CROAZIA – VIŠNJAN / VISIGNANO. Chiesa di Sant’Antonio abate

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Chiesetta gotica edificata nel XIII-XIV secolo.
L’edificio è formatoa da blocchi di pietra scolpiti e disposti regolarmente, con il tetto di scrile (grosse scaglie di pietra) e un campanile a vela sulla facciata. Ha un basso portale ad arco acuto, con due piccole finestre ai lati. In alto, un’apertura a forma di croce; il pavimento è in pietra; l’acquasantiera è ricavata da un davanzale in calcare.

Interno a volta, interamente affrescato da un artista ignoto nel XV secolo con le leggende della vita di S. Antonio abate e parti del ciclo cristologico.
L’altare è barocco e su di esso un statua di sant’Antonio in trono in abiti vescovili, iconografia ripresa nel dipinto murale sulla parete dietro l’altare: la figura di “S. Antonio che protegge i fedeli” seduto su un trono con mitra e pastorale; in basso a sinistra santa Veronica con il telo e a destra sant’Elena con la croce.  Questi dipinti sono opera di Domenico Pozzoni  (1550), proveniente da Udine e dimorante a Dignano. Sulle pareti vi sono scritte in glagolitico (il più antico alfabeto slavo).
Più sotto ancora sono ritratti i membri della Confraternita di Sant’Antonio. Sulle pareti laterali le scene hanno dimensioni minori e la collocazione delle figure nello spazio lascia a desiderare.
La scena della Tentazione di s. Antonio mostra una donna avvenente che solleva la gonna e mostra  la gamba nuda con l’intento di sedurlo, tipica iconografia dell’epoca.

Gli affreschi appaiono piuttosto deteriorati dall’umidità, inoltre  un intervento di restauro agli inizi del 1900 ha compromesso una debita interpretazione delle opere: e proprio a causa di questo intervento, gli affreschi nonostante portassero la firma del maestro Domenico, non venivano messi in relazione con quelli, analogamente firmati, a San Rocco di Sovignacco.

 

Link:
http://revitas.org/it/itinerari-turistici/affreschi/visignano-mondellebotte-parenzo,9/s-antonio,24.html

CROAZIA – ŽMINJ / GIMINO. Chiesa di Sant’Antonio abate

https://goo.gl/maps/7PYgi2ghgCiz6UuB7

Il conservatore austriaco Anton Gnirs, finanziato da Francesco Ferdinando d’Asburgo e a suo nome, acquistò dalla vedova Foška Peteh la chiesa di S. Antonio, fino ad allora adibita a magazzino, in cambio di 450 corone.
La chiesa è stata costruita con pietre regolari e scolpite con cura.
La chiesa presenta una singolare tipologia architettonica con abside inscritta e coperta da una volta a sesto acuto, come anche la navata realizzata con delle nicchie semicircolari.

I committenti e il costruttore della chiesa sono menzionati in un’iscrizione murata nella facciata, risalente all’anno 1381; vi sono riportati i nomi di Marino, Sladonich e Teodor che si possono ricollegare alla confraternita (probabilmente omonima del titolare della chiesa) raffigurata sulla parete orientale dell’abside; questo sta a testimoniare il ruolo di committenti di opere d’arte che le confraternite ebbero in Istria fin da tempi remoti.
Sulla parete meridionale e occidentale si sono conservate le transenne gotiche. Gli elementi in pietra della finestra sulla facciata sono stati ricostruiti nel corso di un intervento di restauro attorno al 1964.

Sulla parete destra dell’abside ci sono tre stemmi. Quello a sinistra, il meglio conservato, appartiene alla famiglia Devin, mentre quello a destra è asburgico. La lunetta dell’abside è decorata con la scena dell’Incoronazione della Madonna.
Nella parte sottostante, nei riquadri delle nicchie sono dipinti (da sinistra): S. Antonio abate, Pietro, Paolo e ancora un santo col cappello vescovile, il  pallio e un libro nella mano destra.
La volta dell’abside è occupata dai quattro Evangelisti, le cui teste sono rimpiazzate dai loro rispettivi simboli zoomorfi. Nella nicchia della parete meridionale c’è l’Adorazione dei Magi; nelle nicchie della parete settentrionale, la Risurrezione e l’Ascensione di Cristo.
La raffigurazione della morte, ovvero degli scheletri sulla parete occidentale, sta a dimostrare l’interesse iconografico per la tematica macabra.
Sulla sezione destra della parete occidentale vediamo ciò che resta dell’immagine del grembo di Abramo. Sull’arco trionfale sono visibili frammenti dell’Annunciazione.
Nella volta della navata, ogni parete reca due registri con otto scene complessive che purtroppo versano in cattivo stato. Si riesce a distinguere la scena della Crocifissione.
Il trono dell’Incoronazione è circondato da otto angeli musicanti che suonano il salterio, il violino, la mandora, l’organo portativo, il liuto e il tamburello. Queste sono le più antiche raffigurazioni di strumenti musicali in Istria. Le descrizioni liriche degli angeli inginocchiati con il corpo leggermente ricurvo, i movimenti agili delle loro eleganti dita, nonché i chiari colori pastello dei vestiti dai tagli signorili sono espressione di uno stile gotico internazionale e sinonimi di una raffinata etichetta di corte. Il colorito dà un’impressione generale ai dipinti: prevale il blu scuro virante al nero con il quale il pittore ha riempito gli sfondi e la zona del velario. Da quest’oscurità trapelano l’apparato scenico architettonico e gli stessi personaggi dalle tonalità gialle, verdi e rosse.

In questa composizione si riconoscono le mani di due pittori: il più abile ha dipinto l’Incoronazione e i santi ai suoi piedi; l’altro, meno capace, ha realizzato il resto. Gli affreschi sono stati relazionati all’arte figurativa di un maestro formatosi sui pittori prerinascimentali veneziani, in un ambiente condizionato dall’arte di Lorenzo Veneziano, Catarino e Donato. Ricerche più recenti hanno notato un possibile influsso della pittura senese che approdò nella provincia istriana transitando per Venezia.

 

Bibliografia:
Mader Brigitta, Crkva Svetog Antuna i Nadvojvoda Franjo Ferdinand, Žminj u Godinama 1911–1914 (Chiesa di Sant’Antonio e l’arciduca Francesco Ferdinando, Gimino negli anni 1911–1914), in: “Libri Žminjski”, Libar Drugi, Žminj 2008, pp. 72-80

Link:
http://revitas.org/it/itinerari-turistici/affreschi/gimino-sanvincenti,12/s-antonio,32.html

Rilevatore: AC

CROAZIA – VODNJAN / DIGNANO, fraz. GALIŽANA / GALLESANO. Chiesa di Sant’Antonio abate

https://goo.gl/maps/mhxpnuB8VCasjWkZA

Nel centro del paese sorge la chiesetta del Quattrocento dedicata a sant’Antonio. Sopra la porta c’è un’iscrizione tuttora non decifrata, con la data 2 settembre 1443.
Sulla facciata meridionale si nota una serie di frammenti di bassorilievo con ornamenti a treccia, inseriti probabilmente nel X o XI secolo.

Si suppone che anche le tre croci greche visibili all’esterno siano state appartenute a una costruzione più antica, rimpiazzata successivamente da questa chiesetta.
La famiglia Deghenghi che eresse questa chiesetta proveniva dalla provincia di Padova, lo conferma ancora una abbastanza estesa campagna coltivata ad olivi, detta nel gergo gallesanese «la Padovana». Ancor oggi in tutta la provincia di Padova è tuttora molto sentita la devozione a sant’Antonio abate.

 

Link:
http://www.arenadipola.com/articoli/91397

CROAZIA – BARBAN / BARBANA. Chiesa di Sant’Antonio abate, con affreschi

Di fronte alla Porta Grande del borgo.
https://goo.gl/maps/ucn331Cd8tPadeeeA

La chiesa di Sant’Antonio, con il campanile a vela, costruita in pietra, è un esempio di stile romanico popolare del XIV secolo.
All’interno si conservano ancora gli affreschi murari medievali risalenti all’inizio del XV secolo, purtroppo molto deteriorati e profusamente decorati da graffiti glagolitici (scritti nel più arcaico alfabeto slavo), il più antico del 1420.
Questi affreschi sono un esempio dell’influenza della pittura bolognese. Anche se sono piuttosto deteriorati, in essi si possono scorgere numerosi personaggi di straordinaria plasticità, che testimoniano l’antico splendore degli affreschi. L’analisi storico-artistica di questi dipinti murari è stata curata da Branka Fučić, che li ha categorizzati come dipinti della pittura dell’Italia settentrionale del primo Quattrocento, con influenze del Trecento.
Sulle pareti meridionale e settentrionale sono raffigurate su due registri, scene della vita di sant’Antonio, sulla parete orientale è rappresentata la Vergine Maria sul trono, mentre le immagini dei Santi trovano spazio nella zona sottostante: santa Orsola, san Biagio, san Dionisio, sant’Elena, santa Barbara, san Giacomo.
Sono caratteristici i nastri e gli elementi ornamentali che collegano questo ciclo a quello della chiesetta di Santa Caterina a Sanvincenti. Entrambi i lavori sono stati eseguiti dalla bottega durante il periodo di ispirazione ai dipinti murari del Tirolo meridionale.

Il ciclo dedicato a s. Antonio comprende le scene della morte, della scoperta della tomba, del trasferimento delle spoglie a Istanbul e un miracolo. Gli episodi derivano dalle leggende della traslazione del Santo, vedi scheda:
https://www.santantonioabate.afom.it/leggende-del-trasferimento-delle-spoglie-di-s-antonio-abate-dallegitto-a-costantinopoli-e-poi-nel-delfinato/

 

Link:
https://www.istria-culture.com/it/chiesa-di-sant-antonio-i7

CROAZIA – BARBAN / BARBANA. Chiesa parrocchiale di San Nicola, quadro con s. Antonio abate, 1701 circa

Sopra l’altare maggiore vi è un olio su tela di 261 x 137 cm raffigurante. “San Nicola e i santi Giacomo e Antonio abate”, 1701 circa
Dipinto da Nicolò Bambini (Venezia 1651 – 1736)

Le massicce figure di san Giacomo e sant’Antonio abate, a destra, sono assiepate in primo piano. Al centro, dietro di esse, è assiso su di un basamento san Nicola benedicente che indossa un pesante piviale di broccato ocra dorato con l’interno rosso cremisi.

“La pala di Barbana, benché per qualità pittorica non sia all’altezza delle composizioni di soggetto allegorico o mitologico, comunque è testimone del complesso intreccio della tradizione e dei diversi influssi stilistici presenti nella pittura di Bambini sul volgere del secolo. Nel modellato delle figure massicce e dai volumi accentuati predominano ancora gli effetti chiaroscurali dei tenebrosi rinnovatisi nel tardo Seicento per la suggestione della pittura romana accademizzante, mentre nel morbido e vaporoso cromatismo, nell’immediatezza e nella rapidità d’esecuzione si ritrovano le caratteristiche della sua formazione propriamente veneziana, in particolare quelle del lascito di Pietro Liberi. Il colorito si schiarisce in conformità alle tendenze dell’epoca e al cambiamento del gusto, anche se non raggiunge l’intensità e la pregevolezza delle opere successive, nelle quali Bambini si avvicina alla pittura di Sebastiano Ricci. Il prevalere della tradizione veneziana nel trattamento del colore e della luce rispetto alla monumentalità classicheggiante delle figure che in seguito diventano plasticamente più risentite, lascia presupporre che la pala si trovasse sull’altare maggiore della chiesa parrocchiale di Barbana poco prima della sua consacrazione del 1701.” (1)

Il dipinto è stato restaurato nel 1977.

Nel presbiterio della chiesa vi sono statue in marmo, tra esse quella di sant’Antonio.

 

Voluto dai conti di Gorizia nel XIV secolo, il piccolo borgo fortificato di Barbana divenne feudo, nel 1536, della famiglia veneziana Loredan, che lo tenne fino al 1797. Punto centrale dell’abitato è la piazzetta col Municipio (1555), la loggia (1550) e il palazzo Loredan (XVII-XVIII secolo), che ingloba il tratto orientale del castello, alla cui parte settentrionale fu addossata la parrocchiale di Sv. Nikole (S. Nicola), riedificata tra 1701 e 1708 e consacrata nel 1701. Il suo campanile fu costruito su una delle antiche torri castellane.

 

Bibliografia:
(1). Bralic V.; Kudiš Buriæ N., Istria Pittorica. Dipinti dal XV al XVIII secolo, Unione Italiana – Fiume e Università Popolare di Trieste Rovigno, Trieste 2005, pp. 18-9