FIRENZE. Gallerie dell’Accademia, “trittico di san Procolo o dell’Annunciazione e Santi”, con s. Antonio abate, di Lorenzo Monaco, inizi XV secolo
“Trittico di san Procolo”, o “trittico dell’Annunciazione e Santi”.
Tempera e doratura su tavola di 210 x 230 cm.
Opera di Lorenzo Monaco, realizzata nel 1406-18 circa.
Quest’opera, commissionata per la chiesa di S. Procolo a Firenze, è probabilmente la stessa che il Vasari annoverò tra le opere di Giotto e che venne poi inserita dal Milanesi (1878) nel corpus di Lorenzo Monaco, al secolo Piero di Giovanni (Siena o Firenze, 1370 circa – Firenze, 1425 circa).

Attualmente l’opera si presenta con l’Annunciazione nella tavola centrale; il pannello laterale sinistro raffigura santa Caterina d’Alessandria e sant’Antonio abate, quest’ultimo nella consueta iconografia: saio nero, mantello marrone, bastone e un piccolo maiale ai piedi, sul gradino della base.
Il pannello destro ha le figure dei santi Procolo e Francesco d’Assisi.
Il primo riferimento al monaco camaldolese spetta a Crowe e Cavalcaselle (1864); attribuzione accettata da Sirén (1905), che la datava agli anni 1408-1409 vedendovi influenze senesi e tentava una ricostruzione della predella; e poi da Venturi (1911), Van Marle (1924), Toesca (1929), Golzio (1931), Procacci (1936), Berenson (1936), Pudelko (1938), Bellosi (1965), Boskovits (1975), Eisenberg (1989).
La datazione proposta va dal 1406 ca. indicato da Pudelko (1938), al 1418 ca. indicato da Eisenberg (1989) ed oggi in genere accettato. Il trittico originariamente doveva essere stato progettato in modo diverso da come si presenta attualmente. A questo proposito Sirén ipotizza che l’opera avesse anche una predella della quale facevano parte la “Natività'” della collezione Kaufman (Berlino), l'”Adorazione dei Magi” e la “Visitazione” della collezione Parry (Hignam Court) e la “Fuga in Egitto” del Museo di Altenburg. Al posto dei due attuali dischi dorati delle cuspidi laterali c’erano due teste di profeti che furono poi sostituiti da due angeli rimossi in tempi non molto lontani . Eisenberg (1956) ha identificato il perduto profeta dello scomparto destro, con l'”Isaia ” già nella collezione parigina de Montor (1843) con l’ attribuzione a Cimabue. Successivamente il tondo, recentemente riapparso sul mercarto antiquario, fu ascritto ad Antonio Veneziano dallo Schmarsow (1898) e a Lorenzo Monaco dal Sirén.
L’opera non ha subito restauri, ma solo modifiche sulla cornice tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo. Le due sezioni laterali del trittico risultano ritagliate al di sopra delle teste con asportazione delle due cuspidi rifatte ex novo seguendo lo stile di quella centrale. La cornice è sprovvista anche dei pilastri dei pinnacoli e delle sue cornicine alle ogive e ai tondi delle cuspidi. Fu tagliata anche la base di tutto il trittico e al suo posto vi è una predellina con una iscrizione.
Sullo zoccolo della cornice sotto s. Antonio vi è scritto: “S[AN]C[TU]S ANTONIUS”.
Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900187146
http://www.polomuseale.firenze.it/catalogo/scheda.asp?nctn=00187146&value=1
https://www.treccani.it/enciclopedia/lorenzo-monaco_%28Dizionario-Biografico%29/



