PARUZZARO (NO). Chiesa di San Marcello, con immagine di Sant’Antonio abate.

L’edificio è una costruzione romanica a una sola navata terminante con abside semicircolare.
La facciata a capanna dal tetto spiovente è stata rimaneggiata; la porta di ingresso è stata rifatta, cosi come ritoccate appaiono le due monofore ai lati dell’oculo centrale.
Il fianco Nord appare restaurato, mentre il fianco Sud conserva parte della muratura originale di pietrame minuto a ciottoli disposti in modo disordinato e la monofora verso la parte absidale a doppia strombatura con archivolto formato da conci irregolari di pietra.
La parte meglio conservata è l’abside suddivisa in specchiature da lesene piatte collegate in alto da archetti pensili formati da piccoli conci di pietra; all’incrocio dei due archetti vi è un motivo decorativo di una pietra disposta a rombo.
Le finestre a feritoia hanno una strombatura molto profonda e archivolto semicircolare formato da pietre tagliate e disposte a raggiera: appaiono tagliate e ridotte da restauri. La muratura è molto rozza formata da ciottoli e pietre disposti in modo disordinato.
3 paruzzaro 1Il campanile sorge accanto alla Chiesa sul fianco Nord. È un gioiello di architettura, slanciato e armonico, spartito in più piani dalle arcate cieche. L’alta canna è suddivisa in specchiature da cornici di archetti pensili eseguiti con piccoli conci di pietra piuttosto irregolari poggianti su piccole mensole trapezoidali: sono a gruppi di tre, nei piani inferiori, a gruppi di quattro nell’ultima cornice; le finestre sono di grandezza crescente dalla feritoia dei piani inferiori alle bifore degli ultimi due; le prime finestre sono piatte, trabeate, l’ultima è con l’archivolto semicircolare e spalle rette, le bifore hanno una colonnina piuttosto rozza grossolanamente squadrata e un capitello a stampella. La muratura è di qualità migliore di quella della chiesa, perché formata solo da pietra spaccata messa in opera secondo corsi orizzontali.
Il ciclo degli affreschi della parete sinistra è probabilmente incompleto per la perdita di alcune scene dell’infanzia di Cristo. Dai recenti restauri è emerso che gli affreschi continuavano 30 cm circa al di sotto dell’attuale piano di calpestio. Un Giudizio Universale è raffigurato con l’iconografia consueta, con Dio Padre, Maria e Gesù, dietro vari Santi e Sante. Al di sotto l’Arcangelo Gabriele pesa le anime dei Beati, alla sinistra i dannati che vengono introdotti, da un altro Angelo vestito con corazza, nella porta dell’Inferno mentre un diavolo infligge le pene.
4 paruzzanogrande_parete_destraL’unico affresco datato e firmato, nel 1488 da Giovanni Antonio Merli, è quello racchiuso in un riquadro della parete sinistra rappresentante la Madonna in trono che allatta il Bambino, con a fianco san Grato e san Rocco.
Il rilievo e la raccolta dei dati durante la fase di restauro hanno permesso di stabilire la presenza di tre fasi successive e talora sovrapposte nelle pittura della parete destra: la prima, probabilmente di fine Trecento, è estremamente lacunosa e verificabile soltanto in alcuni lacerti e nella parte bassa della scena della Crocifissione e dei Santi limitrofi. Sulla parete destra, in tre fasce parallele, inquadrati da cornici dipinte di colore rossiccio, sono rappresentati gli avvenimenti della passione di Cristo, dipinti in parte intorno al 1463 (data trovata incisa) e completati nel secondo decennio del 1500 da Sperindio Cagnoli.
Le scene della Passione risalenti alla seconda metà del ‘400 sono attribuite al “Maestro di Postua” (VC) e si trovano nelle due fasce superiori e rappresentano: Ultima cena, Lavanda dei piedi, Gesù nell’orto del Getsemani, Giuda prende i trenta denari, Il bacio di Giuda, Gesù davanti ad Anna, La Flagellazione, Gesù davanti a Pilato, ancora davanti a Pilato, Gesù davanti a Erode, Gesù ritorna da Pilato. Nella seconda fascia: Giuda riporta i trenta denari, Impiccagione di Giuda, Gesù condannato a morte, Pilato si lava le mani, Sulla via del Calvario Gesù sale portando il legno della croce, La Crocifissione, Morte di Gesù, Gesù deposto dalla croce, Gesù posto nel sepolcro, Il sepolcro viene sigillato e si dividono le vesti, Discesa agli Inferi dai Santi Padri, Resurrezione, Cena di Emmaus.

Nella terza fascia, attribuita a Sperindio Cagnoli: la Beata Panacea, sant’Antonio abate, a sinistra di una Crocifissione con san Marcello e san Siro, poi la figura di santa Liberata con due bambini in fasce.

Anche gli affreschi dell’abside sono opera di Sperindio Cagnoli: nel catino absidale il Cristo nella mandorla contornato dai simboli degli Evangelisti; nel cilindro absidale vi sono le figure degli Apostoli; nella fascia sottostante sono raffigurate scene ispirate alle opere di misericordia corporale, alquanto consunte, ma che rivelano un’ottima fattura e forse una mano più esperta. Nell’arco trionfale, sopra l’altare, l’Annunciazione. Posti nella parte inferiore sono san Marcello Papa, sopra il quale è riportata un indulgenza rilasciata nel 1524 e san Siro Vescovo.

 

Info:
All’interno del cimitero. Parrocchia di Paruzzaro, tel. 0322 53143

Links:
http://www.comune.paruzzaro.no.it
http://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Marcello_%28Paruzzaro%29

Bibliografia:
– A. BRAGA, Paruzzaro: storia, arte, terra, società, Ed. Comune di Paruzzaro NO, 2001
– P. VERZONE, L’architettura romanica nel novarese, voll. 1-2, Ed. Cattaneo, Novara, 1935-36

Fonte:
http://archeocarta.org/paruzzaro-no-chiesa-di-san-marcello/

AROLA (VCO). Chiesa di Sant’Antonio abate

L’edificio, che si affaccia sulla sponda occidentale del Lago d’Orta (615 m. slm), è situato su un’essenziale arteria che collega, attraverso la Colma de Civiasco, il Cusio e il Lago Maggiore a Varallo e la Valsesia.
https://goo.gl/maps/9ujxZ5zPvJGyxXhJ8

Trattasi di un piccolo oratorio con pronao sostenuto da 4 colonnine ed un campanile metallico. Fu ricostruito su un edificio più antico e confina con il cimitero adornato con una Via Crucis dipinta da Giovanni Avondo (1885).
La chiesa era stata edificata dove esisteva una cappella molto antica risalente al Medioevo dedicata a Sant’Antonio abate.
Nel 1726, il sacerdote arolese “Don Giulio Ceruetti” lascia, per testamento, tutti i suoi beni all’oratorio affinché la primitiva chiesa fosse ampliata; i lavori furono realizzati dal suo successore “Don Bertarelli” nel 1728. L’attuale portico è del 1898.
All’interno, poca decorazione, una volta dipinta da fregi floreali, sopra l’altare in legno un medaglione mostra angioletti, tre quadri quattrocenteschi che inquadrano il coro. Accessibile con una scala, uno splendido balcone sovrasta il portale d’ingresso.

Ma il tesoro di questa chiesa si trova sulla parete a sinistra, decorata d’un affresco di grande valore artistico, databile al XV secolo e attribuito a Giovanni De Campo che raffigura, in 10 quadri, la Storia di Sant’Antonio abate detto anche l’Egiziano.
Ogni quadro illustra un episodio della vita del Santo secondo la “leggenda di Patras“, di volta in volta, la sua fuga da Patras e la partenza per Pispir nel deserto egiziano, le tentazioni del demonio, il suo incontro con Sant’Hilarione, sant’Antonio ed i suoi discepoli, il suo arrivo sul Monte Qolzom in Tebaide dove il diavolo gli appare ancora….

Nella campata a sinistra del ciclo, una bella e grande immagine del Santo (alta quanto i due registri delle Storie).

 

 

Bibliografia:
Dorino Tuniz, L’abate Antonio: dalla Vita di Atanasio alla Legenda di Patras nell’oratorio di Sant’Antonio di Arola, in: “Novarien” n. 45 , 2016

Link:
http://www.arola-villaggio.it/patrimoine_religieux/patrimoine_religieux_it.html

ALTO SERMENZA (VC), fraz. Rimasco, loc. Priami. Cappella di San Antonio

Il comune di Alto Sermenza  è stato istituito il 1º gennaio 2018 dalla fusione dei comuni di Rima San Giuseppe e Rimasco, in Valsesia.
La cappella sorge, a 1000 m. slm, lungo il sentiero che da Rimasco conduce a Ferrate, è isolata e si trova più in basso e poco distante dal borgo di Priami.
https://goo.gl/maps/iALLZnViBxRKz1aaA

Si tratta di un piccolo edificio (interno lunghezza m 1,95, larghezza m 2,05) non correttamente orientato; la facciata infatti è volta quasi completamente a est. Scarsissime e soprattutto sintetiche sono le indicazioni documentarie su questo edificio; esse permettono solo di attestarne l’esistenza e la funzione di probabile cappella ad orandum.
Per la sua collocazione isolata, lungo la mulattiera della Val d’Egua, nel tratto che da Rimasco sale a Ferrate, fu cappella di transito. Si può ipotizzare la presenza di un portico, successivamente rifatto o ristrutturato, proprio in rapporto alla sua funzione, senza poterlo provare con certezza:
“Capelletta di S. Antonio in Priami aperta e nuda” è infatti la sola e più antica descrizione (1596). Riguardo la data della sua costruzione, l’unico elemento oggi a disposizione è l’anno 1552, dipinto nello chevet plat, da considerare quale termine ante quem.


Un problema è costituito dalla dedicazione di questa cappella. La titolazione documentata è a S. Antonio e non è specificato se abate o da Padova; quella tuttora confermata oralmente, in ambito locale, è a S. Antonio da Padova: infatti una statua del santo, rubata alcuni anni or sono è stata sostituita da una tuttora presente nella nicchia sopra l’altare.
Risulta però anomala l’assenza negli affreschi di un’immagine di S. Antonio e, per contro, la presenza di S. Giacomo, dipinta nella piccola nicchia dello chevet plat. La figura di S. Giacomo maggiore, nell’iconografia del pellegrino, potrebbe far pensare ad una diversa titolazione originaria.
Al 1992 risale un intervento di “Montagna antica, Montagna da salvare”, commissione del C.A.I. (Club Alpino Italiano) di Varallo riguardante soprattutto il rifacimento del tetto.
rimasco 1Le immagini dipinte sulle pareti e sulla volta della cappella, nonostante la data avanzata, presentano iconografie ancora medievali e un evidente carattere devozionale. La Vergine in trono con il Bambino compare su tutte le tre pareti accanto ai santi, quasi a maggior garanzia di protezione.
Sono infatti presenti S. Sebastiano e S. Fabiano, invocati contro le epidemie, oltre a S. Bernardo d’Aosta e S. Defendente; mentre S. Giacomo maggiore è nella nicchia dello chevet plat. L’intensa devozione nei confronti di queste immagini, i poteri ad esse assegnati e pratiche di culto che comportano un contatto fisico da parte dei fedeli, fenomeni ampiamente diffusi nel Medioevo e già studiati (Rigaux (a), 1996), sono provati dai numerosissimi disegni, soprattutto animali, croci e iscrizioni, incisi sui dipinti. Le date incise sugli affreschi confermano il protrarsi nel tempo di questa forma di religiosità popolare. Anche alcuni danni, per esempio in corrispondenza degli occhi di S. Bernardo, sembrano essere riconducibili ad una pratica apotropaica riscontrabile in diverse cappelle della valle.
I dipinti sono di modestissima fattura, anche se probabilmente alterati da ridipinture, ad eccezione di S. Defendente. Essi rientrano in una produzione artigianale alla quale appartiene Graziano Scolari e che trova confronti in numerose cappelle lungo i sentieri quali, per esempio, quella del Selletto, lungo la strada che conduce a Seccio o del Chiesetto di Rimasco. Sono proprio gli affreschi di questa cappella (1558) ed uno votivo in S. Giovanni al Monte (1555) che sembrano presentare maggiori affinità con i dipinti di Priami.
Le iconografie come il repertorio decorativo sono riproposti in modo seriale, rifacendosi ancora a schemi superati quali, per esempio, i broccati dei drappi nei troni o dei vestiti; peraltro i piccoli fiori impiegati nei fondali (nella Maiestas Domini di Priami o negli sfondi a riquadro del Chiesetto di Rimasco) non sembrano essere un’innovazione felice.

 

Documenti manoscritti:
– ASDN, I, A. V. 1596, vescovo Bascapè, t. 285, f. 293v: Visita delli oratorii e capelle fatta per il rev. Vicario di Scopello nel 1596
– ASDN, I, A. V. 1697, vescovo Visconti, t. 217, f. 187v-188r: ordini della parrocchia di Rimasco (altra copia in ASDN, I, A. V. 1760, vescovo Balbis Bertone, t. 313/1, f. 557v e ASPRS, 142)
– ASDN, I, A. V. 1788, vescovo Balbis Bertone, t. 361, f. 383v: Primo Indice ove sono descritte le chiese, oratori e cappelle, le confraternite…

Bibliografia:
– Fantoni – Fantoni, 1993, p. 38; Fantoni – Fantoni, 1995, p. 39; Cucciola – Fantoni – Ragozzi, 1997, p. 30; Fantoni – Ragozzi, 1997, p. 52; Fantoni – Ragozzi, 2003, p. 31; Minonzio, 2005, p. 132-135

Link:
https://www.alpecamporimasco.it/lantico-borgo-di-priami/

VALDUGGIA (Vc), fraz. Rasco. Chiesa di Santa Maria Assunta, con immagine di sant’Antonio abate.

rascoSituata a 745 m. slm. La piccola chiesa sorge a circa 2,5 km da Valduggia, posta al di sopra del villaggio di Rasco, lungo una strada che conduce a Castagnola.

L’atelier attivo nella chiesa è lo stesso che lavorò nella piccola cappella di San Rocco a Barengo nel 1501 nell’ambito dei figli di Tommaso Cagnola.
La famiglia feudale dei Tornielli fece costruire l’edificio per proteggere la comunità dalle numerose epidemie di peste che colpirono il territorio di Novara in quel periodo.
Affinità stilistiche sono evidenti fra le due figure di Sant’Antonio Abate, dell’angelo di Barengo e del San Rocco di Rasco.


Bibliografia:

Bianchi, Portaluppi, 2000,
Giacobino, 1991, p. 122; p. 165, n. 72

PREMIA (VCO). Cappella della Motta con immagine di sant’Antonio abate

Cappella a 750 m. slm,  larga c. 2 m e profonda c. 3 m.
Piccola cappella aperta a base rettangolare, chiusa da un muretto con cancello di ferro, volta a botte e tetto di piode, orientata verso est. Un piccolo altare è eretto contro la parete di fondo decorata da un affresco. Non c’è dedicazione conosciuta. La cappella è designata col nome della frazione presso la quale è situata.
La cappella della Motta è in tutto simile alla cappella della Brenza di Premia tanto per la struttura e le dimensioni quanto per la decorazione che offre un’immagine analoga della Vergine con Gesù Bambino e di san Rocco.
Si può dedurre che le due cappelle siano coeve, anche se mancano le fonti per rintracciare la storia della cappella della Motta, i santi rappresentati (S. Rocco e S. Antonio) e la similitudine con la cappella della Brenza con affresco datato 1515, lasciano pochi dubbi che si tratti di una cappella votiva dopo la peste del 1513 che infestò la valle Antigorio. All’inizio del Seicento lo storico Giovanni Capis scriveva: ” … l’Ossola superiore è stata più volte infetta dal contagio di peste e … per il più l’infettione è stata introdotta dalli huomini di Croveo e Baceno della Valle Antigorio… la prima fu dell’anno 1513 … fino al primo di Dicembre dell’istesso anno 1513…… in tutte le terre circonvicine [a Domodossola] furono fabricati oratorij a SS . Rocco e Sebastiano… ” (Capis, 2a ed, 1968, p.115-116).
Alla stessa categoria d’immagini votive appartiene anche l’affresco della cappella di san Giovanni Battista di Crodo, datato 1515, con i santi Antonio da Padova e Sebastiano.

Decorazione pittorica: L’affresco è attribuibile alla bottega novarese dei fratelli Cagnola sulla base di considerazioni stilistiche e sulla ricorrenza di modelli che si ritrovano nella vicinanza della cappella della Motta (a Premia: cappella della Brenza, oratorio di santa Lucia di Uriezzo; a Baceno: decorazione del presbiterio e della cappella del Rosario nella Parrocchiale di san Gaudenzio; a Crodo: canonica, oratorio di san Giovanni Battista con affresco datato 1515; a Montecrestese: oratorio di Viganale con affresco datato 1516 e firmato Francesco Cagnola) e in molte chiese del novarese.

 

Bibliografia:
De Maurizi, 1927, p. 122 ; Bertamini, 1977, p. 65-67
Capis, 1968, p.115-116 (1a ed. 1673); Bertamini, 1986, p. 155-156