BOLOGNA. Chiesa di Sant’Antonio abate di Sàvena
Via Massarenti, 59
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Nel 1203 frate Abramo, un laico datosi con un compagno alla vita spirituale e alle opere di carità, ottenne dal Vescovo di Bologna Gerardo Ariosti di poter fondare una chiesa nel suburbio di Bologna, fra il fiume Sàvena e la Fossa Cavallina, su terreno offerto dai fratelli Bonacausa e Opizzino Alamandini, con la condizione di pagare ogni anno al Vescovo il controvalore di una libbra di pepe in riconoscimento dell’autorità episcopale. Meno di un anno dopo, la chiesa doveva essere già a buon punto poiché nel testamento di certo Alberto Faxeolus del 15 aprile 1204 vi è un lascito di cinque soldi alla chiesa di S. Antonio. Negli stessi anni venne costruito, ad opera di frate Abramo e di quelli che si erano raccolti intorno a lui, un ponte sul fiume Sàvena con annesso hospitale per alloggio di viandanti, che restò in funzione fin verso la fine del secolo XIII.
Nel 1213 il Vescovo di Bologna donò al Capitolo della Cattedrale i diritti che gli spettavano sulla chiesa, ponte ed ospedale che frattanto, scomparso o partito frate Abramo, furono gestiti da una società laicale presieduta dal rettore della chiesa don Guido. A metà del Duecento, per graduale sostituzione dei membri della società laicale con ecclesiastici, si costituì una “collegiata”, cioè una comunità di chierici secolari formata da un priore e tre canonici. Allo stesso tempo risale la costituzione della cura d’anime, cioè della qualifica parrocchiale della chiesa. La collegiata di S. Antonio fu soppressa nel 1380 e unita al Capitolo della Cattedrale di Bologna; tale unione, però, divenne effettiva solo nel 1484, quando il Capitolo, in forza di una bolla di papa Sisto IV, poté prendere effettivo possesso della chiesa e nominarne il parroco col titolo di “vicario perpetuo”. Nel 1877 il Capitolo rinunziò i suoi diritti sulla chiesa di S. Antonio all’Arcivescovo di Bologna a cui, da quel momento, spettò la nomina del parroco. Nel 1915, in seguito alla grande espansione del tessuto urbano avvenuta ai primi del Novecento, la chiesa di S. Antonio fu dichiarata parrocchia urbana e come tale celebrò la sua prima decennale eucaristica nel 1924. Dal 1963 al 1995 la parrocchia è stata affidata ai religiosi Agostiniani; ora è nuovamente affidata al clero diocesano.
La più antica chiesa di S. Antonio, costruita all’inizio del Duecento in forme romaniche, aveva le stesse dimensioni della navata attuale, con muri esterni adornati di lesene che vennero mantenute e raccordate con archi a pieno centro, come tuttora si vede all’esterno, quando l’edificio fu parzialmente ricostruito, aumentandone l’altezza, fra il 1422 e il 1455.

Una pala d’altare raffigura la Madonna col Bambino e sant’Antonio abate in basso a sinistra.
Un altro dipinto, del bolognese Prospero Fontana (1512 – 1597) raffigura la “Madonna col Bambino e i Santi Antonio abate, Pietro e Giovannino” del 1560-70.
Sant’Antonio, a sinistra, tiene un libro chiuso nella mano destra e nella sinistra un bastone a stampella; il muso di un maiale spunta da dietro al sua veste.
Link:
https://www.santantoniodisavena.it/
Data compilazione scheda: 24 / 1 / 2022
Rilevatore: AC




