TEMÙ (BS) Chiesa parrocchiale di San Bartolomeo con immagini di s. Antonio abate

La struttura della chiesa parrocchiale è seicentesca, ma ha subito profonde ristrutturazioni nei secoli XVIII e XIX.

Sulla facciata spiccano i tre grandi mosaici di don Mino Trombini (1932 – ) che raffigurano S. Alessandro, S. Bartolomeo e S. Antonio abate, a destra, vedi foto in alto. Il Santo tiene con la mano destra un libro aperto e con la sinistra un bastone cui è appesa una campanella.

Aveva un altare dedicato a s. Antonio abate e conserva una pala d’altare di 350 x 270 cm, raffigurante la Madonna col Bambino (in alto) e, diversi Santi, tra cui s. Antonio abate (in basso a destra), racchiuso da una cornice dorata coeva che, dal tipo di decorazione, si può supporre proveniente dall’ambiente bresciano.

Sant’ Antonio, con la barba bianca biforcata, tiene le mani appoggiate su un bastone cui è appesa una campanella.

Il lavoro è stato eseguito nel 1605, come è attestato dalla data apposta sulla sua base. L’autore della cornice è ignoto.

 

 

Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1r070-00062/

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0300082144

MANDURIA (TA). Chiesa della Purificazione di Maria o di San Cosimo, con immagini di s. Antonio abate

Fino al 1699 esisteva in Casalnuovo/Manduria una cappella dedicata a S. Antonio abate. In quell’anno fu demolita per erigere una chiesa più grande che accogliesse la Confraternita della Purificazione. Dopo la ricostruzione, fu denominata Chiesa della Purità/Purificazione di Maria, meglio conosciuta dai fedeli come Chiesa di S. Cosimo.

All’interno della nuova chiesa, a sinistra dell’ingresso, proprio nel luogo in cui sorgeva l’antichissima cappella, si conserva una nicchia con un affresco della prima metà del XVIII secolo raffigurante sant’Antonio abate in atto di pregare, con accanto un maiale; il braccio sinistro regge un bastone con appesa una campanella. Accanto ha un libro dove si legge “Mihi, credite fratres, pertimescit Satanas piorum vigilias” (“Credetemi fratelli, Satana teme molto le veglie dei pii”).
Il dipinto, di autore ignoto e di ambito pugliese, risale — secondo il Guastella — alla prima metà del secolo XVIII. Esso misura 171 x 190 cm. Recentemente l’affresco è stato restaurato. Vedi immagine in alto.
L’antica cappella era piuttosto ampia, presentava la volta a tegole e un solo altare dedicato al Santo, che era raffigurato in una pittura. Non si conosce la data della sua edificazione, ma certamente era esistente da molto tempo; infatti, su i due lati della nicchia si trovano i resti di altri affreschi, sicuramente molto più antichi perché richiamano i canoni dell’arte bizantineggiante.

All’interno dell’attuale chiesa sono presenti altre due dipinti raffiguranti sant’Antonio abate.
Il primo è un tondo di 60 cm di diametro, olio su tela, datato dal Guastella XVIII secolo, collocato in alto sulla parete absidale, sopra l’altare e raffigura il busto del Santo.

Il secondo è un olio su tela di 69 x 24 cm, datato secolo XIX-XX, che si trova attualmente nella sagrestia e raffigura il Santo mentre legge un libro e tiene nella mano destra un bastone con terminazione a “L” cui è appesa una campanella.
Nella chiesa è conservata è anche una statua del Santo di recente datazione.

 

Link e immagini da:
https://www.manduriaoggi.it/?news=63778

BORGO VELINO (RI). Chiesa dei SS. Dionigi, Rustico ed Eleuterio, detta “di Sant’Antonio abate”

Sorge poco fuori dall’abitato, sulla riva sinistra del fiume Velino,
https://maps.app.goo.gl/NBMmhxmwXmGkhqES8

 

L’edificio è databile al secolo XII ma conserva frammenti scultorei murati in facciata risalenti ai secoli VII e VIII secolo.
Vi è anche una lastra con dedica alle ninfe di Diana.

 

Detta popolarmente “di Sant’Antonio abate”, conserva all’interno la statua moderna del Santo che viene portata in processione a Gennaio durante la sua festa.
La statua  raffigura sant’Antonio con saio chiaro, scapolare e mantello con la tau. Tiene nella mano sinistra un libro su cui è una fiamma; la destra impugna un bastone a tau cui è appesa una campanella. Un maiale scuro è accucciato ai suoi piedi a destra.

 

Link:
https://velino.it/la-nostra-terra/territorio/bellezze/173-chiesa-s-dionigi-rustico-e-eleuterio

GILDONE (CB). Chiesa parrocchiale di San Sabino, tela con s. Antonio abate, 1542

La chiesa è nata in epoca medioevale, ma deve il suo attuale aspetto a rifacimenti del 1690. Medioevale è il portale murato sul fronte laterale destro della chiesa, ad arco a tutto sesto poggiante su colonnine stilizzate. Con gli interventi successivi la fabbrica ha mutato orientamento ed è stata allungata.
Riaperta nel giugno 2023 dopo i restauri per i danni causati dal terremoto di qualche anno fa.

La chiesa, a pianta basilicale, è a tre navata con coro e priva di transetto. Il fronte principale ha un portale rettangolare settecentesco modanato sormontato da torre campanaria quadrangolare. Sul fronte laterale sinistro si apre un portale squadrato in pietra calcarea sormontato da lunetta, invece sul fronte destro è murato l’antico portale di epoca medioevale, con arco a tutto sesto poggiante su colonnine con capitelli corinzi. La struttura è in muratura portante, con facciata in pietra ed intonaco.

La chiesa ha sei altari: il Maggiore; S. Maria del Monte Carmelo; SS. Rosario; S. Maria di Costantinopoli; S. Maria dell’Annunciazione e S. Maria delle Grazie. L’interno contiene molte statue, il Coro in legno pregiato con la raffigurazione sul pannello centrale del simbolo della Trinità con al centro l’Occhio di Dio. Nella parte centrale la nicchia del Sacro Cuore. L’interno fu  decorato nel 1925 dall’artista Michele Di Tullio di Pescopennataro (IS).

La chiesa conserva una pala a olio su tavola, raffigurante “Madonna di Loreto tra Sant’Antonio abate e Sant’Antonio di Padova”, datata 1542, di autore ignoto.
Un tempo nella chiesa di sant’Antonio abate, vedi scheda , ora nel transetto della Parrocchiale.  Nella lunetta, sullo sfondo di un paesaggio, è raffigurato Cristo in croce tra la Madonna e San Giovanni Evangelista.
La parte centrale della pala mostra la Madonna di Loreto con il Bambino, incoronata da una coppia angelica e fiancheggiata dai Santi Antonio abate, a sinistra, e Antonio di Padova a destra. Nella predella sono raffigurati a mezzo busto, gli apostoli con al centro Cristo benedicente. La cornice presenta due colonne intagliate con girali di vite.
«La pala di Gildone rappresenta una delle opere più interessanti e meno studiate nel panorama cinquecentesco molisano. Citata già dal Masciotta come opera quattrocentesca di un pittore di scuola umbra, riferendone la data presente ad un trasporto o ad un restauro, la Mortari, nel suo testo sul Molise, ne sottolinea la maggiore disinvoltura del linguaggio nella lunetta rispetto alla pala (cfr. Mortari E., Molise. Appunti per una storia dell’Arte, Roma 1984, p. 111, fig. 159), mentre nello spazio dedicato al Molise in “La pittura in Italia” dell’Electa viene riportata come attardato prodotto locale (cfr. La pittura in Italia, t. II, 1988, p. 510). Uno studio più attento del testo pittorico e del suo contesto permette alcune precisazioni. Innanzitutto lo studio dei due stemmi ai lati della predella, rimandano alla famiglia Carafa, proprietaria di Gildone dalla seconda metà del XV a tutto il XVI secolo, ed in particolare a Porzia e Vincenzo Carafa, signori del paese proprio nell’anno riportato sulla cornice, il 1542. Se a questo si aggiunge la notizia riportata dalla storiografia locale, relativa alla provenienza della pala dal Convento degli Agostiniani, fondato a Gildone dal padre di Porzia, Girolamo Carafa, si affaccia come ipotesi quella di una committenza dell’opera per la chiesa del Convento da parte di Porzia e Vincenzo a gloria ed onore della famiglia Carafa. Dal punto di vista formale e stilistico la tavola respira, indubbiamente, aria centro-italiana, filone del resto ancora fortemente presente e attivo nell’ambito della cultura figurativa meridionale agli inizi del Cinquecento, grazie sia alla presenza di opere di esponenti di quel contesto (Perugino, Pinturicchio) sia per la discesa al sud di pittori di cultura pienamente umbro-romana. Esempio chiaro ed importante di questo innesto è la forte influenza che la presenza a Napoli di Cesare di Sesto ebbe sulla formazione di una figura chiave del Cinquecento napoletano come Andrea Sabatini, al cui ambito in qualche modo sembra ricollegarsi anche quest’opera. L’impostazione arcaica della tavola centrale, ribadita dall’andamento compositivo e formale dei discepoli nella predella, lascia il posto, però, nella Crocifissione della lunetta, ad un linguaggio maggiormente moderno ed intenso: la drammaticità della scena in primo piano si riflette nell’opprimente cielo plumbeo dello sfondo rigato dal rosso del tramonto, simbolo di passione e presagio di morte.»

Sant’Antonio abate  è raffigurato con la barba bianca; indossa saio bianco e mantello scuro; tiene nella mano destra un libro chiuso e nella sinistra un bastone. Il muso di un maiale  scuro spunta dietro il Santo, alla sua sinistra.

 

 

Link e parte del testo:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1400016693-2

Info sulla Chiesa:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/1400075048

BRESCIA. Chiesa di San Giuseppe, dipinto con s. Antonio abate, inizi XVII secolo

La chiesa fu edificata tra il 1531 e il 1534 dai Francescani, negli anni successivi fu costruito il convento. La chiesa conserva molte tele e affreschi realizzati tra Cinquecento e Settecento.

La Cappella dei santi Antonio di Padova e Antonio abate, collocata in testa alla navata destra, undicesima cappella, ospita una tela raffigurante i santi titolari. Pregevole è anche l’altare, datato 1630. L’alzata per le candele è un lavoro di grande maestria tecnica, attribuibile alla bottega dei Corbarelli. Al di sopra si eleva una piccola tribuna con quattro colonnine slanciate e tre piccole nicchie in marmo nero, entro le quali è dipinta a olio una Annunciazione. Davanti all’altare si trova la tomba del vescovo Mattia Ugoni, cui un tempo era dedicata la cappella e che pose la prima pietra della Chiesa.

«Il dipinto proviene dalla quinta cappella destra, in origine dedicata a Sant’Antonio, dove Faino nel suo Catalogo delle chiese in Brescia compilato tra il 1630 e il 1668 segnala “lavori” di Girolamo Rossi. Successivamente il Paglia nella prima versione del Giardino delle Pitture, anteriore al 1676 (v. Prestini, 1989, p.88), vede nella cappella un Sant’Antonio abate e Sant’Antonio di Padova di mano, però, di Girolamo Romanino che deve essere spostata, mentre per l’undicesimo altare a destra annota che qui “anderà” l’altare di Sant’Antonio da Padova. … Nel corso del secolo XVII passa dal quinto altare all’undicesimo destro. D’altra parte il Paglia nella seconda versione del Giardino, anteriore al 1713 (citato nell’edizione di Boselli del 1959), recupera l’attribuzione a Girolamo Rossi. A quest’epoca, comunque, il dipinto di cui parla Paglia è certamente il nostro che già Averoldo nel 1700 segnala nella cappella in capo alla navata destra come “Sant’Antonio abate e Sant’Antonio da Padova di mano del Palma il Giovane con l’aggiunta del Bambino da parte di un pittore poco esperto”. Appare più opportuno, perciò, considerare lo spostamento del dipinto anteriore alla testimonianza di Averoldo. L’attribuzione al Palma rimane fissa fino al contributo di Morassi che, invece, propende per un “ignoto bresciano di inizio ‘600”. In seguito sia Dorosini (1961) sia Prestini (1983) riprendono l’attribuzione a Palma che viene definitivamente abbandonata nel notevole volume del 1989 (Prestini, 1989, p. 170).
Volendo definire un poco la figura dell’artista, autore del dipinto in esame, risulta che il dato più evidente è il forte richiamo alle opere di Antonio Gandino. Infatti la produzione dipinta da Gandino nel primo decennio del secolo offre al nostro anonimo la tipologia della figura di Sant’Antonio abate, quasi una ripresa del medesimo santo che compare nella Madonna con sant’Antonio abate e san Francesco (pubblicato in Baio, 1996, fig.2). Anche il morbido paesaggio sullo sfondo rimanda al Gandino, sebbene in una accezione più semplificata». (1)

Olio su tela di 271 x 166 cm, opera attribuita al pittore bresciano Antonio Gandino (1560  – 1631) e datata al primo decennio del Seicento. Raffigura “Sant’Antonio di Padova e sant’Antonio abate”.
Sant’Antonio, a destra, è raffigurato con barba bianca, saio e mantello; le mani sono appoggiate su un bastone a tau. Lo sguardo è rivolto al cielo.

 

 

Link:
(1) https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0300149241

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Giuseppe_(Brescia)