PERUGIA. Galleria Nazionale dell’Umbria, tavole con s. Antonio abate di Fiorenzo di Lorenzo, 1487-98 e di Ottaviano Nelli, 1403
Tempera su tavola di 112,5 x 41 x 3 cm , scomparto di polittico smembrato.
In deposito. Proveniente dalla Chiesa di San Domenico.
Attribuito a Fiorenzo di Lorenzo (1440 circa – ante 1525).
Assieme agli altri due dipinti raffiguranti le sante Dignamerita e Caterina d’Alessandria, era parte di una macchina d’altare, di cui è perduto l’elemento centrale e di cui faceva parte anche un pannello con san Pietro, individuato da Todini (1989) nel Niedersàchsisches Landesmuseum (inv. n. 100) di Hannover.
La collocazione doveva probabilmente prevedere sul lato destro, dall’alto i santi Dignamerita e Antonio abate; su quello sinistro, sempre dall’alto Caterina d’Alessandria e Pietro. Sono state attribuite da Guardabassi (1872) in poi a Fiorenzo di Lorenzo o alla sua bottega. Secondo Garibaldi (2015, p. 490) l’esecuzione sarebbe riferibile a un periodo compreso tra la realizzazione della nicchia di San Francesco al Prato (1487) e gli affreschi di San Giorgio dei Tessitori (1498).
Sant’Antonio abate reca nell’aureola in nome a lettere capitali, ha barba lunga bianca e biforcata, mantello con la tau. Tiene con la mano destra un libro rosso chiuso e con al sinistra un bastone a tau cui è appesa una campanella.
Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1000016300
Tempera su tavola di 121 x 32,4 x 5 cm, scomparto laterale sinistro del “polittico di Pietralunga”.
Attribuito a Ottaviano Nelli (1370 circa – 1444). Inventario 1004.3 . Esposto nella sala 8
L’opera, in origine nella chiesa di Sant’Agostino di Pietralunga, fu ritrovata da Lupattelli in una soffitta nel 1896 e trasportata nel Palazzo Comunale. Nel 1954 è stata acquistata dal Ministero. Dopo l’accurato restauro del 1991 Todini (1994, pp. 167-168) ha proposto una più accurata lettura del pentittico che attribuisce alla completa ideazione di Ottaviano Nelli, mentre evidenzia nei santi di sinistra l’intervento di un aiuto di bottega che rivela, specie nel volto di Antonio abate, ancora una cultura trecentesca; per la Madonna col Bambino, gli altri santi laterali e quelli nei pilastrini ribadisce, invece, la completa autografia. Nella stessa sede Todiniri percorre l’iter formativo di Ottaviano sottolineando le relazioni con la cultura tardogotica umbra di Cola Petruccioli e Matteo di ser Cambio (cfr. Garibaldi, 2015, pp.300-301 con bibliografia precedente).
Sant’Antonio, con barba scura, tiene nella mano destra il fuoco e al polso è appesa una campanella. Nella mano sinistra ha un lungo bastone; ai suoi piedi a destra c’è un piccolissimo maiale nero.
Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1000017199-3



