BERGAMO. Distrutto ospedale di Sant’Antonio abate “in Prato”

Il culto di s. Antonio abate si diffuse anche a Bergamo e in città furono fondati due hospitali intitolati al Santo: nel 1208 quello di Sant’Antonio “in foris”, appena fuori la porta di S. Antonio e all’imbocco di borgo Palazzo, vedi scheda e, verso la fine del XIV secolo in luogo dell’attuale Palazzo Frizzoni / Municipio, l’ospedale di Sant’Antonio “in Prato” (o “di Vienne”), entrambi con annessa chiesa.

La chiesa e l’annesso ospizio per malati e pellegrini si trovavano in Contrada di Prato, sulla strada che dal Prato di S. Alessandro portava alla chiesa di S. Leonardo. Ma esistendo già una chiesa con ospizio nel borgo di S. Antonio, si aggiunse la dicitura di Antonio “in Prato” per evitare che la dedicazione scelta potesse dare adito a confusione.

I frati Antoniani erano giunti a Bergamo verso la fine del Trecento e vi si erano insediati, ma è difficile oggi stabilire se essi siano stati gli effettivi promotori della sua edificazione; di certo l’ospedale fu fondato per iniziativa laica tra il 1380 e il 1382: la tradizione ne fa risalire la fondazione a Gerardo (morto tragicamente nel 1380) della nobile famiglia cittadina dei De la Sale, ma un documento conservato nel fondo pergamene dell’archivio della MIA (Misericordia Maggiore, sodalizio spirituale e caritativo sorto nel 1265) attesta la contemporanea presenza di un certo frate Francesco, “un armigero di ignota provenienza”, che nel 1382 è citato come edificatore della chiesa e dell’Ospedale di San Antonio in Prato; egli non era in “habito religioso”, ma “portabat pannos lungos et signum S. Antonii scilicet unum T super pectore”.(1)

Così come stava accadendo in altre città, anche a Bergamo verso la metà del Quattrocento si deliberò l’accorpamento di 11 ospedaletti sparsi tra il colle e il piano in un unico grande organismo – l’Ospedale Grande di S. Marco – al fine di ottimizzare i servizi e creare un’unica dirigenza, esercitando così un maggior controllo.
Il documento firmato nel 1458, delibera “che il nuovo ospedale dovrà essere costruito nel luogo dell’ospedale di S. Antonio o altrove, qualora lì non fosse possibile”, avviando un’annosa disputa che vede da una parte la resistenza degli Antoniani, decisi a difendere strenuamente privilegi e concessioni acquisiti nel tempo (nel 1453 i frati di Vienne avevano ottenuto da Papa Nicolò la chiesa e l’ospedale) e, dall’altra, la cittadinanza, che non solo li considera abusivi all’interno della struttura “sorta a vantaggio dei poveri e su iniziativa di una famiglia bergamasca”, ma li rimprovera anche di elemosinare per sostenere la loro comunità e la precettoria d’appartenenza (quella di Ranverso, presso Torino), trascurando del tutto l’ospedale e la chiesa.
La diatriba fu risolta alla fine del Cinquecento, quando il vescovo Barozzi decise di accorpare l’ospedaletto di S. Antonio in Prato all’Ospedale Grande di S. Marco (di cui divenne una dipendenza), permettendo ai frati di restare nella loro sede, dove continuarono a esercitare attività di accoglienza per malati e pellegrini e a celebrare nella loro chiesa, che con l’unione decretata nel 1457 era divenuta parte dell’Ospedale Maggiore.
Poiché la chiesa di S. Marco, costruita (1572) nel perimetro dell’Ospedale Grande era solo chiesa cimiteriale per i degenti del nosocomio ed aveva un battistero per gli esposti, per volontà degli amministratori dell’Ospedale Grande nella chiesa di S. Antonio di Vienne veniva celebrata ogni giorno una messa. I frati di S. Antonio di Vienne vi rimasero fino al 1586, anno in cui il complesso, che era adiacente al convento femminile di Sant’Agata, fu acquisito dalle monache domenicane provenienti dalla Valle di Santa Lucia Vecchia, che lo ridedicarono alle Sante Lucia e Agata.
Dopo l’ingresso (1586) delle domenicane di S. Lucia Vecchia nel convento di S. Antonio, la messa fu celebrata nella chiesa di S. Marco, che da allora comincerà ad esser nominata “chiesa di S. Antonio” nonostante la sua dedicazione a S. Marco, in omaggio alla Serenissima, e alla Vergine. Per approfondire vedi scheda: https://www.santantonioabate.afom.it/bergamo-chiesa-di-san-marco-anticamente-detta-di-santantonio-con-immagini-di-santantonio-abate/

 

Dopo le soppressioni napoleoniche attuate alla fine del 1798, tutto il complesso di chiesa e ospedale di Sant’Antonio abate in Prato fu acquistato nel primo Novecento dalla famiglia Frizzoni, e demolito per far posto alla loro residenza cittadina.
Palazzo Frizzoni, edificato tra il 1836 e il 1840 dall’architetto bresciano Rodolfo Vantini, è attualmente diventato sede del Municipio di Bergamo.

 

Nell’incisione in alto, del 1815, è raffigurata la chiesa di s. Antonio abate in prato.

NOTA:
(1) Maria Mencaroni Zoppetti (a cura di), L’Ospedale nella città – Vicende storiche e architettoniche della Casa Grande di S. Marco, Fondazione per la Storia Economica e Sociale di Bergamo, Bergamo 2003

Notizie, parte del testo e immagini tratte da:
https://www.bergamodascoprire.it/2019/01/10/la-vicenda-dello-scomparso-ospedaletto-di-santantonio-in-prato-dove-oggi-sorge-palazzo-frizzoni/


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