MONTECRESTESE (VCO), frazione Nava. Oratorio di Sant’Antonio abate
In frazione Nava, 20
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A Nava esisteva anticamente una edicola dedicata al Santo, nucleo del piccolo Oratorio sorto in seguito. Gli abitanti di Montecrestese, in un periodo di gravi difficoltà pubbliche, avevano fatto il voto di celebrare come festiva la ricorrenza del 17 gennaio di ogni anno. Compare infatti nell’elenco delle feste imposte dagli Statuti del 1530 ed in altri successivi
Dell’antico Oratorio si ha un primo documento scritto negli Atti di Visita pastorale di mons. Romolo Archinto del 1582, il quale però si limita solo a notarne l’esistenza. Poiché il Sinodo di mons. Spedano (1591) non ne accenna, è lecito pensare che questo Oratorio o cappella fosse veramente piccola cosa e non in grado di ospitare decentemente le celebrazioni liturgiche. Questa situazione deve essere durata inoltre ancora per molto tempo se neppure i vescovi successivi, dal Bascapè a mons. Pietro Volpi, cioè fino al 1627, non lo ricordano nelle Visite pastorali.
Solo dopo il 1630, in seguito alla pestilenza che colpì l’Ossola in quell’anno e a un voto fatto dagli abitanti di Nava per esserne liberati, che l’Oratorio fu riprogettato e lentamente assunse la forma attuale. La costruzione iniziò nel 1638 e continuò negli anni seguenti. Sorse inizialmente la cappella principale del presbiterio con la pala dell’altare, di 175 x 120 cm, opera del pittore fiorentino Luigi Reali (1602 – dopo il 1660) che rappresenta la B. Vergine delle Grazie, in alto, ed in basso S. Antonio abate e S. Sebastiano. Il quadro è siglato e datato con la scritta: “L.R. pingebat 1640”.
Il Visitatore pastorale del 1641 trova l’Oratorio ancora incompleto e in esso vi si celebrava saltuariamente. Mons. G.B. Visconti lo visitò personalmente nel 1690 rilevandone l’ottimo assetto e così pure il Visitatore pastorale del 1717 che vi nota la balaustra in marmo, il crocefisso sull’architrave del presbiterio, la sacrestia, il campaniletto e il piccolo sagrato recintato e lastricato di piode.
Nel secolo XVIII il campanile fu tolto dalla cuspide della facciata e ricostruito sullo spigolo Sud-Est, restaurato nel 1831.
L’Oratorio, recita l’iscrizione posta all’interno, fu restaurato nel 1884.
La facciata è a capanna; il portone è affiancato da due finestrelle rettangolari; al di sopra un affresco moderno di scarsa qualità che raffigura il Santo circondato da animali e, sempre centralmente un oculo ottagonale. Il campaniletto è a destra della costruzione.
Nel Settecento, per iniziativa di ignoti offerenti furono fatti dipingere e appesi alle pareti interne quattro quadri ad olio su tela di 2,35 x 1,80 cm, di buona mano, rappresentanti i fatti principali della vita di S. Antonio abate: Cristo appare a S. Antonio in estasi; S. Antonio visita l’eremita S. Paolo; Morte dell’eremita S. Paolo la cui anima è portata in ciclo dagli angeli mentre due leoni scavano la fossa che ne riceverà il corpo; Le tentazioni di S. Antonio.
Nell’Oratorio vi sono anche altri due quadri ad olio che rappresentano gli apostoli S. Pietro e S. Paolo. La comparsa di questi quadri deve essere di poco anteriore all’Inventario del 10 Giugno 1762 che li ricorda per la prima volta.
L’Oratorio è coperto da una volta a piccole vele a cui sovrasta un robusto tetto in piode. Nel presbiterio si apre una finestra sul lato Nord-Ovest, mentre sul lato opposto si apre la porta che conduce alla sacrestia. Ha un altare in marmi policromi e stucco sormontato dalla raffigurazione plastica della Madonna Immacolata. L’architrave in legno dipinto e dorato ha una decorazione di festoni di fiori e frutti e supporta un Crocefisso ligneo. Gli intagli in legno sono attribuibili alla bottega dello scultore Bartolomeo Zanini Piroia di Vagna, noto per altri pregevoli lavori del genere a Montecrestese.




