MONTALCINO (SI), frazione San Giovanni d’Asso. Chiesa di Sant’Antonio abate detta “della Misericordia”

La frazione è stata comune autonomo sino al 31 dicembre 2016.
La chiesa sorge in Piazza Vittorio Emanuele II, 3
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La chiesa oggi detta “della Misericordia”, è dedicata a Sant’Antonio abate perché prese il nome  dall’omonima Confraternita o Congregazione laicale che aveva per scopo opere di culto e di cristiana pietà, della quale costituiva l’oratorio. L’edificio attuale, situato nel borgo antico, dirimpetto alla pieve di San Giovanni Battista, venne costruito nel 1854 dall’allora pievano Girolamo Marsili in luogo di una più antica cappella, come sede della Confraternita costituita in quello stesso anno.

Però nel 1890 i fratelli della “Confraternita di Sant’Antonio” deliberarono di trasformarla in “Confraternita di Misericordia” affinché, accoppiando alle pratiche di culto opere di carità e di assistenza umanitaria verso gli indigenti, corrispondesse meglio al bisogno e allo spirito dei tempi. La chiesa così fu conosciuta anche col nuovo nome.
Nel 1956 fu steso un nuovo statuto uniformandosi a quello della Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia, approvato dall’autorità competente e reso esecutivo nel 1959.

La chiesa, in stile neoclassico, presenta all’esterno una slanciata facciata, caratterizzata dalla bicromia originata dall’alternarsi di elementi decorativi in mattoni rossi all’intonaco chiaro della parete; nella parte inferiore, tra due coppie di lesene, si apre il portale, sormontato dallo stemma della confraternita, mentre in quella superiore, leggermente più stretta rispetto alla precedente e a quest’ultima raccordata tramite due volute laterali, vi è una finestra rettangolare.
L’interno è a navata unica di tre campate, coperta con volta a botte e terminante con un’abside poligonale, all’interno della quale vi è l’altare in stucco dipinto a finto marmo, con alle sue spalle una nicchia contenente la statua di sant’Antonio abate.

 

Bibliografia:
Carlo Prezzolini, Chiesa di S. Giovanni d’Asso e Montisi in età moderna, in “Bullettino senese di Storia Patria”, XCII, Siena, Accademia senese degli Intronati, 1985

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/San_Giovanni_d%27Asso

Rilevatore: AC

TRIVIGNO (PZ). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Savonarola, 17
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La chiesa esiste fin dal 1691 ed è situata in uno dei vicoli del borgo, nel rione Casale.
Nel 1762 la chiesa fu ampliata dal sacerdote Don Giovanni Angelo Sassano, furono inseriti i due altari lignei ubicati lungo il lato sinistro della prima metà del XVIII secolo
Il Comune di Trivigno fece eseguire lavori di manutenzione nel 1894.
Tra il 2014 e il 2015 vennero effettuati lavori di restauro.

L’edificio ha una facciata austera sulla quale si aprono due finestre ellittiche; in alto a destra è collocata la cella campanaria. Il portale in pietra è delimitato da due lesene terminanti con capitelli e i vecchi battenti sono stati ricoperti, in epoca recente, da una lamina di rame sbalzato.
È a pianta basilicale, ad una navata; sui due lati si aprono cappelle che ospitano altari risalenti alla prima metà del ‘700 (in legno intagliato e dipinto, opera di artigiani lucani che riprendono motivi di scuola napoletana) e le statue di Sant’Anna e della Madonna del Carmine, sui rispettivi altari del lato destro.
Sul lato sinistro sono disposti altri due altari; di San Michele, in legno scolpito a motivi floreali in rilievo. La statua di San Michele Arcangelo, degli inizi del 1800, si erge su due gradini ed è delimitata da un baldacchino fatto di fregi e colonne dorate con intaglio a rilievo.

Il secondo altare del lato sinistro è deputato ad accogliere la statua, della seconda metà del Seicento, di Sant’Antuono / Antonio abate. Il Santo viene riproposto con i consueti attributi del bastone e del campanello e, nell’altra mano, un libro da cui fuoriescono lingue di fuoco.

 

Nella prima cappella di sinistra si può ammirare anche un olio su tela raffigurante “L’educazione della Vergine”, del pittore Domenico Eletto, 1884. La volta dell’abside è abbellita da un dipinto con cornice a stucco, raffigurante al centro, in un nimbo dorato, l’Ostia con il Calice che poggia su tralci di vite ornati da foglie e grappoli d’uva. Il soffitto, bello nella sua semplicità, presenta due riquadri lignei che incorniciano, tra quattro rosoni, rispettivamente le immagini della Madonna del Carmine e di San Michele Arcangelo: i dipinti a tempera su tavola risalgono alla fine del 1700 e s’ispirano a modi stilistici napoletani.

 

La festa di Sant’Antonio è ancor oggi molto sentita e si articola in due momenti: la sera del 16 gennaio, dopo la celebrazione religiosa, viene acceso il fuoco antistante la cappella e il parroco benedice gli animali – prevalentemente animali domestici – mentre, il sabato successivo, viene riproposto fedelmente il rito tradizionale ovvero la raccolta della legna di casa in casa da parte dei bambini che girano per il borgo in costume tipico, la benedizione dei buoi portati da paesi vicini e il giro dei muli intorno alla cappella. Infine il parroco, il sindaco e le altre autorità procedono all’accensione prima del fuoco del Casale e, per ultimo, del falò in legna più grande d’Italia, intorno al quale ci si intrattiene per tutta la notte tra concerti di musica popolare, balli, buon vino e degustazione di prodotti tipici nel percorso enogastronomico che si dipana per tutto il corso principale. Si dà così il via, in maniera gioiosa, al Carnevale perché, come si dice a Trivigno, “chi vol’ carn’val’ bbuon’ accum’nzass da u juorn’ d’ Sant’Anduon”.

 

Link:
https://www.regione.basilicata.it/giunta/site/giunta/detail.jsp?sec=100133&otype=1023&id=3003875
https://reteitaliana.santantuono.it/festa-di-santantonio-abate-a-trivigno/

Rilevatore: AC

PIGNOLA (PZ). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Garibaldi, 12
https://goo.gl/maps/XMi3qHk2xqEsnNK28

 

La chiesa fu eretta nel XV secolo e dell’edificio originale oggi restano solo le strutture murarie ed il monumentale portale in pietra, mentre l’interno è il risultato di varie aggiunte e modifiche. Originariamente era formata da una sola navata in stile barocco e l’edificio terminava con un arco in cui trovava posto un altare in legno su cui si ergeva una nicchia che racchiudeva la statua di sant’Antonio abate.
Nel 1892, in seguito alla demolizione dell’adiacente chiesa dell’Annunziata, furono inglobate nella struttura della chiesa originale di S. Antonio sia l’attuale zona presbiteriale che le cappelle attigue.
Nel 1999 la chiesa è stata impreziosita, su commissione della Pro Loco, con una porta in bronzo, opera dello scultore Antonio Masini. La Porta del Giubileo: nell’anta centrale, che scandisce tutto lo spazio verticale, sono rappresentati in grandezza naturale, un uomo e una donna che sollevano verso l’alto un bambino; l’immagine rappresenta il confronto tra due generazioni, ma il rimando implicito e simbolico è al secolo vecchio che sta lasciando il posto al nuovo. Le due ante laterali raffigurano invece momenti biblici quali il passaggio del Mar Rosso e la liberazione del popolo eletto ed alcuni pellegrinaggi a Gerusalemme, a Roma, a Santiago de Compostela.

La chiesa si presenta all’esterno con una facciata lineare caratterizzata dalla presenza di un portale databile al XVIII secolo di notevole pregio, probabilmente scolpito da chi lavorò i due portali della Chiesa Madre, che presenta una cornice sagomata con ovoli e volute, e sormontato da una trabeazione molto aggettante su cui è un timpano spezzato con volute al cui interno si trova un ovale, decorato anch’esso con volute, contenente l’immagine a rilievo di sant’Antonio abate.

 

Al suo interno un’unica navata, con tre arcate cieche per lato, conclusa da un arco che si innesta nel presbiterio che a sua volta si espande, mediante arcate parallele, in due cappelloni laterali. Sul presbiterio, leggermente rialzato rispetto al piano di calpestio, sono collocati la mensa e l’ambone in travertino. Sulla parete di fondo interamente dipinta in Street-art si apre un finestra rettangolare con vetrata istoriata raffigurante il Crocefisso, ai cui lati sono poste quattro statue collocate su mensola. Sotto la finestra c’è una piccolo abside al cui centro è il ciborio.

 

Nel presbiterio sono presenti due sculture in legno policromato raffiguranti l’Addolorata e Sant’Antonio abate entrambe del XVII secolo. Quest’ultimo reca il bastone terminate col Tau e un libro.
Nella cappella laterale sinistra è presente una nicchia nella parete con la statua del Sacro Cuore, mentre nella cappella destra si trovano l’organo a canne e una croce astile del XVIII secolo.

 

 

A gennaio, Pignola rinnova il suo secolare rito legato a sant’Antonio abate. La sera del 16 viene acceso un grande falò, la “fanoia”, vicino la chiesa del Santo. Intorno al fuoco benedetto dal parroco arde la legna vegliata per tutta la notte dai devoti. Il 17 si tiene la corsa di cavalli, muli e asini ed è il culmine di un rito a cui i pignolesi sono molto legati. Gli animali si raccolgono in piazza per ricevere la benedizione e quando il sacerdote la impartisce ha inizio la corsa spericolata e spettacolare che si consuma per le strette vie del centro e attorno la chiesa dove i corridori compiono tre giri in segno di devozione.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/20062/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

http://www.comune.pignola.pz.it/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idservizio/20012/idtesto/55

Rilevatore: AC

MARATEA (PZ). Chiesa e convento di Sant’Antonio abate

Via A. Mandarini, 66
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La chiesa viene anche denominata “Chiesa dei Cappuccini” poiché sorge presso l’antico convento dei Cappuccini.

Il complesso, dedicato a Sant’Antonio abate, è posto alle porte del Borgo, centro storico di Maratea e si erge tra il fitto manto del bosco dei carpini e un panoramico affaccio sul golfo di Policastro. La chiesa si trova su un ampio piazzale al lato del quale sono le “Cappelle ai Cappuccini” dove è visibile un ciclo di affreschi cinquecenteschi rappresentanti la Madonna con Bambino con San Rocco e Sant’Orio.

Il convento fu fondato nel 1615 grazie al lascito ereditario di G. A. De Pino, data corrispondente all’inizio dei lavori di costruzione che durarono una trentina d’anni. Il convento fu sede dei frati Cappuccini fino al 1866; agli inizi del Novecento vi si installò il Convitto Lucano, poi un orfanotrofio e dal 1993 ospita il Centro Operativo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Basilicata.

All’edificio del convento è incorporata la chiesa, anch’essa edificata nel 1615 e intitolata a S. Antonio abate, il cui ingresso è nell’angolo formato dalla due facciate visibili del convento.
La chiesa, che presenta tutte le caratteristiche delle costruzioni realizzate per l’ordine dei Cappuccini e cioè estrema semplicità e rigore formale, è composto da una navata centrale decorata molto parcamente a cui si affianca, a destra, una navata laterale, che ospita tre altari in marmo.
L’altra navata, quella sinistra, è stata eliminata nei secoli passati per creare un nuovo corridoio nel convento. Il soffitto è realizzato a botte con crociere riquadrate da cornici a stucco.

La navata centrale è dominata dall’altare maggiore di marmo grigio e nero sul quale troneggia imponente l’impianto ligneo intarsiato di un seicentesco polittico di autore ignoto. Al centro è raffigurata su tavola la Madonna in Gloria tra Sant’Antonio abate e Sant’Antonio di Padova mentre intorno altri dipinti raffigurano (su tavola) S. Rosa, S. Chiara; invece sono su tela le immagini di S. Domenico, S. Francesco, S. Agostino, S. Michele Arcangelo e, in alto, l’Eterno Padre. I dipinti secondari sono separati dal principale da lesene aggettanti, riccamente lavorate in legno. (foto in basso)

 

Link:
http://www.parrocchiedimaratea.it/chiesa-santonio/

Rilevatore: AC

RIONERO IN VULTURE (PZ). Chiesa di Sant’Antonio abate

Strada Statale 93
https://goo.gl/maps/rAL4JeXqJhFEmVMVA

 

La chiesa è situata alla periferia di Rionero in Vulture nel rione di Sant’Antonio abate.
Di origini incerte, si pensa sia stata costruita dagli abati benedettini di Monticchio tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo, stando allo stile architettonico dei muri e delle finestre molto simile a quello del castello e della cattedrale di Santa Maria Assunta di Melfi e dell’abbazia della Santissima Trinità di Venosa.
L’edificio subì vari restauri dopo i terremoti del 1316, 1651 e 1851.
Il portale della facciata è racchiuso da un’arcata con arco a sesto acuto e questa, divisa da un cornicione, è sormontata da una torre campanaria quadrangolare, in parte demolita.
All’esterno una lapide ricorda l’incontro avvenuto in quel luogo, il 1° aprile del 1502 fra Ludovico d’Armagnac duca di Nemours e Consalvo Fernandez di Cordova, supremi comandanti degli eserciti francese e spagnolo, per la spartizione del regno di Napoli.

La chiesa ha una sola navata formata da quattro campate coperte da volte a crociera a sesto acuto. Nella prima campata si trova, a sinistra, l’accesso ad una cappella molto rimaneggiata nell’800, dove vi è un altare dedicato al Sacro Cuore di Gesù, alla Madonna di Fátima e a Santa Rita da Cascia.
Nella seconda campata si trovano, a destra, delle nicchie decorate con stucchi del ‘700 e racchiudenti l’effigie ottocentesca della Madonna Addolorata affiancata da Santa Lucia e da San Giovanni Battista. A sinistra vi sono tre tele del Settecento raffiguranti Sant’Emidio, l’Apparizione della Madonna del Carmelo ed il Battesimo di Cristo.
Nella terza campata, a destra, vi è una grande nicchia contenente un Crocifisso ottocentesco, affiancato dalle statue di Maria e San Giovanni, al di sotto delle quali vi è un Cristo morto, che viene portato in processione durante le Sacre Rappresentazioni del Sabato Santo; a sinistra vi sono delle nicchie neogotiche che racchiudono le statue di San Rocco e San Nicola di Bari e Sant’Antonio abate, risalente al ‘300 e unica scultura medievale di Rionero.

Nel presbiterio, che costituisce la quarta campata, vi è un altare realizzato con marmi policromi del Settecento, abbellito da un grande baldacchino aggiunto nell’800 con tratti barocchi e gotici, che incornicia l’immagine della Madonna del Carmelo, patrona di Rionero. Nel presbiterio vi sono due tele settecentesche raffigurati l’Ecce Homo e San Francesco d’Assisi.

 

La tradizione vuole che nel giorno della festa di sant’Antonio, il 17 gennaio, oltre alla benedizione degli animali, si preparino anche delle tipiche frittelle di pasta fresca fritte nell’olio, dette pettole.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Rionero_in_Vulture)
https://www.prolocorioneroinvulture.it/i-percorsi/

Rilevatore:
AC


 

Il Catalogo del Beni Culturali segnala a Rionero in Vulture – ma senza la collocazione precisa – la presenza di una statua marmorea dipinta, cinquecentesca, di 150 x 70 x 60 cm, raffigurante sant’Antonio abate, di autore anonimo di modesta levatura. Il Santo tiene nella mano sinistra un libro chiuso e nella destra un bastone a tau cui è appesa una campanella.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1700122960