VERONA. Basilica di San Zeno, dipinto di s. Antonio abate, 1412 circa

Affresco opera di Martino Da Verona (notizie 1392 ca. – 1412 ca.), largo 155 cm.

Il Santo, stante, sotto un’edicola gotica, tiene nella mano destra un libro e nella sinistra un bastone.
Un piccolo maiale della cinta senese ai suoi piedi a destra.

Gli affreschi del catino absidale, della volta a crociera costolonata del presbiterio e dei sottarchi sono tutti databili al periodo 1399 – 1421, anni in cui Pietro Emilei fu abate di San Zeno: il suo stemma compare infatti più volte nella decorazione (centro della volta, sottarchi). Fa eccezione a questa datazione solo l’affresco raffigurante San Zeno, di poco più tardo.
Se si accetta l’ipotesi più probabile, che vuole artefice degli affreschi Martino da Verona, la data di esecuzione va ristretta entro il 1412, anno della scomparsa dell’artista (Vavalà 1926, p. 391; Cuppini 1969, p. 326), altrimenti è necessario pensare ad un suo stretto seguace (Da Lisca 1941, p. 262); ma le affinità stilistiche con la decorazione pittorica dell’arco trionfale spingono a pronunciarsi in favore dell’attribuzione a Martino.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500056231A-1

VERONA, frazione Chievo. Chiesa di Sant’Antonio abate, con varie immagini del Santo

Piazza Chievo, 24
https://goo.gl/maps/GQUCYc8sfMAPoEEZA

 

L’originaria cappella di Chievo, dedicata alla Beata Vergine Maria, risultava già esistente nel 1443; essa era filiale della chiesa di San Procolo che a sua volta dipendeva dall’abbazia di San Zeno.
Nel 1518 la cappella di S. Maria, allora situata in prossimità della cinta muraria, fu demolita perché la Repubblica di Venezia, al fine di adeguare alla guerra d’artiglieria le difese di Verona, ordinò l’abbattimento di qualsiasi fabbricato, civile e religioso, nel raggio di un miglio dalle mura cittadine.
L’ edificio fu ricostruito nel luogo attuale, in riva all’Adige, su un clivus o rilievo, da cui deriva il toponimo Chievo. In seguito, alla dedicazione originaria cominciò ad essere affiancata quella a S. Antonio abate.
La chiesetta, eretta a parrocchiale nel 1595, fu rimaneggiata e ampliata nel Settecento secondo il gusto neoclassico del periodo; nel 1770, anno di soppressione dell’abbazia di S. Zeno Maggiore, divenne di proprietà diocesana e nel 1778 fu consacrata e solennemente dedicata a S. Antonio abate. L’evento è ricordato da un’iscrizione incisa sull’architrave del portale d’ingresso, il cui testo recita: “D.O.M. DIVOQUE ANTONIO ABATI DICATUM MDCCLXXVIII”.
Fu poi riconsacrata il 30 settembre 1900 da monsignor Bartolomeo Bacilieri.
Nel 1937 la chiesa di S. Antonio abate fu ampliata in lunghezza con la costruzione di due campate e il conseguente rifacimento della facciata (che venne riedificata praticamente identica a quella demolita). Nello stesso anno venne anche posata la pavimentazione delle navatelle laterali in seminato veneziano. Tra il 1937 ed il 1946 l’interno fu decorato dagli artisti Agostino Pegrassi e Adolfo Mattielli.
Nel 1954 si provvide a costruire il nuovo campanile e il vecchio fu demolito nel 1956.
e nel 1980 la chiesa venne adeguata alle norme postconciliari.
Nel 2006 vi fu l’intervento di restauro delle facciate e delle statue acroteriali; nel 2008 la manutenzione straordinaria della copertura della chiesa.

Esternamente l’edificio si presenta con facciata a salienti. Al centro del corpo centrale, inquadrato da due coppie di paraste con capitelli corinzi, si apre il portale d’ingresso di forma rettangolare sormontato da un timpano. Più in alto una finestra di gusto barocco illumina la navata centrale. Nelle ali laterali, raccordate al corpo centrale tramite due volute, sono aperte due finestre di forma rettangolare, anch’esse di gusto barocco. Conclude verticalmente il prospetto il timpano semicircolare. Coronano il prospetto quattro statue acroteriali in tufo, recentemente restaurate, raffiguranti S. Carlo Borromeo, S. Giuseppe e Gesù Bambino, S. Pietro Martire e S. Antonio abate.

Una statua di S. Antonio opera di Romeo Cristani (1855 -1920), è collocata entro una nicchia in cemento (immagine a sinistra); originariamente essa si trovava all’interno della chiesa, dove ora c’è il dipinto del Pegrassi raffigurante Sant’Antonio abate  visita san Paolo... , vedi infra.

Distante alcuni metri dalla parrocchiale, sul lato sud, è il campanile a base quadrata, la cui cella presenta su ogni lato una bifora ed è coronata dalla guglia piramidale.

All’interno, la chiesa presenta un impianto planimetrico di tipo basilicale a tre navate separate da archeggiature a tutto sesto sostenute da tozzi pilastri impostati su un alto basamento; la navata maggiore si prolunga con il vano a pianta quadrangolare del presbiterio, rialzato di due gradini e concluso con il coro a sviluppo semicircolare; il presbiterio si apre su entrambi i lati verso due cappelline con altare, rialzate di due gradini e protette da balaustrata, collocate a chiusura della navate minori: la cappella di S. Giuseppe sul lato meridionale, la cappella della Madonna del Rosario sul lato opposto; da quest’ultima avviene l’accesso alla cappella feriale ed alla sacrestia.
L’ingresso principale della chiesa si apre al centro della parete di facciata; è presente un’entrata laterale sul fianco meridionale dell’aula (navata destra), su di esso un’altra statua di s. Antonio in vesti vescovili, di 100 x 45 cm, risalente al XVIII secolo, immagine a destra.

Gli immobili che completano il complesso parrocchiale (casa canonica e centro parrocchiale) insistono in corrispondenza dei lati orientale e settentrionale della chiesa.

L’ambiente interno della chiesa si caratterizza per l’intenso e sovrabbondante apparato decorativo che adorna le pareti con rivestimenti in marmi policromi e con il ciclo pittorico della “Via Crucis”, opera dei pittori Agostino Pegrassi e Adolfo Mattielli (XX secolo); l’invaso della navata centrale è coronato da una trabeazione sostenuta da lesene ioniche; nella parete absidale un’edicola in marmi policromi inquadra un affresco del XVI secolo raffigurante la “Pietà con S. Pietro martire e S. Antonio abate”, proveniente dalla primitiva chiesa parrocchiale.
Di Agostino Pegrassi (1900 -1957) anche alcuni affreschi con Storie di sant’Antonio abate (1937) tra cui Sant’Antonio abate visita San Paolo Eremita nel deserto e Tentazioni di sant’Antonio abate.

La navata maggiore e le navate laterali sono coperte da una teoria di volte a crociera in muratura, separate da costolonature lisce trasversali, intonacate e tinteggiate, decorate con cornici policrome a motivi floreali opera del pittore Pietro Negrini (XX secolo); dello stesso autore è la decorazioni della volta a botte unghiata che sovrasta il presbiterio; il catino absidale è ornato con un dipinto raffigurante “S. Cecilia tra angeli musicanti“.

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/17748/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate</>

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500328393

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500328392

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500328421

https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/5080458/Pegrassi+A.+%281937%29%2C+Tentazioni+di+Sant%27Antonio+abate

MODENA. Museo civico. Statuetta di sant’Antonio abate, XIX secolo

Statuina in maiolica, alta 43 cm, raffigurante Sant’Antonio abate. Decorata in marrone e verde.
Della seconda metà del secolo XIX. Realizzata dalla fabbrica Rubbiani, Sassuolo, Emilia-Romagna.
Inventario numero 1455

Il Santo a figura intera, tiene la mano destra alzata e aperta, Nella mano sinistra libro e bastone. Il maiale è a destra, ai piedi di s. Antonio.

 

Il Museo è in Largo Porta S. Agostino, 337
Fondato nel 1871, dal 1886 è ospitato al terzo piano del Palazzo dei Musei. Le raccolte comprese nel museo sono varie e di diverso genere: raccolte d’arte e artigianato, archeologiche ed etnologiche.

 

Link:
https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=196750

https://www.museocivicomodena.it/it

FONTANFEDDA (PN), frazione Nave. Chiesetta antica e chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

La chiesetta campestre di S. Antonio abate si trova a est dell’abitato di Nave, in posizione leggermente rilevata, conclusa verso occidente dal orso ansato del fiume Livenza e circondata su tre lati da un piccolo corso d’acqua denominato “fossa di S. Antonio”.
https://goo.gl/maps/ydiJqqZeeKPi1KwCA

 

L’edificio è documentato dal 1342. Dalle fonti documentarie emerge l’importanza storica di tale costruzione e il suo carattere identificativo delle origini della comunità religiosa, infatti anche la tradizione popolare indica la chiesuola dedicata a S. Antonio abate come “la sede dell’antica parrocchia”.
Nel 1729 vennero eseguiti interventi sulla copertura, sugli intonaci e sul campaniletto. Nel 1765 fu effettuato il restauro della facciata, degli infissi e del pavimento, oltre all’ampliamento delle finestre.
Nel 1928 fu costruita a sinistra dell’aula la sacrestia. A seguito del sisma del 1936 furono eseguiti lavori di restauro. Nel 1954 vennero sostituite le capriate e parte del coperto, venne rifatta una porta e sostituiti i telai lignei delle finestre. Nel 1963 vennero eseguiti interventi manutentivi, di ridipintura e decoro del catino absidale.

Pur mantenendo sostanzialmente integra la definizione architettonica originaria la chiesa presenta alcune modifiche – campaniletto, finestre e sacrestia – frutto di interventi riferibili ai secoli successivi. Rilievi hanno evidenziato la presenza nelle murature di laterizi di epoca romana, tuttavia allo stato di fatto la chiesa si presenta esternamente rivestita da un pesante rinzaffo. La facciata è liscia a capanna priva di elementi decorativi con la sola presenza della porta ad arco a sesto ribassato. La linea di gronda delle pareti laterali è caratterizzata da un motivo a spigoli di mattoni. Sulla parete destra sono presenti due finestre rettangolari ed una porta oltre ad un piccolo avancorpo semicilindrico che corrisponde internamente ad una nicchia, mentre sul lato destro è addossato il volume della sacrestia con copertura piana. Ad oriente sporge l’abside semicircolare e sul margine del saliente nord della navata spicca un piccolo campanile a vela con monofora.

All’interno, l’aula è di modeste dimensioni con pareti intonacate al civile. Sulla parete destra una nicchia accoglie la statua di Sant’Antonio affiancata ai lati, nella parte alta, da due finestrelle rettangolari. Verso l’abside si apre la porta secondaria. La parete opposta, ad esclusione della finestre, si propone speculare con una piccola nicchia con la statua della Madonna e la porta della sacrestia. La navata è conclusa da abside semicircolare poco profonda raccordata alla parete da un catino. L’area è sopraelevata di un gradino con pavimentazione in pietra mentre nell’aula, eseguita nel 1979, è in formelle di cotto di recupero provenienti dalla chiesa di Romano di Vigonovo.
La piccola navata è definita da una copertura con capriate a vista, correntini e tavelle.
Nel catino absidale è presente la figura di sant’Antonio affrescato da don Giuseppe Pellarin nel 1964.
L’altare è un’ara, formata da un cubo di pietra bianca locate (pietra di Sarone); nel fronte rivolto al popolo, al centro è scavato un riquadro profondo 10 cm nel quale è scolpito il motivo paleocristiano di due cerve che anelano alla fonte, dalla quale scaturisce la croce della salvezza. ambone – intervento strutturale (1990) In sintonia con l’altare, l’ambone è un massiccio parallelepipedo di marmo, smorzato ad una certa altezza, sui cui si ancora in modo elegante un manufatto in acciaio  che sorregge il leggio. Lungo il perimetro dell’abside è collocata la seduta per il celebrante e i ministri, costruita in marmo bianco.

Link:
https://www.archilovers.com/projects/21918/chiesa-di-s-antonio-abate.html#info

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/85218/Chiesa_di_Sant’Antonio_Abate_Nave,_Fontanafredda

 


Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate a Nave

Via Gian Giacomo Lirutti, 75,
https://goo.gl/maps/W5uQaiCwBxwNKsbc6

Progettata dall’ingegner Leo Girolami da Fanna nel 1944.
Conserva una bella serie di lavori di Pino Casarini (1965); croce pensile e polittico dipinti, tabernacolo e paliotto a sbalzo, ambone con cinque pannelli a tempera su tavola.

GALEATA (FC). Museo Civico “Mons. Domenico Mambrini”, dipinto con sant’Antonio abate.

Olio su tela di 102 x 71 cm, risalente al secolo XVIII.
Raffigura “Sant’Ellero e Sant’Antonio abate”, autore ignoto di ambito toscano.

Il Museo è sito in Via Borgo Pianetto 17. Istituito nel 1945 nell’antico Palazzo Pretorio e trasferito poi nel 2001 presso il Convento dei Padri Minori di Pianetto, il museo ha origine dalla collezione di antichità di mons. Domenico Mambrini (1879-1944).
Alle originarie raccolte nel tempo si sono uniti ingenti nuclei di beni storico-artistici e archeologici di diversa natura e provenienza collezionistica.
Due sono le sezioni che compongono il percorso museale. Nella prima si conservano opere storico-artistiche di derivazione eterogenea. La sezione archeologica raccoglie reperti di varie epoche del territorio di Galeata: le vestigia romane di Mevaniola, i ruderi del cosiddetto Palazzo di caccia di Teodorico, i materiali paleocristiani e altomedievali dell’abbazia di Sant’Ellero, il castello di Pianetto.

Link:
https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=57363

http://www.museocivicomambrini.it/Wc9d1da783b2eb.htm