LINAROLO (PV). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Via Roma, 4 /Piazza Dante Alighieri, accanto al Municipio.
https://goo.gl/maps/znVMiv2PL8brG93SA

 

La prima menzione della chiesa risale al 3 settembre 1380, dagli atti del notaio Giovanni Campeggi, quando risultava di proprietà dei Canonici regolari di Sant’Antonio di Vienne che vi gestivano anche un ospedale per i pellegrini. Conseguì, tuttavia, i diritti parrocchiali solo nel XVI secolo, come si desume dagli atti della visita apostolica di Angelo Peruzzi del 1576.
Aveva due altari, uno dedicato a Sant’Antonio abate e l’altro alla Beata Vergine del Rosario di patronato della famiglia Beccaria. Sulla facciata erano state dipinte le immagini della Madonna Annunziata, di Sant’Antonio abate e di San Prospero.

Tra il 1748 e il 1785 la chiesa venne interamente riedificata e fu consacrata il 12 luglio 1885, in occasione del primo centenario della sua costruzione, dal vescovo di Pavia Agostino Gaetano Riboldi: non vi era infatti documentazione certa di una precedente consacrazione. Per la costruzione della chiesa furono impiegati i caratteristici mattoni rossi.

La facciata a salienti ha subito consistenti interventi nel 1946. La parte centrale è inquadrata da lesene binate e sormontata da timpano; al centro è presente un medaglione raffigurante la visita di Sant’Antonio abate a San Paolo eremita, mentre un corvo porta loro il pane.

Il portale rettangolare grigio che fa corpo con la zoccolatura della facciata è stato realizzato nel XX secolo. Sopra il portale è presente l’iscrizione latina “DOMUS DOMINI DICATA S. ANTONIO ABBATI” (Casa del Signore dedicata a Sant’Antonio Abate)

La chiesa presenta pianta rettangolare a tre navate monoabsidate suddivise da pilastri di sezione rettangolare; ciascuna navata è scandita in tre campate. Le volte sono a botte con penetrazioni a vela.
Il presbiterio a pianta rettangolare è coperto da una cupola ribassata.
La navata centrale ed il coro sono unificati da decorazioni a paraste e trabeazione modanata continua.
Nella parte superiore dell’abside è raffigurato Gesù come buon pastore in un affresco di A. Vitto del 1924, sulla cupola sono, invece, raffigurati degli angeli in adorazione davanti al Santissimo Sacramento, agli angoli i quattro Evangelisti e sulla volta è presente l’iscrizione latina “LAUDATE DOMINUM OMNES GENTES” (tutte le genti lodino il Signore).

Lungo la navata laterale di destra è presente l’altare di Sant’Antonio abate, e quello della Natività della Beata Vergine Maria; la navata termina in una cappella ove sono conservate le reliquie dei santi martiri Fausto e Sebastiano; mentre in quella sinistra sono presenti il battistero con la statua di Maria Immacolata. Il campanile si trova sul lato sinistro della chiesa e vi si può accedere tramite la porta retrostante la sede del celebrante.

Molte reliquie sono conservate nella chiesa, tra esse una di sant’Antonio abate, autenticata il 22 giugno 1767, che viene esposta alla venerazione dei fedeli il 17 gennaio (festa del Santo), quando viene anche portata in processione.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/56875/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

https://it.wikipedia.org/wiki/Linarolo

 


PILONE, o cappellina, dedicato a Sant’Antonio abate.
Si trova in aperta campagna, restaurato nel 2021.

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CONFEDERAZIONE ELVETICA – CAPRIASCA, frazione Sala. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Nella frazione, Via Cantonale / Via della Pieve
https://goo.gl/maps/6UFs7yZvoQTC8Hgq9

 

La chiesa risale all’alto Medioevo, dato che Sala è presumibilmente l’abitato più vecchio e più importante della Pieve Capriasca ed esisteva già in epoca longobarda. In origine era probabilmente dedicata a san Giovanni Battista.
Attestata nel 1413, fu ricostruita nel XV – XVI secolo, probabilmente dopo che, nel 1478, le truppe confederate ebbero espugnato e raso al suolo la cittadella fortificata di Sala Capriasca.
Il campanile, forse di origine tardomedievale, fu ampliato nel 1562. Caratteristico è il tetto conico con i quattro pinnacoli, di origine medievale e simile a quelli di Ponte Capriasca e di Tesserete, recentemente restaurato.
Dal 1933 è chiesa parrocchiale.
La chiesa è stata restaurata negli anni Sessanta del XX secolo.

 

All’interno le tele alle pareti sono dei secoli XVII e XVIII, alcune dedicate a s. Antonio. Dello stesso periodo il paliotto in scagliola, le statue in legno policromo dei santi Rocco e Sebastiano e il Crocifisso ligneo nella volta del coro.
Conserva begli affreschi barocchi con storie di sant’Antonio, una statua sull’altare maggiore e una cappella dedicata alla Madonna del Carmelo.

 

Link:
https://www.parrocchiaditesserete.ch/2._Sala_chiesa_dedicata_a_santAntonio_abate.htm

ROVEREDO IN PIANO (UD). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Sant’Antonio, 1 /Via XX Settembre
https://goo.gl/maps/8Vgn2GCSoPBh8vsBA

La chiesetta sorse nel 1600 come oratorio, per opera della famiglia Franceschetti, nella località dove nel 1499 furono massacrati dai Turchi una trentina di roveredani oltre a un migliaio di persone nei dintorni. Nella loro dodicesima e ultima feroce scorreria, i Turchi si erano fermati lungo il corso d’acqua, la Brentella, per abbeverare i loro cavalli; per tre giorni si diedero a saccheggi, incendi e distruzioni (anche della Chiesa), seminando terrore e morte e deportando gli inermi abitanti. In questo luogo fu collocata una grande croce in pietra che ora è sistemata all’ingresso del cimitero.
La chiesa fu restaurata dal 2017 al 2019.

Al suo interno sant’Antonio è effigiato nella pala posta sull’altare, opera del pittore Gerolamo Asteo (Pordenone, 1560 – Veroli, 1626, fu Minore conventuale e vescovo).

Vi è anche un’antica e pregevole Via Crucis, una statua della Vergine e una di s. Antonio di Padova.

 

Link:
https://www.ilpopolopordenone.it/Friuli-Occidentale/Giovedi-13-a-Roveredo-restauri-chiesetta-Sant-Antonio

CONFEDERAZIONE ELVETICA – ROVEREDO. Chiesa di Sant’Antonio abate

St. Antoni, 92 / Semiautostrada A13
https://goo.gl/maps/zFEvFkKPZ8rGF3QQ6

 

La chiesa sorse forse nel XIV secolo: all’interno si conserva un affresco frammentario, con una figura di Santa, databile al Trecento e in stile assimilabile a quello di Giotto. La costruzione, comunque, risale a un anno non posteriore al 1419, quando fu menzionata per la prima volta.
Fra il 1630 e il 1640 fu ampliata sia internamente, mediante l’estensione della navata, che esternamente, con la realizzazione di un portico. Fra il 1647 e il 1648 fu eretto il campanile, su progetto di Giulio Rigaia e Giacomo Rampino.
Nel 1733 fu aggiunta una cappella laterale, opera di Domenico Tini.
Nel 1938 l’edificio subì un rinnovamento. Fu oggetto di molti lavori all’esterno ed all’interno dopo i terremoti del 1976 e del 1994.
Restaurata tra il 2017 e il 2019.

Sopra il portone d’ingresso, in una cornice cuspidata, un dipinto con sant’Antonio abate circondato da animali.
La chiesa conserva un affresco con l‘Ultima Cena di fine ‘500.

Nel 2007 sono stati scoperti affreschi cinquecenteschi sulle pareti del coro. I lavori di rimozione di strati di scialbature hanno consentito la rimessa in luce di un dipinto ordinato a due registri: nella parte inferiore della parete si trova una scena legata alla vita di sant’Antonio abate. Un cartiglio alla base del dipinto lascia presupporre che si tratti delle tentazioni del Santo. La scena è racchiusa da una cornice a sfondo scuro decorata con motivi rossi e bianchi. La parte superiore scoperta, vede una decorazione considerata inusuale. Ricorda, infatti, i colorati pavimenti marmorei che abbellivano gli edifici sacri nel XII e XIII secolo in Italia: un gioco di figure poligonali che si alternano a decorazioni dette “a punte di diamante” e a decorazioni ”a quinconce”, motivo composto da quattro rondelle disposte attorno ad una quinta centrale. Il buon stato di conservazione, la tenacità dei pigmenti, la presenza di figure allegoriche come delfini, draghi, aironi, come pure la compattezza del dipinto, ne fa una decorazione unica nel suo genere in terra grigionese.

 

Link:
http://ilmoesano.ch/spip.php?article557

https://www.ultimacena.afom.it/confederazione-elvetica-roveredo-grigioni-chiesa-di-santantonio-abate-con-ultima-cena/

MONASTIR (CA). Chiesa di Sant’Antonio abate e statua

Via Sant’Antonio
https://goo.gl/maps/5PVt7mirtqsxK4xU8

 

La chiesa, che risale al quattordicesimo secolo, in stile gotico, oggi non conserva molto del suo aspetto originario. Edificata sul colle omonimo, abitato ininterrottamente dal periodo nuragico, è menzionata nelle Respuestas del 1777. Dal 1445 al 1839 fu chiesa baronale.
L’edificio è stato riutilizzato per diverse funzioni nel corso del tempo: agli inizi del Novecento venne adattato come ospedale, per poi diventare l’alloggio di una famiglia senza tetto nel corso della Seconda guerra mondiale. Durante gli anni Cinquanta del Novecento fu sfruttato come aula della scuola elementare. Oggi la chiesa viene officiata in occasione della festa del Santo.

La facciata è piana, con coronamento a capanna, spezzato in sommità dall’impostazione del campanile a vela a unico fornice. Sul tettuccio del campanile è presente una croce in pietra. In asse con il campanile si trovano il piccolo rosone e il portale d’ingresso realizzato con pietre squadrate e lavorate e sormontato da un arco di scarico a sesto acuto, che si imposta su capitelli modanati, mentre l’apertura rimane rettangolare.

La pianta è a navata unica, con l’area presbiteriale sopraelevata di tre gradini, illuminata dal piccolo rosone e da alcune finestre laterali. All’esterno, sul fianco destro, si segnala unicamente una piccola nicchia in rilievo, obliterata e forse destinata a contenere una statuetta.

 

Un tempo la chiesa accoglieva le statue di sant’Antonio abate e di sant’Atanasio, oggi conservate nella parrocchiale di San Pietro Apostolo.

 

 

Festa. Durante la festa di Sant’Antonio, il 17 gennaio o il sabato più vicino, dopo la processione con la statua del Santo, si innalzano gigantesche cataste di legna, offerte generosamente dai fedeli, che all’alba si riuniscono per la raccolta della legna. Dopo i riti liturgici del sabato e la benedizione del fuoco, la gente si trattiene a lungo presso il falò, parlando e degustando i prodotti sardi realizzati per l’occasione. Il falò “su fogadoi” arde benefico e purificatore, per tutta la notte.

 

Link:
https://monumentiaperti.com/it/monumenti/chiesa-san-antonio-abate/

https://www.ichnusa.org/italia/sud-sardegna/monastir/sant-5C-antonio-abate/