SAN GIOVANNI VALDARNO (AR). Museo della basilica di Santa Maria delle Grazie, polittico con s. Antonio abate di Mariotto di Nardo, 1400-10

Trinità tra la Vergine e Maria Maddalena e Santi
Tempera su tavola, dimensioni totali del trittico: 152 x 326 cm.

Opera di Mariotto di Nardo, (1365 circa – 1424) del 1400-1410.

Proveniente dalla Pieve di San Giovanni Battista.
Assieme ad alcuni frammenti di affresco nella chiesa di San Lorenzo in San Giovanni Valdarno, il trittico, è stato attribuito a Mariotto di Nardo, valente pittore fiorentino che attuò il recupero della tradizione giottesca.
Nella tavola centrale la figura dell’Eterno Padre sorregge la croce dove il corpo del Figlio, ormai inerme, ricade pesante su se stesso; Maria e Maddalena, inginocchiate ai lati della croce, esprimono il loro dolore. Sopra la croce, la colomba dello Spirito Santo.
Nella tavola sinistra, nel tondo posto al centro della cuspide san Giuseppe sorregge la verga fiorita; in basso, san Giovanni Battista e san Giacomo.
Nella tavola destra, al centro della cuspide, il profeta Zaccaria sostiene il cartiglio con l’iscrizione latina “ET VOCABIT NOMEN EIUS IOHANNES”, mentre in basso sono raffigurati san Giovanni Evangelista e sant’Antonio abate.

Sant’Antonio è raffigurato all’estrema destra con barba biforcata, saio nero e mantello marrone-verde; tiene nella mano destra un lungo bastone a tau e nella sinistra un libro rosso. Muso e zampe anteriori di un maiale spuntano dalla cornice.

 

Link:
https://www.museobasilica.it/project/trinita-tra-la-vergine-e-maria-maddalena-con-santi/

FIRENZE. Basilica di Santa Trìnita, polittico con s. Antonio abate di Mariotto di Nardo

Polittico, posto sull’altare della Cappella Maggiore, proviene dai depositi della Galleria dell’Accademia.
Opera di Mariotto di Nardo (1365 circa – 1424).

Raffigura nel pannello centrale: Trinità con Cristo Crocifisso.
Pannello sinistro: Sant’Antonio abate e san Michele Arcangelo, in alto, Angelo annunciante.
Pannello destro: San Francesco d’Assisi e san Giuliano l’Ospedaliere; in alto Maria Vergine annunciata.

Sant’Antonio abate, all’estremità sinistra del pannello, è dipinto con barba biforcata, saio nero e mantello marrone; tiene nella mano destra un bastone a stampella e nella sinistra un libro rosso.

 

La Basilica è in Piazza di Santa Trìnita.

Immagini da Wikimedia.

Info sulla Basilica:
https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_Santa_Trinita

FIRENZE. Chiesa di Santa Croce, Cappella del Noviziato, polittico con s. Antonio abate di Lorenzo di Niccolò

Il polittico è conosciuto come: “Madonna con Bambino e dieci Santi”.
Opera di Lorenzo di Niccolò (Firenze, 1373 circa – 1412 circa), attivo in Toscana tra il 1392 al 1412. Considerato in passato come figlio di Niccolò Gerini, gli studiosi ritengono ormai che questa identificazione sia erronea, dal momento che la sua registrazione nel registro delle tasse di Firenze del 1398 riporta il nome di “Lorenzo di Niccolò di Martino”.

L’opera si trova nella Cappella del Noviziato o Cappella Medici, parete destra.

 

Nel polittico, il secondo Santo da sinistra, può essere identificato con sant’Antonio abate per l’iconografia: saio, mantello, libro rosso e bastone a tau.

 

Immagine da:
https://www.pinterest.it/pin/326229566743333749/

FIRENZE. Gallerie dell’Accademia, tavola “Sant’Antonio abate e san Giuliano”, di Mariotto di Nardo, 1420

Sant’Antonio abate e san Giuliano”, 1420 circa
Tempera su tavola di 60 x 30 cm.
Opera di Mariotto di Nardo di Cione (Firenze, 1365 circa – 1424 circa).
Insieme al pannello gemello raffigurante i Santi Giovanni Battista e Nicola di Bari, sono stati collocati all’ultimo periodo di attività del pittore da Miklós Boskovits.
Acquistati dalla Galleria dell’Accademia nel 2017 dall’antiquario Salamon.
Le due opere sul finire degli anni venti del secolo scorso si trovavano ancora nella Collezione Corsini a Firenze. Le due coppie di santi sono descritte nel catalogo di Ulderigo Medici della Galleria Corsini.

 

Link e immagine:
https://artslife.com/2017/10/02/mariotto-di-nardo-alle-gallerie-dellaccademia-di-firenze/

FIRENZE. Gallerie dell’Accademia, “trittico di san Procolo o dell’Annunciazione e Santi”, con s. Antonio abate, di Lorenzo Monaco, inizi XV secolo

“Trittico di san Procolo”, o “trittico dell’Annunciazione e Santi”.

Tempera e doratura su tavola di 210 x 230 cm.
Opera di Lorenzo Monaco, realizzata nel 1406-18 circa.
Quest’opera, commissionata per la chiesa di S. Procolo a Firenze, è probabilmente la stessa che il Vasari annoverò tra le opere di Giotto e che venne poi inserita dal Milanesi (1878) nel corpus di Lorenzo Monaco, al secolo Piero di Giovanni (Siena o Firenze, 1370 circa – Firenze, 1425 circa).

Attualmente l’opera si presenta con l’Annunciazione nella tavola centrale; il pannello laterale sinistro raffigura santa Caterina d’Alessandria e sant’Antonio abate, quest’ultimo nella consueta iconografia: saio nero, mantello marrone, bastone e un piccolo maiale ai piedi, sul gradino della base.
Il pannello destro ha le figure dei santi Procolo e Francesco d’Assisi.

Il primo riferimento al monaco camaldolese spetta a Crowe e Cavalcaselle (1864); attribuzione accettata da Sirén (1905), che la datava agli anni 1408-1409 vedendovi influenze senesi e tentava una ricostruzione della predella; e poi da Venturi (1911), Van Marle (1924), Toesca (1929), Golzio (1931), Procacci (1936), Berenson (1936), Pudelko (1938), Bellosi (1965), Boskovits (1975), Eisenberg (1989).
La datazione proposta va dal 1406 ca. indicato da Pudelko (1938), al 1418 ca. indicato da Eisenberg (1989) ed oggi in genere accettato. Il trittico originariamente doveva essere stato progettato in modo diverso da come si presenta attualmente. A questo proposito Sirén ipotizza che l’opera avesse anche una predella della quale facevano parte la “Natività'” della collezione Kaufman (Berlino), l'”Adorazione dei Magi” e la “Visitazione” della collezione Parry (Hignam Court) e la “Fuga in Egitto” del Museo di Altenburg. Al posto dei due attuali dischi dorati delle cuspidi laterali c’erano due teste di profeti che furono poi sostituiti da due angeli rimossi in tempi non molto lontani . Eisenberg (1956) ha identificato il perduto profeta dello scomparto destro, con l'”Isaia ” già nella collezione parigina de Montor (1843) con l’ attribuzione a Cimabue. Successivamente il tondo, recentemente riapparso sul mercarto antiquario, fu ascritto ad Antonio Veneziano dallo Schmarsow (1898) e a Lorenzo Monaco dal Sirén.

L’opera non ha subito restauri, ma solo modifiche sulla cornice tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo. Le due sezioni laterali del trittico risultano ritagliate al di sopra delle teste con asportazione delle due cuspidi rifatte ex novo seguendo lo stile di quella centrale. La cornice è sprovvista anche dei pilastri dei pinnacoli e delle sue cornicine alle ogive e ai tondi delle cuspidi. Fu tagliata anche la base di tutto il trittico e al suo posto vi è una predellina con una iscrizione.
Sullo zoccolo della cornice sotto s. Antonio vi è scritto: “S[AN]C[TU]S ANTONIUS”.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900187146

http://www.polomuseale.firenze.it/catalogo/scheda.asp?nctn=00187146&value=1

https://www.treccani.it/enciclopedia/lorenzo-monaco_%28Dizionario-Biografico%29/