GROTTOLE (MT). Chiesa di Sant’Antonio abate

La chiesa si erge nella parte più alta del bosco di Fosso Magno, all’estremità di un altopiano naturale e dista dal centro del Comune circa km 14.
https://maps.app.goo.gl/WuRkyNN3C96DqdFH9

Edificata a partire dal 1371, la tradizione dice per volere della regina Giovanna I, fu completata in pochi anni e, successivamente, ad essa venne aggiunto anche un piccolo ospedale per la cura dei lebbrosi e degli affetti dal “fuoco di S. Antonio”. Questo insediamento faceva parte della complessa rete europea di ospedali fondati dai Canonici dell’Ordine Antoniano di Sant’Antonio abate di Vienne.
La Chiesa attuale e il corpo di fabbrica adiacente furono consacrati dal Vescovo di Irsina nel 1733.
Nel 1775 il Santuario passò all’Ordine Costantiniano di San Giorgio e dal 1860 fu affidato al clero Diocesano di Matera.

La chiesa ha una facciata a capanna ingentilita da un rosone, ormai chiuso, mentre sul portone d’entrata, in una piccola nicchia una statua policroma del Santo. Accanto alla chiesa vi è l’antico “conventino”.

La navata principale è arricchita da nicchie contenenti le statue di San Rocco e San Biagio. Entrando nel santuario, è possibile scorgere, sulla sinistra, un’antica acquasantiera in pietra di buona fattura e di incerta datazione, composta da una conchiglia sormontata da una testa di putto. Un’altra acquasantiera è posta sul primo pilastro destro della navata principale, realizzato con marmi policromi, raffigurante l’immagine di s. Antonio abate.

Sulla sinistra della navata principale, invece, ci sono altri due altari, di recente fattura. In fondo alla navata principale è situato l’altare maggiore, sul quale è posta un’antica statua di sant’Antonio, ed un moderno fonte battesimale. A destra dell’altare maggiore, la sacrestia custodisce una lapide del XVIII secolo, in cui si ricorda una particolare indulgenza concessa all’altare di San Francesco da Paola posto dentro la chiesa.
Prima di accedere al presbiterio, sulla destra, posta su un baldacchino di legno dorato del 1871 e donato dai fedeli di Craco (MT), c’è la statua del Santo che viene portata a spalla nel corso dei festeggiamenti in suo onore.

La piccola navata a destra presenta due altari realizzati con stucco, con un crocifisso settecentesco, mentre l’altro è vuoto perché ospitava la statua trafugata di san Vito. Numerosi sono i segni di devozione custoditi nel Santuario perché donati al santo quali ex-voto nel corso degli anni.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/71003/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

FERENTILLO (TR), frazione Monterivoso. Chiesa di Sant’Antonio abate

Sotto la Rocca.   https://maps.app.goo.gl/boM7ZHHRv8Ze4A9S8

La chiesa risale al XIV secolo ma fu rimaneggiata verso la fine del XVI. Parrocchia dal 1630 al 1860.
La facciata a capanna presenta due colonne ai lati del portale.
Recentemente ristrutturata presenta un’unica navata, con copertura a capriate, che termina con un’abside abbellita dal quadro Orazione di Cristo nell’orto di Gethsemani del pittore Francesco Nardini di Sant’Angelo in Vado, risalente al 1650.
Lungo le pareti della navata sono disposti sei altari di patronato di famiglie del luogo: Mancinelli, Fiorelli, Paletti, Pacetti…, abbelliti da stucchi settecenteschi e pregevoli tele realizzate a cavallo tra gli inizi del XVII e i primi del XVIII. Tra i vari dipinti si è potuto attribuire a Nicola De Amicis di Macerata quello che ritrae la Madonna di Loreto tra Santo Stefano ed un altro santo francescano, datato 1725. Proprio sopra l’ingresso troneggia un organo, recentemente restaurato.

 

 

Un tempo sull’altare maggiore era un Ciborio ligneo, del 1625, anch’esso restaurato di recente (insieme alla Croce Pinta del XIV secolo). Le opere sono state portate al Museo diocesano di Spoleto negli anni 1970/75 per sottrarli ad eventuali furti e il ciborio è oggi visibile nella Sala Barberini.
Il pezzo, intarsiato e policromato, presenta loggettine e piccole sculture raffiguranti santi della tradizione popolare e i patroni del castello di Monterivoso, ossia Sant’Antonio abate e Santa Lucia. Sulla porticina è scolpito in rilievo il calice con l’ostia. Colonnine poste su stilobate decorano tutt’attorno il pezzo.

 

Link:
https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-monterivoso-ferentillo-tr/

https://umbria7.it/2023/01/il-ciborio-ligneo-della-chiesa-di-monterivoso-un-gioiello-del-museo-diocesano-di-spoleto/

LIMANA (Bl), frazione Ricomes. Chiesetta di Sant’Antonio abate

La piccola chiesa, dedicata a sant’Antonio abate, è situata nel nucleo abitato di Ricomes.
Via Ricomes, 20 https://maps.app.goo.gl/5YayuGj8N9LGdn4fA

Il nucleo antico della frazione colpisce per la sua forma semplice e geometrica: gli edifici sono infatti disposti lungo il perimetro di un quadrilatero che li contiene; la strada di accesso vi giunge da est e lo attraversa dilatandosi nella grande corte interna per poi uscire verso ovest, in prossimità della chiesetta.
La tradizione popolare del luogo chiama questa località “Col de la Fan” (Colle della Fame), riferendosi ai signori che un tempo possedevano queste terre, i quali avevano una chiara fama di tirchieria nei confronti della servitù e dei contadini che vi lavoravano.
Il palazzo dei signori si trovava all’interno del piccolo nucleo abitato ed era individuabile, fino a non molto tempo fa, in un grande manufatto che, pur avendo subito dei cambiamenti, permetteva ancora di intravvedere i segni di un antico splendore individuabile da solai decorati, vani affrescati e bei davanzali in pietra lavorata.
La chiesetta di sant’Antonio abate è situata all’estremo sud-est del quadrilatero formato dalle costruzioni del piccolo borgo.

Il dipinto ad olio su tela della pala d’altare rappresenta la Madonna col Bambino tra sant’Antonio abate e san Francesco. Esso è di ottimo livello qualitativo e databile alla metà del sec. XVI.
La cornice lignea dorata e scolpita, anch’essa del sec. XVI è di tipo sansovinesco, particolarmente raffinata con imponenti cartigli e nei capitelli alla base dell’arco e della cornice sono scolpiti degli ovuli allungati. Una cornice di foglie stilizzate conclude la parte interna: nella parte inferiore era stata aggiunta una cornice a golette.

 

All’interno tre statue lignee dell’artista Silvano Da Rolt, di cui una raffigurante sant’Antonio abate.

 

Segnalazione e immagini:
Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com

CERAMI (En). Chiesa Sant’Antonio abate, con immagini e statue del Santo.

Piazza Sant’Antonio
https://maps.app.goo.gl/4MvEEZXmy3jTX5Py8

L’edificazione della chiesa di Sant’Antonio abate è da ricondursi al 1623, come testimonia l’atto rogito del notaio Giuseppe Aiutamicristo conservato presso l’Archivio di Stato di Enna.
Tuttavia, in documenti seicenteschi custoditi presso l’Archivio Comunale di Cerami si fa menzione di una “chiesa vecchia di Sant’Antonio”. Tali documenti fanno riferimento alla chiesa di Sant’Antonio abate che iniziò ad essere edificata sotto il barone Vincenzo Gerolamo Rosso, barone che ereditò il feudo di Cerami nel 1516.
È da pensare che l’attuale chiesa sia stata edificata nello stesso luogo in cui sorgeva la chiesa preesistente ed i motivi che portarono ad una nuova edificazione sono da rintracciare nell’incremento del culto del santo Abate. Testimonianza di questa diffusione del culto è la fondazione nel 1600 della Confraternita di Sant’Antonio abate, che ancora oggi ha sede nella suddetta chiesa; è proprio grazie ai proventi ricavati dall’affitto dei terreni della Confraternita che fu possibile innalzare questo edificio di culto.
Da documenti presenti nell’archivio parrocchiale sappiamo che i lavori proseguirono nel corso del Seicento, ma si dovrà attendere il 1774 per indire il concorso per l’esecuzione degli stucchi decorativi; concorso che fu vinto da Giuseppe Sciacchitano da Capizzi.
Un ulteriore concorso fu indetto nel 1854 per la realizzazione di un nuovo campanile e ad aggiudicarsi i lavori nel 1855 fu mastro Ambrogio Castellana, la cui firma è ancora oggi leggibile in una delle balaustre che sormontano la torre campanaria.

L’esterno
Il prospetto centrale presenta una facciata a salienti, in stile tardo barocco, a cui si addossa la torre campanaria.
La facciata denuncia all’esterno la divisione interna della tre nevate dichiarandone anche l’altezza. I due lati spioventi della facciata sono privi di decorazioni e presentano una finestra rettangolare per lato così da illuminare la corrispettiva navata interna; due paraste culminanti in bugnato raccordano questi due lati con il portale centrale realizzato in pietra arenaria locale che si presenta invece riccamente decorato, racchiuso da lesene con motivi fitomorfi.
Il portale è inoltre fiancheggiato da quattro colonne binate, scanalate e poggianti su due basamenti su cui figurano decorazioni zoomorfe e su queste colonne si innestano dei capitelli corinzi che sorreggono un timpano ad ellisse spezzato. Un tempo sul timpano completavano l’apparato decorativo due angeli in pietra bianca posti specularmente, uno da molto tempo caduto, l’altro a seguito dei lavori di restauro condotti nel 2020 è stato rimosso ed è oggi custodito all’interno della chiesa. Al secondo ordine al centro del timpano è presente una finestra ad arco tutto sesto sormontata da un frontone triangolare decorato con una testa d’angelo a basso rilievo. Culmina l’intera partizione di facciata un fregio composto da metope floreali e triglifi e su di esso una cornice a gocciolatoio su cui si innesta il frontone.
A fiancheggiare la chiesa, la già menzionata torre campanaria che presenta una pianta quadrangolare e si eleva in altezza su tre ordini, ognuno con un cornicione di pietra attorno, posti su un basamento. Al centro del secondo ordine vi è una finestra ovale inscritta in un rettangolo e nell’ordine superiore un arco a tutto sesto su ogni lato, sfonda l’apparato architettonico per ospitare le campane presenti però solo su due lati. Culmina la torre campanaria una cuspide a cupola a sesto rialzato innestata su un tamburo ottagonale anche se originariamente e fino al 1940 a culminare la torre era una cuspide a campana rivestita da piastrelle smaltate policrome.

L’interno
La Chiesa presenta una pianta basilicale a tre navate separate da arcate a tutto sesto poggianti su tre colonne in pietra per lato ed un pilastro a delimitazione del transetto.
In corrispondenza della navata centrale ma ad un livello più rialzato sta il presbiterio absidato, che, come il resto della chiesa, ha subito numerosi rimaneggiamenti. Testimonianze fotografiche e resti lignei testimoniano la presenza dell’altare, del coro e dell’organo, purtroppo distrutti dall’incuria e conservati solamente in parte, come il frontale dell’organo che oggi funge da cornice ai due dipinti dell’Addolorata e di San Giovanni Evangelista facenti parte del trittico della Crocifissione realizzato da Cesare di Narda nel 2013. Il trittico si completa con il dipinto del Crocifisso posto all’interno della nicchia che sormonta il frontale dell’organo. Nelle pareti del suddetto presbiterio figurano due affreschi databili alla prima metà del XVIII raffiguranti a sinistra “La visita di Sant’Antonio abate a San Paolo di Tebe eremita” (vedi sotto) e a destra “Sant’Antonio abate intercede contro il male” (vedi sotto).
A seguito dei numerosi rimaneggiamenti l’apparato decorativo dell’intero edificio si presenta ben diverso dall’originale; alcune delle colonne sono state levigate nel coronamento e modifiche dal punto di vista cromatico hanno subito non solo le pareti ma anche gli stucchi sulla volta della navata centrale e delle arcate.
La navata sinistra termina con un altare absidato dedicato a Gesù Buon Pastore, la cui piccola statua in legno databile al XVIII sec., è collocata in una struttura lignea in stile neoclassico. A sormontare la struttura, vi è una decorazione in stucco raffigurante un pellicano, simbolo del sacrificio eucaristico e stessa analogia simbolica è da individuare nel piccolo affresco all’interno di una cornice in stucco raffigurante “Mosè e la manna dal cielo” sulla volta di questa campata.
La suddetta campata presenta inoltre una nicchia che custodisce la statua cinquecentesca di San Vito Martire.
La navata destra invece culmina con l’altare dedicato a Sant’Antonio abate, la cui statua lignea firmata da Giuseppe Stuflesser, giunse a Cerami il 23 settembre del 1947 come donazione postbellica da parte della famiglia Intili L. Surgenti, così come si legge nel basamento (vedi sotto).
Nelle pareti delle due navate sono collocate cinque tele raffiguranti a sinistra: L’Addolorata, il Riposo durante la Fuga in Egitto e l’Immacolata Concezione; a destra: la Crocifissione e il Noli me Tangere. Una tela raffigurante la Anime del Purgatorio completava il ciclo pittorico della parete destra ma purtroppo se ne perdono le tracce nei primi anni Venti del Novecento.
All’interno della chiesa vengono inoltre custoditi il fercolo processionale seicentesco realizzato da Andrea Li Volsi e Santo Giuliano e la sua copia realizzata nel 2004.

 

Bibliografia di riferimento:
– G.M. Fascetto, La chiesa di Sant’Antonio Abate, in “Cerami una gemma tra i monti”, guida storico-artistica, Euno Edizioni, Leonforte, maggio 2023, pp. 53-60.

Siti internet di riferimento:
Pagina Facebook: Sant’Antonio-Cerami link: https://www.facebook.com/santantoniocerami
Rete Italiana per la Salvaguardia e valorizzazione delle Feste di Sant’Antonio Abate link: https://reteitaliana.santantuono.it/festa-di-santantonio-abate-a-cerami/

Note varie: La Venerabile Compagnia Confraternita Sant’Antonio abate
A zelare il culto del santo anacoreta nella cittadina ceramese è la Confraternita Sant’Antonio abate; fondata nel 1600, la seconda Confraternita del paese per fondazione è oggi un’associazione di fedeli laici aperta a tutti, ma non sempre è stato così: fino all’inizio del secolo scorso, infatti, il numero dei soci era limitato a cento e all’ammissione venivano esclusi gli “uomini di bilancia”, gli uomini di vile condizione e le donne. Oggi come allora, ogni singolo membro entra all’interno della Confraternita a seguito di una votazione a scrutinio segreto da parte dei confrati riuniti in assemblea; al fine del mantenimento delle secolari tradizioni che vedono tramandare di padre in figlio l’affiliazione alla Confraternita viene omessa la votazione per l’ammissione dei figli e delle figlie dei confrati che decidono di entrare in Confraternita in un’età compresa tra i 18 e i 25 anni.
Il ramo maschile (confrati) e il ramo femminile (consorelle) partecipano attivamente, anche se in modo diverso, alla vita della Confraternita; solo il ramo maschile ad esempio, ha l’obbligo di partecipare a tutte le processioni del paese con l’abito tradizionale e per tale motivo ogni nuovo confrate, a differenza della consorella, dopo l’ammissione e dopo sei mesi di noviziato, sarà “professato”, ovvero presenterà al santo le proprie intenzioni e indosserà per la prima volta l’abito della Confraternita composto da: camice, visiera, cingolo e guanti di colore bianco e mantello di color celeste con fiori in tinta.
Il colore celeste dei mantelli dei confrati e delle insegne della Confraternita, che associato alla figura di Sant’Antonio abate può sembrare straniante, ha in realtà origine antichissime: furono i Canonici regolari di Sant’Antonio di Vienne, ordine ospedaliero e monastico-militare nato in Francia nel X sec., ad associare questo colore al Santo. Fin dalle origini, sull’abito e sul mantello degli ospedalieri di Sant’Antonio campeggiava un Tau di colore azzurro e tale segno diventerà in seguito anche il simbolo dell’ordine e influenzerà cromaticamente perfino l’iconografia di Sant’Antonio abate: non di rado in miniature del XIII e XIV sec. il santo viene raffigurato in abiti celesti o blu.
Oltre ad attività di carattere religioso, la Confraternita di Sant’Antonio abate intraprende anche altre iniziative di carattere sociale, caritatevole e di servizio del territorio e sotto la direzione del Confrate Superiore e del Consiglio di Amministrazione, la Confraternita organizza i festeggiamenti in onore di Sant’Antonio abate.

Localizzazione e recapiti:
Confraternita Sant’Antonio Abate, Piazza Sant’Antonio, Cerami (En)
Email: santantoniocerami@gmail.com
Pagina Facebook: Sant’Antonio-Cerami link: https://www.facebook.com/santantoniocerami

Bibliografia di riferimento: Testo a cura del dott. Giacomo Michele Fascetto

Nome rilevatore: Dott. Giacomo Michele Fascetto


STATUA LIGNEA POLICROMA nell’altare dedicato al Santo

La statua di Sant’Antonio abate è una scultura lignea realizzata tra il 1946 e il 1947 e firmata al basamento da Giuseppe Stuflesser, scultore di Ortisei (Val Gardenia). L’opera giunse a Cerami il 23 settembre del 1947 come donazione postbellica da parte della famiglia Intili L. Surgenti, così come si legge nel basamento.
Autore: Giuseppe Stuflesser
Descrizione dell’opera: Il Santo è rappresentato con severo aspetto ieratico e indossa degli abiti che ricordano molto le vesti francescane: di color marrone sono infatti sia la tunica che il mantello, terminante sul retro con cappuccio, mentre per calzari vi sono dei semplici sandali ed anche il cingolo ai fianchi riporta i tre nodi francescani. Sulla parte interna del gomito, dietro al Vangelo aperto tenuto con la mano sinistra, si erge un argenteo bastone-pastorale a croce patriarcale (a doppia asta – doppio patibolum) su cui si aggancia una campanella, anch’essa in argento.
Particolare è la movenza della mano destra che non riporta il classico gesto benedicente, ma col palmo totalmente aperto e rivolto verso il fedele, parrebbe indicare un gesto di paterno ammonimento, ma interpretabile anche come un gesto atto a placare, verosimilmente il fuoco, inteso nella duplice forma: incendio e fuoco di Sant’Antonio (herpes zoster).
Nella parte bassa della statua, ai lati del santo e posti sul basamento, vi sono riprodotti in miniatura un bue e un cavallo, probabilmente delle aggiunte per rinforzare l’idea della speciale protezione del santo verso gli armenti.
Descrizione della statua a cura del Dott. Giacomo Michele Fascetto.
Siti internet di riferimento: Storytelling arrivo della statua a Cerami in occasione del 75° anniversario: https://www.facebook.com/santantoniocerami/photos/a.292285491239181/1423597014774684/

Nome rilevatore: Dott. Giacomo Michele Fascetto


STATUA IN TELA-COLLA, sostituita dalla statua ligne di Stuflesser.

La statua di Sant’Antonio abate è una scultura polimaterica in tela-colla realizzata da autore ignoto agli inizi del XVII secolo. Rimaneggiata più volte nell’arco dei secoli, venne definitivamente soppressa al culto nel 1947 a causa del suo cattivo stato di conservazione e sostituita da una nuova statua lignea opera di Giuseppe Stuflesser.
Bibliografia di riferimento: Descrizione della statua a cura del Dott. Giacomo Michele Fascetto.
Nome rilevatore: Dott. Giacomo Michele Fascetto

AFFRESCO RAFFIGURANTE SANT’ANTONIO ABATE CHE INTERCEDE CONTRO IL MALE
Notizie sull’opera: L’affresco è collocato sulla parete destra del presbiterio
Autore: Ignoto – Datazione: Prima metà del XVIII Sec.
L’affresco mostra al centro la figura di Sant’Antonio abate rappresentato in atteggiamento di silenziosa preghiera: con gli occhi rivolti al cielo da cui spiove la Luce, ossia Cristo (Gv 8,12), indica con la mano destra la città sullo sfondo, mostrandola di fatti al Signore e chiedendo per sua intercessione un gesto di paterna clemenza.
Il Santo è tipicamente abbigliato e accompagnato dai suoi tradizionali attributi iconografici: il bastone con la campanella, il maiale, il fuoco e il tau. Proprio quest’ultimo, in virtù di una sua singolarità merita una trattazione particolareggiata: posto sulla spalla sinistra, si discosta dalla forma tradizionale per sviluppare ad ogni estremità tre punte che ricordano delle fiammelle, confermate anche dalla colorazione rossa del tau.
Bibliografia di riferimento: Testo e ricerche a cura del dott. Giacomo Michele Fascetto
Nome rilevatore: Dott. Giacomo Michele Fascetto

AFFRESCO RAFFIGURANTE LA VISITA DI SANT’ANTONIO ABATE A SAN PAOLO DI TEBE EREMITA
Notizie sull’opera: L’affresco è collocato sulla parete sinistra del presbiterio
Autore: Ignoto – Datazione: Prima metà del XVIII Sec.
L’affresco vede protagonisti due dei primi anacoreti del deserto: Sant’Antonio abate e San Paolo di Tebe eremita, secondo uno schema iconografico molto diffuso e che trae origini dall’episodio narrato da Jacopo da Varazze (1230-1298) nella Legenda Aurea.
Si legge infatti che Antonio, invitato da un angelo, si mise alla ricerca di Paolo, un eremita più anziano di lui che da quarant’anni viveva in solitudine nutrito da un corvo che ogni giorno gli portava il pane.
Nell’affresco la scena è ambientata in un anfratto roccioso e i due santi sono intenti a condividere il pane portato dal corvo che sorvola ancora su di essi. Sant’Antonio è tipicamente abbigliato e regge nella mano destra il bastone, uno dei suoi tradizionali attribuiti, San Paolo invece indossa un ampio mantello rosso sul tipico abito di foglie di palma intrecciate. È probabile che l’autore dell’affresco abbia voluto inserire il mantello rosso in riferimento al mantello di Atanasio di cui parla San Girolamo nella “Vita Sancti Pauli primi eremitae”. San Girolamo riferisce infatti che San Paolo, all’avvicinarsi della sua morte, ricevette la visita di Sant’Antonio abate, a cui espresse il desiderio di ricevere il mantello che egli aveva avuto in dono dal vescovo Atanasio, per esservi sepolto.
Bibliografia di riferimento: Testo e ricerche a cura del dott. Giacomo Michele Fascetto
Nome rilevatore: Dott. Giacomo Michele Fascetto

PAESI BASSI – ROTTERDAM, Museo Boijmans Van Beuningen, due tavole e un trittico del XV secolo; due statue (XV-XVI sec.) di s. Antonio abate

Il Museo Boijmans Van Beuningen è il principale di Rotterdam; le sue collezioni spaziano dall’arte medievale europea all’arte moderna. La fondazione della raccolta ebbe inizio quando il collezionista Frans Jacob Otto Boymans donò la sua collezione alla città di Rotterdam nel 1841.
Link:
https://www.boijmans.nl/

1)  Tempera su tavola lignea di 23 x 11 cm , con “Sant’Antonio abate

Opera del ferrarese Ercole de’ Roberti (1451/56 – 1496); in passato attribuita a Francesco del Cossa
Inventario numero 2561 Non esposto
Acquisita dal Museo nel 1958 con la collezione di D.G. Van Beuningen,

Questa splendida tavoletta, dipinta in modo nitido e nervoso, faceva parte un tempo della cornice della ‘pala Griffoni’ di Ercole de’ Roberti e del suo mentore Cossa in San Petronio, la chiesa principale di Bologna. Quel grande polittico fu smembrato nel XVIII secolo e i suoi resti sono ora sparsi in nove collezioni in tutto il mondo. I sette santi conosciuti della cornice si trovano a Ferrara, Venezia, Parigi e Rotterdam.

Il Santo, con la lunga barba bianca e Il mantello finemente drappeggiato, tiene con la mano destra un libro rosso chiuso e con la sinistra un bastone e una campanella.

Link:
https://www.boijmans.nl/en/collection/artworks/3866/saint-anthony-abbot


2)  Tempera su tavola lignea di 26 x 62,5 cm, con “Sant’Antonio abate

Opera del fiorentino Gherardo Starnina (1354/60 – prima del 1413).
Inventario numero 2649   Non esposta
Acquistata dal museo nel 1962

Starnina realizzò questa tavola tra il 1395 e il 1406 durante un soggiorno nel porto spagnolo di Valencia. Il corpo elegante e allungato di Sant’Antonio e le sue mani affusolate dalle dita lunghe e delicate sono caratteristiche dello stile gotico internazionale.

Il Santo, con le mani incrociate sul petto, tiene un lungo bastone a tau. Un maiale rosso spunta a sinistra dietro di lui.

Link:
https://www.boijmans.nl/en/collection/artworks/3942/saint-anthony-abbot


3) Trittico su tavole di quercia di 31 x 31,9 (centrale); laterali di 31 x 12,8 cm ciascuno.
Raffigura “Imbalsamazione del corpo di Cristo” al centro; “Sant’Antonio abate” a sinistra; “San Giovanni battista” a destra.
Opera del 1410-20 di anonimo artista di Bruges.

Inventario numero 3723
Acquistato dal Museo nel 2013 da una collezione privata italiana.

Il dipinto segue l’immaginario comunemente usato nelle scene di sepoltura del periodo e il Vangelo di Giovanni 19.39. Il corpo di Cristo è stato deposto su una lastra, forse il coperchio della sua tomba. È abbracciato dalla Madre addolorata, sostenuta da san Giovanni. Maria Maddalena gli bacia la mano. Nicodemo, Giuseppe d’Arimatea e altri due uomini stanno ungendo il corpo con delle spatole. Barattoli e sacchetti contengono le erbe profumate e l’uomo seduto di fronte con la schiena rivolta verso di noi, infila una mano in un sacchetto con quelli che sembrerebbero chiodi di garofano.
Perché questa scena rappresenta l’imbalsamazione / unzione di Cristo? Un possibile indizio potrebbe risiedere nella rappresentazione di Sant’Antonio abate sul pannello dell’ala sinistra. Si potrebbe immaginare che un trittico che mostra l’applicazione di balsami, si collega alle terapie con unguenti che gli Antoniani prestavano ai malati per alleviare il dolore del “fuoco di s. Antonio “, così i pazienti nella sofferenza di Cristo riconoscerebbero la propria. Un segno significativo è che, sebbene il trittico sia nel complesso in condizioni eccellenti per la sua età, l’unico punto in cui è presente un’usura significativa è nella figura di Cristo. Ciò potrebbe essere stato causato dalle molte persone che lo hanno toccato per avvicinarsi a Lui nelle preghiere.

Sant’Antonio abate è raffigurato inginocchiato sotto un padiglione mentre sta leggendo un libro che regge con la mano sinistra e sfoglia con la destra il cui braccio tiene un bastone. Un rosario al polso sinistro e il muso di un maiale spunta a sinistra.

 

 

 

Immagini da Wikimedia
Link:
https://rkd.nl/explore/images/266559
Parte del testo elaborato da:
https://arthistoriesroom.wordpress.com/2013/07/18/unique-triptych-acquired-by-museum-boijmans-van-beuningen/


4)  Statua di legno di quercia policromata, misura 40 x 130 x 32 cm che raffigura “Sant’Antonio abate”
Opera del 1475-1500 di anonimo artista tedesco di Kleve.

Inventario numero BEK 1051   Non esposta
Acquistata nel 1938

Sant’Antonio con copricapo rosso, libro chiuso nella mano sinistra e bastone nella destra. Ai suoi piedi a destra un maiale

Link:
https://www.boijmans.nl/en/collection/artworks/40302/saint-anthony-abbot


5)  Statua di legno di quercia policromata “Sant’Antonio abate”.
Misura  47 x 122 x 25 cm.
Realizzata nel 1500 circa da anonimo artista olandese.

Inventario numero BEK 1052   Non esposta.
Prestito Stichting al Museo nel 1942

Sant’Antonio tiene nella mano sinistra un libro aperto, la mano destra è mancante. Un maiale ai suoi piedi a destra.

Link:
https://www.boijmans.nl/en/collection/artworks/40303/saint-anthony-abbot