ZOGNO (BG), frazione Piazza Martina. Oratorio di Sant’Antonio abate

Situata nei boschi soprastanti la frazione, è raggiungibile in circa 10 minuti di cammino attraverso il sentiero che parte dall’abitato. Piazza Martina, 1/A,
https://goo.gl/maps/A4SReZoKKuHudv9P9

 

Dal Sommario delle chiese della diocesi di Bergamo, redatto nel 1666 dal cancelliere Marenzi, si evince che la chiesa di S. Antonio, già da tempo esistente, apparteneva alla parrocchia di San Giovanni Battista in Poscante di Zogno. Solo dal 1880 fu unita alla parrocchia di Zogno.
E’ circondata da sagrato in terra battuta, racchiuso da parapetto in pietra. La facciata è molto semplice, intonacata e presenta centralmente un portale in pietra affiancato da due nicchie vuote. Il portale è sormontato da una finestra semicircolare che illumina la navata. Una falda in legno orizzontale conclude la facciata.

L’interno è a pianta ottagonale coperta da tazza a spicchi. I lati maggiori sono dotati di sfondati ad arco, quelli minori di nicchioni.
Partendo da sinistra in senso orario si trovano: la tela raffigurante Sant’Antonio, due tele raffiguranti la Madonna del Carmine e San Giuseppe, un confessionale sormontato da pulpito; il presbiterio è rialzato di tre gradini rispetto alla navata; due ingressi posti a sinistra e a destra del presbiterio conducono rispettivamente al campanile e alla sagrestia.

L’altare a stucco è leggermente staccato dalla parete di fondo in cui è ricavata la nicchia contenente la statua trecentesca di S. Antonio abate in legno dipinto, raffigurato seduto in abiti vescovili con mitria; ha il pastorale nella mano sinistra; nella destra, in gesto di benedizione, una campanella.

 

 

La festa. La sera del 16 Gennaio, dal borgo di Piazza Martina parte una fiaccolata, a cui partecipano gli abitanti delle frazioni vicine, che raggiunge la chiesetta attraverso la strada della mulattiera. Il 17 Gennaio, nel pomeriggio, si celebra la messa per Sant’Antonio abate e vengono benedetti, durante la funzione, dei pani. Ancora prima dell’inizio della funzione, il sagrato della chiesa si popola abitanti delle frazioni vicine, che portano con loro qualche animale domestico e qualche pecora. Sul sagrato viene anche acceso un piccolo falò. Le dimensioni ridotte della chiesa non consentono a tutti di entrarvi e molti seguono la celebrazione da fuori. Al termine della messa i panini benedetti vengono distribuiti ai presenti insieme a un’immaginetta del Santo.


Link:

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/32323/Chiesa+di+Sant%27Antonio

https://intangiblesearch.eu/search/show_ich_detail.php?db_name=intangible_search&lingua=italiano&idk=ICH-GIU02-0000000186#

TUILI (SS). Chiesa di Sant’Antonio abate

via Marconi / SP 5
https://goo.gl/maps/JeLQGE2c2Zo1K1XC9

 

La chiesa di Sant’Antonio abate fu fatta edificare in stile spagnolo nel 1582 dal vescovo di Ales fra Lorenzo da Villavincenzio, vicina all’antico convento dei Frati Minori Osservanti, oggi distrutto. I Frati nel 1640, abbandonarono Tuili a causa dell’insalubrità dell’aria e si trasferirono a Genoni, lasciando il Convento in rovina.
La Chiesa, invece, nel tempo fu conservata e ampliata anche grazie ai numerosi lasciti dovuti alla devozione che i Feudatari di Tuili nutrivano per il Santo. Nel 1694 la feudataria di Tuili Marianna Martin Cervellon fece costruire la volta a botte della Chiesa ad opera del capomastro Battista Maria “albanil” di Ales. Nello stesso anno fu fatto costruire il campanile. Nell’archivio arcivescovile di Ales risulta che nel 1716-18 e nel 1721-22 vennero effettuati lavori per il rifacimento della copertura. Nel 1753 Don Josè Vico Torrelas donò un’importante somma di denaro per la realizzazione della pavimentazione e dell’altare in marmo.
A partire dal 1880 iniziò una lunga serie di interventi di abbellimento e manutenzione della Chiesa.
Nel 1964 fu eseguito un intervento di restauro del campanile; nel 1970 fu realizzato il pavimento dei loggiati esterno. Un nuovo restauro nel 1972 interessò l’intonaco interno della Chiesa.
Nel 1975 furono eseguiti lavori di ripristino di alcune logge, utilizzate anticamente dai venditori in occasione della festa. Nel 1977 fu rifatto il tetto del loggiato, che alcuni anni prima era stato coperto con lastre di eternit, e i lavori che interessarono le facciate esterne, con il rifacimento degli intonaci e delle tinteggiature.
Nel 2002 fu realizzato un intervento di adeguamento dell’impianto elettrico e di risanamento conservativo; nel 2010 furono restaurati gli altari. Fra il 2014 e 2015 sono stati eseguiti lavori di restauro generale.

Il complesso architettonico è chiuso da un alto muro di cinta che presenta tre ingressi. In corrispondenza dell’ingresso principale, sul lato destro e su quello sinistro, si trovano ancora le cumbessias, antiche loggette che venivano utilizzate durante la festa dedicata al Santo come ricovero dei pellegrini e per ospitare il mercato. Tale usanza è testimoniata dall’Angius nel dizionario Casalis (1835) ed è durata sino agli anni ’50 del Novecento.
Un loggiato a tre arcate in conci di trachite si sviluppa in prossimità della facciata principale. All’esterno, sia i muri di recinzione che la Chiesa sono tinteggiati di bianco, lasciando a vista bordi e cornici in trachite. Il campanile, a pianta rettangolare, è alto 25 metri, termina con una cupola con tamburo a pianta ottagonale sulla cui sommità è collocata una statua del Santo.

La chiesa di Sant’Antonio abate è caratterizzata da una pianta a croce latina, L’impianto planimetrico è a navata unica coperta con volta a botte, con sviluppo in lunghezza pari a 36 metri, con due cappelle laterali anch’esse voltate a botte.
La chiesa custodisce al suo interno un prezioso altare ligneo di stile barocco placcato in oro zecchino, con quattro colonne tortili con decorazioni vitinee che sorreggono una trabeazione decorata a fiorami, dentelli e teste di angioletti. Nella nicchia centrale si trova la statua del Santo che indossa sette vesti di pregiata lavorazione.
Altre statue del Santo sono conservate nella chiesa.

 

 

La festa estiva a Tuili dedicata a Sant’Antonio abate inizia la sera del 28 luglio con la Santa Messa e con la processione che, animata da gruppi folcloristici, da suonatori di launeddas e dalle confraternite locali, percorre le vie del piccolo paese per consentire agli spettatori di salutare il passaggio del simulacro del Santo. Nei giorni seguenti continuano le celebrazioni liturgiche e gli spettacoli musicali in piazza richiamano fedeli e visitatori desiderosi di trascorrere una tre giorni all’insegna della tradizione e della convivialità.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/18186/Tuili+%28CA%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

http://www.lamiasardegna.it/tuili.htm

MONTELPARO (FM). Chiesa di San Michele arcangelo con statua di sant’Antonio abate

La Chiesa di S. Michele Arcangelo risale al XII secolo ma l’attuale impianto, è il risultato del susseguirsi di vari interventi nel corso dei secoli. Dopo la chiusura a causa del sisma dell’agosto 2016 (la chiesa era tornata agibile da pochi anni dopo un lungo periodo di lavori!) è stata riaperta nel marzo 2022.

Sant’Antonio abate è presente a Montelparo in alcune opere d’arte tra cui una bella statua in cartapesta e legno, della seconda metà del Seicento, situata nella chiesa matrice di San Michele, nella nicchia destra del presbiterio.
La statua è completamente ridipinta in nero nelle vesti e anche le parti del volto e delle mani hanno subito ridipinture che causano l’impossibile lettura dell’opera originaria. Si intuisce, però, la capacità dell’autore nella resa bella del volto del Santo oramai vecchio e stanco, piegato dalle privazioni della vita ascetica.
Il Santo si appoggia al bastone a forma di tau, è accompagnato dal maialino, e indossa il saio monastico nero.
La plastica, la tridimensionalità e la lavorazione dei panneggi fa ipotizzare che la statua sia di tipo processionale e sicuramente la più antica e bella statua del Santo esistente in Parrocchia.

 

Da più di trecento anni, la festa di Sant’Antonio abate a Montelparo, tre giorni intorno alla data del 17 gennaio è accompagnata dalla Festa del Baccalà che richiama migliaia e migliaia di persone che si ritrovano a mangiare in compagnia nei locali allestiti dal comune nel centro storico.
La festa ha origini lontane e risalgono alla ricostruzione del Convento Agostiniano. I Frati invitarono tutta la cittadinanza e come ringraziamento diedero loro da mangiare proprio il baccalà. Ad ogni persona veniva data una porzione che doveva pesare quanto un Coppo (una tegola). Quando i frati dovettero lasciare il convento tramandarono la tradizione della cottura di questo pesce solamente agli uomini poiché alle donne era vietato l’accesso al convento. È così negli anni si formò il comitato festeggiamenti che oggi porta avanti la tradizione.
Con un Coppo viene data anche una fila di pane e un litro di vino.

Link:
http://www.ancoraonline.it/2016/07/11/conosciamo-la-sua-statua-di-montelparo-di-santantonio-abate/

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/25414/Montelparo+%28AP%29+%7C+Chiesa+di+San+Michele+Arcangelol

http://www.ancoraonline.it/2022/03/14/foto-montelparo-riapre-la-chiesa-san-michele-arcangelo/

SCANNO (AQ). Chiesa di Sant’Antonio abate

Strada Ciorla, 15
https://goo.gl/maps/1ndCfaQjSsUp83A9A

 

Un’ipotesi sulla fondazione cinquecentesca della chiesa è data da un’epigrafe sita sulla facciata che dice che il barone Ettore Ciorla la fece erigere (fieri fiat) nel 1569; questa ipotesi, tuttavia viene contraddetta dalla collazione del vescovo Cadichio di Sulmona già in data 15 febbraio 1515 investe la chiesa di sant’Antonio – che evidentemente era già esistente – all’arciprete Pasquale di Pietro. Quindi l’intervento del Ciorla del 1569 verosimilmente allude ad un restauro o un’aggiunta all’edificio; altra targa col testo quasi identico è affissa in prossimità, ma con data 1589.
Secondo la tradizione la chiesa sarebbe sorta sul sito di un’antica abbazia benedettina.

 

Una targa sulla controfacciata informa che nel 2000 è stato completato un restauro condotto dalla Parrocchia della chiesa di Santa Maria della Valle coadiuvato dalla regione Abruzzo e dalla famiglia di Giovanni Maiorano. Questo restauro ha rimosso il primitivo intonaco esterno lasciandolo spoglio (con mattoni a vista).

La facciata è rettangolare, ai lati del portale vi sono le due targhe con le date del 1569 e 1589. Sopra il portale una finestra ad arco acuto.
L’interno è ad aula a pianta rettangolare suddiviso in due cellule ricoperte da volte a botte ad arco ribassato e lunettate. Due paraste laterali che si aprono dietro l’altare sostengono altrettanti archivolti. Gli archi interni, che sorreggono la struttura della chiesa, sono emersi durante un restauro di inizio secolo. Il fondo della chiesa è scandito da un archivolto a sesto ribassato.
L’aula è molto luminosa, grazie alle due finestre ovali alle spalle dell’altare. Quest’ultimo è scostato dal muro e, nel muro retrostante, è presente una nicchia con la statua di sant’Antonio abate. Il Santo tiene nella mano destra il bastone a tau su cui è appesa una campanella; con la sinistra regge un libro chiuso su cui è una fiamma. Un maialino è ai suoi piedi.

 

Il 16 gennaio, vigilia della festa di sant’Antonio abate, viene acceso un falò davanti alla Chiesa e viene fatta la Sagra della Porchetta.
Il 17 gennaio davanti alla chiesa viene festeggiato Sant’Antonio abate, dopo la Messa vengono benedette le Sagne con la ricotta, un pasto che un tempo veniva distribuito ai poveri del Paese e se la festa capitava di venerdì, al posto della ricotta, si mettevano i fagioli.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Scanno)

SELARGIUS (CA). Chiesa di Sant’Antonio abate

Vico Maria Vergine Assunta, 7
https://goo.gl/maps/G3PDbtbUd7SMmwKu7

Racchiusa in una piccola corte, la chiesa, dedicata a “Sant’Antoni de su fogu” (Sant’Antonio del fuoco), venne edificata in stile neogotico nel 1950 sullo stesso sito di una più antica chiesetta, demolita nel 1949, risalente alla seconda metà del ‘600 e smembrata, presumibilmente, nel 1786 per il rifacimento dell’altare maggiore.

Attualmente il sacro edificio presenta una facciata a cuspide, con un bel rosone traforato, un campanile a vela e, sopra il portale a doppio battente, una lunetta con l’immagine a mezzo busto di sant’Antonio, opera di Antonio Marini di Selargius.

L’interno della chiesetta è realizzato con arcate a sesto acuto, con l’abside semicircolare, due cappelle laterali a volta ellissoidale a crociera cordonata e una piccola gemma centrale.
Tra i pezzi più pregevoli, vi è un ex-voto con l’immagine della Madonna d’Itria e di Sant’Efisio, raffigurante il salvataggio di un uomo in procinto di annegare nel fiume di Pula (1883) e, in una delle cappelle, la statua della Madonna del Carmelo.

Sull’altare principale si trova una statua del Santo forse databile al XVIII secolo.

 

L’edificio è sede della Confraternita della Madonna d’Itria e ogni anno ospita la festa in onore di sant’Antonio abate protettore dei malati e degli animali.
Tradizione vuole che la chiesa sia addobbata con arance amare e venga eretta una grande catasta di legno, composta da ‘sas tuvas‘, tronchi di alberi resi cavi dai fulmini e dal tempo, privati di tutti i rami e in cui vengono inserite fronde di alloro. La pira viene accesa al tramonto del 16 gennaio, ma solo dopo che il parroco l’ha benedetta, compiendo tre giri intorno ad essa e dando il via ufficialmente alla festa, fra canti, balli tradizionali e distribuzioni di dolci, che sanciscono l’inizio ‘ufficiale’ del Carnevale. Ma la fede popolare attribuisce al Santo di origine egiziana anche poteri curativi: durante la messa vengono benedetti limoni, arance e mandarini, poi messi a contatto col corpo delle persone malate o degli animali, di cui Antonio è il protettore.

 

Link:
https://chiesedisardegna.weebly.com/selargius.html