RIPACANDIDA (PZ). Chiesa di S. Donato con immagini di s. Antonio abate.

La chiesa sorse probabilmente su una costruzione più antica, che il pontefice Eugenio III elenca nella bolla del 1152 indirizzata al vescovo di Rapolla Ruggero. Costruita verosimilmente nel XII secolo, con corpo rettangolare ad aula unica con alta copertura a crociera e terminante con coro quadrato, la chiesa fu affidata ad un gruppo di monaci benedettini che seguivano la Regola inaugurata a Montevergine (Avellino) da san Guglielmo da Vercelli.
Presenta una semplice facciata, adornata da un portale del XVII secolo. L’interno è articolato in quattro piloni che definiscono tre campate coperte da volte a crociera, a sesto rialzato.
Il ciclo pittorico ha inizio sulle volte della terza campata con storie tratte dal Libro della Genesi; esso fu eseguito dal cosiddetto “Maestro delle Storie di Adamo ed Eva”, affiancato dal “Maestro delle Storie dei Patriarchi” impegnato sulle volte della seconda campata. Gli affreschi furono eseguiti in più riprese, durante la dominazione della famiglia Caracciolo, per volontà di ser Francesco da Ripacandida, notaio e terziario francescano (per questo l’alto numero di Santi francescani in una chiesa custodita sino a metà Quattrocento dai Benedettini). A partire dal 1498, Troiano II Caracciolo, rientrato in possesso dei beni appartenuti a suo padre Giovanni II, duca di Melfi, commissionò gli affreschi della prima campata a partire dall’ingresso, con la realizzazione di un monumentale Giudizio Universale, in cui appare una rara rappresentazione del Purgatorio e un ciclo cristologico dispiegato sulle volte.
Partendo dalla prima campata, sulle vele sono dipinti la Vita e la Passione di Cristo, mentre sulle pareti sono rappresentati rispettivamente l’Inferno a destra e il Paradiso a sinistra, con Cristo in trono circondato da angeli. La seconda e terza campata trattano temi della Genesi. Gli affreschi della prima campata, dipinti originariamente nel ’500, subirono, tra il XVIII e il XIX secolo, volgari ridipinture e manomissioni da parte di un ignoto e mediocre frescante che rispettò l’impianto compositivo cinquecentesco ma compromise definitivamente la resa formale delle opere e, oggi, alla luce del restauro, risultano essere complessivamente di qualità modesta. Certamente più originali e interessanti gli episodi biblici, le Storie di Sant’Antonio abate, le raffigurazioni di S. Francesco, della Pietà e dei Santi dell’Ordine francescano affrescati sulle pareti e sulle vele della seconda e terza campata e sui piloni della chiesa e anch’essi, in parte, ridipinti nell’800.
Nella prima campata, meno ben conservata, nei 10 riquadri sono raffigurati: 1. Annunciazione ; 2. La visita a Santa Elisabetta; 3. La Natività; 4. I re Magi; 5. La strage degli innocenti; 6. La presentazione al Tempio; 7. Gesù fra i dottori; 8. L’incontro di Emmaus; 9-10. Scene della Passione di Gesù Cristo che rappresentano l’Ultima Cena (frammenti al centro nella parte più alta della controfacciata), L’arresto di Gesù, Gesù davanti al Sinedrio e la Flagellazione. Sui due pilastri a destra e a sinistra della controfacciata completano il ciclo Gesù risorto e Il sepolcro vuoto. I pannelli 3 e 4 sono molto rovinati e quasi illeggibili; così come il 9 e il 10, con le scene della Passione che continuavano sull’intera controfacciata e ne restano solo frammenti sparsi.

Sulla parete perimetrale destra della seconda campata sono raffigurate le storie frammentarie di Sant’Antonio abate e di San Paolo eremita.
Tra gli episodi che ancora sono rimasti, anche se lacunosi, si distinguono, a partire dal primo riquadro del registro superiore a sinistra: l’arrivo al convento di un giovane frate, la costruzione del convento; in basso l’incontro di Sant’Antonio e San Paolo, Sant’Antonio ha la visione della morte di San Paolo eremita e ordina a due leoni di scavargli la fossa.

 

Link e immagini:
https://artsandculture.google.com/story/HQUhJEXfb21QIA?hl=it

https://aemecca.blogspot.com/2015/08/bibbia-ripacandida-santuario-san-donato.html


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