OSPITALETTO (BS), borgo di Lovernato. Chiesa della Maternità di Maria, affreschi con diverse immagini di s. Antonio abate

La piccola chiesa campestre è una costruzione incastonata tra antichi edifici posti al limite meridionale di Ospitaletto, che presenta una imponente sequenza di affreschi devozionali che vanno dal 1479 fino al 1529.
La struttura edilizia del complesso risale ai primi decenni del Quattrocento, cui si aggiunsero gli edifici civili che la racchiudono quasi a proteggerla dall’ambiente circostante. Affiancati alla chiesa si trovano il campanile e la sacrestia.
Nel XVI secolo la chiesa viene annoverata quale antico patrimonio delle famiglie che risiedevano nella frazione di Lovernato. Nel 1527 fu affrescata la lunetta sulla parete destra dell’abside. Nel 1535 furono affrescate altre parti della chiesa.
Parte degli affreschi sono attribuibili al Maestro cosiddetto di San Felice del Benaco, altri ad artisti fino ad ora non identificati con precisione. Mentre nella navata vi sono quasi esclusivamente opere del XV secolo, nel presbiterio si registrano solo affreschi cinquecenteschi.
All’inizio del XIX secolo fu eseguito un restauro dell’apparato decorativo della chiesa e ancora nel XX e infine l’ultimo, concluso dopo quattro anni a luglio 2023.

La facciata si presenta in semplici forme: la parete liscia, la porta centrale, inquadrata da cornici in botticino sormontata da un timpano con iscrizione e stemma del comune, un oculo al centro, affiancato da due finestre rettangolari frutto di un intervento successivo e il tetto a capanna.
Gli affreschi che erano sulla facciata sono quasi scomparsi.

 

All’interno la piccola chiesa presenta aula unica interamente affrescata e dotata di copertura in legno e laterizi e presbiterio, rialzato e quadrangolare, chiuso da un fondale absidale piano su cui si trovano due aperture lievemente lunettate.

La figura di sant’Antonio abate si trova due volte sulla parete destra della navata, seconda campata. Vedi foto in alto.
Opera del Maestro di San Felice del Benaco, artista di una generazione più giovane del suo maestro Paolo da Caylina il Vecchio. Le immagini votive sono eseguite immediatamente dopo la peste del mazzucco del 1479 e terminate entro il 1486. In questa campata al Maestro sono riconducibili la prima immagine con la Madonna in trono con Bambino e Sant’Antonio abate e la terza raffigurante Sant’Antonio abate.
A sinistra di una Madonna col Bambino, il Santo è raffigurato mentre tiene nella mano destra un libro chiuso e nella sinistra un bastone con la terminazione ad arco.

 

 

 


 

Nell’altra raffigurazione s. Antonio abate presenta caratteristiche simili al precedente, ma è rivolto verso sinistra e mentre sta leggendo un libro aperto. La mano sinistra impugna lo stesso tipo di bastone. In questo affresco una pulitura troppo aggressiva ha rimosso i particolari del maialino dipinti a secco.

 


L’avvio del programma decorativo del presbiterio è fatto risalire ai primi trent’anni del Cinquecento. In particolare nelle lunette non si hanno più figure accostate entro cornici, ma grandi scene con santi, ambientate all’interno di vasti paesaggi.
La lunetta di sinistra rappresenta al centro la “Vergine con il Bambino (seduta su un rustico trono di pietra) e attorno Sant’Antonio abate, Sant’Erasmo (martirizzato con l’estrazione delle viscere raccolte su di un aspo), Sant’Apollonia e San Sebastiano”. Una lunga iscrizione che corre sulla cornice inferiore dell’affresco riporta i nomi dei vari committenti che finanziarono il dipinto.
Sant’Antonio abate è dipinto inginocchiato a sinistra, con le mani giunte, tiene con braccio destro il pastorale. Ai suoi piedi un libro, il fuoco e la campanella.

 

La lunetta di destra, in funzione speculare ritrae la “Madonna in trono con Bambino, Sant’Antonio abate, San Giovanni e San Rocco all’estremità destra.


Localmente si ritiene che anche la figura all’estrema sinistra un altro san Rocco, ma oltre ad estremamente improbabile tale ripetizione, non presenta la caratteristica piaga; invece tiene in mano un lungo bastone sormontato da una croce e, sotto il mantello rosso, indossa delle pelli, caratteristiche iconografiche di san Giovanni Battista. 

L’iscrizione riporta il nome di un certo Fra Benedetto da Rezzato riprodotto poi sul lato destro dell’altare.
Sant’Antonio abate è raffigurato a destra della Vergine, stante, mentre tiene nella mano destra il bastone pastorale e nella sinistra un libro chiuso. Il fuoco è ai suoi piedi.

 

Nella parete inferiore destra del presbiterio, sotto la precedente lunetta, sono raffigurate un’altra  Madonna in trono con Sant’Antonio abate; una Madonna con Bambino e il santo guerriero Alessandro e infine una ulteriore Madonna in trono con Sant’Antonio abate, articolati all’interno di una finta architettura di gusto tardo gotico.

Parte degli affreschi del presbiterio sono riconducibili al pittore bresciano Vincenzo de Barberis  (1490 circa –  1551) .

 

 

Link:
https://www.parrocchiaospitaletto.it/2015/03/il-santuario-di-lovernato/

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/55288/Chiesa+della+Maternit%C3%A0+di+Maria

https://fondoambiente.it/luoghi/chiesa-e-borgo-di-lovernato?ldc

pieghevole_santuario_lovernato.pdf

Rilevatore: AC

PEDESINA (SO). Chiesa di Sant’Antonio abate e di Santa Croce

Via San Rocco
https://maps.app.goo.gl/bosSMT21osXTvkwe8

 

La Chiesa è l’edificio religioso principale del borgo. Consacrata nel 1424, fu decorata soltanto nel 1634 – quando venne eletta a Parrocchia – dai fratelli Cascina, pittori rinomati nella Valtellina. Nel 1986 è stata unita alla parrocchia del vicino comune di Rasura.
Sant’Antonio abate è il patrono del paese, festeggiato il 17 gennaio.

Al suo interno, a navata unica con battistero e due cappelle laterali, custodisce nella cappella a destra dell’altare un’ Ultima cena del 1649 dipinta dall’artista pedesinese Antonio Tarabini.
Pregevole l’ancona dell’altar maggiore in legno scolpito e dorato.
 La chiesa conserva un dipinto raffigurante il Cristo giovane del 1686 e una tela del 1700 raffigurante San Rocco.
Nella casa parrocchiale vi è un affresco del 1564, raffigurante la Madonna col Bambino, assieme a San Rocco e a San Sebastiano, opera del grosino Cipriano Valorsa, ritenuto il maggior pittore locale del Cinquecento.

 

 

Link:
https://www.youtube.com/watch?v=6K_pzcgP6aM

https://www.lombardiabeniculturali.it/istituzioni/schede/10100142/

MONTAGNA IN VALTELLINA (SO). Oratorio della Madonna del Carmine, affresco con s. Antonio abate di S. De Magistris, 1515

La Chiesa della Madonna del Carmine, ricordata in un documento dell’inizio del 1500, sorge sul retro della parrocchiale di San Giorgio. Poggia in parte su uno sperone di roccia e in parte su un terrapieno sostenuto da robusti contrafforti. Chiusa tra altri edifici sacri e case civili, da lontano mostra solo la parte posteriore e il tiburio con attorno un fregio rinascimentale color rosso bruno. Vi si accede sia attraverso un cortile posto a lato della parrocchiale di San Giorgio, sia da una sagrestia, sia dall’oratorio dei Confratelli o percorrendo uno stretto vicolo tra il presbiterio di S. Giorgio e antiche case. Questo conduce alla facciata con un piccolo portale in marmo bianco dagli stipiti con mensoline sorreggenti l’architrave, sul quale poggia una lunetta un tempo forse affrescata. Quasi alla sommità della fronte s’apre una finestra tonda chiusa da vetri lenticolari. Sui due lati sono visibili le tracce di due finestre ad arco ribassato. Un piccolo portale, simile al principale, è posto sulla parete di destra. L’interno è a croce greca con volte a crociera.

Il presbiterio fu decorato da Sigismondo De Magistris (Como, 1490 circa – prima del 1548), firmato e datato in un cartiglio sulla parete di destra: «Sigismundus / De. Magistr/is. de Como. / pinsit. 1515 / die 8. augusti».
Sulla parete di fondo, procedendo dall’alto a sinistra, sono raffigurati episodi evangelici: L’Assunzione della Vergine, La natività della Vergine, Il matrimonio della Vergine (l’affresco sopra l’altare della Madonna col Bambino in trono, e la sottostante immagine del Beato Simonino martire, sono del 1481 e di altra mano). Sulla parete di sinistra vi sono: La presentazione al tempio. La visitazione; S. Giovanni Battista; La decollazione del Battista.

Nello sguancio della finestra tamponata al centro della parete sinistra, le figure di quattro santi: S. Antonio abate, S. Abbondio(?), S. Bernardo di Chiaravalle, e S. Nicola di Bari.
Sant’Antonio
, con saio e mantello, ha la mano destra nel gesto di benedizione la sinistra tiene il bastone pastorale cui è appesa una campanella.

Sulla parete di destra sono raffigurati: L’adorazione dei Magi, La fuga in Egitto, La natività, La morte della Vergine; sulle lesene dell’arco di accesso, i Ss. Pietro, Gregorio Magno, Paolo apostolo e Gerolamo a piena figura; sull’intradosso dell’arco, otto Profeti a mezza figura, la decorazione è completata da uno zoccolo affrescato con tondi: 4 mascheroni classici in monocromo; un quinto è posto sulla strombatura dell’uscio che porta nel vicino oratorio; un sesto con la Decollazione di S. G. Battista è posto sotto la raffigurazione di quel Santo. Sulle vele della volta sono raffigurati i quattro Evangelisti, mentre al centro vi è un orifiamma con l’effige del Padre Eterno.
Tutti gli affreschi sono stati restaurati agli inizi degli anni ’90 del XX secolo.

 

Link:
https://parrocchiamontagna.wordpress.com/madonna-del-carmine/

https://www.treccani.it/enciclopedia/sigismondo-de-magistris_%28Dizionario-Biografico%29/

FOLIGNO (PG), frazione Rasiglia. Chiesa parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo, quadro con s. Antonio abate, XVIII secolo

La chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo (il patrono del paese è però San Macario abate, che si celebra il 2 maggio), fu edificata nel 1745, il campanile fu eretto nel 1754.
A seguito degli eventi sismici del 1997 la chiesa fu sottoposta ad interventi di ristrutturazione e miglioramento sismico ed è tornata all’antico splendore.
La semplice facciata è caratterizzata da un portale in cotto sopra cui si aprono due grandi finestre rettangolari. La torre campanaria, ornata di orologio, è posta sulla sinistra in linea con la facciata.

Presenta una sola navata, ha sull’altare maggiore e su quelli laterali dipinti di pregio, realizzati tra la fine del XVII e il XVIII secolo da vari autori umbri, come Nicola Epifani, artista abbastanza noto e di qualità. Decorano le pareti quattro pale d’altare, due delle quali sono attribuite ad un anonimo pittore umbro, della seconda metà del XVII secolo e due allo stesso Epifani. Il soggetto di tre dei quattro dipinti fa riferimento alla Madonna, dimostrando la profonda devozione di questa comunità alla Vergine.

A sinistra dell’ingresso, un olio su tela di 238 × 160 cm che raffigura “Madonna con Bambino, sant’Antonio di Padova, sant’Antonio abate, santa Margherita da Cortona e san Giuseppe da Leonessa” attribuito a Nicola Epifani (notizie dal 1744).
Sant’Antonio abate è raffigurato a sinistra seduto, a piedi scalzi; indossa un prezioso mantello e tiene nella mano destra il fuoco mentre la sinistra regge un libro aperto. Ai suoi piedi mitra e bastone pastorale.

 

Link:
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/51723/Epifani%20Nicola%2C%20Madonna%20con%20Bambino%2C%20sant%27Antonio%20da%20Padova%2C%20sant%27Antonio%20Abate%2C%20santa%20Margherita%20da%20Cortona%20e%20san%20Giuseppe%20da%20Leonessa#lg=1&slide=0

ALLUMIERE (ROMA). Chiesa parrocchiale di Santa Maria delle Grazie con dipinto e statua di s. Antonio abate

Olio su tela di 350 x 180 cm raffigurante “San Vincenzo Ferreri con Sant’ Antonio da Padova e Sant’Antonio abate” realizzato nel 1836 da Enrico Bartolomei  (notizie 1836 – 1879).
Iscrizione in basso ; «ENRICO BARTOLOMEI DI FULIGNO FECE IN ROMA NEL 1836».
Restaurato nel 1972. Vedi fotografia in alto.

Sant’Antonio abate è dipinto a destra, con saio e mantello su cui è la tau, tiene nella mano sinistra il bastone a tau cui è appeso il campanello. Le due mani tengono un libro aperto con un’iscrizione.

Immagine e link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1200163065


 

 

Statua contemporanea raffigurante sant’Antonio abate con saio e mantello, la mano destra nel gesto di benedizione, la sinistra regge un bastone a tau con campanella. Un grosso maiale è ai suoi piedi.
Immagine da Wikimedia

 

 

 


La chiesa fu costruita nel 1608 su richiesta degli appaltatori delle miniere, la nobile famiglia Olgiati, che sostituì una piccola cappella che si trovava nei pressi dello stabilimento dell’allume. Inizialmente la chiesa era formata da una sola navata e dipendeva dalla chiesa di Sant’Egidio abate di Tolfa. In seguito fu costituita parrocchia autonoma nel 1752. L’edificio nel 1857 fu ampliato con la costruzione delle navate laterali.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_Assunta_in_Cielo_(Allumiere)