR). Museo Civico, sei immagini di sant’Antonio abate

Il primo nucleo del Museo risale al 1850, quando sono state raccolte nella sala decorata con l’affresco della Resurrezione di Piero della Francesca varie opere provenienti dal territorio circostante. L’attuale allestimento risale al 1975, ma è stato ampliato e modificato nel 1985-88 e con altri lavori effettuati dal 1994 al 1998. Questi hanno permesso il recupero di alcuni ambienti sotterranei dove è stata allestita un’esposizione di reperti archeologici.
Il Museo conserva vari dipinti che raffigurano sant’Antonio abate.

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“Madonna con Bambino in trono con San Giuliano, Sant’Antonio abate e Santa Caterina d’Alessandria”


Affresco staccato e posto su masonite di 270 x 330 cm. Autore di ambito umbro-marchigiano della seconda metà del XIV secolo.
Proviene dall’abside della Chiesa e convento di Santa Chiara, già Sant’Agostino. Al museo prima del 1967
Tra s. Giuliano e s. Antonio vi è uno stemma non identificato.
Sant’Antonio abate, con barba biforcata, è a sinistra accanto alla Madonna che indica con la mano sinistra. La destra sembra appoggiarsi a un bastone che non è più visibile.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/090043


“Madonna con Bambino e Santi”, identificabili con Macario e Antonio abate.


Affresco staccato e posto su masonite di 170 x 184 cm. Prima metà del XV secolo, ignoto autore di ambito toscano.
Esposto al primo piano, prima sala, a sinistra.
Sul libro nella mano di san Macario, abate e monaco egiziano: “A fulgur/e te et te(m)/pestate / liberato / S(ancto) d(omi)ne [—] Ora pro / nobis / beate / mach/ari[—]”
A sinistra la probabile figura, purtroppo mutila, di un altro monaco egiziano, sant’Antonio abate, che ha barba bianca e abito monastico, con la mano destra tiene un libro.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900430311


“Sant’Antonio abate e Madonna del Latte”


Affresco staccato di 210 x 267. Opera di ignoto artista di ambito aretino, databile al 1400-1410.
Esposto al primo piano, seconda sala, parete sinistra.
Proviene dal transetto della Chiesa conventuale di S. Francesco. Al Museo prima del 1967.
A sinistra della Madonna, racchiuso da una cornice decorata ad arco acuto, sant’Antonio riconoscibile per la barba bianca, l’abito monastico, un libro chiuso nella mano sinistra e un bastone pastorale nella destra.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900430321


“Sant’Antonio abate nel polittico di ‘san Giovanni in Val d’Afra’, oggi definito anche ‘pala dei santi Pietro e Paolo’ di Matteo di Giovanni”, circa 1455-65 circa.

Ricostruzione del polittico

Al centro vi era il Battesimo di Cristo, realizzato da Piero della Francesca, e commissionato nel 1445 dall’abbazia camaldolese di San Giovanni in Val d’Afra a Sansepolcro, città natale e residenza del pittore, come tavola centrale per il polittico terminato negli scomparti centrali e nella predella da Matteo di Giovanni verso il 1465, che probabilmente decorava l’altare maggiore. La tavola del Battesimo fu acquistata nel 1858 dalla National Gallery di Londra. Vedi come era in origine nella ricostruzione in alto.
A Sansepolcro sono rimaste le parti laterali del polittico di Matteo di Giovanni o Matteo da Siena (Borgo Sansepolcro, 1428 circa – Siena, 1495) con le grandi figure di san Pietro e san Paolo e alle due estremità una colonna ognuna con tre figure più piccole di Santi. Nella predella scene della Passione di Gesù. Restaurato nel 2019.

Nella parte destra, la colonna riporta tre figure, quella più in alto è identificabile con sant’Antonio abate  che tiene nella mano sinistra un libro rosso chiuso e nella destra un lungo bastone .



“Dipinto di s. Antonio abate a mezzobusto”.

Attribuito a Piero della Francesca.

Il Santo è raffigurato con, a sinistra, bastone a tau cui è appesa una campanella e accanto un libro su cui è il fuoco, tradizionali attributi di s. Antonio abate.



“Madonna in trono col Bambino tra s. Antonio abate e s. Giovanni evangelista”.

Eseguito negli anni trenta del Quattrocento e ritrovato in un antico edificio posto nella frazione di Falcigiano di Santa Fiora nel territorio di Sansepolcro.
L’opera è una qualificata testimonianza della produzione pittorica locale al tempo di Piero giovane in quanto recenti studi archivistici consentono ora di pensare fondatamente ad Antonio d’Anghiari (XV secolo), primo maestro di Piero della Francesca, come autore dell’affresco.

S. Antonio tiene nella mano sinistra un bastone a stampella e nella destra un libro rosso chiuso.

Link e immagine da:
https://www.facebook.com/museocivico.sansepolcro/photos/eseguito-negli-anni-trenta-del-quattrocento-e-ritrovato-in-un-antico-edificio-po/2403029983174595/?_rdr

Rilevatore: AC

CASTELVECCANA (VA), frazione Nasca. Chiesa di Sant’Antonio abate sul Monte

Il Comune di Castelveccana fu creato nel 1928 dall’unione dell’antico comune di Veccana e di quello di Castello Valtravaglia.
La chiesa si trova in località Sant’Antonio, sul versante nord del monte Nudo. Il sito offre una vista panoramica sul Lago Maggiore.
https://maps.app.goo.gl/sjkeyFRTskW5AYQXA

 

La chiesetta sorse forse nella prima metà del secolo XI, in corrispondenza degli alpeggi di Veccana a servizio dei pastori, che portavano le mandrie ai “monti” o agli “alpi”, e dei falciatori, che “segavano” l’erba e curavano il trasporto del fieno a valle. La posizione, inoltre, era strategica per il controllo di un passo, ampiamente praticato per i transiti tra il lago Maggiore e la Valcuvia, e sul confine spirituale tra l’ambito ambrosiano (il versante del lago Maggiore) e quello della diocesi di Como (Valcuvia). Probabile, quindi, una fondazione signorile, come sembra documentato anche dalle più antiche attestazioni disponibili nelle quali chiesa e prati della località sono indicati come “de Signorio” o “de’ Signori”. Questa prima chiesa è tutt’ora riconoscibile nell’organismo architettonico attuale e corrisponde alle due campate mediane della navata unica; persa, invece, l’originaria abside semicircolare.
Attorno alla metà del XII secolo, S. Antonio sul Monte fu sottoposto ad un primo ampliamento: demolita parte della facciata e ricavato, nello spessore delle murature, un arco trasverso, la chiesa fu prolungata di una campata sino a raggiungere la dimensione attuale. Le cospicue rendite della chiesa, progressivamente rivendicate dal comune di Veccana, consentirono di mantenere sia un custode, sia un “monaco” o “converso” la cui residenza, nella località, è attestata già da ordinamenti statuari della fine del XIII secolo. La chiesetta fu officiata dai frati Serviti che avevano il loro convento maggiore ad Azzio in Valcuvia. Venne anche fondato nei pressi un “hospitale” per accogliere pellegrini – S. Antonio rappresentò una meta costante nei pellegrinaggi locali per secoli – e viandanti in transito tra il Verbano e la Valcuvia.
Grazie alle descrizioni presenti nelle visite pastorali cinque e seicentesche, è possibile seguire le vicende edilizie cui fu sottoposta la chiesa. Entro la fine del XVI secolo, fu ricostruita l’abside, con un andamento rettilineo più consono alle prescrizioni post-tridentine. Entro il 1640, invece, la chiesa fu dotata di una ridotta sacrestia, sul fianco meridionale.
La chiesa acquisì l’assetto definitivo, giunto sino ai nostri giorni, solo a cavallo tra XVII e XVIII secolo e grazie alla costruzione di un pronao in facciata (attorno al 1650), aperto con arcate ribassate su tre lati, e di un campanile, sino ad allora mancante, sul fianco meridionale (tra la sacrestia e l’abside).
L’incameramento dei beni da parte del comune di Veccana e la gestione separata, rispetto a quella della parrocchia, delle rendite di cui si giovò la chiesa per secoli, rendite che il medesimo comune distribuiva a metà tra esigenze interne e mantenimento di monaco e custode nella località, determinò, alla fine del XVIII secolo, l’inserimento della chiesetta e delle pertinenze fiscali nel novero delle confische napoleoniche. Chiesa e benefici, quindi, finirono all’asta e, nel 1810, furono acquistati dalla famiglia Bergonzoli che ne mantenne il possesso sino al 1993.
Nel 1930 la famiglia Bergonzoli decise di procedere ad una ristrutturazione del fabbricato, soprattutto per uniformare le quote delle coperture che, per via delle diverse fasi costruttive della navata, presentavano colmi di tetto impostati a livelli differenti.
Ancora la famiglia Bergonzoli si fece carico, nel 1963, di un intervento di scrostatura parziale delle pareti interne, operazione che permise di mettere in luce alcuni settori della muratura e, in tal modo, precisare le fasi costruttive dell’edificio.
Nel 1993, Nerina Bergonzoli decise di donare l’antico edificio sacro alla comunità della parrocchia di Santa Maria Immacolata della frazione Nasca, con la vincolante condizione che in perpetuo vi si celebrasse una messa festiva tra la metà di luglio e la fine di agosto.

Anticamente, nel giorno di San Rocco, patrono di Nasca, i Naschesi salivano alla chiesetta in grande processione. Anche gli abitanti della frazione Castello salivano a piedi una volta all’anno in processione per adempiere ad un voto fatto nel 1576 per scongiurare la peste.

La chiesa, orientata ad est, ha pianta ad aula unica rettangolare, presbiterio quadrangolare e portichetto in facciata.

All’interno, è ben riconoscibile il nucleo originario della costruzione corrispondente alle prime due campate davanti al presbiterio, lunghe complessivamente 6 m circa e larghe poco più di 4 m, sono scandite da un arco trasverso poggiante su lesene e sono coperte da una volta a botte. La terza campata, verso la facciata, aggiunta nel corso del XII secolo, è pure coperta con una volta a botte con un arcone trasverso sopraccigliato e di dimensioni maggiori. La volta è in materiale lapideo sbozzato in corsi abbastanza ordinati, mentre di migliore fattura e in conci di media dimensione sono gli archi trasversi, dalla linea ribassata, e i pilastri di parete a cui si raccordano. Due piccole monofore, una per campata, a doppio strombo con feritoia e piani inclinati, si aprono nella parete sud.
Il presbiterio, ricostruito alla fine del XVI secolo, è coperto con volte a crociera. Il campanile e la sacrestia si elevano sul lato meridionale, presso l’abside. Le murature, in conci irregolari, sono a vista nelle pareti esterne e parzialmente intonacate all’interno.
Sopra l’altare, in una nicchia, vi è la statua di san’Antonio abate.

Sulla parete alcuni resti di affreschi, abbastanza recenti, tra essi la figura a mezzobusto di sant’Antonio abate  benedicente e che tiene con la mano sinistra un bastone pastorale.

Nella parete destra, presso il presbiterio  vi è una tavola di forma semicircolare, che pare piuttosto recente e di modesta fattura, che raffigura sant’Antonio abate con in  mano un bastone pastorale, incoronato da tre angeli, a destra un grosso maiale e altri animali sullo sfondo;  a sinistra la raffigurazione della tentazioni con due diavoli tra fiamme infernali e una fanciulla discinta.

 

Immagini da:
https://www.komoot.com/it-it/highlight/3280450

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/13757/Chiesa+di+Sant%27Antonio+sul+Monte

http://www.ilvaresotto.it/Citta/Castelveccana.htm#gsc.tab=0

SEDICO (BL), loc. Villiago. Chiesa di Sant’Antonio abate

L’edificio, risalente al XV secolo, è situato su un crinale che guarda a nord-ovest sulla piana di Sedico, in Via Villiago, 4 – https://maps.app.goo.gl/Cg2B9XZSeCK6qsXYA

Ha la facciata a capanna, il campaniletto a vela ed era giuspatronato della famiglia Alpago – Novello.

Internamente ha nell’abside una pala di Francesco Frigimelica (1570 circa – post 1649) con l’immagine di San Girolamo in manto rosso, Sant’Antonio abate col porchetto ed il fuoco, in alto la Madonna col Bambino.
La pala è collocata sopra un altare ligneo volto ad oriente, che si conclude con due colonnine, due angioletti e nel fastigio il Padre Eterno ed è ornata con girali a tralci d’edera.
Sappiamo che la chiesa era tutta dipinta.

 

 

Segnalazione:
Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com

 

VARESE. Chiesa di Sant’Antonio abate e Santa Caterina in Mustonate

Via Mottarone, 29-27
https://maps.app.goo.gl/jHEsjM9G6BsmakqeA

Mustonate è un antico borgo rurale, oggi resort, che conserva la chiesetta sorta, secondo il cartello turistico nel XVIII secolo; invece secondo Pagani Ossola (1) a metà Seicento, dopo che san Carlo Borromeo ordinò di erigere l’oratorio.
La chiesa appartiene alla parrocchia di Lissago, frazione di Varese.

L’edificio ha facciata a capanna con portone sovrastato dalla scritta della dedicazione e da una finestra rettangolare.

L’interno è ad unica navata e di piccole dimensioni.

Nel presbiterio, una tela settecentesca raffigura nella cimasa un grande sole fa da sfondo alla Madonna col Bambino che incorona santa Caterina d’Alessandria. A sinistra in basso la figura di sant’Antonio abate che tiene nella mano destra un bastone a tau con la campanella; ai suoi piedi gli attributi tradizionali del fuoco e del maialino.

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Per la ricorrenza di sant’Antonio abate si fa un grande falò, e viene impartita la benedizione degli animali.

 

 

Bibliografia:
(1) Pagani Ossola Rosangela, Lissago e dintorni, Macchione editore, Varese 2015

Immagini da:
https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g194942-d15150598-Reviews-Chiesa_di_SantAntonio_Abate_E_Santa_Caterina_Vergine-Varese_Province_of_Varese_L.html