VITTORIO VENETO (TV). Pieve di Sant’Andrea di Bigonzo con immagini di s. Antonio abate

Edificio romanico a navata unica consacrato nel 1303. Presenta in facciata un rosone pentalobato e copertura a capanna retta da 12 capriate. Curiosi sia all’esterno che all’interno ai quattro angoli i baldacchini che fungono da cappelle.
L’edificio sorge su preesistenze ben più antiche (VI secolo e fonte battesimale dell’XI). L’esterno presenta due lunette affrescate da Francesco da Milano (XVI secolo).

L’interno è ricco di opere d’arte ed affreschi del XV e XVI secolo, di Antonio Zago, Francesco da Milano e Francesco Frigimelica. Due oli su tavola appartengono alla bottega di Tiziano Vecellio (XVI sec.)

 

Insolita la presenza nella Pieve di due Trasfigurazioni, entro cornici architettoniche aggettanti, con caratteristiche iconografiche simili e con la presenza di s. Antonio abate.


La prima è un quadro sull’altare della Trasfigurazione (XVI secolo) nel lato sinistro della navata.
“Trasfigurazione con Elia, Mosè, Apostoli e, in basso, i santi Antonio abate, Rocco e Sebastiano”, olio su tela, cm 450 x 280, opera del 1600 di Francesco Frigimelica “il Vecchio”, 1600. L’altare della Trasfigurazione  sulla parete sinistra è datato al 1834 ed è in pietra scolpita. L’opera fu realizzata per accogliere l’opera del Frigimelica prima posta a coprire l’affresco di medesimo soggetto di Francesco da Milano sulla parete di fronte.
Il dipinto presenta nel registro superiore Cristo trasfigurato tra Elia e Mosè; nel registro mediano i tre Apostoli che assistono all’evento (Giovanni è l’unico che guarda, Pietro -in scorcio- e Giacomo sono pieni di timore); nel registro inferiore c’è, a sinistra, Sant’ Antonio abate (bastone con croce egizia e fuoco in mano) con ai piedi la figura a mezzo busto del sacerdote donatore, San Rocco (in veste di pellegrino, con piaga e cane) e San Sebastiano in primo piano.
Sono da notare le possenti volumetrie e le accese campiture di colore. Siamo di fronte ad un’opera della piena maturità del pittore che esprime i caratteri di monumentalità e di pittura tonale appresi dal Tiziano.

 

La seconda è un affresco sul lato destro della navata, sull’altare di San Rocco (1525), con la Trasfigurazione di Gesù tra Mosè e S. Elia,  Apostoli, S. Antonio abate, S. Rocco, S. Sebastiano, opera di Francesco da Milano, 1525.

L’altare di San Rocco è datato al 1525, è in pietra scolpita. Ai lati vi è un trompe l’oeil architettonico.
Nella parte inferiore dell’affresco, in primo piano, ci sono Sant’Antonio abate (porcello e bastone), San Rocco (Angelo che mostra la ferita e bordone) e San Sebastiano. Sopra ci sono i tre apostoli che assistono direttamente all’evento: Giacomo, Pietro e Giovanni. Nella lunetta c’è Cristo (veste azzurrina con ermellino) trasfigurato tra Mosè e Elia. Sopra la struttura c’è un affresco con Dio Padre con le braccia aperte, imponente.
Da notare l’eleganza e la monumentalità figure, la tavolozza brillante (è stato evidenziato un influsso del Pordenone), la luce che si riverbera dall’alto verso il basso, con il conseguente schiarirsi dei colori nella parte superiore. Il ritmo lineare è efficace: centro ideale della scena, esterno al centro di composizione, è il Cristo. Vi è però qualche incoerenza coloristica e stilistica (di prospettiva e paesaggio). Sant’Antonio resta un po’ fuori dal gruppo per la sua ieraticità, le figure degli apostoli sono poco riuscite. Migliori risultano le tre superiori.

 

Un altro affresco raffigura San Giobbe tra Sant’Antonio abate (con in mano bastone e fuoco) e San Rocco, opera di Francesco da Milano, prima decade XVI secolo. Foto a destra.

 

 

Info tratte da:
http://santandreavittorioveneto.blogspot.com/2006/

https://it.wikipedia.org/wiki/Pieve_di_Sant%27Andrea_di_Bigonzo

Rilevatore: AC

PONTE DELLE ALPI (BL), frazione Vich. Chiesa di San Bartolomeo, già di S. Antonio abate, con immagine del Santo

Frazione Vich.
https://goo.gl/maps/xiSNtZ3Dboj4UVcE6

 

La primitiva chiesa risale ad un periodo individuabile alla metà del Quattrocento e nel 1570 risulta  consacrata e intitolata a sant’Antonio abate, tuttora compatrono del paese.
Dal testo del diario di Visita pastorale del 1598 si attinge la testimonianza che il piccolo luogo di culto è quasi totalmente affrescato mentre nel protocollo del 1641 veniamo informati sulla vetustà della pala per la quale il vescovo Malloni raccomanda una pronta sostituzione con una nuova.

Il terremoto del 1873 sconquassa talmente la struttura da rendere indispensabile l’abbattimento; dalle rovine, nel 1884, gli abitanti della frazione riedificano il nuovo tempio non più con l’antico titolo di sant’Antonio bensì con quello dell’apostolo Bartolomeo.

 

L’unico manufatto che si è conservato è costituito dall‘antica pala dell’altare attualmente ornante quello di sinistra dell’aula; restaurata nel 2012.
L’opera va assegnata ad un periodo a ridosso del 1641 e per evidenti motivazioni di ordine stilistico è stata inserita nel catalogo (F. Vizzutti, 1999, p. 200) di Francesco Frigimelica “il Vecchio” (Camposampiero, 1570 – Belluno, 1649).
La concezione e l’articolazione del testo iconografico, senza indugi, rinvia infatti alla più tipica produzione frigimelichiana per il rigoroso nitore figurativo e per l’impiego del tradizionale schema triangolare secondo il quale la Vergine occupa l’eminente posizione sommitale mentre sui lati si stagliano, a sinistra, sant’Antonio abate con il fuoco in mano e, a destra, san Giovanni Battista.
Il pittore anche in questo caso ci attrae con spunti di vivissima cordialità umana intrisi di sommessa poesia nell’autentico ritratto della mamma in primo piano, effigiata in affettuoso parallelismo con il figlioletto, che – tutto compreso nel suo ruolo – ripete il devoto atteggiamento della genitrice committente della tela.
Una conferma della cronologia del dipinto si deduce non solo dalla ricordata indicazione archivistica ma anche da puntuali considerazioni di storia del costume. Infatti il bambino, rivestito da una sorta di giustacuore attillato sopra la camicia dal collettino piatto, sembra indossare una particolare foggia di brache mutuate dalle “Braghesse alla Sivigliana”, così denominate a Venezia a motivo della loro presunta origine spagnola. Tale abbigliamento era in auge proprio nell’indicata cronologia, come peraltro dimostra tanta ritrattistica veneta.
L’arioso fondale paesaggistico, disinvoltamente tratteggiato in punta di pennello con felici esiti grafici, costituisce il consueto inserto frigimelichiano idoneo a catturare l’attenzione del visitatore proprio per la controllata modulazione delle tonalità fredde e la mirata visualizzazione dei dettagli architettonici. Lo squarcio nella profonda prospettiva centrale, sotto lo studiato effetto di una luce quasi livida, pare collocato in una dimensione atemporale e fantastica.

 

Testo in parte estratto da:
Mazza M. (a cura di), Tesori d’arte nelle chiese del Bellunese. Alpago e Ponte nelle Alpi, Provincia di Belluno, 2010

PONTE DELLE ALPI (BL), frazione Col di Cugnan. Chiesa parrocchiale di San Giuseppe sposo della B.V. Maria, polittico con immagine di s. Antonio abate, prima metà XV secolo

La parrocchia, fondata il 24 novembre 1956, inaugurò la sua nuova chiesa con la solenne consacrazione del 14 agosto 1972.

Entrando nel tempio subito all’attenzione s’impone il polittico tardogotico proveniente dalla scomparsa chiesina di san Floriano di Col.
La tavola dipinta si articola in una teoria di edicole trilobe di inquadramento, ognuna delle quali include una figura; da sinistra: san Giovanni Battista scarmigliato e consunto dalle penitenze, sant’Antonio abate con l’offerente inginocchiato ai suoi piedi che si avvinghia al bastone del taumaturgo nel simbolico atto di esplicitarne la particolare devozione, al centro la Madonna dell’Umiltà (cioè seduta su di un prato fiorito anziché sul consueto trono) effigiata mentre insegna a leggere al Bambino, sant’Andrea reggente la croce e san Gottardo con le insegne vescovili.
Le peculiarità stilistiche del polittico – opera significativa sia sotto l’aspetto storico sia per la sua rarità compositiva, almeno a livello territoriale – si addicono a un anonimo pittore forse locale che, tramite una rustica resa espressiva, ripete moduli tipici di Simon da Cusighe pur reinterpretandoli secondo una sensibilità pienamente gotica.
Il polittico, sebbene con qualche sfumatura cronologica, viene assegnato alla prima metà del Quattrocento.

 

Testo in parte estratto da:
Mazza M. (a cura di), Tesori d’arte nelle chiese del Bellunese. Alpago e Ponte nelle Alpi, Provincia di Belluno, 2010

Link:
https://www.infodolomiti.it/dolomiti-da-vedere/chiese-e-santuari/alpago-e-ponte-nelle-alpi/ponte-nelle-api-sinistra-piave/chiesa-di-san-giuseppe-sposo-della-beata-vergine-maria-col-di-cugnan/8187-l1.html

Rilevatore: AC

PONTE DELLE ALPI (BL), frazione Polpet. Chiesa di Santa Caterina, con statua di s. Antonio abate

Le prime notizie sulla chiesa risalgono al secolo XIV, come si apprende dalla documentazione relativa alle periodiche visite vescovili. Nel 1598 la chiesa era definita “tutta affrescata”. Successivamente fu oggetto di ripetuti interventi, soprattutto dopo gli eventi degli ultimi due secoli (terremoti 1873 e 1936, guerre mondiali). Ora, dalla metà del secolo scorso, è stata oggetto dapprima di attenzioni conservative e successivamente di un radicale consolidamento della struttura e del restauro dei preziosi affreschi trecenteschi.

L’altare maggiore è un’ancona cinquecentesca in legno intagliato e dorato con nella nicchia centrale una grande valva e la statua di S. Caterina, nella nicchia a destra la statua di S. Nicolò; nella nicchia a sinistra la statua di S. Antonio abate; nel timpano con statua del Redentore, due vasi, angeli.
Lo storico dell’arte Flavio Vizzuti la attribuisce alla scuola di Jacopo Costantini, attribuzione confermata quando, nel corso del restauro attuato nel 2007, è emersa sulla base dell’ancona un’iscrizione, mutila: “1594 – …STANTIN Q. ZAMBATTISTA…STANTINI DE CADORE INDORADOR” (Costantin figlio di Gambattista Costantini del Cadore doratore).
La paziente opera di ripulitura ha messo in luce colori e dorature insospettati.

 

Anche un altare ligneo (circa XVI secolo) ha la figura di sant’Antonio abate.

 

 

 

Link:
http://www.chiesettebellunesi.it/chiesette/santa-caterina

 

 


PONTE DELLE ALPI (BL), frazione Polpet. Chiesa parrocchiale di S. Maria Nascente, immagine di s. Antonio abate

Il moderno edificio, consacrato il 19 marzo 1971, ha una cripta che conserva varie opere d’arte proveniente da chiese soppresse della parrocchia.

Al bellunese Nicolò de Stefani (1520 c. – 1599) spetta la pala, già appartenente alla chiesa di Sant’Andrea in Monte, raffigurante la Madonna con il Bambino in trono accompagnata dai santi Andrea con la croce e Antonio abate con l’immancabile maialino.

 

Link:
https://www.infodolomiti.it/dolomiti-da-vedere/chiese-e-santuari/alpago-e-ponte-nelle-alpi/ponte-nelle-api-destra-piave/chiesa-di-santa-maria-nascente-polpet/8193-l1.html

ALPAGO (BL), frazione Garna. Chiesa di Sant’Antonio abate. Altre chiese con immagini di s. Antonio abate

Frazione Garna. Via Carrera, 22
https://goo.gl/maps/oyu8WJrmqiuHTa5C9

 

La chiesa di Garna è documentata a partire almeno dal 1508 e nel 1627 risulta da poco restaurata e ampliata per poter meglio ospitare la numerosa comunità.
Il sisma del 1873 inflisse alcuni danni all’edificio che fu però prontamente ristrutturato dagli abitanti.

L’aula, impreziosita dal notevole e raro soffitto a cassettoni di legno, è un magnifico scrigno di tesori, come i tre monumentali altari seicenteschi, probabilmente realizzati dalla bottega degli Auregne. Il maggiore ha il dossale con due colonne dal capitello corinzio, gattoni non molto espansi, pennacchi soprastanti il fornice, un timpano spezzato sorreggente due speculari figure sedute e un secondo timpano chiuso recante due statue di angeli cimieri disposte ai lati di quella del Risorto con in mano il vittorioso vessillo. Sull’intera struttura si snoda un insistito, flessuoso ed elegante decoro vegetofloreale eseguito ad intaglio che rende l’arredo davvero imponente. Grazie alla presenza dello stemma del vescovo Lollino – posizionato al centro del timpano di chiusura – si può collocare l’opera tra il 1618, data di inizio dei lavori di rifacimento dell’edificio, ed il 1625 anno in cui il prelato conclude la sua attività di servizio diocesano.
La pala, di anonimo autore veneto del Settecento, si segnala per la garbata conduzione cromatica e per l’equilibrio compositivo.

L’altare minore di destra, dal dossale strutturalmente assimilabile a quello dell’altare principale, include un dipinto raffigurante sant’Osvaldo della Northumbria in mezzo a san Tiziano e a san Leonardo di Noblac che tiene in mano e al braccio le catene dei prigionieri a ricordo della caritatevole opera svolta in favore di questi ultimi.
La tela, di assai modesta levatura, è stata plausibilmente ricondotta al pittore seicentesco bellunese Nicolò de Barpi (detto Cela) il quale pare fosse stato operoso nel contesto della bottega di Francesco Frigimelica “il Vecchio”.

Nella nicchia dell’altare minore di sinistra – stilisticamente analogo al precedente – si custodisce la statua seicentesca della Madonna di Loreto, ritenuta la più antica immagine lauretana presente in Alpago (W. De Min, 2006, p. 127).
Contro la parete di destra dell‟aula un’alzata datata 1569 e decorata con motivi a grottesche (forse spettanti al pittore Lorenzo Paulitti) include un piccolo ed elegante dossale con una tela proveniente dall’antica chiesa. Il soggetto – la Pietà – quasi completamente mutuato da quello affrescato sopra la mensa dell’altare descritto nei documenti del 1598, è stato iterato ad olio su tela presumibilmente entro i primi anni del Seicento. La paletta – dalla figurazione di intensa carica spirituale – viene ascritta a Francesco Frigimelica, autore che stilisticamente conviene al manufatto nel quale, però, sono del tutto scontati anche alcuni interventi di bottega. A quest’ultima è poi riconducibile la coeva tela – contenuta in un’identica alzata di sobria linearità – custodita nella sagrestia. Il dipinto dal carattere esplicitamente devozionale (raffigura la Vergine col Bambino in gloria e quattro Santi), si segnala per l’atmosfera quasi domestica, impregnata di confidenza spirituale.

 

Testo in parte estratto da:
Mazza M. (a cura di), Tesori d’arte nelle chiese del Bellunese. Alpago e Ponte nelle Alpi, Provincia di Belluno, 2010.

Link:

https://www.infodolomiti.it/dolomiti-da-vedere/chiese-e-santuari/alpago-e-ponte-nelle-alpi/nel-territorio-di-pieve-dalpago/chiesa-di-santantonio-abate-garna/7854-l1.html

https://www.facebook.com/Alpagonia/photos/a.156830731007806.28845.155514011139478/156833357674210

 


ALPAGO, frazione Tignes. Chiesa parrocchiale di San Martino, con immagine di s. Antonio abate

Menzionata in un documento del 1517 anche se l’edificio risale probabilmente al XV secolo. Nel corso del Seicento fu ampliata; danneggiata dai terremoti del 1873 e del 1936 però subito restaurata. Il 6 aprile 1960 fu eretta a parrocchiale.
La chiesa ospita una pala dipinta intorno al 1609 da un ignoto autore che raffigura la Madonna con il Bambino assisi su di un alto trono tra san Martino in abito vescovili e sant’Antonio abate recante il fuoco in mano.
L’opera godibile nell’intonazione cromatica, grazie al recente restauro, appare stilisticamente identica a quelle delle parrocchiali di Gosaldo e di Cencenighe.

Link:
https://www.facebook.com/Alpagonia/photos/tignes-chiesa-parrocchiale-di-san-martinoil-primitivo-edificio-probabilmente-del/156833067674239/

 


ALPAGO, frazione Farra. Chiesa i Sant’Apollonia, con immagine di s. Antonio abate

La chiesina – già intitolata alla Madonna – edificata dalla famiglia Livinali probabilmente tra il 1625-1630, al posto di un’edicola viatoria di cui si hanno notizie dal 1614. Il piccolo luogo di culto nella seconda metà dell’Ottocento fu donato alla parrocchia di Farra e tra il 1995 ed il 1998 fu sottoposto a radicali, minuziosi, interventi di restauro. Interventi che successivamente riguardano sia il dossale ligneo scolpito (stilisticamente prossimo ai modi degli altaristi Ghirlanduzzi da Ceneda) sia gli inclusi dipinti. Quello centrale – di apprezzabile autore tardo-cinquecentesco – raffigura la Madonna del Carmine in gloria tra i santi Antonio abate e Apollonia mentre i due piccoli laterali, del seicentesco Francesco Frigimelica, visualizzano rispettivamente i profili di san Carlo Borromeo e di san Francesco d’Assisi con le mani incrociate sul petto.

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ALPAGO, frazione Plois. Chiesa di San Floriano con immagine di s. Antonio abate

Si può ipotizzare la fondazione della chiesina nel XV secolo. Fu ricostruita nel 1609.
La pala dell’altare, giustamente ricondotta a Francesco Frigimelica “il Vecchio” (M. Lucco, 1984, p. 178), grazie al recente restauro dispiega tutta la sua apprezzabilità estetico- stilistica. La piccola tela, impostata su di un essenziale schema figurativo triangolare assai caro all’artista, raffigura la Vergine con il Bimbo benedicente (nella manina sorregge il globo terracqueo simbolo della sua universale sovranità) attorniata da sei glorificanti testine angeliche che trapuntano le nubi. In basso, a destra, campeggia l’ascetico sant’Antonio abate con il fuoco in mano e il  maialino ai suoi piedi.