TERAMO. ex ospedale psichiatrico e cappella di Sant’Antonio abate

Via A. Saliceti, 16
 https://maps.app.goo.gl/dDDLQgwnV1ixCQQR6

 

«Sub anno Domini millesimo trecentesimo vigesimo tertio, Pontificatus Sanctissimi Patri et Domini, Domini Ioannis, Pape XXII». Con queste parole inizia il documento, redatto presso il Palazzo Vescovile del tempo dal regio notaio Lorenzo di Nicola Angelo e datato 28 febbraio 1323, che segnò la nascita di quello che poi divenne il complesso ospedaliero di Sant’Antonio abate. Il documento recava, come attesta lo storico e canonico aprutino Nicola Palma, la bolla del Vescovo Niccolò degli Arcioni con la quale questi concesse al teramano Bartolomeo Zalfoni taluni privilegi per la sua meritoria opera di apertura di un luogo di ricovero e assistenza per i bisognosi della Città, a cui diede la denominazione di Ospizio di Sant’Antonio abate e per le finalità del quale mise a disposizione alcune sue case site nell’attuale zona di Porta Melatina. Il Vescovo indicò Bartolomeo Zalfoni quale «hospitalario» di Sant’Antonio abate e ricondusse alla «divina inspirante gratia» la lodevole iniziativa di realizzare un luogo di ricovero e assistenza per i malati e i poveri, «acciocché potessero al presente e in avvenire servire il Signore e pregarlo con maggiore devozione e tranquillità per i benefattori e per la redenzione dei loro peccati».
Una grande lapide in marmo, un tempo posta nell’atrio dell’ingresso principale del complesso ospedaliero e oggi trafugata, ricordava l’episodio.
Nei secoli la struttura fu ampliata e ristrutturata più volte.

Dopo l’Unità d’Italia, fu istituita in ogni Comune una Congregazione di carità, alla quale doveva essere affidata l’amministrazione di tutte quelle strutture sociali, ospedaliere ed assistenziali sino ad allora operanti nel territorio; quindi anche l’ospizio di Sant’Antonio abate passò sotto la cura di questo nuovo organismo.
Nel luglio 1881, su iniziativa dell’allora presidente della Congregazione di carità, Berardo Costantini, fu istituita in apposita sala al piano terra dell’edificio dell’Ospizio una sezione riservata ai pazienti affetti da disturbi di carattere psichico. Tale reparto col tempo si ampliò sempre più e, dopo la costruzione del nuovo ospedale teramano nel 1925, l’ospizio fu dedicato solo alle attività manicomiali e assunse formalmente la denominazione di «ospedale psichiatrico». Nel 1968 confluì nell’Unità Sanitaria Locale di Teramo che ne è tuttora amministratrice e proprietaria.
L’ospedale restò in funzione per un totale di 675 anni, di cui 117 come ospedale psichiatrico a partire dal 1881 sino alla chiusura nel 1998.

Il 22 Novembre 2022 la Regione Abruzzo annunciò un bando europeo destinato all’intero recupero della struttura la quale, nel suo 75%, ospiterà la Cittadella della Cultura gestita dall’Università, per il rimanente sarà abilitata ad auditorium, piazzali comunali ed ad uno speciale distretto ASL per terapie neurologiche sperimentali.

 

All’interno del complesso, fu edificata la chiesa dedicata a Sant’Antonio abate, tuttora legata alla tradizionale cerimonia di benedizione degli animali che si tiene il 17gennaio.
L’edificio fu decorato successivamente in stile barocco e fungeva da cappella interna dell’Ospedale. Accessibile sia dall’interno che dall’esterno, è collegato al resto delle strutture da una scala a chiocciola. Alla chiesa è annessa una sagrestia. Attualmente fronteggia Via delle Recluse. All’interno della chiesa vi sono statue e quadri di s. Antonio abate di varie epoche.
Una statua a sinistra del presbiterio presenta il Santo che tiene con la mano sinistra un libro su cui è il fuoco, la destra ha perso il bastone che reggeva.

 

Link:
https://www.ospedalepsichiatrico.it/la-storia/

ANAGNI (FR). Cattedrale, affresco e statua di s. Antonio abate

All’esterno della Cattedrale, dietro una grata su un muro a sinistra, è affrescata una “Madonna in trono col Bambino tra Santa Caterina d’Alessandria e Sant’Antonio abate”, risale ai primi anni del XV secolo.
Sant’Antonio, a destra tiene un bastone a forcella.

 

Il Museo della Cattedrale conserva anche una statua lignea di sant’Antonio abate, proveniente dall’omonima ex chiesa, aggiunta al Tesoro della Cattedrale nel 1998, vedi https://www.santantonioabate.afom.it/anagni-fr-ex-chiesa-di-santantonio-abate-auditorium-e-statua-lignea/

 

Immagine e info sulla cattedrale:
https://www.iluoghidelsilenzio.it/cattedrale-di-anagni-anagni-fr/

BELLUNO. Chiesa dei SS. Biagio e Stefano, con statua di s. Antonio abate, XV secolo

La chiesa conserva nella Cappella Cesa (1485) un’ancona lignea scolpita attribuita al bellunese Andrea di Foro (XV sec), con piccoli affreschi nella cornice attribuiti a Matteo Cesa. Fu realizzata secondo il Cavalcaselle in occasione di un matrimonio tra membri delle famiglie Pagani e Cesa, si ispira ad un dipinto coevo di Alvise Vivarini, già nella Chiesa bellunese di S. Maria dei Battuti ed ora a Berlino. Secondo alcuni la pala proverrebbe dalla Chiesa di S. Maria delle Grazie, preesistente a S. Stefano.
Raffigura la Madonna col Bambino circondata da Santi e angeli musicanti.


Statua lignea di 115 x 35 cm, nell’ordine mediano a sinistra, di sant’Antonio abate che tiene nella mano sinsitra un libro, invece è scomparso il campanello che teneva nella destra.
Una fotografia del 1908 (FRIZZONI) mostra l’ancona con le aggiunte ” barocche” ora rimosse (ai lati, all’esterno dei due piccoli pilastrini, compaiono motivi a volute). Nella stessa foto Sant’Antonio abate regge il campanello e Santo Stefano, a destra, la palma del martirio. L’angioletto in basso a destra conserva lo strumento musicale.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500062985-1_2

https://www.belluno-turismo.it/project/chiesa-di-san-biagio/

Info sulla chiesa, sita in Via F. Ostilio, 2:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/46271/Belluno+%28BL%29+%7C+Chiesa+dei+Santi+Biagio+e+Stefano

VALLADA AGORDINA (BL). Chiesa di San Simon con varie immagini di s. Antonio abate

L’aula della chiesa di San Simon, di antichissima origine, è interamente decorata da un ciclo di affreschi del 1549, opera di Paris Paschalinus Bordón, o anche Pàris Bordone (Treviso, 1500 – Venezia, 1571), che illustrano i santi Simone e Pietro, Barbara; il Padre Eterno, la Natività, dando luogo ad un armonioso e continuativo affresco che si estende lungo le pareti. Gli affreschi furono restaurati nel 1954.

In controfacciata, a destra della porta, la figura, incompleta, di Sant’Antonio abate, rappresentato con il torso parzialmente ruotato e con il capo rivolto all’indietro, con una folta barba canuta. Il Santo indossa una tunica ambrata che è in parte coperta da un ampio mantello viola. Con la mano sinistra probabilmente reggeva un bastone o una croce a “tau”. Il piede sinistro è rivolto verso l’osservatore; in secondo piano appare la testa di un maiale.


La chiesa conserva sull’altar maggiore un Flügelaltar in stile tardogotico, è il risultato della armoniosa e qualificata collaborazione di più artisti. G. Parusini ha attribuito la progettazione generale ad Andrè Haller da Bressanone e ha identificato tra gli autori anche il “Maestro di Heiligenblut”. Il Flügelaltar, in legno di abete rosso e di pino cembro dorato e policromato, fu realizzato tra il 1520 e il 1525 è costituito da un Corpus o Scrigno con due battenti incernierati, dall’Auszung, il coronamento, e il Sarg, o Predella, sempre richiudibile per mezzo di due sportelli. Alla base vi è la Natività; al centro la Madonna col Bambino tra i santi Simone e Giuda; sul coronamento Gesù crocifisso tra la Madonna e s. Giovanni.
Sulle portelle laterali sono scolpiti, a destra in alto, s. Antonio abate e sotto s. Caterina d’Alessandria e a destra s. Biagio e s. Giuliana. Nella predella altri Santi intorno alla Madonna col Bambino.
Sant’Antonio ha la mano destra nel gesto di benedizione, con la sinistra tiene un libro rosso; un maiale spunta è ai suoi piedi, a sinistra. Vedi particolare nella foto in alto.


Durante le visita pastorale nel 1583, il vescovo Giovanni Battista Velier ordina di “proveder per lialtari che ciascuno di essi habbia un palio novo di qualche honorevolezza”. L. Serafini ha supposto che la pala raffigurante i “Santi Valentino, Antonio e Margherita” eseguita da Francesco Frigimelica il vecchio  (1570 circa – Belluno, dopo il 1649) sia stata la risposta a questa volontà. Il polittico è ora posto nel presbiterio. Al vertice destro dell’immaginario triangolo che congiunge i tre santi, santa Margherita indossa un candido velo e una scura tunica coperta in parte da un ampio manto ocra. Lungo il bordo del manto della Santa si può leggere la scritta frammentaria: “1595 C…P…NTUS…PINXIT…ISCUS FRIGGIMELLICA PICTO”. Questa datazione inserisce la pala di San Simon tra le prime opere eseguite dal pittore nel bellunese. Sant’Antonio abate si sostiene su un bastone con la mano destra mentre regge con la sinistra una lingua di fuoco. San Valentino regge con la mano destra un Vangelo e stringe con la sinistra un ramo di palma simbolo di martirio


La chiesa conserva anche quattro tavole della pala che sorgeva sull’antico altare dedicato a sant’Antonio, realizzate da Matteo Cesa tra il 1480 e il 1485. Le tavole dipinte a tempera grassa sono racchiuse entro una cornice intagliata con motivi quattrocenteschi (in realtà si tratta di un’elegante rifacimento della fine del XIX o XX secolo). Nel primo fornice San Valentino indossa una veste ed un ampio mantello; in mano regge un vangelo aperto e la palma del martirio. A destra sant’Antonio abate con accanto il nero suino che reca nella zampa un campanello, stringe con la mano destra un libro chiuso e con la sinistra un lungo bastone. Nel terzo fornice santa Margherita di Antiochia stringe con la mano sinistra la palma del martirio mentre ai suoi piedi giace il Male domato, rappresentato da un piccolo drago. A destra infine è rappresentato un vecchio frate intento a leggere il libro che regge con entrambe le mani. Dalla foggia e dal colore dell’abito talare potrebbe trattarsi di san Filippo Benizi, celebre monaco dell’Ordine dei Servi di Maria che allora possedevano un convento a Belluno. Il fondo oro e l’essenziale pavimentazione rosacea inseriscono i personaggi in una dimensione atemporale. Gli sguardi, tutti convergenti verso il centro potrebbero essere rivolti a una tavola centrale con la Madonna e il Bambino, oggi perduta.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Affreschi_di_San_Simon#Controfacciata

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Simon

CAVASO DEL TOMBA (TV), frazione Caniezza. Oratorio di Sant’Antonio abate

Via San Pio X / Via S. Antonio, località Paveion
https://maps.app.goo.gl/zZT8JAw5Ct3DVWG89

 

L’attuale oratorio di Sant’Antonio abate fu costruito negli anni ’20 del Settecento in sostituzione di quello con lo stesso titolo distrutto dall’esondazione del torrente denominato “Val dei Damini”, che era posto a sud/est dal presente ad una distanza di circa 400 metr
A metà del XX secolo fu ridimensionata la sacrestia con l’arretramento del muro fronte strada per dare spazio alla realizzazione del marciapiede.
Nel 1987 furono eseguiti interventi di restauro al tetto, all’interno ed all’esterno dell’oratorio, viene sostituito e messo a norma l’impianto elettrico, e vengono restaurati i serramenti e le finiture dell’edificio.
Nel 1997 furono restaurati i muri esterni dell’oratorio.

La facciata è molto sobria, presenta un timpano triangolare con oculo vetrato, la porta d’ingresso principale con stipiti e architrave in pietra bianca sopra la quale è presente una finestra semicircolare e, lateralmente, due finestre quadrate con inferriate.
Sulla copertura, in corrispondenza del lato nord della sacrestia, è posta una campanella azionata mediante fune.
L’oratorio ha pianta rettangolare, sul cui lato nord è ricavato l’altare con arco a tutto sesto e soffitto a botte, mentre sul lato est è stata ricavata la sacrestia a pianta rettangolare. La copertura è a due falde simmetriche con struttura in legno e controsoffitto piano, mentre il manto di copertura è in coppi tradizionali.
L’attuale altare, datato 1630, è composto da dossale in legno intagliato, dipinto e dorato, di dimensioni 267 x 420 x 35 cm. È probabile che l’altare appartenesse all’Oratorio distrutto, considerata la sua ricchezza decorativa, e derivi dalla produzione della produzione della bottega dei Ghirlanduzzi, artisti intagliatori.

 

Il 17 gennaio, in occasione della festività di S. Antonio abate, vengono benedetti gli animali, il pane, il sale e il fuoco domestico.

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/69204/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate