BERGAMO. Ex chiesa e ospedale di Sant’Antonio abate “in foris”
La chiesetta risale al 1208, sorta per desiderio del dominus Giovanni Gatussi di Parre, personaggio che aveva una certo appoggio politico cittadino. Era posta fuori dall’antica porta del borgo S. Antonio, nel suburbio di Mugazzone (termine che appare già nel 928, con il quale si indicava l’antico nome di Pignolo), quartiere al tempo poco abitato. Un documento del 1263, in cui lo statuto della città creava una nuova vicinia staccata da quella di Mugazone, intorno alla chiesa sorta da pochi decenni, denota quanto il borgo stesse crescendo e acquisendo una sua autonomia rispetto a quello di Pignolo. La zona oggi designata come “Pignolo bassa” assunse la nuova titolazione di “vicinia di S. Antonio”.
La chiesa era detta “in foris” (fuori delle mura) proprio per distinguerla dalla chiesa di Sant’Antonio abate (o di Vienne o dell’Ospedale), che sorgeva entro le mura, sul prato di Sant’Alessandro https://www.santantonioabate.afom.it/bergamo-chiesa-di-san-marco-anticamente-detta-di-santantonio-con-immagini-di-santantonio-abate/.
La chiesa “in foris” era affiancata da un piccolo ospedale, il cui giuspatronato rimase alla famiglia Gatussi di Parre fino al XV secolo e fino a quel momento il piccolo ospizio duecentesco rivestì una certa importanza, e cioè fino a quando, nel 1458, venne assorbito dal nuovo e centrale Ospedale Grande di S. Marco insieme ad altri dieci disseminati in varie località della città.
Secondo Luigi Angelini l’antico ospedale duecentesco, che fu demolito nel Settecento, doveva trovarsi negli edifici attuali che recingono il cortile interno. In quell’epoca fu distrutto anche il campanile della chiesa, per edificare i nuovi condomini intorno.
La chiesetta invece continuò a funzionare col nome di “S. Antonio abate in foris”, le cronache riferiscono che la chiesa non fosse molto curata e che venisse utilizzata solo per celebrare la messa quotidiana da parte dei Padri Zoccolanti del vicino convento delle Grazie. Con il tempo la chiesa finì con l’essere abbandonata. Officiata fino al 1806, poi, sconsacrata, diventò officina per un fabbro, magazzino, in seguito ufficio e negozio, subendo lavori di sistemazione interna che ne hanno in parte snaturato le forme suddividendola in due piani.
Nel 1937 la si voleva demolire per un totale rifacimento dello stabile; fortunatamente ciò non accadde per la scoperta, da parte di don Angelo Rota, degli affreschi che l’ornavano quasi interamente e al successivo intervento di Luigi Angelini (a quei tempi ispettore onorario della Soprintendenza ai monumenti) che riconobbe l’importanza della chiesetta, alla quale venne posto il vincolo.
In quella occasione, scrostando l’intonaco, in corrispondenza di una traccia di porta nell’antico ingresso laterale della chiesa, affiorò la lunetta affrescata che sovrasta l’architrave del portale romanico, portato alla luce ed ancor oggi visibile sulla via, dove vi sono ancora le tracce dell’affresco duecentesco, tra i più antichi del territorio, raffigurante Madonna in trono col Bambino affiancati da sant’Antonio abate (a sinistra) e un santo vescovo identificato in san Tommaso di Canterbury. L’affresco è posto sotto un arco in pietra intonacato che chiude la lunetta, affrescato con quindici tondi accostati l’uno accanto all’altro, racchiudenti teste di Santi di tono grigio roseo, in parte consunti e in parte mancanti.
Ciò che oggi resta del complesso è sito in via Borgo Palazzo, 4-4a, vedi foto in alto https://maps.app.goo.gl/m7DJNBjsGki2SyCu5
Nonostante le modifiche subite, si conservano il tetto spiovente (un tempo a falde in vista), la facciata a capanna attigua al portale con stipiti in pietra che immette nella corte interna, l’oculo sovrastante la facciata e il piccolo portale romanico posto sul fianco, sovrastato dalla lunetta affrescata.
All’interno, la semplice aula unica della chiesa è ancor oggi scandita in tre campate da due arconi ogivali in pietra impostati su semipilastri.
I pregevoli affreschi che rivestivano quasi interamente le pareti interne della chiesa furono eseguiti tra il XIII e il XVI secolo e sono tra le testimonianze più antiche del territorio. Diciassette di queste opere sono state recuperate. Nove individuate come la Madonna del latte e santa, Sante, Santo diacono col libro, San Bartolomeo, due Sant’Antonio abate, Natività, Madonna col Bambino in trono con Santi e angeli, strappati e posti su tela con fondo rigido sono ospitati presso il Museo dell’Affresco, a Bergamo Alta in piazza Vecchia all’interno del Palazzo della Ragione, sulle pareti settentrionali della Sala delle Capriate, allestita a sede museale dagli anni Novanta del secolo scorso, cui è possibile accedere in occasione di mostre ed eventi, vedi fotografia sotto.
Altre opere: San Giovanni Battista, Testa di santo barbuto, Testa di santo, Fregio, Figura con manto panneggiato, Santo e fregio, sono ospitati nella pinacoteca dell’Accademia Carrara.
Notizie tratte dalla pagina cui si rimanda per approfondimenti:
https://www.bergamodascoprire.it/2023/04/25/lex-chiesa-di-s-antonio-in-foris-in-borgo-palazzo/
Info sul Museo dell’affresco:
https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_dell%27affresco#:~:text=Il%20Museo%20dell’affresco%20posizionato,di%20essere%20perduti%20per%20sempre.





