CITTÁ DEL VATICANO. Musei Vaticani, tre scomparti di predella con “Storie di s. Antonio abate” di Ventura di Moro, 1420-60

Sant’Antonio Abate trova una pepita d’oro nel deserto;
Sant’Antonio abate tormentato dai demoni

(immagine in alto)
Tempera su tavola di 31,5 x 58,5 cm
Inventario (227 822)

Link:
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/12124/Ventura%20di%20Moro%2C%20Sant%27Antonio%20Abate%20trova%20una%20pepita%20d%27oro%20nel%20deserto%2C%20Sant%27Antonio%20Abate%20tormentato%20dai%20demoni


Sant’Antonio abate visita san Paolo primo eremita nel deserto;
Sant’Antonio abate seppellisce san Paolo eremita aiutato da due leoni


Tempera su tavola di 31.5 × 56.5
Inventario 79

Link:
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/12115/Ventura%20di%20Moro%2C%20Sant%27Antonio%20Abate%20visita%20san%20Paolo%20primo%20eremita%20nel%20deserto%2C%20Sant%27Antonio%20Abate%20seppellisce%20san%20Paolo%20primo%20eremita%20aiutato%20da%20due%20leoni


Sant’Antonio Abate sul letto di morte;
Funerali di sant’Antonio Abate


Tempera su tavola di 31.5 × 57.5 cm
Inventario 81

Link:
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/12130/Ventura%20di%20Moro%2C%20Sant%27Antonio%20Abate%20sul%20letto%20di%20morte%2C%20Funerali%20di%20sant%27Antonio%20Abate

 

Opere di Ventura di Moro, un artista fiorentino ampiamente documentato dalle fonti (1395/1402 – 1486). Un tempo era noto come Pseudo Ambrogio di Baldese; è stato però identificato da Enzo Carli nel 1972 attraverso la lettura del nome del pittore sul manto della piccola Madonna con Bambino proveniente dal convento di Santa Maria Maddalena di Siena ed ora nella locale Pinacoteca Nazionale. Oggi l’attribuzione di alcune opere, in passato attribuite a Ventura, è stata rivista a favore di Lippo di Andrea.

Bibliografia:
E. Carli, Chi è lo “Pseudo Ambrogio di Baldese”, in: Studi di storia dell’arte in onore di Valerio Mariani, Napoli, 1971, pp. 109-112


Link:

https://it.wikipedia.org/wiki/Ventura_di_Moro

PRATO. Museo civico di Palazzo Pretorio, “Tabernacolo del Mercatale” con s. Antonio abate di Filippino Lippi, 1498

Affreschi strappati e applicati su masonite. Madonna col Bambino e i santi Antonio abate, Margherita, Stefano e Caterina d’Alessandria, opera detta “Tabernacolo del Mercatale”.

La Madonna col Bambino (al centro), 226 x 108 cm, Santi Antonio abate e Margherita (laterale sinistro), 170 x 82 cm; Santi Stefano e Caterina d’Alessandria (laterale destro), 170 x 82 cm, Grottesche (volta). Datato 1498 nella volta, fu probabilmente realizzato nell’estate di quell’anno da Filippino Lippi (Prato, 1457 – Firenze, 1504; il diminutivo per distinguerlo dal padre Filippo anch’egli noto pittore), allievo di Botticelli.

Il Tabernacolo del Mercatale fu celebrato dal Vasari come una delle meraviglie di Prato per la straordinaria dolcezza e la particolare modulazione della luce.
Commissionato dalla famiglia Tieri per il “Canto al Mercatale, vicino a certe case […] dirimpetto alle monache di Santa Margherita”, scriveva Giorgio Vasari nel 1550.
La cornice dipinta sotto la Madonna e il Bambino include lo stemma dei Tieri, un’importante famiglia pratese che, come Filippino, possedeva una casa nei pressi del tabernacolo.

Il tabernacolo, gravemente danneggiato durante un bombardamento nel 1944, fu recuperato e ben restaurato, poi trasferito al Museo Civico.

La figura di sant’Antonio presenta il viso di notevole espressività.

 

Link:
https://www.palazzopretorio.prato.it/it/il-museo/percorso-espositivo/filippino-lippi-prato/

https://it.wikipedia.org/wiki/Filippino_Lippi

https://www.analisidellopera.it/tabernacolo-del-canto-del-mercatale-filippino-lippi/

 


Il Museo conserva anche una terracotta robbiana con s. Antonio abate, proveniente dall’antico oratorio, vedi scheda:
https://www.santantonioabate.afom.it/prato-oratorio-di-santantonio-abate/

SAN GIOVANNI VALDARNO (AR). Museo della Basilica di S. Maria delle Grazie, “Trittico della Trinità” con s. Antonio abate, di Mariotto di Nardo, 1400-1405

Tempera su tavola di 152 x 236 cm, dipinto nel 1400-1405 dal pittore fiorentino Mariotto di Nardo (1365 circa – 1424).

Proveniente dalla Pieve di San Giovanni Battista, il trittico, assieme ad alcuni frammenti di affresco nella chiesa di San Lorenzo in San Giovanni Valdarno, è stato attribuito al valente pittore fiorentino che attuò il recupero della tradizione giottesca.

Nella tavola centrale la figura dell’Eterno Padre sorregge la croce dove il corpo del Figlio, ormai inerme, ricade pesante su se stesso; Maria e Maddalena, inginocchiate ai lati della croce, esprimono il loro dolore.
Nella tavola sinistra, nel tondo posto al centro della cuspide san Giuseppe sorregge la verga fiorita; in basso, san Giovanni Battista e san Giacomo.
Nella tavola a destra, al centro della cuspide il profeta Zaccaria sostiene il cartiglio con l’iscrizione latina ET VOCABIT NOMEN EIUS IOHANNES, in basso sono raffigurati san Giovanni Evangelista e sant’Antonio Abate, sito all’estrema destra con saio nero, mantello e cocolla, che tiene nelle mani bastone  a tau e libro. Il muso di un maiale spunta dalla cornice in basso a destra.


Link:

https://www.museobasilica.it/project/trinita-tra-la-vergine-e-maria-maddalena-con-santi/

SAN GIOVANNI VALDARNO (AR). Museo della Basilica di S. Maria delle Grazie, “Madonna col Bambino e santi” tra cui s. Antonio abate, di Domenico di Francesco, 1450-60

Il Museo, cui si accede dalla Basilica, in piazza Masaccio 8, la cui istituzione risale al 1864, fu aperto al pubblico dal 1990 e riallestito nel 2005.

Tempera su tavola di 158 × 192, “Madonna col Bambino in trono e sei santi”, tra cui s. Antonio abate, dipinto nel 1450-60 da Domenico di Francesco detto di Michelino (Firenze 1417-1491).

La pregevole tavola, dono di un privato nell’Ottocento, in origine eseguita per la chiesa fiorentina di Santa Margherita de’ Cerchi (dove si conserva la predella con gli stemmi dei committenti), è attribuita a Domenico di Francesco, detto di Michelino, dal nome dell’artigiano presso cui l’artista si formò prima di entrare nella bottega del Beato Angelico.

Dal fondo oro, decorato con un motivo a “gricce”, tipico dei tessuti del Quattrocento, emerge una Madonna in trono col Bambino dallo sguardo dolce e malinconico, attorniata dai santi, Antonio Abate, all’estrema sinistra, con libro e bastone, Giovanni Battista, Pietro martire e Giacomo apostolo; in ginocchio in primo piano sono le sante Margherita d’Antiochia, cui è dedicata la chiesa d’origine,  che schiaccia il drago, simbolo del demonio e Lucia con la fiaccola accesa, segno della sua perenne fede
La pala, commissionata dal nobile fiorentino, Giovanni di Borromeo Borromei, forse per le nozze con Antonia Guasconi, mostra nel bel pavimento marmorizzato l’influenza dell’Angelico (Annunciazione), mentre nella delicatezza chiaroscurale dei volti femminili e nell’elaborato trono un richiamo allo stile di Filippo Lippi.

Sant’Antonio abate è raffigurato a sinistra, con saio, cocolla, bastone e libro.

 

Link:
https://www.museobasilica.it/project/madonna-col-bambino-e-santi/

SAN GIOVANNI VALDARNO (AR). Museo della Basilica di S. Maria delle Grazie, “Madonna col Bambino tra i santi Antonio abate, Lorenzo, Giovanni Battista, Giacomo apostolo” di Mariotto di Cristofano, 1453

Il Museo, cui si accede dalla Basilica, in piazza Masaccio 8, la cui istituzione risale al 1864, fu aperto al pubblico dal 1990 e riallestito nel 2005.

Tempera su tavola di 123,5 × 173 cm, che raffigura: “Madonna col Bambino in trono tra i santi Antonio abate, Lorenzo, Giovanni Battista, Giacomo apostolo e quattro committenti“.
Opera di Mariotto di Cristofano (San Giovanni Valdarno 1395-Firenze 1457), datata 1453 e firmata con iscrizione in basso: “Questa tavola fece fare Maso di S[er] Piero di S[er] Marco p[er] lanima di mona Filipa sua don[na] e di suoi morti An[no] M[CC] CC [L]III Die X Agosto”.

La tavola, attribuita dal Cohn (1958) a Mariotto di Cristofano, cognato di Masaccio, mostra una ‘Sacra Conversazione’, in cui Maria in trono col Bambino è circondata da santi che partecipano al sacro colloquio. Un’iscrizione ricorda i donatori, dipinti in dimensioni ridotte in ginocchio ai lati della scena e la data di esecuzione, 10 agosto 1453, festa di san Lorenzo, cui è dedicata la chiesa da cui proviene l’opera.
La tavola appartiene alla fase tarda e scadente di Mariotto, come risulta dalla schematicità compositiva e dalle incertezze prospettiche.

Sant’Antonio è raffigurato in piedi a destra, con saio e mantello, in mano ha bastone, campanella e libro.

 

Link:
https://www.museobasilica.it/project/madonna-col-bambino-in-trono-tra-i-santi/