VALVASONE ARZENE (Pn). Chiesa e Ospedale dei Santi Pietro, Paolo ed Antonio abate

La tradizione vuole che la Chiesa sorga sulle fondazioni di un tempietto romano dedicato a Giove o sulla parte terminale di un cunicolo che porterebbe al castello; la prima notizia certa risale comunque al 1355, quando si documenta l’esistenza di un hospitale governato quasi di certo dalla confraternita dei Battuti.
La sua finalità era dare ospitalità ai viandanti ed offrire ricovero e cura ai poveri.
L’ospedale probabilmente era costituito da due vani contigui, quello che si affacciava sulla strada fungeva da ricovero, mentre quello posteriore serviva per le riunioni ed i momenti di preghiera della confraternita stessa.

Nel corso del Quattrocento la confraternita attraversò un periodo così negativo che quasi sospese la sua attività assistenziale; per questo nel 1461 ad opera di un gruppo di cittadini venne ricostituita sotto l’intitolazione dei Santi Pietro, Paolo ed Antonio Abate.
In tale occasione i vecchi locali furono ristrutturati: la cappella e l’ospedale furono uniti a formare un unico vano illuminato da lunghe finestre monofore centinate, mentre un nuovo ambiente posto a fianco della chiesa venne utilizzato per l’accoglienza dei poveri.
La nuova chiesa, consacrata nel 1497, fu ornata con tre altari, uno dei quali costituito da un polittico ligneo con le statue dei santi titolari (oggi il san Pietro è perduto).

All’inizio del Cinquecento fu chiamato Pietro da Vicenza (1467-1527), che nel 1510 circa eseguì degli affreschi sulla parte di sinistra della navata e sul lato destro del presbiterio, coprendo in parte degli affreschi trecenteschi ancora visibili nella Crocifissione. All’interno sulla parete sinistra si conserva la sua opera maggiore che raffigura la Santissima Trinità all’interno di un’illusionistica edicola con volte a cassettoni (alla sua base si può leggere la firma del pittore, che si sigla PVP), affiancata, a sinistra dai santi Bartolomeo e Biagio, Giovanni Battista e Lucia, mentre a destra da Apollonia e Caterina, Antonio abate e Gottardo, ognuno contraddistinto dai tradizionali attributi iconografici. Vedi fotografia in alto.

Tra il 1739 ed il 1760 la cappella fu nuovamente sottoposta ad un rimaneggiamento, che comportò l’innalzamento dei muri perimetrali della navata e del presbiterio, l’apertura di nuove finestre, la costruzione di un nuovo altar maggiore, l’apertura di due cappelline laterali per altrettanti altari, la sistemazione della cantoria a ridosso della controfacciata, l’ampliamento della sacrestia, la costruzione della torre campanaria incorporata tra il fianco destro della chiesa e l’edificio adiacente.
Nel 1806 Napoleone soppresse la confraternita, ma l’ospedale continuò nella sua opera assistenziale sotto una Congregazione di Carità comunale, fino all’inizio del XX secolo.
Oggi rimane solo la chiesa, restaurata nel 1991, mentre i locali adibiti a scopi ospedalieri sono divenuti un’abitazione privata. La facciata piuttosto semplice è ritmata dall’apertura della porta d’ingresso, inquadrata in pietra, e delle due alte finestre ad arco con occhio cieco al centro.

 

La pala dell’altare maggiore A Pietro da Vicenza inoltre era stata richiesta una pala per l’altare maggiore, di cui però si sono perse le tracce; al suo posto vi è un dipinto ottocentesco che raffigura, nel registro superiore la Madonna con il Bambino tra i santi Giuseppe, Agnese, Valentino e Antonio di Padova e in quello inferiore i Santi Pietro, Paolo, Antonio abate e Andrea. Il dipinto è inserito in un altare con una cornice lignea intagliata e dorata nel 1642 (come riporta un iscrizione alla base della cornice), opera di un intagliatore friulano.

 

Bibliografia:
AA.VV. Il Sanvitese, percorsi artistici, storici, naturalistici, Consorzio fra le Pro Loco del Sanvitese, 2005
Vedi anche: https://guidartefvg.it/elenco/chiesa-dei-santi-pietro-e-paolo-valvasone/

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 23 feb 2020 – aggiornam. dicembre 2021

 

 

 


Regione Friuli-Venezia-Giulia