CANCELLARA (PZ). Chiesa della SS. Annunziata, statua di s. Antonio abate, XVII secolo

La Chiesa, fondata dai Padri Osservanti, risulta essere già esistente nel 1544. Ne è testimonianza una visita pastorale dell’Arcivescovo di Acerenza e Matera, Giovanni Michele Saraceno, che la include accanto alle chiese “extra moenia”.
Il convento fu fondato da Don Marino Caracciolo nel 1604. Affidato all’ordine dei Francescani Osservanti il Convento passò nel 1613 ai Frati Minori fino al 1866.
L’8 settembre 1694 un violento terremoto danneggiò l’intera struttura della chiesa che fu ampliata nel 1735. Il maestoso portale maggiore è datato 1763.
Nel 2008 fu operato un restauro generale, tra cui l’adeguamento dell’impianto elettrico, l’inserimento dell’impianto di riscaldamento e del nuovo pavimento, il restauro degli affreschi e degli stucchi delle campate, il risanamento degli intonaci e il rifacimento della copertura esterna.

Internamente lo schema planimetrico è caratterizzato da due navate delle quali quella destra è la principale e raggiunge il presbiterio rialzato di due gradini rispetto al piano di calpestio. Nella chiesa sono presenti, sulla parete destra, affreschi del 1629 attribuiti al Pietrafesa; inoltre la Resurrezione di Guglielmo Borremans e l’Annunciazione del Balducci datata 1613.

All’interno è conservata una statua lignea che raffigura sant’Antonio abate, del XVII secolo.
Il Santo, che indossa saio e scapolare marroni e mantello scuro, tiene con la mano sinistra un libro chiuso, la destra era appoggiata a un bastone, scomparso.

 

Immagini da:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/houses/house/45763/Cancellara+%28PZ%29+%7C+Chiesa+della+Santissima+Annunziata

https://lnx.altobradano.it/convento-cancellara/

https://www.lucania.one/00page1g.php?comune=cancellara&cit0=Cancellara&nome3=gitaddeo&contatc=&mini=20210116171231_130257219&ef=&vid=&pnr=&mp=&prf=&album=&albtit=&grup=tutti

AVIGLIANO (PZ). Cappella di S. Lucia, già di S. Antonio abate, affreschi con s. Antonio abate

Nel centro cittadino, nei pressi della stazione ferroviaria,  vicino alla sede comunale, https://maps.app.goo.gl/Gu3RVnSSyDjkrmke9, si erge la cappella dedicata in origine a S. Antonio abate, poi a S. Lucia, che conserva al proprio interno l’ultimo ciclo noto di affreschi eseguiti da Giovanni Todisco di Abriola, attivo nel XVI secolo.

La cappella, edificata “extra moenia” nel 1566, apparteneva al capitolo ricettizio di S. Leonardo, intitolato a S. Maria del Carmine a partire dal 1811. Nel 1856, la Chiesa di Santa Lucia fu sottoposta a lavori di restauro e di ristrutturazione: l’interno dell’edificio, con i suoi affreschi, fu interamente coperto da calce. L’esistenza di questo importante patrimonio artistico fu riportata alla luce solo verso la fine degli anni ’70 del secolo scorso. La chiesa fu nuovamente sottoposta a lavori di ristrutturazione e di restauro, che hanno riguardato una superficie di 27 metri quadrati, terminati nel 1983.

La facciata, a due spioventi, è impreziosita da un portale a tutto sesto riquadrato da due lesene scanalate. Sull’architrave è la dedica della cappella a S. Antonio e la data di edificazione.
Il portale è definito nella parte superiore da un fregio con piccole scanalature e da un’esile cornice tripartita.

L’edificio di culto è ad aula unica con un’ampia abside.
Sul presbiterio, leggermente rialzato rispetto al piano di calpestio, è collocata la mensa d’altare e ai lati la statua di S. Antonio abate a destra,  e quelle di S. Lucia e della Incoronata a sinistra. Il Santo  iene nella mano sinistra un libro con sopra il fuoco; nella destra il bastone a tau cui è appesa una campanella. Il maiale è ai suoi piedi.

La calotta centrale dell’abside è ricoperta dal dipinto del Todisco che rappresenta la Vergine Maria mentre viene incoronata dalla SS. Trinità.
Gli affreschi del Todisco che ornano l’emiciclo dell’abside sono inseriti in un colonnato trabeato, anch’esso dipinto, costituito da cinque intercolonnii (gli estremi hanno una luce doppia rispetto ai tre interni). Le colonne sono lisce e sormontate da capitelli di tipo corinzio, con un abaco che sorregge la ricca trabeazione dorata. Continua nella parte superiore un’esile cornice su cui scorre e chiude la trabeazione un’ulteriore cornice dentellata, che separa gli affreschi dell’emiciclo da quelli del catino absidale.
Procedendo da sinistra si intravedono ancora, in basso, i frammenti di una epigrafe in gran parte illeggibile. Riportava il nome del frescante, Giovanni Todisco e la data di esecuzione degli affreschi, 1567, a seguito della committenza da parte della confraternita di S. Antonio, nell’anno in cui era procuratore per l’amministrazione dei beni della cappella, Pirro Antonio Guglielmi.
Sotto l’epigrafe dedicatoria e commemorativa corre una fascia, la cui continuità si interrompe in corrispondenza di una minuscola nicchia ricavata nella muratura. Prima della nicchia la fascia accenna a dirigersi verso l’alto, forse per congiungersi con quella orizzontale posta a chiusura di una piccola formella. In questo spazio ricavato è parzialmente leggibile la raffigurazione dei membri della confraternita di S. Antonio in processione ed in preghiera dietro al Crocifisso. Delle quattro formelle originariamente affrescate, nella prima campata risultano leggibili soltanto le due che volgono verso destra. La prima, più integra, raffigura uno dei miracoli compiuti da S. Antonio di Padova che guarisce la gamba di un uomo destinata ad essere amputata.
Nella formella sottostante, sulla cui parete è collocata una piccola acquasantiera in pietra, un frammento residuo dell’originario affresco rinvia all’episodio della predica di S. Antonio di Padova ai pesci. Nella campata successiva si erge, inserita in una nicchia, la figura di S. Antonio di Padova, chiaramente identificata dall’epigrafe “S. ANTONIO · DI · PADOVA”.
La campata centrale del colonnato (la terza da sinistra) è riquadrata da una cornice che racchiude motivi geometrici rappresentati da rombi, in ognuno dei quali si stagliano croci gigliate.
La quarta campata che volge verso destra e reca alla base l’epigrafe “S. PAVLO · PRIMO · EREMITA” raffigura il Santo aureolato, ben definito rispetto all’affresco descritto in precedenza.
La luce della quinta ed ultima campata di destra dell’emiciclo dell’abside è scandita da quattro formelle, tre delle quali presentano episodi affrescati. Le formelle superiori, delimitate dalla cornice modanata, sono separate tra loro da una parasta e da quelle inferiori dal fregio, poggiante a sua volta su un’altra lesena che separa le formelle inferiori. Nella formella superiore di sinistra è descritto l’ “incontro di S. Antonio abate con il centauro”. Il Santo aureolato, vestito con tunica, mantello e pazienza, regge il bastone e spalanca le mani. Il centauro, gli occhi rivolti verso l’alto, addita con la mano destra il cielo.
Nel riquadro della formella posta accanto è ben visibile, nuovamente, la figura aureolata di S. Paolo eremita (pure seduto su una roccia e con gli stessi abiti monacali della formella precedente) davanti alla grotta. Dialoga con S. Antonio abate, anch’egli seduto su una roccia, che ha le mani giunte in atteggiamento di preghiera, il bastone crocifero e il capo scoperto. Dal cielo un enorme uccello dal becco giallo soccorre l’eremita recandogli il pane.
La restante parte dell’affresco risulta ormai persa per la caduta dell’intonaco, così come l’intera formella sottostante, separata da un residuo tratto di fregio. La scena raffigurata nell’affresco della formella inferiore di sinistra risulta leggibile solo in parte. Si riferisce a S. Lucia, la cui immagine compare, ben leggibile, nell’affresco della parete destra dell’aula della cappella.

Link:
https://www.regione.basilicata.it/giunta/site/giunta/detail.jsp?sec=100133&otype=1023&id=2987530

https://www.lucania.one/chiese/avigliano/Tscritto/Todisco.htm

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/19972/Chiesa+di+Santa+Lucia

 


Il Catalogo dei Beni culturali indica la presenza ad Avigliano (PZ) – ma senza la precisa localizzazione – di una statua lignea raffigurante sant’Antonio abate, seicentesca.

La statua, che misura 165 x 34 x 40 cm, è un’interessante realizzazione di un ignoto intagliatore meridionale, presumibilmente lucano, attivo nella prima metà del XVII secolo. I caratteri stilistici indicano che l’autore è con tutta probabilità un tardo epigono di Stefano da Putignano (notizie 1491 – 1530).

Il Santo è raffigurato in età avanzata, semicalvo e con lunga barba; indossa un saio marrone, con mantello e cocolla, con la mano destra regge un libro da cui si sprigiona una fiamma; con la sinistra tiene un lungo bastone cui è appesa una campanella; ai piedi è un maialino.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1700039407 

GROTTOLE (MT). Chiesa di Sant’Antonio abate

La chiesa si erge nella parte più alta del bosco di Fosso Magno, all’estremità di un altopiano naturale e dista dal centro del Comune circa km 14.
https://maps.app.goo.gl/WuRkyNN3C96DqdFH9

Edificata a partire dal 1371, la tradizione dice per volere della regina Giovanna I, fu completata in pochi anni e, successivamente, ad essa venne aggiunto anche un piccolo ospedale per la cura dei lebbrosi e degli affetti dal “fuoco di S. Antonio”. Questo insediamento faceva parte della complessa rete europea di ospedali fondati dai Canonici dell’Ordine Antoniano di Sant’Antonio abate di Vienne.
La Chiesa attuale e il corpo di fabbrica adiacente furono consacrati dal Vescovo di Irsina nel 1733.
Nel 1775 il Santuario passò all’Ordine Costantiniano di San Giorgio e dal 1860 fu affidato al clero Diocesano di Matera.

La chiesa ha una facciata a capanna ingentilita da un rosone, ormai chiuso, mentre sul portone d’entrata, in una piccola nicchia una statua policroma del Santo. Accanto alla chiesa vi è l’antico “conventino”.

La navata principale è arricchita da nicchie contenenti le statue di San Rocco e San Biagio. Entrando nel santuario, è possibile scorgere, sulla sinistra, un’antica acquasantiera in pietra di buona fattura e di incerta datazione, composta da una conchiglia sormontata da una testa di putto. Un’altra acquasantiera è posta sul primo pilastro destro della navata principale, realizzato con marmi policromi, raffigurante l’immagine di s. Antonio abate.

Sulla sinistra della navata principale, invece, ci sono altri due altari, di recente fattura. In fondo alla navata principale è situato l’altare maggiore, sul quale è posta un’antica statua di sant’Antonio, ed un moderno fonte battesimale. A destra dell’altare maggiore, la sacrestia custodisce una lapide del XVIII secolo, in cui si ricorda una particolare indulgenza concessa all’altare di San Francesco da Paola posto dentro la chiesa.
Prima di accedere al presbiterio, sulla destra, posta su un baldacchino di legno dorato del 1871 e donato dai fedeli di Craco (MT), c’è la statua del Santo che viene portata a spalla nel corso dei festeggiamenti in suo onore.

La piccola navata a destra presenta due altari realizzati con stucco, con un crocifisso settecentesco, mentre l’altro è vuoto perché ospitava la statua trafugata di san Vito. Numerosi sono i segni di devozione custoditi nel Santuario perché donati al santo quali ex-voto nel corso degli anni.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/71003/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

GROTTOLE (MT). Parrocchia dei SS. Luca e Giuliano, Chiesa madre di Santa Maria Maggiore, dipinto con s. Antonio abate, 1605

La Chiesa di Santa Maria Maggiore, attuale sede della Parrocchia dei Santi Luca e Giuliano, sorge nel luogo che anticamente era chiamato “Contrada della Torre”; si tratta di uno dei punti più alti del paese. Tale Chiesa nel 1508 con atto notarile fu ceduta dal clero secolare al feudatario grottolese il duca Onorato III Gaetano dell’Aquila D’Aragona che, a sua vota la donò ai frati Domenicani che cominciarono a giungere in paese tra il 1508 e il 1511, restando in loro possesso per quasi trecento anni; contemporaneamente iniziò la costruzione del convento che avrebbe ospitato i Padri. La Chiesa fu inserita nella struttura del Convento dei Domenicani e osservandola bene oggi è possibile scorgere le tracce delle numerose modifiche che nel corso dei secoli furono apportate all’edificio per ampliamenti strutturali. Dopo il sisma del 1980 fu ristrutturata e riaperta nel 1994

L’interno della Chiesa risulta composto da tre navate. Nella centrale, un tempo abbellita da un soffitto a cassettoni purtroppo rimosso a metà XX secolo, è presente l’altare maggiore in marmo. Sopra l’altare vi è la Cantoria lignea che sorregge l’organo, entrambi di metà Settecento. Alzando lo sguardo verso la parte di soffitto che da sulla navata centrale, si nota un quadro a rombo raffigurante la Vergine che tiene in braccio il Bambino; altri due dipinti situati entrambi nella navata destra: la tela del 1736 di Saverio Musso raffigurante una Madonna con Bambino tra i Santi Giovanni Evangelista, Vincenzo Ferrer e Giacinto.

Il secondo dipinto è un olio su tela di 218 x 160 cm, raffigurante “Madonna con Bambino tra angeli e i ss. Antonio abate e Pietro martire”. Datato 1605
Attributo attualmente al pittore Giovanni Angelo D’Ambrosio, da Saponara.
Originariamente era nella chiesa di San Rocco.
Iscrizione in basso, al centro, in un riquadro: «LEGAVIT SACRUM MARGARITA ARIA CONIUX / ANTONIUSQUE ALOES VIR SUUS EGIT OPUS / A. D. 1605».

Il dipinto è impostato secondo schemi iconografici tardo-cinquecenteschi di lontana matrice napoletana filtrata attraverso il linguaggio e il gusto locale. La Madonna appare a mezzo busto tra le nuvole e cherubini, stringendo al petto il Bambino. In alto due angeli sostengono sul suo capo una corona, avvolti da un panneggio rosa. In basso, su un paesaggio aperto e arido, nel cui fondo si intravedono le anime purganti, sono collocate le figure di S. Antonio abate, in saio bianco e mantello scuro su cui è una tau; nella mano destra tiene un libro chiuso; nella sinistra un bastone a tau cui è appesa una campanella. Il muso di un maiale spunta dietro la sua figura, a destra.
S. Pietro martire con i simboli del martirio, rivolge lo sguardo alla Vergine. Tra i due, in basso al centro, vi è uno stemma diviso in palo, che appartiene alle famiglie dei committenti: Margherita Aria e Antonio Aloe e presenta nella destra dello scudo l’immagine di un vento e nella sinistra quella di una pianta di aloe.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1700130209

http://www.comune.grottole.mt.it/grottole/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/44


Chiesa di San Pietro

All’intero, sul lato destro, vi è l’altare dedicato a Sant’Antonio abate, la cui statua fu donata dalla famiglia Danzi nel 1891.
Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/24062/Chiesa+di+San+Pietro

FERENTILLO (TR), frazione Macenano. Chiesa di Sant’Antonio abate

Nella parte alta dell’abitato.
https://maps.app.goo.gl/hcCwdtxk3yWAFuGr6

L’edificio, rifatto nel XVI secolo, ma di origini trecentesche, è caratterizzato da una facciata a capanna, portale architravato e campanile a vela a doppio fornice, collocato sul lato destro.
L’interno è a navata unica partita in tre campate da archi ogivali trasversi. e ancora conserva la struttura trecentesca, mascherata da recenti intonacature, da cui riemergono affreschi di stile rinascimentale ma risalenti al XVII e XVIII secolo.

Sulla parete sinistra si trova un altare settecentesco con una tela di scuola romana raffigurante San Giacomo Apostolo, nella parete presbiteriale di sinistra si scorge, in alto, malandato affresco dell’inizio del Seicento, raffigurante le Storie di Sant’Antonio, in basso una Santa non identificabile.

Sulla parete destra si trova un altare settecentesco con una tela coeva raffigurante “Madonna del Soccorso con le anime del purgatorio”.
L’altare maggiore è ornato da un olio su tela di 275 × 192 cm raffigurante “Madonna col Bambino e i santi Antonio abate, Agostino e Clemente”, datata 1688. Opera di Giacinto  Boccanera (1666 – 1746).


Link:

https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-colleponte-macenano-di-ferentillo-tr/

http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/51715/Boccanera%20Giacinto%2C%20Madonna%20con%20Bambino%2C%20sant%27Antonio%20Abate%2C%20sant%27Agostino%20e%20un%20santo%20Vescovo