ESINO LARIO (CO). Chiesa di Sant’Antonio abate

Esino superiore. Piazza Sant’Antonio / Via XXV Aprile, 50
https://goo.gl/maps/BcGLAC9ZbaFLVKnJ6

Nota anche come “Sant’Antonio in Cresso”, è una chiesa sussidiaria di Esino Lario, che dipende dalla parrocchia di San Vittore martire.

La chiesa fu edificata nel XVI secolo e consacrata nel 1561. Un secolo dopo fu rinnovata e nuovamente inaugurata nel 1662.
La facciata e il portale sovrastato da finestra termale risalgono al 1703,
L’interno è a navata unica terminante con l’abside semipoligonale.
Sono presenti due cappelle laterali risalenti alla seconda metà del XVII secolo: quella a destra dedicata a sant’Antonio abate e decorata con stucchi che incorniciano la statua in legno del santo e il ciclo pittorico di quattro tele raffiguranti le sue Storie, mentre la volta è affrescata con figure di angeli.

La cappella di sinistra, del 1691, è dedicata a san Giuseppe e conserva due tele raffiguranti la Crocifissione e la Fuga in Egitto, mentre sulla volta si trova l’affresco con San Giuseppe e l’Angelo.

L’altare maggiore è sovrastato da una pala della fine del XVI secolo con la Madonna col Bambino fra Sant’Antonio e San Sebastiano. Nel presbiterio si trovano delle tele, due delle quali mostrano le Storie di Sant’Antonio.

La cantoria in legno della controfacciata fu realizzata nel 1793.

Sant’Antonio abate è una festa molto sentita; il 17 gennaio si chiudono le scuole anche se non è festa patronale, vengono cucinate le “patole” , degli speciali ravioli preparati con patata bianca, farina e uova. Si celebra la benedizione degli animali, degli automezzi e del sale che viene dato agli animali

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Esino_Lario)

https://www.youtube.com/watch?v=9ZQyM4Ra5E0

Vedi anche: https://www.loquis.com/it/loquis/414120/La+Chiesa+di+Sant+Antonio+abate

CASTELSARDO (SS). Concattedrale di Sant’Antonio abate

La chiesa sorge a picco sul mare, Via Manganella, 33.
https://goo.gl/maps/U95bfenRwwfrCXwFA

 

La chiesa di Sant’Antonio divenne sede della cattedra vescovile di Ampurias nel 1503. La antica chiesa di Sant’Antonio abate fu ampliata tra il 1597 ed il 1606 e le venne conferito il titolo di Cattedrale.
L’attuale edificio deriva dai rifacimenti operati tra il 1597, per volere del vescovo Giovanni Sanna, e il 1727, quando furono costruiti il matroneo e l’altare finemente decorato dedicato a Sant’Antonio, patrono della Città, nella testata del transetto.
La consacrazione del tempio avvenne nel 1622 ad opera del vescovo Passamar.

Il campanile non venne costruito, ma ricavato direttamente da una torre delle mura antiche, originariamente un faro, la cui cupola è stata successivamente ricoperta con piastrelle di maiolica policroma.

L’interno è prevalentemente gotico, ma ha subito numerosi rifacimenti che ne hanno modificato l’aspetto originario. L’intervento secentesco ha conferito all’edificio una pianta a croce latina, con navata unica, volta a botte ribassata e cappelle laterali su contrafforti. Nel transetto sono ancora presenti degli affreschi attribuiti a Andrea Lusso (XVI secolo) il più noto pittore manierista in Sardegna.
La volta all’incrocio della navata col transetto è a crociera, generata da quattro pilastri a fascio con capitelli scolpiti. Il presbiterio è rialzato e chiuso da una balaustra marmorea. L’abside, con volta a crociera stellata, è a pianta quadrangolare e accoglie l’altare maggiore in marmo del 1810, in cui troneggia la tavola della Madonna assisa in trono con Bambino, dipinta nel XV secolo dall’artista noto come “maestro di Castelsardo”. La tavola appartiene a un retablo smembrato di cui altre parti superstiti si trovano nel Museo Diocesano, ospitato nelle cripte della Cattedrale.

Gli ambienti della chiesa sono arricchiti da arredi lignei, altari barocchi e statue, risalenti al Sei-Settecento. Pregevole una delle cappelle laterali intitolata a San Filippo Neri, con intagli e decorazioni policrome; la cappella della Vergine è invece coperta da cupolette ottagone con le pareti lastricate di azulejos, le mattonelle maiolicate di cultura arabo-spagnola.
Sopra l’ingresso è un organo a canne settecentesco con ante decorate, considerato il più bello della Sardegna. Meritano notevole attenzione anche il pulpito ligneo e gli stalli intagliati del Coro, realizzato da Jaume Camilla nel 1765.

Sull’altare di Sant’Antonio, una statua del Santo che tiene con la mano destra il bastone a tau e con la sinistra un libro aperto su cui è un fuoco; l’avambraccio regge un pastorale.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Concattedrale_di_Sant%27Antonio_Abate
https://chiesedisardegna.weebly.com/castelsardo.html

OROSEI (NU). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Corteri Sant’Antoni, 8 / Piazza Torre di Sant’Antonio Abate.
https://goo.gl/maps/GDEMhaHvFk15G2en7

 

La chiesa fa parte di un ampio complesso che ospita anche una torre medievale a base quadrangolare del periodo pisano (XIII-XIV secolo) e una serie di cumbessias (antiche strutture che venivano utilizzate durante la festa dedicata al Santo come ricovero dei pellegrini e per ospitare il mercato).

 

Il barone D. Antonio Manca Guiso fondò nel 1686 lo “spedale della carità” presso la Chiesa di Sant’Antonio abate, che rimase attivo per quasi tre secoli. Aveva la funzione di accoglienza di malati, viandanti e bambini abbandonati. Ancora nel 1838 l’ospedale, in pieno decadimento, privo di fondi da parte dell’amministrazione comunale e del vescovado, poteva ospitare soltanto una dozzina di persone.

 

L’edificio della Chiesa, costruito con pietra vulcanica in diverse fasi fra il Trecento e il Quattrocento, poggia su un precedente impianto romanico. La muratura esterna della chiesa presenta due diverse tipologie, in basso con conci più grandi e disposti regolarmente e culmine a capanna; la parte superiore fu realizzata con conci più piccoli e con disposizione meno precisa. La parte alta della facciata presenta un oculo sopra il portale.

La pianta è a navata unica, dotata copertura lignea e un ampio portico a pilastri che si sviluppa sul lato sinistro.
All’interno vi sono i resti dell’antica pavimentazione in piastrelle di maiolica (chiamata azulejos) del 1500 circa.
La chiesa, che doveva essere chiesa palatina, presenta un ciclo pittorico datato al XIV secolo, di grande interesse per la probabile committenza dei giudici d’Arborea, che ebbero questo borgo già prima del 1350. Sulle pareti, gli affreschi raffigurano scene della Vita di Gesù e di alcuni Santi.

 

Al XIV-XV secolo appartiene la statua lignea di sant’Antonio abate posta sull’altare maggiore.

 

 

 

La festa di Sant’Antonio abate si svolge il 16 gennaio con un grande falò all’aperto attorno al quale si compiono i tre giri rituali.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Orosei)

https://it.wikipedia.org/wiki/Orosei

CASTIGLIONE DI SICILIA (CT): Chiesa di Sant’Antonio abate, ora “Museo Santi Pietro e Paolo”, tele di G. Tuccari con s. Antonio abate

Piazza Sant’Antonio, 12
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La costruzione della chiesa di Sant’Antonio abate iniziò nel 1601, successivamente al crollo, causato da una frana, dell’antico edificio. Tuttavia, già il 23 maggio dello stesso anno fu scritta una lettera all’Arcivescovo di Messina dove si indicava che la costruzione della chiesa non poteva essere portata a compimento per mancanza di fondi. Gli antichi rettori si avvalevano allora solo dei lasciti delle famiglie più ricche di Castiglione di Sicilia; in seguito si ricorse all’apporto economico della Confraternita delle Anime Sante del Purgatorio, fondata nel 1605, che però poteva avere solo un limitato numero di associati scelti tra l’aristocrazia locale. La Confraternita venne così sciolta e sostituita da quella di Sant’Antonio abate.
Quando la chiesa venne ultimata, un secolo dopo, non aveva rendite ed appariva spoglia. Alla fine del Seicento risulta che la chiesa riceveva ancora, soprattutto da parte della famiglia Sardo, importanti lasciti e benefici. Il rivestimento lapideo del prospetto è settecentesco.

La particolarità plastica della facciata concava è un artificio che gli architetti siciliani di scuola romana avevano appreso dalla lezione di Francesco Borromini (1599-1667). Nella chiesa di Castiglione l’ondulamento plastico del muro in facciata, pur nella sua limitata estensione, è scandito da lesene, volute, lanterne, sculture, tutte perfettamente inserite tra gli elementi architettonici. In soli due ordini, il tuscanico alla base e lo ionico nella seconda elevazione si concentra la ricerca chiaroscurale e la tensione della forma organica inserita nell’architettura. Ma la scenografica teatralità del prospetto e il dinamismo delle sue linee ondulate è subito contraddetto dai robusti pilastri angolari in pietra lavica e dal sobrio campanile (con terminazione a bulbo) che rinserrano la composizione architettonica e restituiscono alla facciata stessa quei connotati di rigorosa geometria che risentono ancora della lezione classica.

 

L’interno, a unica navata, è ammirevole per numero di opere d’arte, in particolare quelle riguardanti sant’ Antonio abate, negli intarsi marmorei del paliotto dell’altare maggiore (opera magistrale di Tommaso Amato).

 

La statua del Santo sull’altare maggiore  attribuita a Nicolò Bagnasco (1791 – 1827).

 

 

 

La chiesa di Sant’Antonio conserva quattro dipinti a olio su tela di Giovanni Tuccari (Messina, 1667 – Messina, 1743, pittore italiano di scuola barocca) con storie della vita di sant’Antonio:
Tentazioni di sant’Antonio abate,
Sant’Antonio abate visita san Paolo eremita,
Sant’Antonio abate assiste al trapasso di san Paolo eremita,
Morte di sant’Antonio abate (foto in basso).

 

 

 

 

 

Link:
https://www.parcoecclesialetna.it/it/il-territorio/castiglione-di-sicilia/musei-e-biblioteche/museo-santi-pietro-e-paolo/
https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Tuccari
http://abbantonio.blogspot.com/2015/10/castiglione-di-sicilia-ct-la-chiesa-di.html

MESSINA, frazione Gesso. Chiesa di Sant’Antonio abate

Piazza Sant’Antonio abate
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Le prime notizie documentarie riguardanti il villaggio di Gesso risalgono all’età normanna: intorno al  1063 Ruggero I di Sicilia, per ricordare la vittoria riportata in quelle zone sugli arabi, fece erigere in località Divieto e lungo il torrente Gallo, una chiesa e monastero dedicati a S. Gregorio Magno.
La chiesa madre della frazione è dedicata a S. Antonio abate e fu costruita a partire dal 17 Gennaio del 1612 come riportato su un blocco di uno dei cantonali del transetto, probabilmente su progetto dell’architetto gesuita Natale Masuccio; il cantiere doveva essere terminato intorno al 1623.
Nel 1968 sono stati eseguiti interventi di adeguamento liturgico del presbiterio; in particolare, è stato ricostruito l’altare coram populi riutilizzando un paliotto settecentesco in marmo policromo.
Nel 2014 fu eseguito un totale restauro della chiesa.

La facciata, introdotta da un’ampia scalinata, è improntata sostanzialmente ad un forte classicismo; il prospetto principale è a due ordini di cui il primo con due coppie di paraste di ordine dorico,  due della quali fungono da robusti cantonali ed altre due che si alternano alle tre porte del prospetto. Un’austera cornice introduce il secondo ordine con  al centro una finestra tra due paraste doriche; semplici pinnacoli ed oculi completano il disegno insieme ai portali, ornati dallo stemma civico, e  già improntati ad un sobrio gusto barocco. Sopra il portale, una finestra rettangolare con l’immagine di sant’Antonio.
Sul retro dell’edificio si eleva il campanile che conserva un orologio a contrappesi.

L’interno a croce latina è suddiviso in  tre navate che si concludono con un transetto, scandite da colonne in marmo rosso poste su alti plinti e sormontate da colonne doriche che si pongono in bicromia con la fastosa decorazione in stucco bianco; l’abside centrale, preceduta da un ampio transetto, ha forma quadrangolare mentre le laterali sono ridotte ad un altare a parete. La struttura ancora di robusto senso classico è riccamente ornata da fregi in stucco tardo barocchi che alternano motivi vegetali, putti e nella zona del transetto Santi entro nicchie.
Il soffitto a volta incannucciata è del 1911, dentro lo spazio delle vele si aprono una serie di finestre; questa copertura sostituisce il magnifico cassettonato in legno andato distrutto in seguito ad un incendio nel 1906 che recava al centro un’immagine di S. Antonio Abate di Catalano l’Antico. Dello stesso pittore si conserva nel primo altare a sinistra del transetto una Natività, firmata e datata 1600. Nello stesso incendio, in cui andarono perduti il coro ligneo del 1714 e la statua del Santo titolare sempre in legno, fortemente danneggiati anche gli affreschi del transetto opera del pittore messinese Giovanni Tuccari di cui rimangono tracce nell’altare a destra del transetto
Ultimati i lavori di restauro, la chiesa è stata arricchita con opere rilevate da altre chiese distrutte a seguito del sisma del 1908 o provenienti da chiese non più ufficiate. Tra le opere di maggior pregio si segnalano: – il pulpito in legno intagliato del sec. XVII; – due statue della Madonna del Soccorso, di cui una marmorea del sec. XVI attribuita a Giovanni Angelo Montorsoli e l’altra lignea del sec. XVIII di autore ignoto, provenienti dall’omonima chiesa, distrutta dal terremoto del 1908; – i paliotti in marmo policromo e in cuoio modellato, di epoca secentesca, provenienti dalla chiesa dell’Immacolata.
Tra le opere d’arte pittoriche e scultoree conservate: nel primo altare a destra del transetto un affresco raffigurante il Battesimo del Giordano di G. Tuccari con al centro il frammento di una tavola raffigurante il Battista del sec. XVI di scuola polidoresca. Attribuiti a Gaspare Camarda, allievo di Catalano l’Antico, il Trionfo della Croce secondo la visione di padre Angelo Fermo, forse proveniente dalla chiesa di Gesù e Maria, e la Madonna con S. Francesco ed un altro santo francescano, segue un S. Antonio di Padova del sec. XVII. Unica opera dell’importante pittore ibissoto Onofrio Gabrielli,  Gesù e  Maria con le Anime del Purgatorio, ispirato ai modi di Pietro da Cortona.

In sacrestia si conservano un quadro con S. Antonio abate firmato dal pittore messinese  Giovanni Tuccari (1667 – 1743) ed  un bellissimo armadio del sec. XVIII con un fastigio formato da una fantasiosa decorazione lignea traforata.
Una Presentazione al Tempio molto rovinata proveniente da S. Francesco di Paola orna il secondo altare di sinistra rispetto all’ingresso ed è seguita dalla Strage degli Innocenti firmata e datata Giuseppe Paladino 1770. Dietro l’altare maggiore paliotti in cuoio dipinto del secolo XVII raffiguranti l’Immacolata, la Crocifissione e la Natività. A lato del transetto l’altare del Crocifisso con un bellissimo paliotto intarsiato con al centro un’immagine della Pietà di Maria e tracce di un affresco raffigurante le Pie donne ai piedi della Croce attribuito a G. Tuccari, con Crocifisso ligneo degli inizi del secolo XVI.

La statua del santo patrono è posta sul lato sinistro del transetto ed è opera di Gregorio Zappalà, databile al 1907; la statua sarebbe posta dove, secondo la tradizione, avrebbe fin dall’origine segnato il luogo designato dal Santo per la sua chiesa. La leggenda narra che una nave si fermò nel porto e non riusciva a ripartire, si scaricarono tutte le mercanzie, tra cui una statua del Santo che fu portata e Gesso e posta in un delle chiese esistenti. La mattina seguente la nave riuscì a ripartire, ma la statua era sparita dalla chiesa e fu ritrovata presso un albero di fico in una zona del villaggio non ancora edificata. Gli abitanti decisero di costruire in quel luogo la chiesa e porre l’altare dove era l’albero.

 

A Gesso il Santo viene festeggiato il 17 gennaio e la seconda domenica di agosto, con processione.

 

Link:
https://www.messinaierieoggi.it/la-pagina-culturale/269-giuseppe-finocchio/611-la-chiesa-parrocchiale-di-s-antonio-abate-a-gesso.html

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/84880/Chiesa_di_Sant’Antonio_Abate_Gesso,_Messina

https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Tuccari