Le targhe ceramiche devozionali con sant’Antonio abate

Le immagini devozionali erano e sono realizzate su vari supporti quali carta (i “santini”), legno e ceramica/terracotta, queste ultime sicuramente di maggior durata e pregio.
Testimonianza di una radicata fede popolare, le targhe ceramiche erano collocate su muri, porte, angoli degli edifici; in stalle e fienili; all’ingresso delle case; su pilastrini o edicole votive; ai crocicchi, lungo gli itinerari più battuti; a volte poste tra i rami degli alberi, nei cosiddetti “tabernacoli arborei”.

Le targhe ceramiche si trovano in ogni regione italiana, ma con maggior frequenza in zone dove, oltre ad una forte attività di allevamento e/o pastorizia, vi erano laboratori ceramici – più o meno importanti. Prodotte nelle fornaci dedicate alla modellazione di vasellame di uso comune, i ceramisti o “fornaciari” le fabbricavano seguendo iconografie tradizionali e ben note.

Sant’Antonio è raffigurato generalmente come un vegliardo dalla barba bianca, avvolto nel saio da eremita oppure in abito vescovile con pastorale e mitra, accompagnato dai suoi tipici attributi: il bastone a forma di tau, il campanello, il fuoco, il libro e il caratteristico maiale. Talora il Santo è raffigurato benedicente, raramente inginocchiato in preghiera, posto di fronte o in movimento. In molti casi le cornici sono assai elaborate.


Terrecotte e ceramiche

Il procedimento tecnico prevede generalmente la pressatura dell’impasto di argilla in stampi e la successiva produzione in monocottura o bicottura.
Le targhe sono realizzate in terracotta: un impasto di argilla, dopo essere stato lasciato essiccare, viene cotto in una fornace a una temperatura di 980-990° C e ha un colore rossastro per la presenza di sostanze ferrose, riconoscibile perché porosa, non rivestita e colorata.
Oppure, più frequentemente, sono in ceramica quando il manufatto viene smaltato e colorato. Un primo tipo di rivestimento è l’ingobbio – composto da argille già cotte e finissimamente triturate, caolino, sostanze minerali e ossidi. Sono smalti adatti a poter venire applicati sull’oggetto essiccato, ma ancora da cuocere. Questo permette di saltare un passaggio e cuocere l’oggetto una sola volta.
La vetrina invece è un rivestimento di tipo vetroso, impermeabile e lucido, di solito trasparente e solo occasionalmente colorata.
Lo smalto: se il pezzo non viene ingobbiato, la smaltatura avviene dopo la cottura e si utilizzano appositi smalti composti da una miscela in vari rapporti di vetro, opacizzanti, fondenti e terre. La smaltatura classica, pertanto è detta applicata al biscotto, ovvero all’oggetto che ha già subito una prima cottura.
Poi si esegue la decorazione pittorica, a mano con pennello e colori ceramici ottenuti da ossidi minerali oppure da ossidi metallici addizionati di fondenti o indurenti. Dopo la smaltatura e la decorazione si procede con una seconda cottura, il cui scopo è quello di fissare lo smalto e i colori all’oggetto. Tale cottura si attua in forno ad una temperatura compresa tra i 850 e i 970 °C, a seconda dei fondenti utilizzati nello smalto, ma sempre al di sotto della temperatura utilizzata per la prima cottura.


Le collezioni di targhe ceramiche devozionali con sant’Antonio Abate

Territori dove erano molto frequenti le immagini ceramiche e dove si sono conservate in musei e collezioni sono l’Emilia Romagna, vedi le schede relative al MUSEO DI CARPI vedi scheda; al MUSEO DELLE CERAMICHE DI FIORANO vedi scheda; al MUSEO CIVICO DI FUSIGNANO  vedi scheda.
A FAENZA, segnaliamo l’importantissimo Museo Internazionale delle Ceramiche che conserva anche qualche targa devozionale, vedi scheda. Esemplari si trovano in molte altre città come a IMOLA vedi scheda.
La produzione più significativa si svolse fra il XVII e XIX secolo a opera delle botteghe ceramiche di Bologna, caratterizzata da rappresentazioni di grande raffinatezza le cui radici affondano nella prestigiosa scuola settecentesca di plasticatori; di Modena, che si contraddistingue per la semplicità popolaresca; della Romagna di cui sono tipiche le elaborate cornici architettoniche.

In Toscana, molte targhe sono conservate in provincia di GROSSETO vedi scheda e in provincia di SIENA vedi scheda  e a  MURLO vedi scheda.

Anche in Umbria erano frequenti, esempi a PERUGIA vedi scheda.

In Campania vi era, e vi è ancora, una produzione (ad es. a Vietri) di ceramiche raffiguranti immagini sacre e sant’Antonio abate, spesso su piastrelle / mattonelle singole o più frequentemente in pannelli murali composti da varie piastrelle dipinte, come a ISCHIA,  vedi scheda.

 

Sant’Antonio, il fuoco e i ceramisti

Il 17 gennaio, festa di sant’Antonio ricordata e celebrata dalla tradizione contadina con antiche ritualità come l’uccisione del maiale e la benedizione di stalle, fienili e animali. Il Santo è considerato protettore  degli animali da stalla e dei contadini, mentre, per il suo speciale rapporto con il fuoco, fu considerato protettore dagli incendi e patrono di coloro che li spengono: pompieri e vigili del fuoco.
Analogamente fu riconosciuto patrono di coloro che lavorano col fuoco in fornaci e forni, in particolare dei ceramisti che, attraverso la produzione di targhe votive, esprimevano la loro sentita devozione.
In varie città la ricorrenza di sant’Antonio, il 17 gennaio, è anche la festa dei ceramisti, in particolare a Vietri sul mare (SA) si celebra una manifestazione molto sentita, in cui si svolge anche la benedizione del fuoco e avvengono varie performances degli artisti.


Le ceramiche devozionali oggi

La produzione di targhe ceramiche devozionali non è cessata, anche se estremamente ridotta e/o legata a progetti particolari e mostre come quello realizzato a Faenza nel 2020 con la riproduzione da stampi tradizionali. vedi:
https://www.ideaginger.it/progetti/targhe-devozionali-in-cammino.html

 

 

A cura di Angela Crosta

MURLO (SI). Due targhe ceramiche devozionali con s. Antonio abate, XIX secolo

Due targhe in terracotta a bassorilievo, smaltata e dipinta, risalenti a metà Ottocento e raffiguranti sant’Antonio abate.
Erano murate sulle pareti interne di una stalla, affacciantesi sulla via principale del borgo di Tinoni, all’angolo con Via Cinaioli: una volta rimosse dalla loro collocazione originale, causa ristrutturazione dell’ambiente, sono oggi conservate dal suo proprietario nell’abitazione soprastante la vecchia stalla.

Nelle due formelle, il Santo, dalla lunga barba e ornato di aureola, è rappresentato stante, vestito dell’abito monastico e nella mano destra bastone e campanella; la mano sinistra stringe al petto un libro. I maiale, in basso, sbuca da dietro la sua figura.
Nella parte inferiore delle targhe, la scritta “S. Antonio” è riportata entro un cartiglio a fondo bianco in una, giallo nell’altra: in quest’ultima segue una “A” probabilmente abbreviazione di “abate”, e poi la data 1855. Questa seconda è di fattura migliore della prima e con due alberi sullo sfondo.

 

Link:
https://www.murlocultura.com/old_site/MurloCultura_3_2006/MurloCultura_3_2006_pag6.html

PERUGIA. Galleria Nazionale dell’Umbria. Stendardo processionale di sant’Antonio abate, 1512

Olio su tela di 123 x 81,5 cm.
Opera firmata di Sinibaldo Ibi, (1475 ca. – dopo il 1548)

La provenienza dello stendardo è controversa: secondo un documento conservato all’Archivio di Stato di Perugia proverrebbe dalla Confraternita di Sant’Antonio abate, ma le fonti locali non lo ricordano; nell’Inventario del 1918 e per il Cecchini (1932, p.81) esso proviene dalla Congregazione di Carità. Gnoli (1923, p.322) notò i legami con lo stendardo di Sant’Agostino di Pinturicchio (inv.n.276), soprattutto nella decorazione del fondo.

Il Santo tiene nella mano sinistra un bastone a Tau con campanello, nella destra un libro con l’iscrizione: “DEVS/QVI/CONCEDIS/OBTE(N)/BEATI/ANTONI/CONFESSORIS/TVI”.
Un piccolo maiale della cinta senese è ai suoi piedi a sinistra; ai due lati, in basso, due figurine di  offerenti o membri della Confraternita di s. Antonio con la  tipica cappa.

 

La Galleria Nazionale dell’Umbria è sita nel Palazzo dei Priori, via Vannucci, 19

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1000017200

PERUGIA. Galleria Nazionale dell’Umbria. Frammenti di 4 affreschi con sant’Antonio abate

Frammenti di affreschi strappati provenienti dalla distrutta chiesa di Santa Elisabetta alla Conca.

Frammento di 110 x167 cm che raffigura san Nicola da Tolentino, s. Antonio abate e santo Apostolo, inventario 705. Attribuito al cosiddetto Maestro Ironico (attivo a Perugia tra 1320-1350).

Fu staccato nel 1904 da Domenico Brizi da Santa Elisabetta alla Conca per interessamento dell’autorità statale che intese così preservarlo da sicura rovina, se fosse rimasto nella chiesa ormai diruta. Il dipinto viene pubblicato da Santi (1969, p. 71 con bibliografia precedente) con l’attribuzione ad un pittore perugino della metà del XIV secolo, lo stesso cui ascriveva, seguendo un’indicazione di Van Marle (1925, p. 46), altri due affreschi (inv. 698 e 700) di stessa provenienza. Boskovits (1973, pp. 37-38 n. 83) vi riconosce, come nel Miracolo delle Rose (inv. 670), il medesimo pittore della Maestà in San Matteo degli Armeni, che denomina Maestro del 1348dalla data che vi si legge. Scarpellini (1980, pp. 51-59) ritiene valido questo accostamento, pur rivedendo in parte il catalogo compilato da Boskovits, e lo ampliasotto il nome di Maestro Ironico (cfr. Fratini 1986, II, pp. 632-633). Todini (1989, I, p. 100), accettando il raggruppamento proposto, lo ascrive ad un ignoto peruginodella prima metà del XIV secolo che preferisce denominare Maestro del 1348. Con l’ascrizione a pittore perugino della prima metà del XIV secolo è pubblicato daAbbozzo (1994, pp.136-137) che accetta le ipotesi di catalogo già formulate da Todini e Scarpellini. Garibaldi (2015, pp. 235-235, n. 58b), precisa che il dipinto venne staccato dalla parete parete absidale e che era contiguo al dipinto inv. 700 raffigurante la Madonna con Bambino e due santi (vedi infra), pannello col quale condivide tema iconografico e tecnica esecutiva.

 Sant’Antonio, barba bianca biforcata e saio, tiene nella mano destra un nodoso bastone a tau e nella sinistra un libro chiuso

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1000016720


Frammento di affresco staccato, di 211 x 173 cm, raffigurante Madonna col Bambino e sant’Antonio abate. Inventario 698.

Sant’Antonio è a destra, di tre quarti, con barba bianca biforcata e saio; tiene nella mano destra un bastone a tau e nella sinistra un libro chiuso. Sul retro l’indicazione della provenienza.

 

Link:
https://gallerianazionaledellumbria.it/restauro/24396-/


Frammento di dipinto murale con il busto di sant’Antonio abate, nella consueta iconografia: barba bianca e bastone, ma di autore ignoto.
Sul retro scritta: “staccato dalla parete di fronte all’ingresso della chiesa di S. Elisabetta in Perugia, era imbiancato. 8Bre 1904”.
Inventario numero 676   Immagine in alto.

 

Link:
https://gallerianazionaledellumbria.it/restauro/24598-ignoto-santantonio-abate/


Affresco staccato e trasportato su massello di gesso, 37 x 40 cm, raffigurante il busto di s. Antonio abate, di ignoto di scuola umbra. Datato 1340-49.
Inventario 707.
Sul retro: “staccato dalla pare/ te di fronte all’in/ gresso nella chiesa/ diruta di S. Elisa/ betta in Perugia/ era imbiancato/ ottobre 1904”

Fu staccato nel 1904 da Domenico Brizi dalla parete destra (fra due altari) della chiesa di S. Elisabetta alla Conca.
Il dipinto fu pubblicato da Santi (1969, p.74 con bibliografia precedente), insieme ad altri frammenti di stessa provenienza, con l’attribuzione a scuola perugina della metà del XIV secolo. Con l’ascrizione a pittore perugino della prima metà del XIV secolo è reso noto da Abbozzo (1994, pp. 136-137) che lo ritiene dello stesso pittore cui si devono gli affreschi inventariati con i numeri 700, 705, 698.

 

Link:
https://catalogo.cultura.gov.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1000016721

 

 

La Galleria Nazionale dell’Umbria è sita nel Palazzo dei Priori, via Vannucci, 19

PERUGIA. Galleria Nazionale dell’Umbria. Targa ceramica devozionale di sant’Antonio abate

Targa ceramica dipinta, di forma ottagonale, di 31 x 24 cm, con cornice 33 x 27 cm.
Realizzata nella seconda metà XVIII secolo.
Citata nell’inventario del 1918 come produzione napoletana, potrebbe essere ricondotta alla famiglia Gentili, in particolare a Berardino il Giovane (1727 – 1813).
Restaurata nel 1992
La targa proviene dall’Abbazia di Montemorcino (PG).

Raffigura sant’Antonio abate stante, con nella mano destra il bastone con campanello, nella sinistra un libro aperto che sta leggendo. A sinistra, ai suoi piedi un fuoco. Sullo sfondo un paesaggio.

 

La Galleria Nazionale dell’Umbria è sita nel Palazzo dei Priori, via Vannucci, 19

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1000016825