VENEZIA. Gallerie dell’Accademia, “Trittico degli eremiti” e “Trittico di santa Liberata” con s. Antonio abate, di J. Bosch

Olio su tavola di 86,5 x 60 cm il pannello centrale, 86,5 x 30 ciascun pannello laterale.
Realizzato nel 1493 circa da di Hieronymus Bosch e firmato nel pannello centrale, in basso a destra.

Nella collezione di Domenico Grimani, quindi a Venezia nel 1500, il trittico è menzionato a Palazzo Ducale per la prima volta nel 1771 dallo Zanetti (Della pittura veneziana), in particolare nella Stanza dell’Eccelso Tribunale. Nel 1838 fu requisito dal governo austro-ungarico e portato nella Kaiserliche Galerie di Vienna, dalla quale fu passato al Kunsthistorisches Museumnel 1893; tornò a Venezia nel 1919 con i risarcimenti della prima guerra mondiale.

L’opera fu gravemente danneggiata forse durante un incendio, e la parte centrale fu pesantemente ridipinta, soprattutto nel paesaggio e nel cielo, nonché nella testa di Girolamo. La datazione si basa sulle analisi dendrocronologiche e conferma le ipotesi di Larsen, che lo considerava opera del 1490-1495.

I tre scomparti del trittico sono dedicati ad altrettante figure di anacoreti. Al centro si trova san Girolamo, rappresentato in ginocchio nel deserto in un paesaggio dominato da toni freddi e cupi, con una vegetazione sinistra e inospitale
Lo scomparto di destra mostra sant’Egidio che prega in una grotta dove si trova un rotolo che, secondo la Legenda Aurea, contiene tutti i nomi di coloro che saranno salvati per sua intercessione. In alto si distende un paesaggio luminoso, il più sereno dei tre pannelli, dominato da una rupe aguzza.

Il pannello di sinistra mostra sant’Antonio abate in un paesaggio notturno, con un villaggio in fiamme visibile in controluce, per effetto dei fuochi. Si tratta forse di un’allusione al “fuoco di Sant’Antonio”, o al suo potere di proteggere dagli incendi. Il Santo è rappresentato nei pressi di uno stagno, mentre attinge acqua con una brocca. Intorno a lui presenze demoniache tormentano le sue meditazioni ascetiche, come le due fanciulle svestite visibili oltre un tendaggio appoggiato a un ramo, allusive alle celebri “tentazioni” cui il santo è chiamato a resistere. Altre immagini tipiche di Bosch, come un diavolo-pesce sta versando vino da una brocca e qua e là si trovano altri demoni-grilli in pose grottesche e talora umoristiche: uno legge un messale, uno ha un becco lunghissimo e coda da pavone, uno è composto dalla sola testa di una suora con i piedi, che porta a spasso sulla testa una civetta col suo nido.


Link:

https://www.gallerieaccademia.it/trittico-degli-eremiti
https://it.wikipedia.org/wiki/Trittico_degli_eremiti


Sant’Antonio abate, pannello del “Trittico di santa Liberata
Olio su tavola di 104 x 119 cm. Databile al 1497 circa.
Trittico della martire crocifissa o Trittico di santa Liberata” , in passato ritenuta santa Giulia di Corsica. L’opera è firmata nello scomparto centrale in basso a sinistra “Jheronimus Bosch”.

Il trittico apparteneva alle raccolte di Domenico Grimani e fu lasciato in eredità alla Repubblica; già è citato in fonti manoscritte a Palazzo Ducale venne pubblicato per la prima volta a stampa nel 1771, nel trattato Della pittura veneziana dello Zanetti, come presente nella sala dell’Eccelso Tribunale. Nel 1838 fu requisito e trasportato a Vienna, dove rimase fino al 1919, quando fu restituito a Venezia.
Un incendio ha danneggiato l’opera, rendendone difficile la lettura, tuttavia l’autografia non è mai stata messa in dubbio. Le analisi riflettografiche hanno rivelato due donatori nei pannelli laterali, coperti a sinistra da una torre e a destra da una roccia.

Il pannello di sinistra raffigura s. Antonio abate, identificabile per le campanelle che ha in mano, con un mantello scuro, appoggiato a un parapetto. Sullo sfondo una visione infernale con le figure demoniache tipiche del pittore.

 

 

Immagini da Wikimedia

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https://www.gallerieaccademia.it/trittico-di-santa-liberata#&gid=1&pid=5


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