ARCOLE (VE). Edicola dedicata a sant’Antonio abate

All’angolo tra via Sant’Antonio, 24 e via Cimitero, 5
https://goo.gl/maps/jZrXYMRMwjUfp3ag8

 

Nell’Ottocento, dopo la costruzione della nuova strada che conduce al cimitero, fu edificato anche un’edicola, o capitello, dedicato a S. Antonio abate, in corrispondenza dell’incrocio.
Assai pregevole (e purtroppo rovinata dal tempo) è la statua d’arte popolare del Santo, in legno policromo, custodita all’interno del capitello. Il Santo è raffigurato in abito monacale, con una lunga e folta barba. Con la mano destra regge un bastone con attaccata una campanella, con la sinistra tiene in mano il libro delle sacre scritture. Foto a sinistra, di qualche anno fa.

Tale statua è stata recentemente rimossa dai proprietari del capitello, anche se l’edicola, e quindi la statua al suo interno, è accessibile esclusivamente dalla strada pubblica.
In seguito all’interno dell’edicola fu posto un quadretto di sant’Antonio abate.

Link:
http://arcoleracconta.blogspot.com/2014/01/santantonio-abate-una-via-e-una.html

AVIANO (PN), fraz. Castel d’Aviano. Chiesa di Santa Giuliana, con tre immagini di Sant’Antonio abate.

La chiesa di S. Giuliana si trova a poche centinaia di metri dai resti delle mura di Castel d’Aviano. La prima testimonianza scritta dell’esistenza della chiesa si ha in un atto del 26 febbraio 1328. Dal 21 ottobre 1329 la chiesa che, pur essendo collocata fuori dalle mura del Castello era sempre in un luogo più protetto dalle frequenti scorrerie rispetto alla pianura, divenne parrocchia anche del centro di Aviano i cui abitanti vi salivano anche per celebrare nozze, battesimi e funerali.
La data del 1329 è ritenuta peraltro essere la data di completamento e di erezione a parrocchia di un edificio sacro la cui costruzione iniziò molto prima, presumibilmente subito dopo l’incendio e la distruzione del borgo nel 1229. La nuova chiesa sostituì quella già esistente all’interno delle mura del castello, forse rovinata o non più sufficiente in caso di pericolo ad accogliere l’accresciuta popolazione che vi cercava rifugio.
L’edificio venne modificato nel 1527 con l’allungamento della navata, l’ampliamento del coro, l’apertura di nuove porte e finestre, il che inevitabilmente portò alla perdita di parte del ciclo decorativo trecentesco. Un ulteriore intervento strutturale fu necessario a seguito del crollo della cella campanaria, causato da un fulmine nel 1742. La chiesa è stata inoltre oggetto di restauri nel secolo scorso e in quello corrente.
Santa Giuliana, titolare della chiesa, visse in Asia Minore e fu decapitata in carcere a Nicomedia nel 304 per essersi rifiutata di sposare il prefetto pagano della città. Nelle raffigurazioni artistiche il suo attributo più comune è la corona, che reca in mano o tiene sul capo: viene anche rappresentata con una piccola croce in mano o con un drago ai suoi piedi.
Ubicata all’interno del cimitero, la chiesa mantiene ancor oggi l’aspetto trecentesco, con sobria facciata a capanna resa asimmetrica dal campanile addossato sul lato destro e sulla quale si apre un portale cinquecentesco sormontato da un rosone. L’interno, a navata unica, presenta una copertura a capriate lignee. Il presbiterio poligonale è leggermente rialzato rispetto all’aula. Dal presbiterio si accede alla piccola sacrestia collocata sulla destra.
All’interno questa chiesa, apparentemente così semplice, custodisce notevoli opere d’arte. La prima cosa che colpisce sono gli affreschi che occupano le pareti dell’aula e che rappresentano uno dei più importanti cicli del Trecento presenti nel territorio friulano. Gli affreschi più antichi vennero realizzati a ridosso del 1329, altri pochi anni o decenni dopo, altri ancora nel 1507 da Gianfrancesco da Tolmezzo (c. 1450 – 1515), ritenuto il maggior “frescatore” operante in Friuli in quel periodo. In epoca imprecisata furono tutti picchettati e ricoperti di calce. Vennero riportati alla luce nel 1955 e negli anni seguenti. Furono oggetto di un primo restauro nel 1969 e successivamente tra il 2007 e il 2008.
Gli affreschi non sono articolati in un ordinato ciclo. Si tratta invece di una serie di riquadri con scene o gruppi di figure, separate tra loro da fasce colorate, collocate su registri sovrapposti per una superficie complessiva di circa 65 metri quadrati. Non sempre le figure dei santi sono chiaramente e unanimemente identificate.
Gli affreschi presentano una peculiare mescolanza di elementi che richiamano da un lato l’arte romanico – bizantina del duecento, percepibile nella staticità e nella limitata resa plastica di volti e corpi dei Santi, con figure che ricordano da un lato quelle in mosaico eseguite negli ultimi decenni del Duecento nella chiesa di San Marco a Venezia e dall’altro l’opera di Giotto e di Vitale da Bologna che si stava, se pur tardivamente, affermando anche in Friuli.
Sulla parete di sinistra gli affreschi si trovano nello spazio tra l’ingresso laterale della chiesa e l’arcosanto, e sono dipinti su due registri. La prima figura è quella di San Cristoforo intento ad attraversare un fiume con il Bambino sulla spalla, immagine che, come usuale, occupa l’altezza di due registri. Nel registro superiore, in tre riquadri, si vedono Santa Giuliana tra due santi, un gruppo con i Santi Francesco Daniele e Bartolomeo, e la scena con San Martino che dona il mantello al povero. Gli affreschi del registro inferiore sono malamente percepibili.
La decorazione continua sul lato sinistro dell’arco trionfale, dove nel registro superiore a sinistra San Francesco riceve le stimmate da un insolito Cristo con ali angeliche ed a destra si vede una frammentaria Madonna in trono. Nel registro inferiore vi sono a sinistra una Santa ed a destra la Madonna in trono con il Bambino e Sant’Anna.
Sul lato destro dell’arco trionfale, sono presenti tre registri. Nel registro superiore, oltre una porzione di affresco quasi illeggibile, vi è una scena con San Sebastiano e San Policarpo che distruggono gli idoli, opera attribuita a Gianfrancesco da Tolmezzo. Della probabilmente più ampia serie di affreschi realizzati nel 1507 rimane solo una seconda scena, strappata e conservata presso il Museo Diocesano di Pordenone, con la Madonna col Bambino ed i Santi Giovanni Battista e Leonardo.
Nel registro mediano vi è un’unica scena con la Madonna con il Bambino in trono, affiancata da un offerente e da due santi. In quello inferiore a sinistra un gruppo di oranti e a destra la raffigurazione dei Santi Antonio abate, con la campanella, e Paolo con la spada. L’identificazione di Sant’Antonio abate in questa come nelle altre scene presenti nella chiesa è legata principalmente all’abbigliamento del santo ed alla presenza delle campanelle.
La parete destra dell’aula conserva la maggior parte degli affreschi superstiti, distribuiti su tre registri. Quello più in alto è presente solo nella parte di parete più vicina all’arcosanto con due riquadri, il primo con l’Arcangelo MicheIe che benedice un gruppo di devoti mentre del secondo, lacunoso, resta la Madonna con il Bambino e Sant’Anna. Si tratta di aggiunte trecentesche più tarde rispetto alle altre scene, attribuite da alcuni autori a Vitale da Bologna o a un pittore vitalesco della metà del Trecento.
Nel registro mediano si susseguono tre santi, forse evangelisti; oltre la prima finestra San Nicola Vescovo con Santa Giuliana e un’altra Santa; l’Incredulità di San Tommaso con San Giovanni Battista; sopra la porta laterale la rappresentazione lacunosa di Santa Maria Maddalena e di Maria con una Santa; Dio Padre; San Nicolò e San Francesco; oltre la seconda finestra l’ultimo e più complesso riquadro che propone un santo in atteggiamento devoto, Cristo in trono con offerente, la Madonna con il Bambino in trono, una santa lacunosa e, in unica scena due episodi della vita di Sant’Eligio.
Nel registro inferiore a partire dall’arco trionfale sono rappresentati: Sant’Agata (o Santa Lucia) tra i Santi Pietro e Antonio Abate con due campanelle; sotto la prima finestra un Santo isolato; un Santo Principe tra due Sante; Santa Chiara e tre Apostoli; oltre la porta laterale Santa Maria Maddalena due santi tonsurati e San Giacomo; la Madonna con il Bambino in maestà, Sant’Antonio abate con due campanelle e San Nicolò (?) e nell’ultima scena Santa Giuliana (?) e San Pietro Apostolo.
Gli sguinci delle finestre sono decorati con stelle a otto punte rosse e tondi verdi, e sono riquadrate frontalmente da un archivolto a finto mattone. In una delle finestre è presente anche uno stemma.
Per la chiesa Gianfrancesco da Tolmezzo realizzò anche una pala d’altare, raffigurante la Madonna con il Bambino in trono e i Santi Nicola, Dorotea, Giuliana di Nicomedia, Caterina, Apollonia, Gregorio Papa e due angeli musicanti. La pala, in passato attribuita ad altri autori, rappresenta uno dei pochissimi lavori su tela o su tavola del pittore pervenuti fino ad oggi, essendo lo stesso principalmente noto per i suoi affreschi. Da documenti relativi all’incarico conferito al pittore dalla comunità di Aviano sembra che affreschi e pala siano coevi ed eseguiti prima del 1507. L’opera, molto diversa per stile dai suoi affreschi, ricorda le Sacre conversazioni prodotte a Venezia nell’ultimo quarto del ‘400, probabilmente note al pittore. Oggi la pala originale è custodita nel Museo Civico Pordenone ed è sostituita in loco da una copia.
La chiesa conserva al suo interno anche un ricco patrimonio di opere d’arte a intaglio. Di grande interesse è il Crocifisso ligneo policromo, uno dei rari esemplari conservati in Friuli nella sua collocazione originaria, sulla trave lignea sommitale dell’arco santo. Alto 186 cm è stato oggetto di recenti restauri che hanno portato ad una datazione all’ultimo quarto del XV secolo ed all’attribuzione all’ambito di Bartolomeo dall’Occhio (documentato dal 1462 al 1511).
Nel presbiterio va evidenziato il prezioso altare ligneo della prima metà del XVll secolo, attribuito alternativamente a Girolamo Comuzzi o alla bottega dei Ghirlanduzzi, che contiene oggi la copia della pala di Gianfrancesco da Tolmezzo.
Ad una data prossima al 1525 risalgono un lavabo in pietra collocato in sacrestia e un’acquasantiera.
Di autore friulano, non identificato, della prima metà del XVll sec. sono le due pale poste ai lati della navata, raffiguranti il Redentore e i Santi Giuseppe e Girolamo e La Madonna con il Bambino e i Santi Giovanni Battista e Leonardo. Del veneziano Pietro Longhi (1701 –1785) è una pala con la decollazione di Sant’Eurosia conservata in copia a Santa Giuliana mentre l’originale è al Museo Diocesano d’Arte Sacra di Pordenone.

Fonti:
– Bergamini Antonietta e Giuseppe Sculture ad Aviano in Ciceri Luigi (a cura di) Avian Societàt filologjche furlane – Udine Società filologica friulana, 1975.
– Bergamini Giuseppe e Tavano Sergio. Storia dell’arte nel Friuli Venezia Giulia. Chiandetti Editore, Reana del Rojale 1991
– Del Conte Skerl Serena. Gli affreschi trecenteschi di Santa Giuliana a Castel d’Aviano in Ciceri Luigi (a cura di) Avian Societàt filologjche furlane – Udine Società filologica friulana, 1975.
– Francescutti Elisabetta Alle estremità di un’epoca: analisi tecnica e vicende conservative di due cicli di affreschi del Friuli occidentale in Splendori del Gotico nel patriarcato di Aquileia. Civici Musei di Udine 2008
– Francescutti Elisabetta Il Crocifisso ligneo in Castel d’Aviano in Percorsi fra storia, fede, arte e tradizione. Parrocchia Sante Maria e Giuliana di Castel d’Aviano 2016
– Furlan Caterina Voci del Rinascimento nel territorio di Aviano in Ciceri Luigi (a cura di) Avian Societàt filologjche furlane – Udine Società filologica friulana, 1975.
– Furlan Italo. Per Gianfrancesco da Tolmezzo in Ciceri Luigi (a cura di) Avian Societàt filologjche furlane – Udine Società filologica friulana, 1975.
– Goi Paolo Di Gianfrancesco da Tolmezzo e di altri: accertamenti e novità in Cultura in Friuli: atti del convegno internazionale di studi in omaggio a Giuseppe Marchetti, 1902-1966. Udine Società filologica friulana, 1988
– Sito Chiese italiane http://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=82205

Indirizzo:
Cimitero di Castel d’Aviano AVIANO (PN) [Si può parcheggiare nel Piazzale Diaz Armando a Castello D’aviano poi si costeggiano le mura del castello per prendere a destra la stradina che conduce al cimitero].
La chiesa viene aperta occasionalmente da volontari o in occasione di funzioni.

Data ultima verifica: luglio 2022

Autore: Marina Celegon

Galleria immagini: Marina Celegon.

 

BRESCIA. Chiesa di Sant’Antonio abate e della B .Vergine Addolorata

Via Sant’Antonio,61, a Mompiano, quartiere di Brescia, già comune autonomo fino al 1880.
https://goo.gl/maps/iZBjqKeJVmHSD1Kp9

 

La chiesa è presso la Casa primaria di Brescia dell’Ordine delle Canossiane (Figlie della Carità) che nel 1919 vi trasferirono dal centro della città la scuola per le sordomute da loro fondata nel 1856.
Dal 1973  si iniziò a procedere a nuove sperimentazioni delle classi aperte con la partecipazione dei bambini sani nella nuova denominazione dell’Istituto «Scuola audiofonetica» (1974). A poco a poco finì così la scuola tradizionale con annesso convitto per le sordomute che concluse ben 130 anni di dedizione verso di loro nel 1977.
Attualmente gestisce: il Nido, privato; la Scuola dell’Infanzia, paritaria e convenzionata con il comune di Brescia; la Scuola Primari, paritaria e parificata; la Scuola Secondaria di I grado, paritaria. La scuola audiofonetica funziona in piena attività con la scuola integrata con bambini e ragazzi che non sentono.

 

Ancora esisteva a fine Ottocento al civico 54 di v. S. Antonio una casa e una cappella dedicata al Santo, costruita o ristrutturata dalla famiglia Zanetti. I fabbricati furono ceduti alle Canossiane che incaricarono l’arch. Carlo Melchiotti di progettare la nuova chiesa e la sede delle monache. I lavori iniziarono nel 1897 e terminarono nel 1903 con la doppia dedicazione della chiesa e il trasporto dalla vecchia cappella, non più usata, della pala d’altare di Graziano Cossali.
La facciata è neogotica con l’alto comparto centrale con lesene. Sul portale con cimasa lineare e fiancheggiato da finestre ad arco acuto lievemente strombate, spicca il rosone sormontato da nicchie trilobate nelle quali sono poste le statue di sant’Antonio e di altri due Santi.

L’interno, in stile neogotico, è a navata unica, rettangolare prolungata nell’ampio presbiterio con abside trapezoidale. Le pareti sono listate a fasce orizzontali chiare e grigie scandite a lesene sulle quali si dipartono i costoloni a ripartire in tre campate il soffitto acuto.
I due altari minori sono dedicati all’Immacolata e al Sacro Cuore.
La controfacciata fu invece decorata all’atto della costruzione, come recita la data del 1903.

 

L’altare maggiore conserva la pala di Graziano Cossali (Orzinuovi, 1563 – Brescia, 1629) raffigurante Cristo deposto attorniato dalla Madonna e da s. Antonio abate, s. Gerolamo e altri due Santi.
S. Antonio è a sinistra, stante, tiene il bastone con campanella.
La lunetta sopra la pala con l‘Incoronazione della Vergine e, nell’abside, le figure dei quattro Evangelisti sono opera del pittore bresciano Vittorio Trainini degli anni ’30 del Novecento.
L’altare maggiore fu benedetto dal Vescovo nel 1957 e in quell’occasione furono eseguite altre decorazioni: quattro angeli oranti nei lobi delle trifore e tre episodi della vita della fondatrice della congregazione, santa Maddalena di Canossa (1774 – 1835).

 

Storia della chiesa tratta da documento reperibile su:
https://www.parrocchiasangaudenzio.it/abate/

BRESCIA. Chiesa di Cristo Re, tela con s. Antonio abate di Palma il Giovane

Olio su tela, di 360 x 230 cm, raffigurante sant’Antonio abate del pittore veneziano Iacopo Negretti detto Palma il Giovane (1548/50 – 1628) firmato “Jacobus Palma F.”.

Restaurata nel 2011 e collocata in controfacciata.
Il Santo è in piedi, appoggiato al bastone. A terra, a destra, vicino ai suoi piedi, c’è un libro aperto; all’estremità sinistra in basso una fiamma.
Sullo sfondo, piccole scene raffigurano episodi della Vita di sant’Antonio abate.

 

 

La chiesa di Cristo Re fu edificata nella sua forma attuale nel 1888, inizialmente dedicata a S. Giovanni evangelista, fu consacrata col nuovo titolo nel 1927. Si trova a Borgo Trento, in un’area di antica espansione a nord di Brescia, in passato denominata Borgo Pile, Via Fabio Filzi, 5 B.
Dal 1934 al 1936 la chiesa grazie fu affrescata da Vittorio Trainini aiutato dal fratello Luigi. Imponente è il dipinto che fascia l’interno della cupola, con un’estensione di 160 mq. con 150 personaggi che raffigura il Giudizio Universale.

 

Link:
https://new.parrocchiacristorebrescia.it/arte/

POLPENAZZE DEL GARDA (BS), frazione Picedo. Chiesa di Sant’Antonio abate

Piazza Olivieri
https://goo.gl/maps/6bXcLYsiUZ5QoM7N8

 

L’edificio fu probabilmente costruito nel Quattrocento in tarda architettura romanica, ma sono ignote le origini della chiesa. Il rinvenimento di alcuni affreschi databili alla seconda metà del XV secolo, permette di affermare che l’edificio all’epoca era già esistente.
Il vescovo Giberti, nel corso del suo episcopato (1524-1543) visitò più volte la chiesa di S. Antonio in Picedo. Dal verbale della visita del 1532 si evince che l’edificio era stato recentemente riedificato o rinnovato in esecuzione delle disposizioni testamentarie di tale “Bernardus Borgogninus de Polepenatiis”.
L’interno, fortunatamente, mantiene l’aspetto originario e la maggior parte delle primitive decorazioni.
La chiesa faceva parte dell’antico nucleo storico di Picedo, che ruotava attorno alla piazzetta Olivieri. Oltre a questo edificio rimane solamente un altro fabbricato, posto a fianco della chiesa, importante per l’integrità del suo aspetto originario, tipico esempio di edificio rustico quattrocentesco (vedi foto in alto).

La chiesa possiede una facciata a capanna decorata da quattro lesene e un frontone triangolare come coronamento. Sull’asse centrale si aprono il portale d’ingresso e, al di sopra, una grande finestra a lunetta.
Il campanile, addossato al fianco settentrionale della chiesa, è a pianta quadrangolare. Fusto slanciato, edificato con blocchi squadrati di pietra e mattoni a vista. Cella campanaria a edicola con rivestimento a intonaco. Copertura a quattro falde in coppi di laterizio.

L’interno della chiesa è a navata unica con copertura a capanna con travature lignee e manto in tavelle di cotto a vista; il vano del presbiterio è sovrastato da una volta a botte ornata con decorazioni a tempera e rilievi in stucco.
Impianto planimetrico ad unica aula rettangolare, con presbiterio quadrangolare a fondale piatto rialzato di un gradino; lungo la parete meridionale dell’aula si apre una cappellina emergente in cui trova sede l’altare della Madonna del Carmine
L’interno della chiesa è modulato nel suo sviluppo longitudinale da due arcate a tutto sesto; lungo la parete meridionale della navata si conservano due affreschi quattrocenteschi raffiguranti la “Madonna con Gesù Bambino” e la “Natività di Gesù con S. Francesco ed un Santo frate”.

Alla parete di fondo del presbiterio si addossa l’altare maggiore in marmi policromi, con pala del XVII secolo di pittore anonimo che raffigura la “Madonna con Gesù Bambino in gloria, san Rocco, san Sebastiano e sant’Antonio abate (al centro)”.
La pavimentazione dell’aula è realizzata in quadrotte di cemento con scaglie di marmi policromi; il piano del presbiterio è pavimentato con piastrelle di cemento decorate con un disegno geometrico policromo.

Sulla parete destra è visibile un affresco a monocromo del Cinquecento raffigurante Sant’Antonio.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/17636/Polpenazze+del+Garda+%28BS%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Polpenazze_del_Garda)