PRATO. Convento di San Francesco con immagini di s. Antonio abate nella cappella Migliorati di Niccolò Gerini e affresco staccato, inizi del XV secolo
La Sala del Capitolo, o cappella Migliorati, fu interamente decorata per volontà della famiglia Migliorati (della quale restano gli stemmi nei pilastri angolari) dal fiorentino Niccolò Gerini fra il 1395 e il 1400.
La cappella, a pianta quasi quadrata, è coperta da una bella volta a crociera con costoloni, impostata su pilastri angolari; su questo ambiente fu fondato il campanile a torre, terminato nel 1801, che occupò l’angolo nord-ovest della cappella distruggendo alcune scene delle Storie di sant’Antonio abate. Vedi immagine in alto.
La parete mostra in alto la scena dell’elemosina ai poveri, tagliata a sinistra; al centro, sotto un baldacchino, sant’Antonio in abiti laici distribuisce denaro alle persone che si affollano a sinistra. Alla sua destra altri due mendicanti malati si accostano .
In basso a sinistra, della figura del Santo rimane solo il bastone e un paesaggio roccioso con una città sullo sfondo (iconografia poco spiegabile nel deserto, a meno che forse raffigurasse la città di Patras citata nella medievale “La leggenda di Patras”, vedi scheda.
A destra la scena è completa e raffigura angeli che portano in cielo un’anima, di solito interpretata come quella di san Paolo eremita.
Immagini da Wikimedia
Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Francesco_(Prato)
Sant’Antonio abate e Storie della sua vita
Affresco staccato a massello di 160 x 110 cm.
L’opera è esposta nella sala d’ingresso al convento di San Francesco, presso l’accesso al chiostro.
Attribuzione incerta: nella scheda ministeriale viene proposto un seguace di Niccolò Gerini, forse Pietro Nelli e una datazione tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo. Claudio Cerretelli assegna l’opera, “condotta con tecnica rapida ma efficace”, ad Arrigo di Niccolò. Matteuzzi propone il pittore Antonio di Miniato e una datazione al secondo decennio del XV secolo.
Nel riquadro centrale il Santo è seduto su un trono marmoreo con spalliera concava decorata a fioroni alla quale è appeso un drappo decorato con un motivo a rotae. La mano destra è levata in un gesto di benedizione mentre la sinistra regge il bastone a tau; il libro è poggiato sulle gambe e il maialino è ai suoi piedi tra le pieghe del saio.
Quattro episodi della sua vita sono ai lati. A sinistra dall’alto la Tentazione dell’oro [I],
rovinata nella parte superiore, e Sant’Antonio battuto dai diavoli [II]; a destra dall’alto si vede il probabile Incontro col centauro [III] e l’Incontro tra sant’Antonio e san e San Paolo [IV]. Le quattro scene hanno una forma allungata con perimetro esagonale e gli angoli di risulta tra di esse sono decorati con un motivo geometrico, mentre in basso si conservano triangoli decorati più semplicemente per cui non si può escludere un ritocco in epoca successiva. Le due serie di storie risultano separate dallo scomparto centrale e terminano in alto con un tratto curvilineo. Questi caratteri e la conclusione ad arco ribassato dell’immagine centrale indicano chiaramente che in origine i due frammenti esterni decoravano l’imbotte di una nicchia sulla cui parete di fondo era dipinta la figura del Santo, ma è ignota la collocazione originaria. L’affresco fu staccato intorno al 1963.
Le lacune del dipinto sono nelle due scene superiori: della prima è andata perduta la parte alta con un tratto di paesaggio e la testa del Santo; della terza manca tutta la figura del centauro: il soggetto rappresentato è infatti intuibile solo dall’atteggiamento di sant’Antonio che si rivolge a destra per benedire qualcuno, in modo analogo ad altre raffigurazioni.
Testo tratto da:
Matteuzzi Nicoletta, Affreschi agiografici iconico-narrativi in Toscana (1320-1490), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Firenze, AA 2010-2012, pp. 153-54
Immagini da Wikimedia.










