VALDUGGIA (Vc), fraz. Colma. Chiesa di Sant’Antonio abate

Chiesa cimiteriale a 696 m. slm., lungo la strada per il Monte Fenera.
https://maps.app.goo.gl/NJnqcRZYagZzH4KX8

 È stata la prima Parrocchiale della Colma, costruita nel ‘40; l’attuale facciata è del ‘700. In questa chiesa riposano le spoglie di Nicolao Sottile, che nacque a Lione nel 1751 da emigranti Valsesiani originari di Rossa, scrisse numerosi libri, nel 1823 fece costruire l’Ospizio Sottile al colle Valdobbia (il rifugio fu di grande importanza economica per tutta l’alta Valsesia, per secoli strada di commercio e emigranti verso Valle d’Aosta, Svizzera e Francia). Morì nel 1832 ad Ara frazione di Grignasco (Novara).

L’immagine fotografica di qualche anno fa mostra il degrado della facciata; attualmente la situazione si è ulteriormente deteriorata e gli affreschi sono quasi illeggibili: a destra della porta d’ingresso sono rappresentati i santi Bernardo d’Aosta e Sant’Antonio abate, sormontati da resti di un Ultimo Giudizio e dall’altra parte da un grande San Cristoforo. Sopra la porta una nicchia in cui è affrescata una Crocifissione.

 

 

Foto Crocifissione e parte del testo da:
https://www.facebook.com/photo?fbid=10229198859054665&set=pcb.300894008590941

Aggiornamento scheda: febbraio 2024

QUARONA (VC). Chiesa di S. Giovanni al Monte con immagine di sant’Antonio abate

La chiesa si trova in ambiente isolato in località Col a 552 m slm.
Affresco dalle dimensione di 190 cm x 210 cm, attribuito al Maestro della Passione di Quarona, risalente al XV secolo e raffigurante Sant’Antonio abate – con la tau sul mantello, fuoco nella mano destra e bastone a tau con appesa una campanella nella mano sinistra  e pellegrini Antoniani.

Bibliografia:
Giacobino, 1991 , p. 141-144; p. 147; p. 164, n. 55-56

 

Link:
https://www.chieseromaniche.it/Schede/574-Quarona-San-Giovanni-al-Monte.htm

 

 

FRANCIA – CLANS. Cappella di Sant’Antonio abate, con affreschi della vita del Santo

Clans è un comune francese situato nel dipartimento delle Alpi Marittime (regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra).
clans 1Si trova nella Vallée de la Tinée, m. 641 slm, sulla via proveniente da Nizza, all’ingresso del paese;  https://maps.app.goo.gl/PEybtHQpgGd4LfC46

La cappella è stata costruita durante la seconda metà del XV sec., per proteggere gli abitanti dalle numerose epidemie di peste che allora imperversavano nella zona. Al fine di assicurare protezione a tutti, vennero costruite cappelle ai quattro punti cardinali del paese dedicate ai santi difensori contro le malattie portate dai viandanti (Cappella di Sant’Antonio, San Giovanni, San Michele e San Rocco).
E’ dunque in una posizione strategica che si viene a trovare la cappella di Sant’Antonio abate, difensore contro le epidemie e protettore degli animali.
clans 2E’ di pianta rettangolare semplice a facciata con una porta e tre finestre.
Affrescata all’interno alla fine del Quattrocento, in aggiunta ai riquadri che raccontano la vita dell’eremita Antonio, una parete descrive la Cavalcata dei vizi.
I dipinti murali che coprono quasi tutto l’interno si possono datare al XV secolo o più precisamente al 1491.
Partendo dall’alto, si sviluppano lungo le pareti laterali, compresa la volta, su tre registri sovrapposti, composti da sei scomparti, con le scene della vita di Sant’Antonio, secondo la leggenda. Si compone di 42 scene, ma solo 29 sono ancora leggibili. Ogni scena è descritta in caratteri gotici, in lingua italiana modificata nella parlata locale.
Seguendo un modello iconografico largamente diffuso nelle regioni frontaliere delle Alpi Marittime, i sette vizi capitali sono simbolizzati da altrettanti personaggi maschili e femminili che cavalcano animali anch’essi simbolici; il corteo dei personaggi a cavallo, legati tra loro da una lunga catena, è trascinato da un diavolo nella gola del Leviatano infernale.
In alto, una Crocifissione che è stata ridipinta e restaurata. In basso Sant’Antonio attorniato da Santi.
La datazione può essere collocata fra il 1480 ed il 1510, grazie ai dettagli di certi costumi e decorazioni.
Un’atmosfera serena e raffinata emana dalla dolcezza dei colori, dalla semplicità dei decori e dalla sobrietà delle posture, permettendo di distinguere questi dipinti da altre produzioni contemporanee del territorio.
Anche se i dipinti sono ancora anonimi, si può supporre siano stati eseguiti da un artista di formazione lombarda, denominato “il Maestro di Clans

 

Link:
https://monumentum.fr/chapelle-saint-antoine-pa00080706.html
https://visionialdila.wordpress.com/2020/02/22/clans-la-cavalcata-dei-vizi/https://paulsmit.smugmug.com/Features/Europe/France/Chapels-of-Southern-Alps/Chapelle-St-Antoine-Clans/

Bibliografia:
– Viviana Moretti, Storie di Sant’Antonio Abate nelle Alpi Marittime francesi: la Cappella di Sant’Antonio a Clans, in “Bollettino della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti”, Nuova Serie LXV – LXVI – LXVII – LXVIII 2014 – 2017, pagg. 81 – 95, n. 8 imm.
– Imbert, 1948, p. 81-84 ; Roques, 1961, p. 328-329 ; Thevenon, 1983, p. 48 ; Beauchamp, 1990, p.72-74 ; Leclerc, 2003 , p. 36-41; Meiffret, 2004, p. 232-242.

TORINO. Una chiesa nascosta sotto i portici di via Po

La chiusura forzata di un museo non porta solamente ad aprire le porte delle collezioni tramite i social. C’è anche chi approfitta di questo periodo per meditare. E a pensare il proprio futuro ripartendo dalle origini.
È il caso della Fondazione Accorsi – Ometto, che in questi giorni sta rivalutando ambienti di grande fascino e assolutamente inediti da utilizzare come nuovi spazi espositivi. E lo fa andando a scavare nella propria storia. È un passato archeologico sorprendente, nascosto ma presente ancora oggi nelle fondamenta del palazzo che ospita il Museo di Arti Decorative di via Po.
SAA via po 2Percorrendo una scala da un portone laterale si potrebbe pensare di scendere in una banale cantina. Qui si apre in realtà un ambiente che lascia a bocca aperta: un lungo, ampio, corridoio voltato e sotterraneo. Siamo esattamente sotto il portico di via Po. La larghezza è la stessa del marciapiede sovrastante, la lunghezza copre l’intero palazzo Accorsi.
«Sono i sotterranei della Domus Padi (La Casa di Po) dei padri Antoniani – spiega il direttore della Fondazione Luca Mana –, gli stessi della Precettorìa di Ranverso, che qui fecero costruire un grande complesso dopo il 1616».
Per quasi duecento anni fu un punto di riferimento dell’Ordine per tutto il Nord Italia, comprendente una chiesa dedicata a Sant’Antonio abate, oggi non più esistente, ma incorporata in alcuni punti nello stesso palazzo: parti delle fondamenta sono perfettamente visibili nel sotterraneo e la cripta è ancora conservata sotto l’attuale biglietteria, che a sua volta era la sagrestia. Su via Po sono ancora presenti due colonne (chiaramente corpi estranei dell’architettura del portico) che segnalavano l’ingresso alla chiesa.
L’abside arrotondata, come testimoniato dalla planimetria fornita dal consigliere della Fondazione ing. Luigi Quaranta, corrisponde a una sala degli uffici al primo piano, dove verranno scoperti gli affreschi di Michele Antonio Milocco.
Appena usciti dalla chiesa, sulla sinistra, vi era la barocca Porta di Po del Guarini, poi distrutta dai francesi, fornendo il primo impulso per la realizzazione dell’attuale piazza Vittorio.
«Trovandosi all’ingresso sud della città il complesso, con i suoi sotterranei, venne utilizzato dagli Antoniani per la cura degli infermi delle malattie contagiose, proprio come potrebbe capitare in questi giorni», precisa Mana, mentre medita a come valorizzare questo straordinario ambiente nel futuro museo che dirige.
Tra le malattie curate dai monaci Antoniani il celebre Fuoco di Sant’Antonio, morbo dovuto al virus della varicella. Il santo viene iconograficamente ritratto con un maiale. Le bestie venivano allevate scrupolosamente dai monaci al fine di prelevare il grasso deputato alla produzione di unguenti in grado di curare le profonde piaghe provocate dal Fuoco.
Nella «Guida di Torino» di Onorato Derossi del 1781 si può leggere l’ultima puntuale descrizione della chiesa.
Nel corso del ‘700 l’edificio viene rimodernato dall’architetto Bernardo Vittone, il pittore Vittorio Amedeo Rapous dipingerà una straordinaria pala d’altare nel 1780, oggi custodita nella chiesa di Santa Pelagia, in piazza Carlina.
Nella vicina chiesa della Santissima Annunziata si trova invece la statua seicentesca di Sant’Antonio attribuita a Bernardino Quadro. Una vera e propria diaspora delle opere d’arte presenti nella chiesa quando viene soppressa a inizio ‘800 (vedi: https://www.santantonioabate.afom.it/torino-ss-annunziata-statua-di-santantonio-abate/ – Ndr)

Autore: Andrea Parodi

Fonte: www.lastampa.it, 27 mar 2020

SIENA. Pinacoteca Nazionale, “Sant’Antonio abate picchiato dai diavoli” del Sasssetta

Questo dipinto, che si deve all’estro del pittore senese Stefano di Giovanni meglio noto come il Sassetta (1392 circa – 1451), raffigura sant’Antonio abate picchiato dai diavoli, che si accaniscono su di lui con bastoni e addirittura serpenti usati a mo’ di frusta. E come se ciò non bastasse, il diavolo a destra sta trascinando il santo prendendolo per il vestito, mentre si appresta a colpirlo col bastone. I diavoli assumono le sembianze di mostruose creature a metà tra esseri umani e uccelli rapaci, anche se non riusciamo più a vedere le loro fattezze per intero in quanto volti e genitali sono stati cancellati: le abrasioni però ci consentono di vedere il disegno a stilo sottostante il dipinto, particolarmente evidente nel diavolo che sta al centro.
Le percosse dei diavoli sono simbolo delle dure prove che sant’Antonio abate ha dovuto affrontare durante il proprio periodo di meditazione nel deserto: un periodo nel quale, stando alla tradizione, si sarebbe confrontato proprio con le tentazioni e le sfide del demonio. La concitata scena è ambientata in un paesaggio montuoso (dove peraltro compare uno dei primi cieli nuvolosi della storia dell’arte italiana) che ricorda certe soluzioni dei fratelli Lorenzetti, senesi come il Sassetta: in particolare il debito più evidente sembra essere nei confronti dell’Allegoria della Redenzione conservata presso la Pinacoteca Nazionale di Siena.
Il sant’Antonio del Sassetta è custodito nello stesso museo, ma in origine la piccola tavola (è di 24 per 39 centimetri) faceva parte della predella di un polittico, in particolare della Pala dell’Arte della Lana, che l’artista dipinse per la corporazione nel 1423. Fa parte della raccolta della Pinacoteca Nazionale dal 1842.
Vicino al bordo inferiore si può notare che è stato apposto un graffito che recita “SCS ATOGNO BASTONATO DA DIAVOLE”.

Fonte: www.finestresullarte.info