VARAZZE (SV), frazione Alpicella. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Piazza IV Novembre, 3 / Via Alpicella
https://goo.gl/maps/GVrxn4nR1QteACYV8

 

Posta in posizione dominante su uno sperone di roccia in centro paese e a picco sulla vallata, ai piedi del monte Beigua, dalla sua piazza lo sguardo può spaziare sino al mare.
La chiesa di Alpicella è uno tra gli edifici di culto più antichi del territorio varazzino: secondo le fonti storiche potrebbe essere stata edificata nel corso del XIII secolo e comunque in un periodo di poco successivo alla fondazione dell’antica chiesa di San Donato sul colle del Parasio. Risulta anche da un documento datato 1356 che la Parrocchia di S. Michele di Alpicella fosse attribuita al Monastero di Fornelli (Ferrania).
Non è chiaro il motivo per cui il titolo della Parrocchia di San Michele ad un certo punto venne cambiato in Parrocchia Sant’Antonio Abate. Nel sinodo del 1357, indetto dal vescovo della diocesi di Savona Antonio II de’ Saluzzi, compare tra le autorità ecclesiastiche e religiose del territorio anche il rettore della parrocchia di Alpicella.
La parrocchia, istituita presumibilmente poco dopo la fondazione della Chiesa, aveva anticamente un’ampia giurisdizione religiosa. Tra le proprietà cinquecentesche della chiesa e relativa parrocchia anche due mulini, gli unici del territorio e che obbligatoriamente i parrocchiani dovevano utilizzare per la macinazione dei prodotti agricoli; tale “servitù” fu al centro di ampi contrasti tra la popolazione e il parroco di Alpicella negli anni 1564 e 1571.

Nel 1706, sul medesimo sito, fu edificato un nuovo edificio di culto ancora orientato a levante e consacrato dal Vescovo Vincenzo Maria Durazzo.
Un’importante opera strutturale, in particolare un’inversione d’orientamento della facciata e dell’ingresso che furono traslati a ponente (come si presenta allo stato attuale), fu attuata nel corso del 1888, assieme alla demolizione di ciò che restava del vecchio cimitero (che fu sostituito da un piazzale), su progetto di un anonimo carmelitano.

 

La facciata incompiuta ha andamento ondulatorio, ricordando vagamente il barocco piemontese.
La struttura dell’edificio è a navata unica, a croce greca, ed edificata con pietra e mattoni; la stessa volta, anziché in canniccio, è in muratura.
L’interno è ampio e luminoso, pur essendo semplice e privo di pitture o affreschi alle pareti. Nell’abside, sopra il coro ligneo del XVII secolo, è posizionato l’organo a canne del 1866.
La chiesa conserva alcune statue marmoree e lignee raffiguranti san Sebastiano, san Marco con il leone, la Madonna del Carmine, sant’Antonio abate, san Giuseppe e il bambino Gesù, san Lorenzo; la figura di san Sebastiano è opera settecentesca dello scultore genovese Pasquale Navone.

La chiesa conserva tre altari laterali marmorei, realizzati da Galeazzo Alessi, provenienti dalla cattedrale di San Lorenzo di Genova; furono  rimossi nel 1895 per volere dell’arcivescovo genovese Tommaso Reggio (nell’opera di ripristino degli interni della cattedrale al precedente stile gotico) e giunsero nella parrocchiale di Alpicella, senza non poche polemiche e soprattutto iniziali ripensamenti da parte della curia genovese, dopo la “trattativa d’acquisto” effettuata dall’allora parroco don Puppo tra il 1896 e il 1897; giunti a Varazze furono trainati nella frazione collinare con l’ausilio di carri trainati da buoi.

 

Testo tratto da:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Varazze)

http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=42449

Data compilazione scheda: 18-2-2022
Rilevatore: AC


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