SANT’ANGELO D’ALIFE (CE). Cappella di Sant’Antonio abate (S. Antuono), con affreschi
La cappella sorge trova nel centro storico, adiacente al lato destro della Chiesa di Santa Maria della Valle. Via Santa Maria, 153
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Il portale d’ingresso, di stile tardo gotico (XIV – XV secolo, con affreschi sulla lunetta), si distingue dal complesso ecclesiastico che lo accoglie.
L’interno è un ambiente piccolo, rettangolare con volta a crociera e un ciclo di affreschi che ricopriva completamente le pareti e che è uno dei più importanti del Quattrocento campano. Databili orientativamente al III decennio del XV secolo, nonostante studi approfonditi, ancora pongono problemi per la datazione, l’individuazione degli autori e la committenza. Si è parlato di espressione di un’area culturale interessante il Lazio, l’Umbria, l’Abruzzo e la Campania, che si caratterizza per gli influssi marchigiani dei Sanseverino e iberici. Nelle scene sono presenti temi mariani, episodi della vita di Sant’Antonio abate in controfacciata, e, nella volta, gli Evangelisti e i Dottori della Chiesa. Spicca il gotico tenero e squisito della Madonna in Trono e dei profili, il realismo dei semplici oggetti posti sui mobili, rappresentati nella volta, e il favoloso ingenuo con cui sono trattati gli episodi della vita di sant’Antonio. Colori accesi e vivaci, tratti ben definiti e iconografie singolari rappresentano scene bibliche legate all’Annunciazione, la Natività, il Bagno di Cristo e l’Adorazione dei Magi.
Le Storie di Sant’Antonio abate raffigurano cinque episodi. La narrazione inizia nella lunetta in alto con la Fuga dalla città di Patras: il Santo è ritratto, insieme ai confratelli, al di fuori della città – di cui è ignota l’ubicazione – in attesa dell’ultimo fuggiasco intento a calarsi dalle mura. Episodio raramente rappresentato nei cicli affrescati sulla vita di sant’Antonio e che è tratto dalla cosiddetta Leggenda di Patras, redatta da un anonimo autore e diffusasi a partire dal secolo X, e che ebbe larga fortuna tra Tre e Quattrocento, quando divenne il principale riferimento per la scelta di temi iconografici relativi alla vita del Santo. Questo testo è in contraddizione con il testo di Atanasio, che presenta Antonio come un eremita solitario, perché lo descrive come l’anziano abate di un monastero che, stanco della vita monastica e desideroso di solitudine, decide perciò di fuggire nel deserto insieme ad alcuni compagni calandosi di notte dalle mura della città per mezzo di una cesta.
Scrive Caradonna (1): “Nella scena con la Fuga dalla città di Patras è presente, all’estrema destra dell’affresco, uno scudo cotissato con una banda di colore argento su un campo di colore rosso con due rosette a cinque petali contrapposte sui due lati, insegna araldica di una famiglia di cui, nonostante le ricerche degli ultimi anni, ancora oggi si ignora il nome, mentre sulla parte alta, al di sopra delle mura della città, è raffigurata una croce potenziata all’interno di uno scudo, simbolo della famiglia Marzano, feudataria del luogo. La mancanza di documentazione non consente di dire molto, tuttavia la presenza dei due stemmi araldici nell’affresco spinge a credere che il ciclo venne commissionato da una famiglia molto vicina ai Marzano”.
Nel registro sottostante sono dipinti, nel riquadro di sinistra, l’Incontro con il centauro che indica al Santo la strada per raggiungere san Paolo eremita e che, nel testo citato, è spiegato essere Agatone, un anacoreta che aveva assunto tali sembianze assunte dopo aver ceduto alle tentazioni del diavolo.
Nel riquadro di destra vi è una scena delle Tentazioni, dove una demonessa, con corna e zampe di rapace, insidia il Santo che fa apparire delle lingue di fuoco per tenerla lontana.
Il racconto prosegue con i due riquadri del registro inferiore, molto rovinati; una effige del Santo di cui a malapena si intravede il trono su cui è assiso e la scena della Morte di sant’Antonio, molto sciupata e di difficile lettura, con la rappresentazione delle esequie conventuali.
Parte delle notizie e immagini da:
1. Italia Caradonna, Immagini e testi da alcuni cicli da alcuni cicli ad affresco del primo Quattrocento nell’alto Casertano: il caso di Sant’Antonio Abate, da: “Polygraphia” 2020, n. 2, pp. 65-81
Buonomo G., Gli affreschi della Cappella di Sant’Antonio abate a Sant’Angelo d’Alife, 2016
Link:
https://matese.guideslow.it/la-cappella-santantonio-abate/









