FIVIZZANO (MS). Chiesa dei Santi Jacopo e Antonio abate

Via Umberto I, 6
https://goo.gl/maps/FvmeXkZ3cWXyYimp9

 

La chiesa originaria fu fondata dai monaci ospitalieri Antoniani che alla fine XIII secolo vennero da Vienne (Francia) per assistere i pellegrini, individuando in Fivizzano un punto nodale di quelle vie che da Roma conducevano alla Francia. Testimonianza della loro presenza è ancora oggi il bel fonte battesimale scavato in un unico blocco di pietra che si trova subito entrando nella navata sinistra. È ornato con il simbolo del Tau di sant’Antonio abate e con il bastone da pellegrino di Giacomo il Maggiore.

L’edificio originario fu interamente ricostruito nel 1576, ruotato in direzione della piazza ed ingrandito, come apprendiamo da una descrizione del parroco di allora, aveva 15 colonne, 7 dal lato della torre campanaria che occupava una campata ed 8 dall’altra; la maggior parte di esse era un monolite di “macigno sereno” alte braccia fiorentine 71/6 e larghe 24/6 dalla base alla sommità del capitello, quattro di queste colonne, due per lato, sono inglobate nei vecchi sostegni dell’arco trionfale. Da ciò sembrerebbe che la posizione dell’arco trionfale non sia mutata e che, sul suo asse, sia stato eseguito l’ingrandimento dell’edificio raddoppiandolo verso la piazza situata dalla parte opposta. Il coro era grande e capace, in noce intagliato a due ordini. Sembrerebbe che l’architetto della nuova chiesa sia stato il celebre maestro carrarese Ducarelli da Torano anche valente scultore dei capitelli e delle basi.

La facciata della prepositura dei Santi Iacopo e Antonio è stata ricostruita, in stile romanico, dopo il terremoto del 1920 e presenta un andamento a quattro spioventi, con la torre campanaria inserita nel lato destro della pagina muraria del prospetto, in pietra grigia a disegno isodomo. Nella parte inferiore si aprono tre portali gerarchizzati, riconducibili a modelli dei secoli XIII-XIV, con mensole di raccordo in marmo apuano e lunette raffiguranti a bassorilievo i santi patroni e la Beata Vergine dell’adorazione. Le porte laterali sono sormontate da una monofora e fiancheggiate da due finestrelle più piccole collocate, dalla parte interna, all’altezza dell’architrave. Al al centro, in asse con il portale maggiore, si apre un’ampia bifora con colonnina in marmo apuano e capitelo fogliato, tema ripetuto frequentemente nelle riduzioni in stile di quel periodo. A destra, in corrispondenza della torre campanaria, lo stemma mediceo.

 

Link:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=23268

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_dei_Santi_Jacopo_e_Antonio


Data compilazione scheda:
 4/1/2022
Rilevatore: AC

BORGHETTO D’ARROSCIA (IM), fraz. Ubaga. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate, polittico di G. da Ranzo, 1532

Nella frazione Ubaga, https://goo.gl/maps/itRZrGDcxq8CDhZT6

 

All’interno della chiesa è custodito un polittico di Pietro Guido da Ranzo datato datato 7 dicembre 1532, e restaurato nel 2017.

La figura di Pietro Guido da Ranzo e della sua bottega risale nella sfera artistica ligure, tra la fine del XV secolo e la metà del XVI. In particolare la sua pittura, a soggetto sacro, emerge in Val d’Arroscia e negli ambienti vicini, caratterizzandosi con uno stile personale e un prestigioso linguaggio artistico, adatto a chiese, oratori e santuari.

Il polittico di sant’Antonio abate, raffigura al centro il Santo benedicente, in trono con lo sfondo dorato, con il bastone a tau e un libro; ai piedi il maiale e in alto due angioletti musicanti.
Ai lati, in alto le figure dell’arcangelo Gabriele e della Vergine annunciata, al centro la Crocifissione, in basso le figure di san Giovanni Battista e san Pietro, come vuole la comune e diffusa devozione ligure.
Nella predella, le figure a mezzo busto degli Apostoli con Gesù al centro.

Link:
https://www.youtube.com/watch?v=mHu1ykbBQwA

 

Data compilazione scheda: 4/1/2022
Rilevatore: AC

CASTO (BS), frazione Auro. Santuario della Madonna della Neve, A. Bonvicino detto il Moretto “S. Antonio ab.”

Sant’Antonio abate è un dipinto a olio su tela (297 x 148 cm) di Alessandro Bonvicino detto il Moretto (1498 circa – 1554), databile al 1530-1534.

Rimane ignota la committenza, anche se, verosimilmente, fu la stessa comunità di Casto.
Il Santuario fu costruito a partire dal 1527 in seguito a un’apparizione mariana e la tela è databile proprio agli anni immediatamente successivi.
Nei secoli seguenti non si registrano trasferimenti o cessioni e ancora oggi l’opera si trova nel santuario di Auro, sul terzo altare destro.

Il critico Camillo Boselli (Il Moretto, 1498-1554, in “Commentari dell’Ateneo di Brescia per l’anno 1954 -Supplemento“, Brescia 1954) scrive:
«Il Sant’Antonio Abate del Santuario valsabbino è un vivido spiraglio in quelle che possono essere state le aspirazioni e le deviazioni del Moretto minore, cioè del Moretto libero di ubbidire non ai dettami della moda, mai ai suoi desideri momentanei. Il piacere per i gesti violenti, per delle masse solide che traggono il senso dello spazio che occupano non già dal loro pieno, ma dal loro movimento, una pittura seicentesca, se di Seicento è lecito parlare in Moretto. […] La vera pittura preseicentesca a Brescia è nel Sant’Antonio di Auro. […] La violenza della rappresentazione è dappertutto, nella energica ipotiposi del bacolo abbaziale, nel braccio rovesciato nello sforzo, in quell’ampio mantello che tende a divenire […] il protagonista di tutto l’insieme. A questa visione di forza ben si addice quel complesso piatto del bancale da cui avanza la figura del santo, costruito con un modellato solido e poderoso creato da un intenso chiaroscuro. Il contrasto fra il grigio argenteo, i rosa antichi […] da una parte e il chiaroscuro foppesco dall’altra bloccano questa figura in un qualche cosa di solido, mentre la sua configurazione lineare era la migliore per sciogliere del tutto le masse grazie alla forza centrifuga di cui è animata. Concezione lineare che può sembrare quindi sbilanciata e difettosa per le regole rinascimentali sia veneziane, sia bresciane, ma che può essere non solo assolta ma approvata in periodo seicentista. E al Seicento, al più puro e tipico Seicento, ci riconducono quel maialino che grugnisce sul ghiaccio abbagliato del gradino, qui piedi forzuti che s’intravvedono in primo piano, quel braccio e quel polso violentemente segnati. Solo la provincia, però, permette al Moretto in questo periodo un canto così spiegato e scoperto; quando egli deve dipingere per i cittadini, la sua pittura si raffina intellettualmente e diventa non più debole, ma più composta.»

 

Immagine e notizie da:
https://it.wikipedia.org/wiki/Sant%27Antonio_Abate_(Moretto)

https://www.vallesabbianews.it/notizie-it/(Casto,Valsabbia)-Il-%C2%ABSant’Antonio-Abate%C2%BB-di-Auro-24151.html

Data compilazione scheda: 3/1/2022
Rilevatore: AC

SARDIGLIANO (AL), frazione Malvino. Oratorio di Sant’Antonio abate

In frazione Malvino, località sant’Antonio, a sud-est dell’abitato
https://goo.gl/maps/deUMxDtoGMRGQi9o8

 

Sede della confraternita del Santissimo Sacramento, esso esisteva sicuramente nel 1598 e aveva una sola campanella sulla facciata.
Sulla data della fondazione è possibile solo azzardare ipotesi, non avvalorate da documentazioni attendibili, che probabilmente rimandano alle istituzioni monastiche del “Magnum Cenobium Bavantoris”. Infatti, eretta sui terreni di loro pertinenza, in un periodo forse antecedente al primo millennio, possiede caratteristiche tecniche dell’architettura monastica, anche se appaiono evidenti le numerose modifiche apportate nei secoli successivi.
Nella località, dopo la metà del XVII secolo, erano presenti la cascina sant’Antonio, gestita dalla famiglia Bondone, originaria di Costa Vescovato, e un mulino del quale ora non resta altra traccia, se non una chiusa di fronte all’Oratorio.

L’edificio è composto di un’aula unica con volta a botte e lunette mentre il catino, ornato da cornice che rigira su tutte le pareti interne, è interrotto soltanto dalla nicchia absidale. Antistante la facciata principale vi è un porticato ad arco a tutto sesto che si ipotizza di tipologia cistercense o benedettina.

Sopra la porta di ingresso è dipinta un’immagine di sant’Antonio abate.

I prospetti laterali esterni sono marcati da lesene che contrastano con l’alto campanile intonacato, di recente restauro, con le sue numerose modanature e forme del tardo settecento. Nel XVIII secolo, infatti, l’edificio originario fu ampliato, dotato di abside poligonale, sagrestia e campanile, nonché delle decorazioni interne a stucco.
La confraternita del Santo Rosario, che gestì l’oratorio per moltissimi anni, fu fondata nel 1717 da fra’ Alfonso Serafino Lippi, per mandato del procuratore generale dell’ordine domenicano e aveva nell’Arciconfraternita della chiesa domenicana di Santa Maria sopra Minerva in Roma la propria “casa madre”. Dalle sue aggregazioni essa mutuò anche i propri contitolari e compatroni, che sono la Santissima Trinità e la Madonna del Carmine.

L’oratorio era sede di numerose attività religiose, culminanti nella festa di sant’Antonio abate il 17 gennaio.

 

Dopo molti anni di abbandono ed incuria, vedi  immagine a destra, l’Oratorio si presenta, oggi, in buono stato di conservazione, soprattutto dopo le ultime opere di restauro effettuate a causa del terremoto del 2003, durante le quali si è provveduto al consolidamento delle strutture esterne e alla ristrutturazione della torre campanaria, che è stata completamente intonacata.

Sardigliano.
Oratorio
ante restauri

Notizie tratte da:
https://www.comune.sardigliano.al.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/oratorio-di-sant-antonio-22201-1-ca00a910b52b69b41763414d1c1768c9

https://storiediterritori.com/2019/12/13/loratorio-di-santantonio-in-frazione-malvino-localita-s-antonio/

Data compilazione scheda: 
31/12/2021
Rilevatore: AC

RICALDONE (AL). Oratorio di Sant’Antonio abate

Via D’Alanconio
https://goo.gl/maps/acY6pAW9bEKPBGuW8

 

L’oratorio era ed è tutt’oggi proprietà della Confraternita di Sant’Antonio. Ubicato, presso la chiesa parrocchiale e subordinata ad essa, inizialmente fu eretto sul fianco orientale della chiesa, successivamente nella prima metà del Settecento i Gandolfi (feudatari di Ricaldone) trasferirono la propria residenza dall’antico castello di origini militari, che sorgeva di fianco alla chiesa parrocchiale, alla dimora signorile ancora esistente.
Sul sito dell’antico castello, che era stato demolito, fu costruito verso il 1740 l’attuale Oratorio della Confraternita di Sant’Antonio Abate, utilizzando in parte il materiale di risulta del precedente oratorio di proprietà della Confraternita.
Tutt’oggi l’oratorio si trova tra l’edificio della canonica ed un’abitazione privata con buona parte dei fianchi e della parte absidale che si sviluppano lungo la profonda scarpata che confluisce nella sottostante Via Barbacani.

Il più antico dato architettonico e unico riferimento relativo all’erezione dell’oratorio ci viene fornito dalla notizia che nel 1740 il priore di allora Giovanni Maria Cuttica fece diverse spese per la costruzione della nuova fabbrica dello stesso (presupponendo pertanto una preesistente costruzione). Il più antico documento cartaceo relativo invece alla Confraternita risulta essere una relazione datata 1577 a firma del visitatore apostolico Mons. Ragazzoni che ingiunse ai Confratelli di dotarsi degli ordinamenti dati dal concilio Tridentino; tale documento fa retrodatare l’esistenza dell’oratorio.
Nel 1811 il governo napoleonico decise di sopprimere tutte le confraternite, con la caduta dell’Impero napoleonico fu ripristinata la situazione preesistente e nel 1816 l’Oratorio fu consacrato come chiesa.
Nel periodo post bellico e fino agli anni ’60 del Novecento l’attività della Confraternita si ridusse parecchio e l’Oratorio venne utilizzato solo in occasione della ricorrenza dei defunti. Dopo il 1962 l’attività cessò del tutto (l’Oratorio divenne un garage), ma la confraternita rimase giuridicamente in vita perché nel 1987 don Bartolomeo Bruna l’aveva confermata presso il registro tenuto dalla Prefettura di Alessandria

Nel 2011 fu convocata un’assemblea, aperta a tutta la popolazione di Ricaldone, che approvò il nuovo statuto e decise di predisporre il progetto generale per i lavori di restauro e consolidamento conservativo dell’Oratorio, che nel 2015 fu approvato dalle Soprintendenze del Piemonte. In data 24 settembre 2018 è stato stipulato un contratto di comodato con il Comune di Ricaldone della durata di ventinove anni in base al quale il Comune si impegna a realizzare i restauri.

All’interno dell’oratorio, due nicchie ai lati dell’altare contengono sul lato destro la statua lignea di Sant’Antonio abate, titolare dell’oratorio e sul lato sinistro la statua lignea della Vergine del Carmelo.

 

Link:
http://atlas.landscapefor.eu/category/secxviii/poi/18312-oratorio-di-santantonio-abate-di-ricaldone/17476-la-confraternita-di-ricaldone/ e pagine collegate

www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/scheda.jsp?sercd=12372#

Data compilazione scheda: 31/12/2021
Rilevatore: AC