PIEVE DI BONO-PREZZO (TN), frazione Agrone. Chiesa parrocchiale di sant’Antonio abate

L’edificio è orientato a nord-est e sorge in posizione leggermente abbassata rispetto alla vicina strada statale 237, nella parte nord dell’abitato. Via Frazione Agrone, 21
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La chiesa di Agrone fu costruita nel 1530 probabilmente sul sito ove sorgeva in precedenza una piccola cappella; fu consacrata il 10 maggio 1533 o, secondo altri documenti nel 1530. Nel 1532 fu edificata la torre campanaria che, al pianterreno, svolgeva anche la funzione di sagrestia. Fu elevata a dignità curaziale dipendente dalla pieve di Santa Giustina nel 1652. Ampliata tra il 1719 e il 1726. Durante la prima guerra mondiale fu adibita a magazzino. Nuovamente consacrata e riaperta al culto venne elevata a dignità di chiesa parrocchiale nel 1944. Tra la fine degli anni settanta e il 2011 fu oggetto di lavori riguardanti l’adeguamento liturgico .
La chiesa, dopo alcuni lavori di restauro, è stata restituita alla comunità in occasione della festa del patrono sant’Antonio abate dall’arcivescovo di Trento Luigi Bressan nel gennaio 2015.

La facciata a capanna è neoclassica con quattro lesene poste a reggere il grande frontone triangolare superiore. Il portale di accesso architravato è incorniciato in granito e sopra, in asse, si apre la grande finestra che porta luce alla sala col contorno superiore mistilineo. All’esterno si trova la targa in memoria del padre missionario Remo Armani. La torre campanaria si alza sulla sinistra, in posizione arretrata accanto alla strada.
La navata interna è unica è suddivisa in tre campate. La sala è ampliata da due cappelle laterali simmetriche con altare. Il presbiterio è leggermente elevato e senza balaustra. Frammenti di affresco cinquecenteschi si trovano sulla parete di fondo del presbiterio.

 

La festa di sant’Antonio abate, patrono del paese vien celebrata la domenica più vicina al 17 gennaio anche con il portare in processione la statua del Santo accompagnata dai membri della Confraternita.

 

Immagini e info da:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Pieve_di_Bono-Prezzo)

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/6206/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

Rilevatore:
AC

PORTOFINO (GE). Eremo di Sant’Antonio abate di Niasca

Località Sant’Antonio, 1
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L’Eremo si trova proprio sopra il borgo di Paraggi, nel cosiddetto fossato, una valle che sale dalla spiaggetta di Niasca sino alla località San Sebastiano e si raggiunge solo a piedi tramite un sentiero in salita che parte sulla strada provinciale 227 da Paraggi (15 minuti) o dalla Baia di Niasca (10 minuti).

Il 13 Gennaio del 1312, l’eremita frate Nicolò di Traversaria di Capodimonte, lasciò questo fabbricato – con terreno circostante – ad un altro eremita, frate Gioacchino di Chiavari che chiamò altri sui confratelli, per abitarvi insieme. Nel 1317 il Capitolo di Roma liberò la terra su cui sorge la chiesuola di Sant’Antonio – poi scomparsa – da ogni obbligo nei suoi confronti. Tre fraticelli vivevano qui in comunità. Nel 1348 si sa che è priore di questa piccola congregazione frate Andrea, uomo dinamico che svolge molte attività produttive e di relazione. All’inizio del XV secolo, la chiesa e le terre circostanti diventano proprietà dell’abbazia di San Girolamo della Cervara, che vi mantiene almeno un eremita e che, a più riprese, intraprende lavori di restauri edilizi.
Negli anni successivi, fu più volte trasformato. Nel 1481, nel 1554 e nel 1762, quando Papa Urbano Ottavo ottenne l’indulgenza plenaria per la Chiesa di Sant’Antonio.
Ogni anno, il 17 Gennaio si celebrava la festa del Santo dell’Eremo. Era un appuntamento così sentito, che era diventata l’occasione di incontro per tutti i monasteri del circondario, persino dal levante genovese e oltre.
Questo oratorio fu soppresso, insieme con la Badia della Cervara, nel 1798 e venne venduto ad Agostino Molfino, nel 1802.
Non si sa dove si trovasse la “chiesuola”, citata in molti documenti, né come fosse l’eremo nel Medioevo, forse era addossato al pendio, senza la copertura del rio, creata successivamente. Tra gli anni ’30 e ’60 del ‘900, il barone Giacomo Baratta ristrutturò e ampliò gli edifici, conservando solo nel decoro esterno il ricordo del piccolo edificio monastico medievale, adibendolo ad azienda agricola, con macine, torchi e frantoi.
Nel 1980, la famiglia Piaggio lo donò al Comune di Portofino.

I restauri, iniziati nel 2010 e terminati nel 2021, hanno consentito di trasformare la sala macine in sala da pranzo; il granaio, il fienile, il dispensario e la piccionaia sono state adibite a camere da letto; un luogo che rinasce con un’attenzione agli sprechi, riciclando e recuperando il più possibile della struttura originaria. Il recupero del complesso dell’Eremo ha l’obiettivo di creare, nel quadro del miglioramento dell’offerta per i visitatori del Parco Naturale Regionale di Portofino, nel cui territorio è sito l’Eremo, un rifugio escursionistico da utilizzare come punto di accoglienza e ristoro e come centro culturale e didattico (esposizione, educazione ambientale).

 

Link:
http://www.parcoportofino.it/monaci/monumenti/Eremo-di-Niasca.html

https://fondoambiente.it/luoghi/eremo-di-sant-antonio-di-niasca-portofino?gfp

Rilevatore: AC

BELGIO – NAZARET. Chiesa parrocchiale di Nostra Signora della Natività e di Sant’Antonio abate

La prima cappella fu fondata dal vescovo di Tournai nel 1240 come cappella di pellegrinaggio dopo un’apparizione miracolosa della Madonna.
L’antica chiesa, a pianta cruciforme con campanile a croce ottagonale, fu ampliata nel 1688 sul lato ovest e nel 1718 sul lato sud.
Il 19 febbraio 1860 la chiesa fu colpita da un fulmine e bruciò: andarono perduti anche gran parte dei mobili, tre altari, cinque confessionali, il pulpito, l’organo e gli stalli del coro.

Una chiesa completamente nuova fu costruita in stile neobarocco, progettata dall’architetto di Gand Edmond de Perre-Montigny e la prima pietra fu posta il 20 maggio 1861 dal vescovo di Gand, monsignor Delebecque, la chiesa fu aperta al culto nel 1864 e consacrata il 28 agosto 1865.
La torre campanaria fu restaurata nel 1972-74; quando nel 1979 fu affrescato l’interno, scomparvero parte della policromia neogotica nella navata centrale e sulle colonne.
La facciata è stata restaurata nel 2011.

Chiesa orientata con cimitero circostante, posta in posizione centrale su una piazza quadrata. La pianta rivela una chiesa basilicale cruciforme con una navata a tre navate di cinque campate, una torre quadrata ovest, un transetto di due campate e un coro di tre campate. con chiusura trilaterale, fiancheggiata da sacrestie, un portale laterale sul braccio del transetto sud dà accesso all’Altare della Madonna con la statua miracolosa della Vergine. Costruito in mattoni con facciata e torre ovest in arenaria con pietra blu di Tournai per le parti decorative.
Molto elaborata facciata ovest neobarocca con una parte centrale più alta, fiancheggiata da lesene raccordate, tuscanica nella prima sezione, ionica nella seconda e terminante nel campanile quadrato con copertura a cupola.

Nel 1863 una statua di Maria in terracotta dello scultore Delanier (Gand), realizzata per la vecchia chiesa, fu collocata nell’elaborata nicchia ad arco a tutto sesto del frontone spezzato.
Sono presenti dodici vetrate figurative in stile neobarocco, cinque in ciascuna navata e una in entrambi i bracci del transetto, raffiguranti i Misteri del Rosario racchiusi in una cornice, realizzati nel 1913.
Un quadro raffigurante la “Tentazione di Sant’Antonio abate” di scuola fiamminga del XVII secolo si trova nell’altare laterale nord.

Varie statue policrome di Santi, tra cui Antonio abate, generalmente su elaborati stalli, ornate di angeli o fiori con viticci, che erano originariamente su pilastri, furono appese alle pareti laterali nel 1980.

 

Link:
https://inventaris-onroerenderfgoed-be.translate.goog/erfgoedobjecten/38566?_x_tr_sl=nl&_x_tr_tl=it&_x_tr_hl=it&_x_tr_pto=sc

MONCALIERI (TO). Chiesa di Maria Santissima Immacolata e di Sant’Antonio abate

Strada Barauda, 9. La chiesa è collocata presso borgata Barauda, la più piccola delle borgate di Moncalieri dove, accanto ad attività agricole, sono sorte molte residenze.
https://goo.gl/maps/MQ6crCbx8onkiHMa7

L’attuale costruzione è da riferire al Settecento epoca a cui risale l’intitolazione a Sant’Antonio abate, primo patrono della città di Moncalieri, aggiunta a quella della Santissima Immacolata. E’ stata edificata sui resti di una Cappella campestre, già presente nel Cinquecento.
La facciata è costituita da tre registri: quello inferiore ospita il portone ligneo di ingresso e due finestre centinate. Il portone, intagliato a motivi geometrici rettangolari, è inquadrato da un motivo a serliana, due paraste intonacate fungono da supporto visivo alla trabeazione, su cui poggia il secondo registro. Qui, in corrispondenza del portone di ingresso nella parte sottostante, è collocata una finestra trilobata che garantisce un’adeguata illuminazione interna. La parte sommitale si conclude con un ampio timpano, privo di ornamenti e motivi decorativi. Nel complesso la facciata risulta lineare e sobria.

Internamente la chiesa, a navata unica, è caratterizzata da pareti lisce intonacate scandite da paraste decorate. Una serie di modanature anch’esse intonacate costituisce il piano di imposta delle volte. Numerose file di banchi sono ospitate nell’aula dei fedeli, il cui pavimento è costituito da graniglia gialla con motivo geometrico a quadroni, in graniglia nera. Sulla controfacciata è presente una balconata lignea, costituita da elementi alternativamente concavi e convessi, che ospitava originariamente l’organo.
La zona del presbiterio, rialzata rispetto all’aula dei fedeli tramite un gradino, è realizzata con pavimentazione in marmo. L’altare maggiore storico è addossato alla parete di fondo; su di esso sono collocate una tela seicentesca raffigurante l’Assunzione della Vergine con sant’Antonio abate e due nicchie che ospitano altrettante piccole sculture in gesso dipinto. Di fronte all’altare è ora allestito un nuovo altare che consente la celebrazione verso il popolo.

A gennaio la borgata celebra la festa di sant’Antonio abate.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/57641/Chiesa_di_Maria_Santissima_Immacolata_e_di_Sant’Antonio_Abate_Moncalieri

Rilevatore: AC

POIRINO (TO). Chiesa della Beata Vergine delle Grazie e di S. Antonio abate (o della Confraternita di S. Croce)

Passeggiata G. Marconi, 14 / Via S. Croce
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La “Confraternita di Santa Croce“, detta dei “Battuti Bianchi” o dei “Disciplinati della Beata Vergine delle Grazie e di Sant’Antonio abate”, fu fondata nel 1471 con il benestare del Vescovo di Torino, poi confermata dal Cardinale Della Rovere nel 1483 con una bolla che conferiva piena liceità per la costruzione di una cappella per le celebrazioni religiose dei Confratelli.
La primitiva edificazione fu però distrutta nel Cinquecento dalle truppe francesi nel corso della guerra e totalmente ricostruita nel 1557.

La Confraternita di Santa Croce nacque con scopi benefici: dopo un primo periodo di ristrettezze economiche, coincidente con gli anni intorno alla fondazione, in cui i membri stessi si autotassarono per poter sopperire alle diverse necessità economiche, acquisì disponibilità economica, potere e un’importanza tali da ricevere, a partire dal 1675, una serie di donazioni e di lasciti da parte di famiglie ebree convertitesi al cattolicesimo. Così fu possibile riedificare l’edificio attuale attuale della Confraternita che risale al 1716. Ha subito da allora diverse ristrutturazioni.
La facciata, in stile Impero, è del 1830. Una splendida trifora, posta nella parte alta, ne ingentilisce il rigore stilistico.
Il campanile, seppur non sia più quello primitivo, rappresenta una parte dell’antico complesso della chiesa.

Nella chiesa trovano sede importanti opere d’arte, tra cui emergono le due grandi tele poste nel coro ligneo raffiguranti San Romualdo che accetta dall’imperatore Ottone III la carica ad abate di Classe (episodio avvenuto nel 1001) e Il Duca Carlo Emanuele I di Savoia fa voto di costruire l’Eremo dei Camaldolesi di Pecetto per ottenere la cessazione della peste del 1559, opera del pittore francese Pierre Charles La Mettay (1726 – 1759; il suo cognome ha diverse varianti di ortografia e il suo nome è talvolta dato come Pierre-Joseph). I due teleri erano originariamente di proprietà dei Padri Camaldolesi che le custodivano nell’Eremo di Pecetto (TO), dopo la soppressione del 1801, furono acquistate dalla chiesa di Poirino.

 

La Confraternita di Santa Croce conserva il dipinto “La Vergine con i santi Giovanni battista e Antonio abate”, opera di Giovanni Francesco Sacchetti (notizie 1663-1720). Sant’Antonio abate è raffigurato a destra, inginocchiato, con la tau sul mantello, mentre guarda la Madonna e tiene con la mano sinistra un bastone a Tau cui è appesa una campanella. Ai suoi piedi a destra un fuoco.
Immagine  a sinistra da: Monetti F.; Cifani A., Arte e artisti nel Piemonte del ‘600, Gribaudo, Cavallermaggiore Cn, 1990

 

La chiesa conserva e un pregevole organo, mentre sulla parete esterna sud vi è la più grande meridiana della Regione.

 

Link:
https://www.cittaecattedrali.it/it/bces/340-chiesa
https://www.comune.poirino.to.it/zf/index.php/musei-monumenti/index/dettaglio-museo/museo/6

Rilevatore: AC