FRANCIA – PARIGI. Bibliothèque nationale de France, sette miniature con s. Antonio abate, XIV – XVI secolo

La biblioteca conserva diversi manoscritti miniati con immagini di sant’Antonio abate.

1) Sant’Antonio abate

 

Manoscritto latino 757, folio 410 v; XIV secolo “Horae ad usum fratrum minorum”.
Miniatore: Giovanni di Benedetto da Como (13..-13..?)
Nel capolettera sant’Antonio è raffigurato a mezzo busto con bastone pastorale e libro aperto.

 

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2) Sant’Antonio abate

 

Manoscritto di abbazia etiope 111, folio 37v; XV secolo
Sant’Antonio è raffigurato a mezzo busto, nella tipica iconografia etiope.

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3) Sant’Antonio abate

 

Manoscritto latino, 9473 , folio 168v, XV secolo. “Horae ad usum romanum”, detto “Libro d’ore di Luisa di Savoia”.
Miniatore: Maestro delle “Ore di Luisa di Savoia”, XV secolo.
Sant’Antonio è raffigurato seduto in trono con un libro aperto sulle ginocchia; nella mano sinistra un bastone con rami troncati. Due angeli lo incoronano. Ai braccioli del trono due demoni.

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4)  Sant’Antonio abate

 

Manoscritto latino 9474, folio 193v, XVI secolo. “Horae ad usum romanum”.
Miniatore: .Jean Bourdichon (1457 ?- 1521)
Sant’Antonio è raffigurato seduto, la tau sul mantello; da sotto la sua tonaca spuntano lingue di fiamme. Tiene nella mano sinistra un libro chiuso, in verticale; nella destra un bastone nodoso con terminazione a”L” e appeso al polso un grosso rosario. Sullo sfondo alberi e a destra una chiesa.

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5)  Sant’Antonio abate e il satiro

 

Manoscritto francese, 2810, folio 151, XV secolo.
Jean de Mandeville (1300?-1372), “Voyage d’outre mer”.
Miniatori: Maestro d’Egerton, e Maestro della Mazarine, XV secolo
La miniatura illustra l’incontro di sant’Antonio non con un satiro, ma con un centauro, anche se dotato di corna, che gli indica dove trovare san Paolo eremita, secondo il racconto di san Gerolamo.

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6)  Sant’Antonio abate e i demoni


Manoscritto italiano 1712, folio 147v Milano 1465. Domenico Cavalca (1270?-1342), “Vite dei santi padri”.
Miniatore: Maestro d’Ippolita Sforza
Sant’Antonio è raffigurato nel capolettera “U” seduto, mentre sopra di lui volano due demoni neri. (Particolare nella foto in alto.)

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7)  Sant’Antonio nel deserto

 

Manoscritto NAL 3093, folio 240, XV secolo
Horae ad usum Parisiensem
Miniatori: Atelier du Maître du Parement de Narbonne, Fratelli De Limbourg, Maître du Baptême ou Maître du S. Esprit, Maître du Parement de Narbonne
La pagina presenta diverse immagini: in basso a sinistra nel capolettera della “O” sant’Antonio è raffigurato seduto nel deserto mentre legge un libro con accanto un leone; nella fascia inferiore c’è il Santo mentre benedice un monaco e a destra incontra il centauro.

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Rilevatore: AC

FRANCIA – PARIGI. Bibliothèque de l’Arsenal, due miniature con s. Antonio abate, XIV secolo

La Bibliothèque de l’Arsenal era in origine la collezione libraria di Marc-René de Voyer de Paulmy d’Argenson, marchese di Paulmy (1722-1787), che possedeva una ricca collezione di manoscritti medievali e stampe. Si trova nell’antico Arsenale di Parigi.

 

Manoscritto francese Ms-5080 riserva,
Vincent de Beauvais (1190?-1264), “Speculum historiale
Miniatore: Mahiet (12.. – 1352?)
Due miniature raffigurano sant’Antonio abate

1) Sant’Antonio fa elemosina dei suoi averi , folio 314v

La pagina reca nella fascia inferiore l’episodio in cui il Santo ascolta la messa e sente la frase evangelica che chiede di donare i propri averi ai poveri; così egli fa e, a destra, è illustrato il momento in cui offre ai poveri la sua elemosina.


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 2) Sant’Antonio trova la ciotola, folio 315

 

Sant’Antonio è raffigurato mentre trova una ciotola (d’oro?). Nelle biografie e leggende sul Santo non è citata una “ciotola”, ma nella Vita di Antonio scritta da Atanasio si parla di un disco d’argento (cap. 11) e di un mucchio d’oro (cap. 12) che sono le tentazioni delle ricchezze cui è sottoposto dal demonio. Presumibilmente il miniatore ha elaborato tali tentazioni creando una ciotola forse d’oro e colma di oggetti preziosi.

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COLLOCAZIONE IGNOTA. “Sant’Antonio abate e donatrice” di Antoine de Lonhy, 1462-5

Dipinto su tavola, 157 x 52,5 cm.
Opera del pittore e miniatore francese Antoine de Lohny, documentato dal 1446 in Borgogna e morto verso il 1490 nel ducato di Savoia.
Collezione privata in Svizzera.
Esposto a Torino nella mostra Il rinascimento europeo di Antoine de Lohny, Susa e Torino 2021-22

La tavola era una delle ante di destra di un polittico a più scomparti, avente al centro un’immagine di sant’Anna, così come suggerito dal cartiglio retto dalla donatrice con l’iscrizione «Sancta Anna ora Deum pro me». Non è ad oggi possibile associare al retablo originario altri scomparti, prima fra tutti la più tarda Sant’Anna del Museo Diocesano di Torino.
Ragioni stilistiche spingono a collocare l’opera tra il 1462 e poco oltre.
L’identificazione della donatrice è incerta, anche il nome della dama non necessariamente poteva essere Anna. Il sospetto che la donna facesse parte della corte sabauda è legittimato dalla somiglianza dei suoi raffinati abiti con quelli della dama al f. 19 delle Ore di Saluzzo, identificabile forse con la duchessa Yolanda.
Scrive S. Bonicatto: «La collocazione cronologica del dipinto a cavallo della metà degli anni Sessanta si concilia inoltre col periodo in cui l’artista potrebbe risultare attivo nell’entourage sabaudo. A conti fatti, viene legittima la tentazione di identificare la donatrice della tavola svizzera con la duchessa Anna di Lusignano, moglie di Ludovico di Savoia, morta nel dicembre del 1462, la quale una decina d’anni prima mostrò la sua devozione per la sua santa omonima fondando una cappella a Villafranca.»

Sant’Antonio abate, con barba biforcata, mantello nero con la tau, tiene con la mano destra un libro chiuso e appoggia il braccio sul bastone a tau cui è appesa una campanella. La mano sinistra compie un gesto di protezione verso la donatrice inginocchiata ai suoi piedi.

Testo in parte tratto dalla scheda del catalogo della mostra:
Bonicatto S., 15. Antoine de Lonhy, “Sant’Antonio abate e donatrice”, in: Baiocco S.; Natale V. (a cura di), Il rinascimento europeo di Antoine de Lohny, SAGEP, Torino 2021, pp. 285-86

Immagine da:
https://www.alamy.it/sant-antonio-abate-e-donatrice-sant-anton-abate-e-donatore-1462-1465-di-antoine-de-lonhy

GAGLIOLE (MC). Eremo / santuario di Santa Maria delle Macchie, immagine di s Antonio abate

In origine denominato Santuario Madonna delle Grazie, è un complesso monastico costruito almeno a partire dal XIV secolo, situato in una piccola radura al limite della boscaglia, vicino al confine est del Comune, verso San Severino Marche; è probabile che storicamente abbia avuto una funzione di mediazione tra i territori. https://maps.app.goo.gl/cCr3j8TTrme9SEKo7

Oggi rimangono due cappelle, il chiostro con al centro il pozzo, e alcuni edifici monastici.
La cappella più grande era in origine un portico, come si può notare dalle arcate all’esterno, per accogliere i pellegrini e conserva un grande affresco dietro l’altare con l’Assunzione (XV-XVI secolo) e altri dipinti sulla parete laterale, come una Madonna del Rosario circondata da quindici quadretti rappresentanti Misteri. Da qui, attraverso un arco a sesto acuto, si accede alla cappella principale, più piccola e più antica, dove ci sono altri affreschi attribuiti a Diotallevi di Angeluccio di Esanatoglia MC (XIV secolo) e al Maestro delle Macchie, ma alcuni dipinti sono stati staccati e conservati nel Museo Diocesano di Camerino. In quest’ultima cappella si trova anche il quadro della Madonna del latte, dai locali chiamata Madonna delle Macchie, della prima metà del XVI secolo, e restaurata nell’Ottocento.

Un altare laterale era dedicato a sant’Antonio abate e presenta un affresco con il Santo seduto in trono, la mano destra nel gesto di benedizione, la sinistra tiene in verticale un libro chiuso. Ai lati, a destra la figura di san Rocco (protettore dalla peste) e a sinistra quella di san Donnino (invocato nel caso di morso dei rettili e cani rabbiosi e protettore dei viandanti e pellegrini) con in mano un modellino di chiesa.

 

Il Santuario conserva tuttora lo spirito con cui è nato e ha coltivato nel tempo: luogo di culto per i credenti, di pace e serenità per i visitatori; purtroppo però, a causa del sisma del 2016, non è agibile.

 

Link:
http://www.luoghidelsilenzio.it/marche/02_eremi/00019/index.htm

Segnalazione: Germano Eustacchi

ACQUACANINA (MC), località Vallecanto. Chiesa di Santa Margherita, affresco con s. Antonio abate, inizi XV secolo

La Chiesa era all’interno della cinta muraria del Castello di Varano il cui ingresso è rivolto verso Vallecanto e intorno alla chiesa si può notare ancora la sua perimetrazione a pianta quadrata. Fu edificata in stile romanico e dedicata ad una delle sante più venerate nel Medioevo.
Dalle date apposte su alcuni affreschi all’interno della chiesa si può presumere che sia stata costruita verso la fine del 1300. Il primo di questi affreschi, in cornu evangelii, rappresenta una grandiosa Crocifissione (159 ×296 cm). A sinistra del Crocifisso, sono raffigurati S. Cristoforo (con sotto una scritta che lo data al 1390) e S. Margherita, a destra S. Agostino e S. Sebastiano. L’affresco fu in gran parte staccato nel 1971.

Un affresco, attribuito a Cola di Pietro da Camerino (notizie dal 1383 al 1437 circa), datato 1404 è sul lato sud est della chiesetta e copre una parete di 300 x 300 cm con cuspide triangolare ribassata e rappresenta tre grandi figure e quasi al centro si sprofonda in una nicchia ricavata da una finestrina a forte strombo: a sinistra la Madonna della Misericordia, sul fondo della nicchia S. Francesco e sugli strombi a sinistra S. Giovanni Battista a destra S. Lorenzo, di cui resta solo la parte inferiore riconoscibile dalla graticola e dalla dalmatica, sull’archetto un angelo orante. A destra nella nicchia due sante l’ultima delle quali è S. Caterina d’Alessandria.

Un altro affresco, sopra un semplice altare, raffigura santa Margherita con due angeli e a destra sant’Antonio abate. La figura del Santo presenta lacune nel volto – scomparso – e nella parte inferiore e destra del corpo; però è identificabile per le mani che reggono un bastone a tua cui è appesa una campanella e per il piccolo maiale scuro ai suoi piedi.

Purtroppo l’edificio è inagibile dopo il sisma del 2016.

 

Link:
https://www.iluoghidelsilenzio.it/chiesa-di-santa-margherita-in-vallecanto-acquacanina-mc/

https://www.guidedocartis.it/?page_id=13200