ROMA. Chiesa cattolica russa di Sant’Antonio abate sull’Esquilino, con affreschi

Via Carlo Alberto, 2
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Sorge sul colle Esquilino (nei pressi della basilica di Santa Maria Maggiore), edificata nel 1308, nel sito di una preesistente chiesa intitolata Sant’Andrea cata barbara (del V secolo). Questa chiesa, costruita all’interno della “Basilica di Giunio Basso” – in realtà una grande aula absidata appartenuta alla dimora privata del console Basso del 331 d.C. – prese il nome dall’annesso monastero denominato “cata barbara patricia“, in ricordo dell’antico proprietario del luogo, il patrizio Valila, la cui origine “barbara” aveva originato la denominazione “catà barbarum patricium“, ossia “presso il barbaro patrizio”.

La chiesa di S. Antonio fu costruita accanto al preesistente ospedale per la cura del “fuoco di sant’Antonio” costruito dal cardinale Pietro Capocci nel 1259 (intitolato a Sant’Andrea). Il primo rettore dell’ospedale fu nominato da papa Clemente IV nel 1266. Una ventina di anni dopo papa Niccolò IV trasferì l’amministrazione dell’ospedale agli Antoniani, i quali ottennero nel 1308 di poter costruire la nuova chiesa e fu così che il nuovo complesso costituito da chiesa ed ospedale fu dedicato a S. Antonio abate.

Nel 1481 la nuova chiesa subì un primo rifacimento per volere del cardinale Costanzo Guglielmi durante il pontificato di Sisto IV e fu allora che l’antica chiesa di “S.Andrea cata barbara” fu incorporata nella grande recinzione del complesso: il bel portale romanico che oggi è sulla facciata della chiesa sarebbe proprio l’ingresso principale dell’antico complesso, probabile opera dei Vassalletto, dinastia romana di marmorari (circa 1262-66). L’iscrizione posta sopra il portale ricorda la fondazione dell’ospedale voluta dal cardinal Capocci con i nomi degli esecutori testamentari, il vescovo Ottone di Tuscolo e il cardinale Giovanni Caetani (poi papa Niccolò III). Armellini trascrisse nel 1891 l’iscrizione (oggi poco leggibile): “D[omnus] Petrus Capoccius, cardinalis, mandavit construi hospitale in loco isto et D[omni] Otho Tusculanus, episcopus, et Iohannes Caietanus, cardinalis, exequutores eius fieri fecerunt pro anima D[omni] Petri Capocci.”

I canonici Antoniani erano diventati famosi per la loro cura dei malati; di conseguenza, ebbero il privilegio di prestare servizi medici alla casa pontificia.

Agli inizi del Settecento la chiesa ebbe un ulteriore restauro ad opera di un architetto della scuola di Alessandro Galilei.
Gli edifici ospedalieri si trovavano per lo più sul lato sinistro della chiesa. Sull’altro lato della parete della navata sinistra della chiesa si trovava un ampio cortile, con un piccolo corpo d’ingresso sulla strada e il corpo principale prospiciente sull’altro lato del cortile. Un terzo grande blocco continuava il fronte stradale dall’altro lato di un piccolo cortiletto di cucina, quasi fino alla facciata di Santa Maria Maggiore. Un quarto, piccolo blocco, abbracciava la chiesa sul lato destro della facciata.
L’ospedale disponeva di ampi giardini, che arrivavano a nord fino all’attuale via Principe Amedeo.
L’antica facciata presentava il portale ad arco medievale, che si ergeva su ogni lato delle facciate domestiche e al di sopra del quale era un camminamento orizzontale con ringhiera in ferro. Al di sopra di questa a sua volta c’era l’estremità della navata centrale, che aveva una grande finestra a tutto sesto, una coppia di lesene ioniche laterali e un frontone triangolare di coronamento contenente un piccolo oculo.

Un convento di  monache camaldolesi era stato fondato a Santa Maria della Concezione alla Lungara nel 1722, dipendente dal monastero camaldolese di San Gregorio Magno al Celio. Ma il sito era molto angusto, così nel 1778 la comunità si trasferì nel vecchio ospedale e vi rimase fino a quando non fu espropriato dal governo italiano nel 1871. Nel 1877 la chiesa fu chiusa al culto e l’anno successivo le monache aprirono un nuovo convento intitolato a Sant’Antonio abate sul colle Aventino  (vedi scheda).

La chiesa di Sant’Antonio abate sull’Esquilino fu sconsacrata e adibita a deposito di un ospedale militare che allora occupava l’antico convento; quindi l’edifico e le opere d’arte, compresi gli affreschi, furono gravemente danneggiati.
Nel 1928 l’intero complesso fu acquistato dalla Santa Sede e la chiesa, restaurata per volontà di Pio XI, fu assegnata ai cattolici russi di rito bizantino, pur mantenendo la dedica a S. Antonio abate, mentre l’antico ospedale fu trasformato in un celebre centro di studi russi ed orientali denominato “Pontificio Collegio Russicum”.  Sull’altro lato della chiesa fu stabilito il Pontifico Istituto Orientale.

Oggi si accede alla chiesa tramite una doppia rampa di scale, costruite dopo il 1870, quando enormi sbancamenti di terreno portarono all’abbassamento del livello della via Carlo Alberto. Invece prima la chiesa dava su una grande piazza, dove il 17 gennaio, giorno della festa di sant’Antonio, si svolgeva la consueta e celebre benedizione degli animali che oggi è trasferita, per motivi di intralcio al traffico, nella vicina chiesa di S. Eusebio.

 

L’interno, in forme settecentesche, presenta una pianta a croce latina con tre navate suddivise da pilastri, coperte da volte a crociera. La navata centrale è conclusa da una profonda abside tonda, mentre absidi esagonali sono in corrispondenza delle navate laterali.
La chiesa, modificata per adattarsi alle esigenze del rito russo, presenta una iconostasi1a tre porte opera di Grigorij Pavlovic Maltzeff (1881 – 1953). Al centro la “Porta Reale”, aperta solo nei momenti più solenni della celebrazione, e sopra di essa la raffigurazione dell‘Ultima Cena.
All’inizio della navata di destra si trova la cappella di Santa Teresa, opera di Domenico Fontana del 1583, ora dedicata ai Santi Cirillo e Metodio. Conserva stucchi settecenteschi e decorazioni successive realizzate da Grigorij Pavlovic Maltzeff.

La chiesa conserva un affresco raffigurante la Crocifissione di Giovanni Odazzi, XVIII secolo.

 

 

Nella parete della navata sinistra sono stati murati frammenti di bassorilievi, forse un ciborio, trovati durante i restauri del 1930, appartenenti all’antica chiesa di Sant’Andrea cata barbara e databili tra il IX e il X secolo.

 

 

La figura di S. Antonio compare in un mosaico moderno di stile russo e in uno stendardo dipinto, foto a sinistra.

 

 

 

Il tamburo della cupola fu affrescato nel 1585 da Nicolò Circignani detto Il Pomarancio (1530 circa – 1597).La chiesa conserva numerosi affreschi eseguiti nel 1585-86 che illustrano le Storie di sant’Antonio abate, realizzati da Giovan Battista Lombardelli detto Della Marca (1535/40 – 1592) e da Niccolò Circignani il Pomarancio, del quale rimangono quattro episodi nel tamburo della cappella grande. (vedi gallerie in basso).

 

 

Notizie e immagini da
https://www.romasegreta.it/esquilino/s-antonio-abate.html

https://www.collatio.it/lista-argomenti/fotogallery/o-foto-varie/967-roma-chiesa-di-sant-antonio-sull-esquilino-affidata-ai-padri-gesuiti-che-celebrano-liturgia-bizantino-russa.html

https://romanchurches.fandom.com/wiki/Sant%27Antonio_Abate_all%27Esquilino

Rilevatore: AC

 

 NOTA 1. Nell’ambito della Chiesa ortodossa russa l’iconostasi (il tramezzo di separazione tra il presbiterio in cui si celebra la Messa e la navata in cui stanno i fedeli prevede, in genere, cinque ordini di icone: Patriarchi; Profeti; Feste liturgiche; Deisis / deesis (preghiera) che costituisce il registro centrale e principale dove si trovano le icone dei santi in posizione di preghiera intorno a Cristo Pantocratore; le icone locali o del tempio, poste nell’ordine più in alto, che vengono spesso cambiate a seconda della festività.


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