PESSINA CREMONESE (CR), frazione Sant’Antonio d’Anniata. Oratorio di Sant’Antonio abate

Frazione Sant’Antonio. A fianco della Strada Statale Padana Inferiore, 1
https://goo.gl/maps/u19fBpMcfi1Grgc96

 

La piccola frazione prende il nome dall’oratorio dedicato a S. Antonio abate, costruito verso la metà del XIV secolo da alcuni monaci Antoniani della regola di S. Agostino di Cremona che vi possedevano dei fondi.
Nel 1451 Sant’Antonio d’Anniata è elencato, con la denominazione “Villa Daniata”, tra le “terre” del territorio cremonese e godeva di esenzioni fiscali, in quanto “tenuta” dal precettore dell’abbazia di Sant’Antonio (Elenco comuni contado di Cremona, 1451). Sant’Antonio d’Anniata è elencato tra i comuni del Contado di Cremona nel 1562 (Repertorio scritture contado di Cremona, sec. XVI-XVIII) ed elencato sempre tra i comuni del Contado nel 1634 (Oppizzone 1644).
Trasformato sul finire del ‘500 in commenda, il complesso fu conferito a cardinali e grandi personaggi.

Don Angelo Grandi, nel libro “Descrizione dello stato fisico-politico-statistico-storico-biografico della Provincia e Diocesi di Cremona”, Copelotti libraio-editore, Cremona 1858, scrisse:
«L’esistenza di questo villaggio risale per lo meno al XIV secolo, risultando da una lapide posta nell’antica facciata dell’attuale oratorio sacro a s. Antonio abate, ictata in una memoria mss. di G. Battaglia parroco in Pessina circa l’ultima metà dello scorso secolo, esistente presso l’archivio parrocchiale di detto luogo, che l’oratorio e chiesa che fosse venne costrutta a tre navi dai frati, detti Ospitalieri di S. Antonio abate o Antoniani sotto la regola di S. Agostino, che avevano convento con ospitale in Cremona, ed un ospizio per 6 od 8 monaci in questo villaggio di loro proprietà in un col latifondo, e che l’accennata chiesa fu nel 1350 consacrata da Ugolino Ardengherio vescovo di Cremona. Vuolsi parimenti che questa chiesa fosse costituita in parrocchia diretta dagli stessi monaci, a cui presiedeva un abate, ed avesse soggetti alla parrocchiale sua giurisdizione i villaggi di Pessina e di Stilo dè Mariani. …
Soppressi i monaci Antoniani sul declinare del secolo XVI, la chiesa abbaziale di S. Antonio abate venne mutata in commenda e conferita a cardinali e gran signori, e forse a quest’epoca cessò di essere anche parrocchia, ridotta a frazione della nuova eretta parrocchiale di Pessina. A tempi dell’imperatore Carlo VI ebbe a commendatore monsignor Carlo de Villana Perlas, di nazione spagnuolo e figlio del gran cancelliere del detto imperatore. Per ordine di monsignor Perlas nel 1767 la chiesa di S. Antonio abate venne sotto diverso disegno costrutta e ridotta com’è di presente ad una sola nave col titolo di oratorio. Dell’antica chiesa sussiste ancora una traccia nei pilastri compresi nella nuova parete, che veggonsi nell’interno della bella ed elegante casa del signor Negri.»
Quindi nel 1767 l’oratorio fu fatto riedificare dal conte monsignor Carlo de Villana Perlas.

Il suo aspetto attuale risale però al 1846 quando fu restaurato a cura del proprietario terriero Giuseppe Negri; fu sostituita la facciata e rifatto il campanile che si conclude con un terrazzino belvedere.
Don Angelo Grandi, parlando dei restauri del 1846, evidenzia che nel timpano era effigiato il Santo titolare mentre l’aula a navata unica era impreziosita da finestre a vetri colorati e la volta fregiata a chiaroscuro con medaglie eseguite dal Longhi e l’altare in marmo bianco. In più il campanile era dotato di orologio.

Riguardo al toponimo, don Grandi ritiene sia un “travisamento” del vocabolo che, in antico, che era “della Mata”, anch’esso di incerta origine.

 

Il complesso di edifici dell’insediamento di Sant’Antonio d’Anniata fu completamente ricostruito a metà Ottocento sui resti dell’antico convento dei monaci Antoniani e sui suoi possedimenti agricoli: una casa padronale con giardino, abitazioni contadine, botteghe, stalle, rustici, edificati secondo i più avanzati criteri dell’epoca. Ne nacque così una grande cascina paese che costituiva una contrada che si allungava a lato della strada statale Cremona – Mantova; il complesso rappresentava l’organizzazione più moderna dell’epoca per la conduzione e la gestione della vasta tenuta agricola del suo progettatore, il milanese Giuseppe Negri. Questo villaggio – azienda agricola che si allungava per 320 metri giunse ad essere abitato da 245 persone. Attualmente l’integrità del progetto ottocentesco è stata compromessa sia da interventi edilizi successivi, sia dall’abbandono di parte dei fabbricati, conseguente alla rivoluzione che si è verificata nel successivo secolo con la meccanizzazione dei lavori agricoli che ha determinato l’abbandono delle campagne e lo svuotamento delle numerose cascine – villaggi della zona.

 

Attualmente la frazione comprende la Cascina/Azienda agricola Sant’Antonio (Negri) e l’oratorio è in disuso.

 

Link:
https://www.oglioponews.it/2022/04/01/santantonio-danniata-la-storia-sepolta-del-piccolo-borgo/

https://it.wikivoyage.org/wiki/Pessina_Cremonese


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