DECIMOMANNU (CA). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Corso Umberto, 59
https://goo.gl/maps/N3cYXRT4PymnCpTd6

 

La chiesa fu edificata nel XV secolo in stile gotico catalano. La Parrocchia è stata eretta nello stesso secolo.
La sua facciata è stata restaurata più volte; nel 1923 fu realizzato il timpano e convertita in circolare la forma rettangolare del finestrone.
Il portale è di stile lombardo, ad arcate concentriche, che poggiano su pilastri polistili.
A sinistra della facciata si erge il campanile che nel 1815 fu sopraelevato per ottenere una cella campanaria, ma purtroppo non si tenne conto dello stile dell’edificio.

L’interno della Chiesa è formato da una navata frammezzata da tre archi a sesto acuto e fiancheggiata a destra dalle cappelle più antiche, pure con archi a sesto acuto e con volte a crociera, e a sinistra da cappelle più recenti, con archi a tutto sesto e a volte a botte.
Il soffitto della navata è di tavole di legno, sostenute da travi lignee.
Nel coro e nell’abside sono ancora riscontrabili forme strutturali del Medioevo.
L’altare maggiore fu fatto costruire dal can. Giacomo Spiga; in origine erano di marmo solo la mensa e il paliotto, il resto in legno dorato. Ma nel 1789 esso fu tutto completato in marmo.
Conserva oggetti e arredi antichi, tra essi: una pila per l’acqua santa del secolo XVI; il fonte battesimale, su base di marmo con intarsi, che reca la data 1744; oggetti in argento (Croce parrocchiale con lo stemma crociato dei Trinitari; Croce d’altare con piede; reliquario di Santa Greca e lampada lavorata a sbalzo e cesellata del secolo XVIII).

Statua di s. Antonio sull’altar maggiore. Il Santo regge con la mano destra il libro su cui è il fuoco, con la sinistra tiene il bastone a tau.

 

Link:
https://www.comune.decimomannu.ca.it/vivere-decimomannu/architettura-religiosa/chiesa-di-santantonio/

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/38121/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

TORRALBA (SS). Chiesa campestre di Sant’Antonio abate

La chiesa sorge presso la SS 131 bis, su un ciglione a circa due chilometri dall’abitato.
https://goo.gl/maps/ExZX49ERSxzoMhfL9

 

Costruita nel XVII secolo utilizzando conci irregolari di piccola pezzatura a vista, è un edifico di ampie dimensioni e presenta una facciata con ampio portale sovrastato da timpano, con copertura a doppio spiovente si cui svetta un campaniletto a vela.
Sul lato destro si evidenziano i grandi contrafforti, con il portale laterale, e vi sono le cumbessias (alloggi destinati ai fedeli durante il periodo di pellegrinaggio).

L’aula interna ha pianta a croce latina.
La chiesa conserva un altare ligneo intagliato e dorato del diciottesimo secolo.

 

A pochi metri dall’edificio, verso est, si trova un’altra chiesa, anch’essa dedicata a sant’Antonio abate, risalente al Medioevo e ridotta allo stato di rudere.
Rimangono parte delle pareti e l’abside.

 

La festa di Sant’Antonio. Il 16 gennaio, i Vespri seguiti dalla celebrazione della Messa. Alla fine nell’ampio piazzale antistante la Chiesa, la benedizione e l’accensione del grande falò. Per finire, la favata offerta ai partecipanti. Il giorno 17 si celebra la Messa.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_(Torralba)

VALVARRONE (LC), frazione Introzzo. Chiesa di Sant’Antonio abate

L’ex comune di Introzzo dal 2018 si è fuso in quello di Valvarrone.
Via Sant’Antonio, 20
https://goo.gl/maps/YW8e3NtN5HFegMZg9

 

Sorge in posizione isolata rispetto al centro dell’abitato. La fondazione della chiesa risale al 1455, come attestano anche le finestre tamponate e alcuni frammenti d’affreschi all’interno.
Nella seconda metà del Seicento fu rifatto il presbiterio.
Intorno al 1771 la chiesa fu ampliata verso monte e verso la piazza, con la costruzione delle volte a botte e vele in tre campate e un nuovo presbiterio. Fu inoltre alzato il campanile. Attualmente fa parte della Parrocchia di San Martino (Sueglio).

Edificio a pianta rettangolare ed aula unica. La facciata è a capanna, con unico portale d’accesso con profili in pietra e apertura rettangolare al centro. A sinistra, a filo con la facciata, sorge la torre campanaria, con cella coperta da cuspide metallica.

L’interno non presenta suddivisioni spaziali: le campate, coperte da volte a botte lunettate, sono delimitate da lesene con arcate aggettanti rispetto ai perimetrali. Una serie di aperture rettangolari che si aprono nella parte inferiore e sopra l’attacco delle volte del fianco destro, illuminano l’interno. Le superfici sono intonacate con tonalità differente e qualche motivo decorativo nelle volte.
Sant’Antonio abate è raffigurato sullo stendardo posto dietro l’altare principale mentre intercede presso la Madonna con il Bambino per salvare le anime del purgatorio. A destra c’è la statua che lo rappresenta con tutti i suoi simboli: il bastone con il campanello e il maiale. (Immagini in basso.)

 


La festa.
Sant’Antonio era considerato dalla popolazione uno dei “mercanti della neve”, perché in passato si diceva che durante la settimana della sua festa la neve scendeva abbondante in valle.
La sera precedente la festa venivano accesi dei falò in suo onore. Alla mattina del 17 gennaio veniva celebrata la messa durante la quale le persone portavano un sacchetto di sale che veniva benedetto, per poi essere dato da mangiare agli animali come protezione dalle malattie.

 

Link:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=14302

https://mappedicomunita.liberisogni.org/introzzo/santantonio/

https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1n090-00057/

LUZZANA (BG). Chiesa di Sant’Antonio (abate) Abbandonato

Via Valle dell’Acqua
https://goo.gl/maps/mwjQE6PcAVFNZ5WZ9

 

La prima testimonianza scritta dell’esistenza della chiesa è in una nota dell’allora parroco don Bartolomeo Federici del 7 ottobre 1780.
Nel 1816 fu effettuato un restauro generale, un successivo nel 1901.
Ancora nel 1921 e nel 1939 furono realizzati altri restauri. Oggi la chiesa è anche nota con l’appellativo di “Santuario”.

La chiesa posta in val dell’Acqua è all’ombra di un piccolo boschetto di conifere, sulla sua destra un piccolo anfiteatro e sulla sinistra un edificio rustico completano il pianoro.
Una scalinata di pochi gradini in pietra, confinata da muretti in calcestruzzo, porta ad un piccolo sagrato, per metà coperto da un portichetto. Quest’ultimo formato dalla copertura (a quattro falde) che prosegue rispetto alla pianta dell’edificio, si poggia su due pilastri in mattoni pieni di laterizio. La facciata intonacata di colore giallo, è caratterizzata da un ampio arco a tutto sesto, con cornice in laterizio, completata da una cancellata in ferro, che nell’insieme, formano l’unico accesso alla chiesa.
Sulla destra dell’edificio è presente una piccola torre campanaria; essa ha struttura muraria in pietra a vista posata con regolarità su letti di malta, il campanile si completa con una cella campanaria a quattro archi a tutto sesto e una copertura a quattro falde in laterizio.

L’interno a navata unica ha pareti intonacate di colore bianco, arricchite solo da pochi quadri. L’altare, molto modesto anch’esso, ha un’immagine di s. Antonio ed è posto su di un gradino anticipato da un piccolo leggio; assieme compongono il presbiterio. Una piccola finestra semicircolare, senza serramento, posta sulla sinistra aumenta la luce proveniente dall’ingresso.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/31671/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abbandonato

VALMANDRERA (LC). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Piazza B. Citterio,1 /Via S. Giuseppe, 5
https://goo.gl/maps/z9cie4AnXCspoiHa7

La chiesa sorse nel ‘400 come semplice oratorio sui terreni della famiglia Bonacina, in località Pessina.
Fu S. Carlo Borromeo che nel 1566, coerentemente con la rapida crescita della popolazione insediata in questa località, decise di promuoverla a nuova sede della parrocchiale di Valmadrera.
Dopo un primo intervento di ampliamento nel ‘600, a partire dal 1782 venne stilato dall’architetto Clemente Isacci il primo progetto per la nuova chiesa. La costruzione iniziò nel 1791. Alla realizzazione dell’edificio, interrotta nel 1793 per motivi economici e ripresa nel 1811, presero parte Giuseppe Pollak, Giuseppe Bovara, Simone Cantoni e Pietro Gilardoni. La chiesa fu consacrata nel 1834 dal Cardinale di Milano, Carlo Gaetano Gaisruck, con la struttura architettonica che conserva ancora oggi.
Nella seconda metà del 1800 venne realizzata la decorazione interna.  Risalgono invece alla prima metà del ‘900 il campanile e le due cappelle ai lati dell’ingresso.
Chiesa e affreschi furono restaurati nel 2013-16.

All’esterno l’edificio si presenta intonacato e privo di elementi decorativi con grandi aperture semicircolari. Al Bovara si devono la facciata, in puro stile neoclassico, e la sistemazione dell’interno; suo è l’altare maggiore. La facciata, suddivisa in due ordini, presenta nell’ordine superiore la finestra semicircolare centrale conclusa da timpano triangolare. L’ordine inferiore, che si estende fino a comprendere in facciata le ali, costituite dalle cappelle del Sacro Cuore e della Madonna di Lourdes (sul lato sinistro nei pressi del lato di ingresso in corrispondenza dell’abside della vecchia chiesa), è costituito dalla successione di piedistallo, lesena, architrave a due fasce, fregio con una iscrizione che ricorda il Santo titolare della chiesa e cornice. Sono presenti tre ingressi: quello centrale e due laterali che danno accesso alle cappelle. Lungo il fianco occidentale tra le lesene sono presenti finestre semicircolari e finestre binate con balaustra soprastante.
A sinistra della facciata è il campanile cinquecentesco con bugnato angolare in pietra, che presenta fasce marcapiano che lo suddividono in cinque livelli a cui si aggiunge la cella campanaria e la cuspide a cono in cotto. In corrispondenza del quinto livello si aprono finestre con arco a tutto sesto con pietre squadrate a cornice mentre la cella campanaria presenta un’apertura con serliana con colonne binate e balaustra.
L’altra torre campanaria, posizionata a lato del presbiterio è costituita da una base sulla quale si imposta la torre, sottolineata da angolari con modanature che sostengono la cella campanaria, caratterizzata dall’ordine ionico, su cui si imposta il tempietto circolare con le Statue raffiguranti gli Evangelisti poste ai quattro angoli, opera di Giovanni Mozzanica, concluso dalla cupoletta sommitale.

L’edificio presenta la pianta a croce greca, con ingresso con profondità maggiore e presbiterio con abside semicircolare.
L’interno della chiesa è scandito da lesene corinzie con trabeazione e volte a botte in corrispondenza dell’ingresso, dei bracci laterali e del presbiterio, quest’ultimo delimitato dall’arco trionfale e concluso da una semicalotta circolare. L’altare maggiore in marmi policromi con tempietto conserva la statua del Redentore, opera di Benedetto Cacciatori del 1836, con ai lati due Angeli opera di Pompeo Marchesi del 1820. All’incrocio con i bracci del transetto quattro colonne in pietra con capitelli di ordine corinzio e pulpiti lignei intarsiati, sorreggono la volta a bacino con quattro pennacchi. In corrispondenza dei bracci del transetto sono presenti due cappelle. Le volte a botte e i sottarchi presentano una decorazione a lacunari con rosoni mentre nella semicalotta absidale è presente una decorazione a stucco con losanghe e rosoni. Ai lati dell’altar maggiore due grandi affreschi di Raffaele Casnedi: “Mosè e la legge”  sulla destra e “Lasciate che i pargoli vengano a me” sulla sinistra (1866), ispirato all’apertura del nuovo asilo infantile.
L’affresco della volta, con la rappresentazione dell’Apocalisse, e i quattro pennacchi laterali con le quattro Virtù cardinali, furono dipinti da Luigi Sabatelli tra il 1836 ed il 1845.
Nell’altare del Crocifisso vi è il Cristo Morente, opera di Mosè Bianchi che lo dipinse nel 1879; è considerata una delle opere migliori del pittore monzese.
Il quadro dell’Assunta, sull’altare della Madonna, è invece opera di Giuseppe Bertini che, nel 1885, si ispirò all’omonima opera di Murillo.
Il quadro della Crocifissione che rappresenta il Crocifisso con la Vergine e san Giovanni, è attribuito a Gian Paolo Lomazzo o alla sua scuola, risalente al XVI secolo.

In corrispondenza dell’ingresso a destra  vi è la statua in marmo di Sant’Antonio abate, opera del 1830, di Benedetto Cacciatori (Carrara, 1794 – 1871).

Link:
https://www.comune.valmadrera.lc.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/chiesa-parrocchiale-di-sant-antonio-abate-43627-1-0da125886a43dd15048f4f515b3360e7

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/15415/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate